Le mele e il miele III

Scritto da , il 2020-05-22, genere saffico


Sally si risvegliò accanto a Cristina, abbracciando la sua bellezza, eccitata dall'umidità che la doccia le aveva lasciato sulla pelle. Cominciò a baciarla diversamente dalla notte prima, profondamente, continuamente mentre le dita di Cristina le scavavano tra le cosce. La guardò infilarle due falangi dentro e poi ritrarle e portarsele alla bocca. Le si accostò alla guancia per succhiarle il lobo ma incontrò ancora la sua bocca, Cristina le soffiò sulle labbra “anche tu sai di miele.”

“Ascolta, dov'è quel barattolo di miele?”
Domandò Sally cercandolo con gli occhi per la stanza.

“Oh, lascialo perdere... non mi piace coprire il sapore del corpo con altra roba.”

“Ma no... che vai a pensare, voglio solo fare colazione.”

“Io non ne ho voglia, sono a dieta.”

Sally si alzò dal letto portandosi appresso il lenzuolo, l'altra chiuse gli occhi ascoltandone il fruscio.

“Perciò prendi le vitamine? Per non mangiare?”

“No, che pensi tu adesso? Io mangio, solo che la mattina ho lo stomaco chiuso. Sempre.”

Sally non rispose, l'altra seguì il suono dei suoi passi lenti che raggiungevano la porta e poi svanivano nel corridoio. Restò col dorso della mano destra appoggiato alla fronte ma appena Sally sparì dal suo udito, la luce del giorno e il senso di solitudine esplosero in tutta la loro forza e si augurò che tornasse presto.
Non ebbe molto tempo di crogiolarsi tra pensieri e speranze, sentì due labbra premersi sulle sue e sorrise sempre con le palpebre serrate. L'aroma di caffè le penetrò le narici e c'era qualcos'altro che spumeggiava, forse semplice acqua frizzante.

“Mi sei mancata.” Mormorò con un filo di voce, con la paura di rompere il giorno, il silenzio e il momento.

“Sono qui. Adesso perché non ti alzi e mangi con me?”

“Perché non mi va.”

“Ma devi prenderti cura del tuo corpo.”

Cristina riaprì gli occhi e a Sally parvero brillare di un bagliore nervoso e violento.

“Ah si? E perché? Perché lo dici tu?”

“Beh, sai come si dice... perché è l'unico posto in cui davvero devi vivere.”

La voce di Sally le accarezzò le orecchie e le sue mani le sfiorarono i capezzoli, tutto d'un tratto la voglia di fare colazione era passata anche a lei. E così prese a passare la lingua morbida sul collo di Cristina, la tirò a sé passandosi le sue gambe sopra il viso.

“Ehi, tu volevi fare colazione.” Le ricordò indicando il vassoio sul comodino.

“E lo sto facendo.” La frase le rimase sulla lingua, si sciolse in un fiume di saliva che spargeva sull'inguine di Cristina che si ritrasse con un gemito prima che Sally le affondasse il viso tra le natiche.

“Che c'è? Torna qui, voglio leccarti.”

“E quanto?”

“Quanto cosa?”

“Quanto vuoi la mia figa?”

Sally inarcò un sopracciglio prima di rispondere.

“Tu quanto vuoi la mia lingua?”

“Quanto una cosa che si è aspettata per dieci anni direi.”

Scrollò la testa trovando la risposta troppo pronta e disinvolta, ribattere avrebbe significato iniziare una conversazione inutile in quel momento e tornò a rincorrere la massima fotta del desiderio.
Irrigidì la lingua per fottere entrambi i buchi aperti sul suo viso stringendo le cosce di Cristina che le gemeva addosso piegata in due e cercava di ricambiare senza riuscirci perché Sally la tirava all'indietro finché si ritrovò seduta sulla sua bocca. Allora provò a restituirle attenzione sfregandola con le dita ma si sentiva già scoordinata, troppo morbida, e si rigettò verso il basso per sfogare l'urlo dell'orgasmo. Sally lasciò cadere la fronte sul suo ventre incavato, scosso solamente dal suo regolare respiro.

