Gianna...ricatto e riscatto VIII parte (la gangbang umiliante)

Scritto da , il 2020-05-18, genere dominazione

Restai sola a casa con papà.
Mi rinfrescai con una doccia rigenerante; mi lavai finalmente i denti; indossai il baby-doll ed andai a letto. Chiesi a papà di mettermi un po’ di crema
- papà mi brucia il culetto. Metti la crema, ma fai piano
- è completamente aperto.
- immagino. Tu hai visto quello che mi hanno fatto?
- no, raccontamelo
Gli raccontai tutto; dei due vibratori messi nel culo; del bastone per usarmi come straccio per terra; dell’aver leccato il culo di Edo e di quello di Ciccio.
- leccare il culo a Ciccio è stato terribile. Non si lavava da giorni. Ho fatto l’abitudine a bere il piscio, ma quel culo non lo dimenticherò mai.
Allungai la mano e lo trovai eccitato
- papà, ti è venuto duro a sentire questi racconti?
- si, mi è venuta voglia
mi girai e lo bacia sulle labbra
- ti faccio una pugnetta; non ce la faccio a prenderlo dentro, almeno non stasera
- mi è venuta voglia che mi lecchi il culo
Lo guardai, senza dire nulla, scivolai tra le sue gambe, gli presi la sacca delle palle in mano e la succhiai; lentamente mi abbassi sino a leccargli intorno al buco del culo.
Papà allargo le gambe per facilitarmi il compito. Lo leccai approfonditamente intorno per poi indurire la punta della lingua e penetrarlo leccandolo internamente.
- cazzo Gianna sei bravissima; ci credo che te l’abbiano fatto leccare sempre. Continua che sborro
- papà, non sui capelli, per favore. Avvisami che lo prendo in bocca
Continuai a leccarlo ed a segarlo; ero contenta gli piacesse così tanto; andai in profondità sino a sentirgli il sapore più nascosto; dentro non era ovviamente pulitissimo, ma nulla in confronto allo schifo che avevo trovato nel culo di Ciccio; volevo regalargli una leccata di culo memorabile e ci riuscii. Mi prese per i capelli e me lo infilo in bocca in tempo per inondarmi di calda sborra che non esitai ad ingoiare.
Avevo di nuovo in gola il sapore di umori intimi. Mi sarei dovuta abituare. Anche perché papà, mi guardò e mi chiese
- devo andare in bagno a pisciare?
- no, gli risposi, sorridendo. Lo feci alzare, mi inginocchiai e mi lasciai pisciare in bocca
- andiamo a dormire, domani sarà un’altra giornata dura per te
- già, chissà cosa mi faranno
Mi rabbuiai e cercai di dormire.
Alle sei ero già sveglia, molto tesa. Dopo un’ora arrivó il padrone. Volle subito un pompino. Mi fece sedere al suo fianco, mi prese per la testa e mi spinse sul suo cazzo. Lo leccai per bene sino a farlo godere in bocca. Ero ancora nuda ed aspettavo il prossimo ordine
- vai a prepararti. Alle nove saranno qui a prenderti.
Nella mia camera trovai delle autoreggenti 100denari ed un microabito rosso fuoco, scollato sia dietro che davanti. Lungo sino a metà culo. Praticamente sarei uscita nuda. Ai piedi del letto c’erano delle décolleté rosse tacco14. Mi preparai e mi guardai allo specchio. La sola vista incitava a scoparmi. Naturalmente non era previsto alcun intimo da indossare. Alle 8.50 uscii dalla stanza. Papà mi vide, lanció un fischio di ammirazione e mi palpò il culo
- sei uno spettacolo; qualsiasi cosa ti faranno fare, quando torni, ti vestirai così per me
Lo guardai perplessa; non capii se lo diceva perché voleva far bella figura davanti al padrone o perché lo desiderasse davvero. Alle 9 in punto arrivarono a prendermi. Uscii di casa ed incrociai Saverio, un condomino porco che in passato non aveva mancato di importunarmi. Mi sfiorò il culo, lo fulminai con gli occhi e lui sorrise sino a ghiacciarmi il sangue quando mi disse
- tanto lo so che sei una puttana. Presto farai divertire anche me
Lo guardai sdegnata, ma colpita. Uscii dal portone e trovai Nico ad aspettarmi.
