Le mele e il miele IV

Scritto da , il 2020-05-29, genere saffico

Sally timbrò il cartellino ricordando che quel giorno era prevista una riunione, buttò un'occhiata alla sua immagine riflessa nella porta a vetri della sala adibita e sentì un giramento di capo.
“Avrò preso un'insolazione su quell'autobus, la prossima volta ci vado con la mia macchina.” Il telefono le scivolò dalla borsa mentre riponeva il badge, lo schermo era nero e immobile come i suoi occhi. “Ma ci sarà una prossima volta? Non ha nemmeno chiamato, beh, non l'ho fato neanche io a essere onesti. Potrei farlo per prima.”
Si guardò ancora.
Scarpe strette, fitte al petto, angoscia opprimente.
“Comunque ora non è il caso.”
Si lasciò cadere sullo schienale scomodo di una sedia girevole e si sentì troppo pigra per raggiungere la macchinetta del caffè.

“Come stai?” Digitò velocemente il messaggio, premette il nome di Cristina e tornò a massaggiarsi la tempia con l'indice e il medio. La porta a vetri seguitava a restituirle un'immagine di sé che non le andava a genio, stabilì che quel pomeriggio si sarebbe fatta tagliare i capelli, sarebbe passata da un solarium e avrebbe fatto qualcosa per distruggere le occhiaie che le scurivano quel muso sgangherato.
Notò, prima distrattamente poi sempre meglio, che la macchinetta del caffè s'era volatilizzata e lo stesso valeva per un paio di sedie. Nella frazione di tempo che perse a interrogarsi su dove potessero essere finite uno squillo le fece raddrizzare le spalle.

“Sto benissimo. Tu? Com'è stato il rientro?”

La voce di Cristina le aveva quasi guarito il mal di testa per magia.

“Pessimo rientro.”

“Perché?”

“Ho una riunione oggi col direttore del dipartimento e la nostra direttrice, che è la moglie, e vorrei essere molto lontano da qui...”

Cristina sospirò: “Perché non torni a casa allora?”

“Perché non posso, semplicemente. Anche se lo desidero sempre più spesso. Sono molta vicina a dare le dimissioni.”

“Hai problemi sul lavoro?”

“No, ma... negli ultimi quattro anni sono stata promossa tre volte, più responsabile, eccetera. Poi arriva questa signora, che ha impiegato dieci anni a prendere una laurea, e mi fa passare la voglia di alzarmi la mattina per venire qui. Ma non sei esattamente la persona con cui dovrei parlar male del mondo del lavoro, quindi non importa.”

“Su via, è solo il mezzo per la vita il lavoro, non è tutta la tua vita, puoi semplicemente ignorare questa persona.”

“No Cri, non posso fingere che non esista e basta. È un superiore e ci devo avere a che fare ogni giorno.”

“Cos'è che fa esattamente?”

“Per esempio, oggi avremo una riunione per organizzare le ferie dei dipendenti che non le hanno ancora godute. Tecnici di laboratorio, eccetera. Quindi, questa signora che non li conosce nemmeno e non capisce niente di quello che sta sotto di lei chiederà il mio consiglio, il mio parere... poi farà tutto l'opposto di ciò che abbiamo concordato. E quando ci saranno problemi in laboratorio per questo, lei verrà a chiedermi... perché non mi hai avvisata che sarebbe successa questa cosa? E io dirò, ti ho avvisata, come sempre, e come sempre non hai ascoltato. A seconda di come si è svegliata mi darà ragione e riconoscerà l'errore o meno, ma alla fine dovrò riparare io quando qualcosa non va.”

“Capisco, beh sarei già scappata via.”

“Lo so. Infatti non dovrei lamentarmi con te. Ho un lavoro, quindi senza lagne, avanti, avanti...”

“Ti sento nervosa. Quando vuoi parlarne, parlamene, senza problemi.”

“Grazie.”

“Ma non la prendere troppo sul serio, è solo un lavoro, puoi vivere bene anche senza.”

“Parli come se avessi scoperto la ricetta per tirare fuori quattrini dal forno. Lasciamo perdere. Dove sei?”

“Al bar del centro commerciale a bere un caffè, ho passato la notte in bianco.”