Soffocò uno sbadiglio col palmo della mano insieme a un senso di colpa, stato mentale a cui preferiva non dare spazio sapendo che nei giorni successivi ne avrebbe generato sempre uno uguale. Mentre Cristina si chiudeva nella toilette per rivestirsi e truccarsi lei mangiò da sola, ragionando sul principio di quello che era stata la notte precedente e semmai sarebbe sfociato in un ben definito tipo di rapporto che lei aveva in mente.
La borsa della sua compagna giaceva incustodita ai piedi del letto, alzò lo sguardo verso il bagno, la porta non era perfettamente chiusa ma poteva controllare se Cristina in qualunque momento avesse smesso di darle le spalle. A osservarla da dietro notò che certe parti del suo corpo apparivano molto più vitali delle altre. Le unghie laccate delle mani con cui si stava lisciando la gonna, il colore bruno di un neo dietro la sua spalla, la tonicità dei polpacci.

Vitamine, integratori, succo di fichi, olio di nocciola, una crema alla bava di lumaca fu quanto la borsa fu in grado di mostrarle senza aprirsi troppo e sul fondo... sul fondo una gran quantità di trucchi, tabacco sparso, campioncini di profumo e... infilò le dita a recuperare una scatoletta bianca e blu che le parve familiare, trattenendo lievemente il respiro, attaccando gli occhi spalancati nella direzione di Cristina che risucchiava le guance davanti allo specchio.
Lesse il nome del farmaco che come aveva intuito corrispondeva a una pillola anticoncezionale e la lasciò ricadere nella borsa profanata girandosi verso la parete con uno scatto troppo repentino mentre lei tornava.

“Del gallo arriva il canto...” Cinguettò Cristina mentre usciva dal bagno, sorridendo a Sally che come lei si aspettava colse la citazione del primo verso della poesia che in passato le aveva etichettato come “più brutta che avesse mai scritto.”

“Qui invece arriva un conto. Che stavolta pago io.” Le rispose battendo le nocche sotto l'orologio a muro che indicava l'ora di sgombrare la camera.

Durante il breve tragitto che ripercorsero in macchina per tornare alla fermata dell'auto, Sally memorizzò tutte le varietà di gatti che gironzolavano su quella strada, il numero di nuvole color zucchero che correvano alla loro destra e il tremolio delle ombre dei platani che copriva la pensilina della fermata. Appena si fermarono Cristina tirò giù lo specchietto di cortesia dal suo lato per togliersi qualcosa dall'occhio e Sally vide che ci teneva appiccicata una foto della madre in bianco e nero, con un sorriso soltanto accennato, accanto un santino.

“Perché la tieni lì?” Lo chiese come riaprendo una conversazione che attendeva da molto.

“Perché no? Mi piace vedere mia madre e poi mi protegge.”

Sally tirò un lungo sospiro.
“Beh, se ti protegge...”

Avrebbe voluto dirle che non l'aveva mai fatto in vita, quando avrebbe potuto, e figurarsi se ci sarebbe riuscita ora da lì, morta d'over dose poco prima che loro si lasciassero, anzi quasi in coincidenza con quel fatto. E avrebbe anche voluto aggiungere che per la nostalgia di sua madre aveva preso il suo vizio anche lei, anche se aveva preferito dare la colpa a Sally e al suo abbandono e poi che le foto non fanno bene ai nostalgici. Una fotografia intrappola saldamente, rapidamente e per sempre un sorriso e continua a mostrarlo anche quando quel sorriso ha smesso di brillare.
Invece non disse nulla e non chiese nemmeno ragione delle pillole, ci sarebbe stato tempo per fare certi discorsi... ma forse... “forse ha qualcun altro, forse ha un uomo.”
Per quanto si concentrasse a controllare tutto quello che facevano altri passeggeri, cosa leggevano e cosa ascoltavano e di che parlavano, se ne tornò a casa con quel dubbio che frullava come un insetto nel suo cervello arrostito dal sole.

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