Gianna...ricatto e riscatto V parte (il segreto)

Scritto da , il 2020-05-09, genere dominazione

Il padrone mi ordinò di indossare le autoreggenti. presi dal cassetto un paio 50denari, le infilai ed indossai il micro abito; era cortissimo ed in più aveva due spacchi, uno per lato; ogni movimento scopriva gran parte di cosce, sino a denudare completamente il culo, se non fossi stata attenta; se mi fossi anche solo leggermente piegata, avrei mostrato anche la figa; se mi fossi seduta, dagli spacchi laterali, avrei mostrato praticamente tutta la coscia.
- ti prego, non farmi andare in ufficio vestita così
- Se non la smetti, ti faccio andare direttamente nuda
Papà era fermo e sembrava soddisfatto e non più preoccupato per me. Presi il giubbotto corto, calzai le scarpe tacco 12 ed uscii di casa preoccupata; ero vestita, o meglio molto poco vestita; non mi preoccupava il tragitto, quanto andare in ufficio vestita da ballerina di lapdance. Non ebbi fortuna già per strada. Stavo camminando il più veloce possibile, considerando i tacchi, quando una moto con due ragazzi rallentò e si affiancò a me.
- bellissima, lo sai che ti si vede tutto il culo? ed è uno spettacolo
Tirai dritto, ma loro continuarono
- te ne vai in giro così e non dai confidenza? Vuoi essere pagata per un bocchino?
Sorrisi e scossi la testa; quel gesto che considerai innocuo, li incitarono a fermare la moto di traverso a me e mi bloccarono
- ragazzi per favore, faccio tardi in ufficio
- sei bella assai
Allungarono le mani sulle cosce e sotto il vestito
- cazzo fate; fermi, come vi permettete
- cazzo, ma sei anche senza slip, ma quanto sei troia?
- Smettetela, per favore
Cercai di allontanare le loro mani dalle mie intimità; mi palparono il culo, sfiorarono la vulva con le dita; ero bagnata; trovarono un portone aperto e mi spinsero dentro. Mi sentii persa.
Ero schiacciata al muro con loro che mi palpavano e mi baciavano; avevo le gambe chiuse e le labbra serrate, ma sentivo le loro lingue che forzavano la mia bocca e le mani che spingevano per allargare le cosce e, non riuscendo, si sfogavano sulle chiappe.
Fui salvata da un rumore; l’ascensore stava scendendo; stava arrivando qualcuno; mi minacciarono e mi ordinarono di prendere il telefono. Uno dei due lo afferrò e digitò un numero per far partire la chiamata; pochi attimi ed il suo telefono squillò
- Bene, abbiamo il tuo numero. Ci vediamo presto, troietta
Mi dettero un bacio sulle labbra e scapparono via, lasciandomi lì intontita e con il telefono in mano.
Mi affrettai ad uscire, non volevo incrociare i condomini; entrai in un bar, ordinai un caffè ed andai nel bagno; mi aggiustai il trucco e sistemai, per quanto me lo consentisse, il microabito. Consumai il caffè senza dare confidenza al barista che stava cercando di fare il simpatico; arrivai in ufficio. I colleghi mi guardarono straniti; erano abituati a leggins aderenti, ma mai ad abiti così succinti, ma la cosa sembrò essere molto gradita. Tutti, a turno, gironzolavano intorno alla mia postazione. Ad un tratto abbassai lo sguardo e vidi che le cosce erano completamente scoperte; mi feci più sotto alla scrivania per cercare di coprire la vista. Ad un tratto arrivò un messaggio da un numero non memorizzato. Era una mia foto con la figa completamente scoperta. I due ragazzi della mattina erano riusciti a farmi anche una foto nuda. La foto era accompagnata da un testo
“CIAO TROIETTA. QUESTA LA TENIAMO COME RICORDO. CI VEDIAMO PRESTO”
“NON FATE GLI STRONZI E CANCELLATELA SUBITO ALTRIMENTI VI DENUNCIO”
“STAI CALMA, TROIETTA. CANCELLIAMO LA FOTO, MA PRIMA DOBBIAMO FINIRE QUELLO CHE ABBIAMO INIZIATO STAMATTINA”