Si avvicinò e mi accompagnò ad una macchina. Era un suv; apri il portellone di dietro; mi mise un collare ed un guinzagliò al collo e mi fece salire; quel posto era stato evidentemente occupato da un cane perché c’era una grata a dividerlo dal resto dell’abitacolo
- se vuoi qualcosa abbaia, cagna
Era iniziato l’incubo
Ero obbligata a stare carponi e sentivo il culo completamente scoperto. Cercavo di vedere dove andassimo, ma ben presto persi l’orientamento; vidi solo che andavamo fuori città e ci fermammo dopo una decina di minuti in un casolare che sembrava abbandonato.
Mi fecero scendere stando sempre a quattro zampe e mi trascinarono dentro. Entrai in una sala molto grande, ma buia. Mi lasciarono carponi sul pavimento in mezzo alla sala. Ad un tratto si accese un faro che puntava solo su di me e sentii urla e voci tutto intorno. Rimasi ferma cercando di capire dove fossi e chi ci fosse, quando mi trovai circondata da cazzi. Non capii nulla; sentii solo mani che mi palpavano e cazzi che si alternavano nella mia bocca, nel culo e nella figa; passai i primi venti minuti così: carponi a farmi scopare ed inculare da uomini di cui ignoravo il volto e scopare la bocca da cazzi che vedevo il tempo che entravano sino alla mia gola. Contai sette sborrate. Tre in bocca, tre nella figa ed una in culo.
Mi presero di peso e mi portarono su un materasso. Li fui presa da cinque uomini; uno nella figa, uno nel culo, uno in bocca ed uno per ogni mano. Si sincronizzarono e sborrarono tutti insieme.
Si accesero tutte le luci. Erano dodici uomini. Riconobbi Nico e Mimmo; gli altri dieci erano dei ceffi che non avrei mai avuto il piacere di incontrare, ma che quella mattina mi avevano già scopato per bene.
- questa troia ne sa prendere anche due in culo insieme, disse Mimmo
Temevo quel momento ed era arrivato. Uno propose di mettermi un cazzo nella figa e due nel culo e gli altri nove, a turno, mi avrebbero sborrato in bocca. E così fecero. Uno di loro si stese e mi fece mettere a cavalcioni per scoparlo; un altro mi inculó mentre Mimmo, mettendosi a cavalcioni sulla mia schiena, riuscì di nuovo ad aprirmi il culo; ne avevo uno nella figa e due nel culo
- ahiaaaa...piano....noooo...mmmh...siiiiii....noooo piano....siiiii...godetti mentre in bocca si alternavano i nove cazzi sino a sborrare tutti, chi in bocca chi in faccia.
I due nel culo godettero insieme a quello nella figa.
Non sapevo quanto mancasse alle 12. Ero stesa sul materasso completamente sfatta, aperta con sperma ovunque.
Sentii mimmo dire
- manca ancora un’ora e mezza
Un’ora mezza pensai? Non potevo farcela. Mi trascinarono per i capelli in un bagno con degli orinatoi. Mi misero legata
- adesso entreremo uno alla volta, mi disse Mimmo; ognuno di noi sceglierà dove sborrarti e dove pisciarti
Annuii con la testa; potevo farcela; uno alla volta sarebbe stato lungo, ma almeno avevo la certezza che il mio culo e la mia figa non sarebbero stati squartati. Non sapevo di sbagliarmi
Entrò il primo. Un ragazzo sui venti anni. Un bel cazzo, mi ritrovai a pensare. Mi prese per i fianchi e mi sollevò da terra; mi scopó brutalmente e mi ritrovai a godere. Continuò a pompare nella figa; sentii la sua sborrata riempirmela, ma non lo tirò fuori e si mise a pisciare nella figa. Era la prima volta che ricevevo una pisciata nella figa; bruciava terribilmente e non riuscii a trattenerla. Sentivo questa miscela di sborra e piscio colare e formare una pozza tra le mie gambe.
Il ragazzo mi guardò con ribrezzo
fai veramente schifo; dalla figa ti esce di tutto
Andò via. Restai stesa e legata finché entrò il secondo. Un omaccione grosso e calvo, molto duro nei lineamenti e nei modi di fare
- che schifo c’è qui? Mi chiese tirandomi in capelli.
