Gianna...ricatto e riscatto IV parte (il triangolo) - LEI

Scritto da , il 2020-05-08, genere dominazione


In quel bacio fu racchiuso tutto, dalla rassicurazione alla passione, dall’amore alla condivisione di quel ricatto che presto sarebbe diventato il nostro riscatto. Quella sera papà inizio a guardarmi in maniera diversa. Mi feci un’altra doccia; era pregna dell’odore di piscio e volevo anche rilassarmi un po’; mi presi il tempo necessario, quindi mi preparai per la notte; indossai un baby doll nero, ritenendo inutile infilare l’intimo; del resto papà mi aveva scopato, leccato e pisciato in bocca. Andai a dargli la buona notte e lui mi fermò, dicendomi
- Gianna, bambina mia, se vuoi, gli diciamo che ci fermiamo; ci troveremo un’altra casa
- Dai papà, ormai abbiamo iniziato, portiamo a termine. Vorrà dire che in questo anno mi piscerai in bocca e scoperemo spesso...ci poteva andare peggio e così dicendo, gli feci l’occhiolino
Lui mi prese la testa tra le mani e mi bació sulle labbra; non me l’aspettavo, ma ricambiai il bacio
- dormiamo insieme? Gli proposi
- Si, fu la sua risposta
Andammo a letto. Sentii la sua mano accarezzarmi dove non avrebbe dovuto, allargai le cosce e lui né approfittó per solleticarmi la figa; iniziai a gemere; allungai le mani verso il suo sesso, era di nuovo duro
- papi sei infaticabile; hai ancora voglia?
- Sei molto bella, Gianna
Lo baciai e subito dopo mi ritrovai a cavalcarlo. Facemmo l’amore come due innamorati, ma nei suoi occhi c’era una luce diversa; non c’era traccia di preoccupazione, ma intravidi uno sguardo di rimprovero per come mi ero, sino ad allora, comportata; mi scopò con vigore e mi portò presto e facilmente a godere; mi accasciai su di lui e gli sussurrai:
- ho voglia di ingoiarti
Mi sfilai e mi misi carponi al suo lato, piegandomi per prendergli il cazzo in bocca; lo spompinai con attenzione e passione, lo sentivo crescere ed in qualche minuto iniziò a schizzarmi in bocca; lo ingoiai tranquillamente, sollevai il volto e lo guardai; era assorto ed estasiato.
- mi è piaciuto molto, papi
- anche a me; sei brava, molto brava
- però adesso…non pisciarmi in bocca
- peccato…mi piace molto anche quello
- vai a farla e mantieni l’ultimo schizzo per me
Si alzò dal letto per andare in bagno a fare pipì; tornò con il cazzo in mano, ancora gocciolante, mi affrettai a sedermi sul bordo del letto, con la bocca aperta; me lo infilò e mi schizzò la parte finale della pisciata, ma ebbi la sensazione che aveva pisciato davvero poco nel water, perché trascorsero un bel po’ di secondi prima che finisse di farla nella mia bocca, ma lo volli accontentare, se lo meritava
- quanta me ne hai lasciata? Ha un buon sapore, mi piace quando mi pisci in bocca
- non immaginavo fossi così disinibita, ma non mi dispiace
Ci mettemmo a letto e ci addormentammo abbracciati.