“STAMATTINA NON ABBIAMO INIZIATO NULLA”
“CI STAI ANNOIANDO. DOMANI MATTINA CI RIVEDIAMO ALLO STESSO PUNTO ED ALLA STESSA ORA”
Non risposi più. Scrissi solo un messaggio al padrone
“È SUCCESSO UN CASINO CON DUE RAGAZZI IN MEZZO ALLA STRADA, PER COLPA DI COME ERO VESTITA. HANNO UNA MIA FOTO E MI STANNO RICATTANDO”
Rispose subito
“INNANZITUTTO LA COLPA È TUA PERCHÉ NON SEI STATA IN GRADO DI EVITARE IL CASINO ED ORA SARAI TU A PAGARNE LE CONSEGUENZE; NON TI PERMETTERE PIÙ A DARE LA RESPONSABILITÀ DI QUALCOSA PER AVER OBBEDITO AI MIEI ORDINI. ADESSO, TU DA BRAVA SBORRATOIO, CEDI AL RICATTO”.
Come una stupida, pensavo mi potesse aiutare. Richiamai il numero dei due ragazzi e scrissi
“OK, CI VEDIAMO DOMANI. MI PRENDO LA MATTINATA LIBERA”
“BRAVA TROIETTA”
Dovevo assolutamente evitare che quella foto venisse divulgata. Andai dal mio capo e gli dissi che per la mattina dopo avevo bisogno di un permesso; mi guardò sorpreso, ma soddisfatto, per il mio abbigliamento e fece un cenno di assenso. Lo ringraziai e tornai alla mia scrivania, regalandogli uno sculettamento che, credo, non dimenticherà facilmente.
La giornata lavorativa passò, senza far mancare i continui sguardi verso di me. Molti colleghi avrebbero già voluto scoparmi, ma dopo quella mattinata molti si sarebbero segati, pensandomi.
Arrivò l’ora di chiusura. Il padrone sarebbe venuto a prendermi. Scesi dall’ufficio ed immediatamente una macchina, vedendomi, rallentò. Mi irrigidii per paura di in bis della mattina, ma vidi subito lui. Mi rassicurai e lo raggiunsi; gli raccontai subito della quasi aggressione della mattina e delle conseguenze con la foto.
- ho paura che possano divulgare la foto
- Sta a te; domani mattina vai all’incontro, fai quello che ti dicono, qualsiasi cosa ti chiedano, e ti assicuri che la foto venga cancellata. Non posso e non voglio risolvere i casini che fai. Adesso cammina e fatti guardare
saremmo andati a piedi perché lo studio del dottore era vicino.
Mi diressi camminando davanti a lui; sculettai come ero solita fare, favorita dai tacchi; ogni passo, il micro abito lasciava scoperta una porzione abbondante delle cosce e del culo; sentivo su di me lo sguardo di chiunque incrociassi; finalmente raggiungemmo lo studio del ginecologo. In ascensore, mi infilò senza alcun riguardo, una mano sotto l’abito, la figa era calda e bagnata
- quanto sei zoccola, e mi baciò con passione
Entrammo nello studio; in sala d’attesa c’era una coppia anziana. La moglie mi squadrò con disgusto, scambiandomi evidentemente per una puttana; ancora non sapevo che era proprio ciò che stavo diventando. L’uomo, invece, mi sorrise guardandomi con desiderio.
- siediti e provocalo, mi sussurrò il padrone
Trovai posto di fronte all’uomo ed iniziai ad accavallare le gambe; vestita com’ero, mi denudai praticamente da un lato; presi un giornale, ma continuavo a guardarlo, indifferente alle occhiatacce della moglie. Giocavo con le gambe; credo si accorse che non indossavo intimo. C’era un silenzio di tensione; passarono cinque minuti e la donna fu chiamata all’interno dello studio medico.
- faccio subito, tu smettila, disse la donna al marito che rimase in silenzio
Il padrone si avvicinò e mi sussurrò
- adesso sta solo, portalo in bagno e fagli un pompino
- Sei pazzo?
Mi lanció uno sguardo di fuoco, che mi fece abbassare gli occhi; mi alzai e mi avvicinai all’uomo anziano, piegandomi, gli chiesi
- sa dov’è il bagno?
- come?
- sa per caso dov’è il bagno?
- credo sia oltre quella porta
- mi accompagna a controllare?
- ma…davvero?
gli presi dolcemente la mano e lo portai con me.
Chiusi la porta; stava sudando
- come ti chiami?
- Dino
- Bene Dino, è il tuo giorno fortunato