Non risposi, ma tiró più forte
- piscio e sborra dell’amico tuo
- Ti slego
Non capii quell’atto magnanimo, finché mi fece mettere carponi e mi disse
- ti inculo e tu lecca questo schifo
Volevo piangere. Mi misi carponi e mi inculó con forza. Mi abbassó la testa e mi misi a leccare finché sentii forzare ancora il culo; stava infilando qualcosa insieme al proprio cazzo
- ahiaaaa...nooo, ti prego
- Stai zitta, troia. Altrimenti te ne infilo ancora un altro
Mi feci forza, smisi di urlare anche se il dolore era terribile e lo schifo di quel che stavo leccando ancora di più; pensai a mio padre, come fossi in quella situazione per i suoi casini e se mi avesse visto, si sarebbe anche eccitato. Quella immagine mi dette la spinta per mettermi a leccare a fondo il pavimento. Il mio aguzzino se ne accorse e mi inculó a fondo sborrando subito dopo; ebbi l’illuminazione; avrei dovuto mettere passione e loro avrebbero goduto subito. Lo lasciai scaricare nel mio culo e dopo si mise a pisciare invadendo il mio intestino.
Rimasi carponi con quei fluidi dentro che premevano per fuoriuscire. Entrò il terzo; capì tutto, mi fece alzare trattenendo tutto nel culo; me lo fece scaricare nel water. Vidi la pozza di sperma e piscio giusto in tempo perché l’uomo mi prese per i capelli e mi infilò la testa nel cesso. Mi scopó da dietro obbligandomi a leccare il water; lo feci con passione e con rumore e subito mi sborró nella figa: mi sentivo, paradossalmente, padrona del gioco. Mi prese per i capelli e mi pisció in bocca.
Entrò il quarto; ero ancora carponi vicino al cesso. Avevo ormai la volontà annullata. Il mio unico obiettivo era farli sborrare il più velocemente possibile. Lo guardai con occhi languidi. Mi prese per i capelli e mi portò davanti ad un orinatoio. Mi ordinò di leccarci dentro ed intanto mi scopava. Leccai facendo rumore, gemendo e godendo; mi sborró nella figa e si mise a pisciare sui miei capelli.
Entrò il quinto, Nico
- fai schifo, puzzi peggio di un cesso.
Prese un secchio di acqua e mi pulì con una spugna come fossi un cane.
- adesso puoi darmi il culo.
Mi fece mettere carponi e mi inculó. Mossi il bacino per farlo entrare più dentro e finalmente sborró anche lui. Avevo il culo indolenzito e pieno di sborra, ma non intendevo mostrare sofferenza. Ne avrei subito ulteriormente; ero decisa a farli godere tutti e subito.
Nico mi pisció nel culo ed entrò il sesto
Mi alzai sui tacchi e gli andai vicino. Sentivo sborra e piscio colarmi sulle cosce; senza che dicesse nulla lo accarezzai, mi feci toccare, mi inginocchiai e cominciai a spompinarlo. Mi obbligò a tenere tutto il cazzo in bocca, ma mi impegnai con la lingua e lo sentii sborrare nella mia bocca. Ingoiai e subito dopo iniziò a pisciarmi in gola.
Ero a metà strada. Entrò il settimo. Senza alcun motivo mi dette uno schiaffo e mi fece cadere. Ero a terra e lo guardavo terrorizzata. Prese tre vibratori e me ne ficcò due nella figa ed uno nel culo. Si mise su di me e me lo ficcò in bocca. Ero devastata. I vibratori mi stavano squartando mentre il suo cazzo affogava nella mia bocca.
La mia tattica non funzionò; cercai di metterci tutta la passione, leccandogli il cazzo, mentre i tre vibratori mi rompevano la figa ed il culo.
Finalmente godette ed ingoiai quella sborrata. Mi lasciò stesa e mi pisció in faccia.
Sfilai piano i tre vibratori mentre entrava l’ottavo. Vide tre vibratori, mi fece mettere carponi e mi ordinò di infilarne uno nella figa e gli altri due nel culo.
Presi il primo e lo infilai nella figa; il secondo lo misi facilmente nel culo; il terzo non riuscivo a farlo entrare perché al minimo dolore, mi fermavo. Mi prese per i capelli e mi ficcò il cazzo in gola tappandomi il naso. Non riuscivo a respirare
- finché non ti infili il terzo vibratore nel culo, non ti faccio respirare.