“E bevi caffè?”

“Si e farei meglio a evitare.” Concluse Cristina stringendosi le mani che le tremavano anche se Sally non poteva certo vedergliele.

“Avrei voluto anche io un caffè ma si da il caso che la macchinetta sia sparita.”

“Sparita?”

“Si. Tra le altre cose quella signora ha il vizio di prelevare oggetti da tutto l'ospedale e trasferirli nel suo ufficio come fosse roba di casa sua. Resta il distributore automatico ma quel caffè mi fa schifo.”

“Mi spiace tantissimo che la tua capa abbia rapito la macchina dell'espresso Sally.”

“No problem. Gliela farò rimettere a posto.”

“Quando pensi che possiamo rivederci?”

“Parliamone più tardi Cri, adesso sono a lavoro.”

“Va bene, volevo solo avere un'idea.”

“Tanto cos'altro hai da fare? Sbaglio o non lavori?”

“Non lavoro ma mi manchi già.”

“D'accordo. Rivediamoci... sabato? Ma io non ci vengo più in quel posto dimenticato da Dio.”

“Te l'avevo detto che era distante e non ti sarebbe piaciuto ma... hai insistito.”

“L'ho fatto.”

“Posso venire io, mi organizzo magari... però non subito.”

“No, lascia stare.”Sally guardò il sole chiaro del mattino dalla finestra, alle otto faceva già un caldo assoluto nonostante l'autunno che iniziava, proseguì lentamente, senza enfasi: “Non ho voglia che tu venga qui, né di venire da te, non mi va di stare sempre in posti che ci ricordino il passato.”

“Giusto, allora possiamo andare da qualche altra parte, a metà strada per me e per te.”

Sally s'impegnò a stilare un elenco mentale di vari posti che non le avessero mai viste assieme.

“Vuoi arrivare ad Arezzo? Da lì so io dove portarti.”

Cristina non ci pensò.

“Va bene. Una gita s'impone in una stagione così bella.”

“Ho pensato lo stesso guardando il sole.”

“Cosa c'è dove vuoi andare?”

“Un lago... una specie di lago in cui puoi montare le tende.”

“Tende? Hai una tenda?”

“Ne ho tre” sorrise Sally “una verde, una blu e una rosso acceso.”

“Cosa te ne fai? Non hai una casa?”

“Certo, ma ci vado in campeggio, sciocca.”

“Porta quella rossa.”

“Dio Cri... scegli tra quella verde e quella blu. Rossa no, per pietà, da nell'occhio.”

“Appunto, è il colore dell'amore... che bellezza.”

“Porterò quella blu.”

“Si forse hai ragione, verde potrebbe essere trasparente. Potrebbe vederci qualcuno mentre ti lecco le cosce e succhio il miele che cola dalla tua figa, e quando mi dirai che posso smettere perché sei così felice... ricomincerò dall'inizio.”

“Piantala, avrò un superiore davanti tra due minuti.”

“Vorrei solo che tu prosegua questa giornata felice.”

“Sono sempre felice una volta che ho parlato con te. Adesso vado.”

***

Sally era stata sicura fino alla sera prima che non fossero mai state lì, ma la certezza le venne a mancare appena ebbe di fronte quel luogo pervaso di irrealtà. Il lago se ne stava steso come una coperta verde acqua opaca al centro di una raccolta di tende e roulotte, cespugli floreali, alberi che sostenevano un cielo basso come colonne.
Il dubbio di essersi sbagliata prese la forma di un sentimento via via più gravoso. Cristina le stava accanto tranquilla, ma la sua espressione generalmente melanconica quel giorno aveva un che di troppo frizzante, lo sguardo muto e scaltro. Sally ragionò che non si erano mai dette una parola affettuosa e scosse i capelli per allontanare la percezione di qualcosa di eccessivamente fisico nel loro riavvicinamento. Forse era solamente la nostalgia del più spontaneo amore giovanile che avevano vissuto a turbarla nello stato attuale.
Si concentrò sulle labbra di Cristina che svuotavano il primo bicchiere di vino.

“Cosa pensi?” Le chiese mentre si riempiva il secondo.

“A nulla. Mi domando cosa abbiano messo in questo vino. Ha uno strano sapore.”