Gli misi una mano sul cazzo; mi inginocchiai e gli slacciai il pantalone. Presi il cazzo in mano e lo misi subito in bocca; era un po’ molliccio, ma furono sufficienti un paio di lappate e lo sentii crescere nella mia bocca. Lui gemeva silenziosamente; era incredulo ed imbarazzato
- Potresti essere mia figlia, mi disse
Sollevai la testa e lo guardai
- se fossi tua figlia, mi scoperesti ogni giorno
Tornai a spompinarlo, un po’ lo segavo con le mani, un po’ solo con la bocca. Lo sentii pulsare, stava per godere; mi aggrappai mettendogli le mani sulle chiappe e facendogli affondare il cazzo completamente in bocca. Iniziò a godere; assaporai quello sperma, non molto denso; lo ingoiai e ne lasciai un po’ in bocca.
Lo sfilai e lo sistemai di nuovo dentro gli slip.
Mi alzai; gli feci cenno di uscire.
Mi chiese di rivederci, ma rimasi vaga e mi guardai bene dal lasciargli il mio numero.
Tornammo in sala d’attesa, andai difronte al padrone e gli mostrai lo sperma in bocca, quindi terminai di ingoiarlo.
Mi sedetti dove stavo sino a qualche minuto prima, guardai l’anziano e gli sorrisi; se non altro gli avevo regalato cinque minuti indimenticabili.
Dopo qualche minuto, uscì la moglie, mi guardò rabbiosa, si voltò verso il marito
- andiamocene
Sorrisi; quella vipera se l’era meritata; mi alzai e seguii il padrone nella stanza del medico.
Entrammo nella stanza
- questa è Gianna, disse il padrone al suo amico ginecologo
- Piacere; so che ha bisogno della prescrizione di una pillola anticoncezionale; prima però devo visitarla. Non si spogli, va benissimo vestita così da troia; si sdrai
Rimasi sorpresa da quel modo diretto di fare; mi aspettavo una visita seria. Mi guardai intorno e mi misi sul lettino con il divaricatore, spalancando la figa nuda con il micro abito che, naturalmente, si scoprì completamente. Avevo le gambe oscenamente aperte, all’apparenza per sottopormi ad una visita ginecologica, non sapevo cosa mi attendeva, mi illudevo in una effettiva visita, ma il medico tirò fuori il cazzo e disse
- per lei, visita speciale
Si avvicinò, mi prese da sotto le ginocchia e mi scopò senza preamboli; affondò il cazzo nella figa; lo sentii entrare come una lama calda in un panetto di burro. Mi sbatteva e mi faceva genere. Il padrone si avvicinò al lato e mi infilò il cazzo in bocca
- ha una figa caldissima...uuuhh...mmmhhh difficile resisterle...la bocca com’è?
- Esperta; le piace sbocchinare; nell’attesa lo ha preso in bocca dal marito di una tua paziente
- È proprio troia, allora. Non si spompinano cazzi nel bagno del mio studio
Mi guardò, pompò la figa e con un dito, improvvisamente mi inculó; sobbalzai; il dottore affondava il cazzo nella figa e due dita nel culo, pompando con violenza. Succhiai il cazzo del padrone, ma volevo urlare di piacere
- Te la riempio questa figa, troia
- Siiii, io le sborro in faccia
Godettero insieme; il padrone me lo sfilò dalla bocca un attimo prima di venire, sborrandomi in faccia mentre il ginecologo si svuotò nella mia figa.

Mi fecero alzare ordinandomi di non pulirmi. Sentivo la sborra colare dalla figa e lungo la faccia, mi prescrisse la pillola del giorno dopo ed una la assunsi subito per evitare complicazioni alla sborrata ricevuta da mio padre, ieri e dal medico oggi

- ci vediamo a casa tua, sborratoio
- Devo tornare a piedi così conciata? Indicando lo sperma che colava sulle cosce e dalla faccia
- Si, del resto sei uno sborratoio; lasciami il tuo telefono
Lo guardai con aria interrogativa, ma lo presi dalla borsa e lo consegnai.
Andai via verso casa; cosa mi avrebbe riservato l’immediato futuro?

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