Detti un colpo secco ed entrò; tolse il cazzo dalla bocca e le mani dal naso e respirai tossendo. Fece partire i tre vibratori e quando godetti, li tolse. Avevo il culo oscenamente aperto. Mi inculó e sborró. Tolse la verga e sentii la sborra colare fuori.
- sei un cesso, e mi pisció in bocca
Uscì lasciandomi sola. Mi facevo schifo. Entrò il nono; mi guardò e mi chiese
- cosa sei?
- una latrina, risposi istintivamente
- brava; sai cosa fanno i cessi?
- raccolgono piscio
- prima però mi fai un pompino
Inginocchiata lo leccai sino a farlo sborrare. Poi attese e non tardò a pisciarmi in bocca, ancora una volta
Entrò il decimo.
Ero impresentabile. Questo pensai sentendomi addosso la puzza di piscio. Non immaginando che il peggio sarebbe accaduto da lì a poco. Il decimo volle la figa. Mi fece mettere carponi perché gli faceva schifo scoparmi avendomi di fronte per la puzza di piscio che veniva dalla mia bocca. Mi prese per i fianchi affondando la testa nell’orinatoio. Mi sfondò la figa sino a farmi godere di nuovo ed a riempirmela di sborra. Tenendomi la testa nell’orinatoio, mi pisció sui capelli. Mi ordinó di rimanere in quella posizione ed entrò l’undicesimo. Vide il mio culo, non resistette; si avvicinò ed inizio a sculacciarmi molto forte. Ogni schiaffo era un mio gemito, attenuato dalle pareti dell’orinatoio. Mi allargó il già oscenamente largo buco del culo e ci ficcò il cazzo dentro. Mi inculó selvaggiamente e venne copiosamente. Prese un vibratore e me lo infilò fungendo da tappo. Mi prese per i capelli e mi pisció in faccia.
Il dodicesimo ed ultimo era Mimmo. Scoppió a ridere quando mi vide
- non hai più l’espressione snob. Sei una latrina.
Tolse il vibratore e dal culo inizió a colare la sborra. Mi prese per i fianchi e mi scopó costringendomi a leccare dovunque, nell’orinatoio, per terra, mentre continuava a scoparmi. Mi prese per i capelli e mi sborró in faccia per poi farmi bere il suo piscio
- e non abbiamo ancora finito, troietta
Entrarono in bagno in due; noi uscimmo e non capii. Nella sala gli altri dieci mi costrinsero a leccargli il culo uno per uno. Non erano pulitissimi, ma nemmeno con evidenti tracce di merda. Li leccai tutti per bene, sia intorno che dentro il buco; erano tutti eccitati. Rimanevano gli ultimi due. Mimmo mi prese per i capelli e mi disse
- loro hanno appena finito di defecare; adesso fagli il bidet
Mi sentii morire. Mi avvicinai tremolante. Mi inginocchiai davanti al primo che si girò e mi porse il culo. Era sporco di merda. Mi fecero mettere carponi e mentre gli altri dieci si alternavano nella figa e nel culo, una mano mi prese per i capelli e pulì il culo dell’uomo usando i miei capelli; poi mi fece completare con la lingua. Lo feci; incredibilmente lo feci; lo leccai intorno e nel buco; c’erano tracce di merda che pulii con la lingua; il resto era tra i miei capelli. Finito con il primo, passai al secondo. Questa volta non usarono i miei capelli e dovetti fare tutto con la lingua. Avevo un sapore terribile in bocca e tracce di merda sulle labbra ed intorno alla bocca. Mi fecero mettere in ginocchio ed a turno, tutti e dodici mi sborrarono in faccia. Con il volto pieno di sborra e con evidenti tracce di merda, mi pulirono pisciandomi, tutti, in faccia.
Rimasi li, gocciolante e sporca. Mimmo mi fotografò e mandó la foto al mio padrone
“VIENILA A PRENDERE. MI FA SCHIFO ACCOMPAGNARLA”
Andarono via lasciandomi sola. Mi alzai tremante. Grondavo piscio e sentivo il sapore della merda in bocca e la puzza tra i capelli; cercai il vestito e lo trovai buttato nella tazza di un cesso. Lo presi, era bagnatissimo di pipì, ma lo indossai ed aspettai.
Arrivó papà

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