“Dici?” Sally ingurgitò a sua volta.

“Mi domando anche se, come mi è parso, qualcuno ha rovistato nella mia borsa...”

Sally contrasse i tratti in una smorfia che esprimeva tutt' insieme gradimento per il vino, volontà di scansare un discorso negando una risposta e desiderio di mettere in bocca qualcos'altro oltre all'alcol.
Le dita di Cristina le poggiarono un grissino sul labbro, Sally abbassò il bicchiere e le baciò la mano poi contemplò il suo rossetto chiarissimo che si vedeva comunque troppo bene sulla pelle trasparente di quell'altra.

“Con cosa hai fatto colazione?” Sally sperò di aver parlato col tono più naturale possibile, come se si trattasse di una domanda che ne sarebbe valsa un'altra.

“Con la coca.” Sussurrò Cristina.

“Puoi ripetere? Non ti ho sentita.”

“Ho mangiato della crema alla moka. Cos'è mi vuoi controllare?” Sbuffò togliendosi l'impronta del bacio col tovagliolo dalla mano.

“Senti Cri, non ho messo le mani nella tua borsa.”

“Mica ho detto che sei stata tu.”

“E cosa hai detto?”

“Ti ho vista allontanarti dalle mie cose quando sono uscita dal bagno. Hai fatto uno scatto spaventoso.”

“Non mi pareva, comunque non ci ho messo le mani.”

“Ok... ci hai messo solo gli occhi.”

Sally tacque e la ascoltò deglutire.

“Forse, dovrei dirti qualcosa.”

Sally si afferrò il ventre che bruciava all'improvviso, niente ebbe più importanza, il ristorante le vorticò attorno e considerò di alzarsi e andare a stendersi subito nella sua tenda per digerire qualsiasi cosa Cristina stesse per dirle.

“Ti ascolto. Ti droghi ancora, vero?”

“Ma non è questo il punto, io... dai, niente.”

“Senti, ora hai tirato il sasso, ok? Non nascondere la mano, ok? Io non ti ho cercata più, non so niente di te e non vado a frugare in borse a caso. Tu mi hai fatto cenno alla fermata una settimana fa quindi se mi devi dire qualcosa dilla, se mi devi una spiegazione dammela.”

“Ehi, io non ti devo un cazzo di niente, è chiaro? Sei stata tu a mollarmi quindi adesso non vieni a pretendere niente. Vorrei solo che potessimo riprendere da dove abbiamo lasciato.”

“Vorrei anche io ma ho come l'impressione che ci sia qualcosa in mezzo. Ho visto le pillole nella tua borsa.”

“Non ne sono sicura, di quali parli?”

“Sai a quali mi riferisco. Chi c'è a casa tua? Hai qualcuno?”

“Perché vogliamo rovinarci questo bel pranzo?”

“Hai detto che dovevo sapere qualcosa. Forza parla.”

“Ci stanno guardando tutti, abbassa la voce.”

Sally annuì, gettò via il tovagliolo. “Vado a sdraiarmi io.”

“Ottima idea, parliamo dentro la tenda almeno non daremo spettacolo.”

“Non voglio perdere tempo.”

Cristina guardò Sally che la guardava con le braccia incrociate dietro la testa e senza sorridere.

“Nemmeno io. Pensi che io non abbia sentimenti?”

“Cri, non diventare drammatica.”

“Sei tu che stai facendo un dramma e non ne hai motivo, prendo la pillola si, c'è qualcosa in più di dieci anni fa tra di noi ma non è la fine nel mondo.”

“Dimmi perché la prendi.”

“Perché ho già un figlio e non è stata una bellissima esperienza e se ricapita... va bene, adesso che ci sei tu non capiterà più ma prima è capitato che cercassi compagnia ed ecco... non ne vorrei un altro.”

Sally sentì il disagio ricoprirle ogni pezzo di pelle, a Cristina sembrò che le sue parole successive non la toccassero, che fosse isolata, non lì con lei.

“Ma questo non cambia niente, tra me e te, intendo. Continuiamo a vederci...” Stava dicendo così e Sally strizzò le palpebre poi le riaprì.

“Dove hai mollato tuo figlio per venire qui oggi?”

Cristina si passò una mano sulla gola, evidenziando la lunghezza del suo collo bianco.

“Dove sta sempre. Non sta con me... lui è... per il momento, solo per il momento, coi servizi sociali.”

Sally si raddrizzò e fu a due centimetri dal suo volto.

“Perché?”

“Perché... mi vedi...” La voce di Cristina si stava incrinando e Sally temette che le lacrime le avrebbero spezzato le corde vocali e poi che la gente di fuori avrebbe sentito il crash del suo cuore.
“Mi vedi... e da quando mi hai vista pensi che io sia anoressica e tossica persa... e non lo pensi solo tu. Lo pensano anche loro...”

Sally si avvicinò sfiorandole il collo con la punta del naso e le appoggiò le labbra sull'orecchio e provò a dire che non importava anche se dentro sentiva un temporale disastroso.

“Mi piacerebbe che si mettesse a piovere” disse Cristina “mi addormento facilmente quando piove.”

“Anche io.” Sally si ritrasse mentre lei cercava una pasticca dentro la borsa e la ingoiava.

“Non hai bisogno di sonnifero.” Mormorò Sally chiudendo meglio la tenda.

“Mi aiutano a stare tranquilla, quando non ho di meglio, almeno per arrivare a casa.”

“Calmati.”

Sally cercò di smettere di pensarci, attirò Cristina tra le braccia e affondò il naso tra i suoi capelli senza ascoltare le sue frasi spezzate.

“Non ricordo di averti mai vista col rossetto prima di oggi.” Disse a un certo punto Cristina prima di passarle la lingua sulle labbra.

“Già. Ho rinvenuto un sacco di trucchi sicuramente prossimi alla scadenza che mia madre si ostina a regalarmi e ho fatto un tentativo di usarli ma il risultato è...”

Cristina soffocò una risata.

“Fa un po' schifo.”

“Si, un po'. La vecchia non si rassegna ancora al fatto che non voglio questa roba.”
“Sii gentile con tua madre” la interruppe Cristina sbottonandole la camicia “mi sento sempre in colpa per non essere stata molto dolce con la mia, e adesso non posso rimediare perché è morta giovane.”

“Hai ragione. Userò più spesso i suoi regali inutili.”

Chiuse gli occhi scorrendo le mani sui fianchi di Cristina, decise che dopotutto l'oggi deve tirare avanti senza l'appoggio di promesse future o intralci dello spettro di ieri e che quindi poteva esserci un modo di risolvere tutto. Si sarebbe sistemato tutto, se si fossero amate. Se Cristina si fosse impegnata, avrebbe potuto migliorare e imparare anche a fare la madre. Il pensiero di poter avere una famiglia vera con lei la spinse a baciarla profondamente, succhiandole la lingua e leccandole i denti.
Cristina intrecciò le mani con le sue facendo aderire i loro corpi, Sally scavò in ogni centimetro della sua figa calda inseguendo con le dita la vibrazione che conosceva, sperando di farle accendere gli occhi di luce nuova o almeno di farvi passare dentro un'ombra di felicità ancora mai vista.

“Perché mi mordi le tette?” Rise spingendo indietro la testa di Cristina senza smettere di strofinarle tra le gambe.

“Perché ricordo quanto sono sensibili. Sta attenta potrei venirti sulle dita.”

“Voglio, voglio. Vieni per me.”

Le iridi di Cristina lampeggiarono poi le si addormentò sul petto. Sally aprì la tenda per far passare qualche filo d'aria. Non c'era più anima viva, quindi la spostò e si rivestì per immergere i piedi nella riva del lago. Si mise a controllare ogni movimento di certi piccoli insetti che saltavano sull'acqua e ogni tanto si fermavano su fili d'erba alta, formando una minuscola palafitta di flora e fauna. Non poteva non pensare ma si sforzò di convincersi che in certi momenti ci si deve occupare di sentire e non di ragionare.
Cristina dormiva ancora, il suo debole respiro alla menta riempiva la tenda. Sui fiori del prato svolazzò una farfalla bianca con le ali di merletto e Sally notò che era così simile al pizzo che bordava il seno bianco della sua ragazza.

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