Era mattina presto quando lo sentii arrivare a casa; papà si era appena svegliato, mentre io stavo preparando la colazione; avevo sempre indosso il baby doll nero trasparente, senza intimo.
Mi salutò
- ciao sborratoio; ti trovo in forma. Sei pronta per fare la puttana, oggi?
- buongiorno…Puttana in che senso? Rispose con voce tremante; non so perché, ma pensai subito sapesse della scopata con papà della notte prima; avevamo deciso di non dirgli nulla perché non ce lo aveva ordinato e non potevamo immaginare la sua reazione; sinceramente ero stanca di infilare la testa nel cesso.
- Nel senso letterale del termine. Adesso stai zitta perché ho voglia di incularti; dove sta il pezzente?
- Si sta preparando
- Chiamalo, deve prepararti ad essere inculata. Chiamalo ed ordinagli di leccarti il culo
- Papààà
Mi arrivò uno schiaffo in pieno viso; lo guardai per chiederne il motivo
- pezzente, lo devi chiamare pezzente
Abbassai gli occhi, ma papà apparve prima di essere nuovamente chiamato
- buongiorno pezzente
- Buongiorno
Il padrone mi guardò; capii e mi rivolsi a mio padre
- pezzente leccami il culo perché mi vuole inculare, detto ciò, detti loro le spalle appoggiai le mani sul ripiano della cucina e mi piegai in avanti, mostrando il mio culo, ben sapendo quanto piacesse ad entrambi; il baby doll si alzò ai fianchi. Papà si avvicinò, mi allargò le chiappe, si piegò ed iniziò a leccarmi il buco del culo; chiusi istintivamente gli occhi iniziando a gemere; sentivo la sua lingua ispezionarmi ogni punto del mio buco più intimo, lo sentii entrare con la punta della lingua; la figa iniziò a sbrodolare; guardai il padrone chiedendogli il permesso di toccarmi. Stranamente me lo concesse; allungai la mano verso il clitoride, me lo palpai e con un dito mi penetrai nella figa mentre papà usava sapientemente la lingua sul mio culo.
- pezzente, spogliati, se sei eccitato, te la faccio scopare, sentii il padrone rivolgersi a papà il quale si spogliò; gli guardai subito il cazzo; avevo voglia che mi scopasse e non mi deluse, era eretto ed eccitato.
Gli ordinò di sedersi. Mi prese per i capelli e mi disse di cavalcare papà; obbedii pensando a come lo avevo cavalcato la notte prima di addormentarci; guardai papà e sorridemmo insieme. Iniziammo a scopare finché sentii il padrone avvicinarsi da dietro ed allargami le chiappe. Mi voltai
- fai piano, per favore, non ne ho mai presi due insieme
- Se il pezzente te l’ha leccato bene, non avrai dolore, troia
Mi inculò senza alcuna delicatezza; per fortuna avevo ormai il culo largo e papà me lo aveva inumidito a sufficienza. Cercammo tutti e tre la sincronia per quella doppia. Avevo un cazzo nella figa ed uno nel culo; il giorno prima mi aveva fatto fare il sandwich con due falli finti; averne due in carne era tutta altra cosa; mi piaceva essere così piena, sbattuta in quella maniera; sentivo i loro cazzi completamente a loro agio dai miei movimenti; il clitoride sfiorava il pube di papà ed il culo completamente pieno dal cazzo del padrone. Gemevo, quando mi prese per i capelli
- cosa sei?
- una puttana, uno sborratoio, un pisciatoio
- pezzente ti piace scoparla, eh?
Papà non rispose, ma sapevo che gli piaceva tanto e lo sentivo affondare con forza il proprio cazzo nella mia figa
- avresti mai pensato che tua figlia fosse così zoccola?
Papà rimase zitto; non voleva dire quel che effettivamente pensava; lo leggevo nei suoi occhi; lo avevo letto la sera prima, mi considerava una troia molto brava a letto.
Rispondi, pezzente
- No, non penso sia zoccola
Sentii il padrone affondare con forza il cazzo nel culo ed urlai
- ahia, papà ti prego, mi fa male, mi sta rompendo il culo
- Si è una zoccola, una puttana, disse finalmente papà, e dal tono non era per dirlo in maniera accondiscendente, ma perché davvero lo pensava
- Siete due sfigati, disse stranamente il padrone con un senso di fastidio; forse anche lui aveva capito la trasformazione di papà; mi sfilò il cazzo dal culo, mi fece alzare e mi disse di mettermi carponi.
- incula tua figlia mentre io le sborro in bocca
Mi misi carponi, le mani sul pavimento con il culo perfettamente in fuori, testa alta. Papà non se lo fece ripetere, mi andò dietro, il cazzo durissimo, lo prese in mano e mi inculò per la prima volta. Entrò facilmente e mi dette un sonoro schiaffo sulla chiappa; mi pompò il culo mentre spompinai il padrone.
- pezzente, non venire finché non le sborro in bocca.
Rimasi così, sentendo il cazzo di papà che affondava nel culo e quello del padrone che pulsava nella mia bocca; cercai di impegnarmi sperando che papà non sborrasse prima del padrone e mi rilassai quando sentii lo sperma schizzarmi in bocca; ingoiai tutto.
- pezzente meriti un premio. Oggi potrai sborrare nella bocca di tua figlia. Prima però le faccio leccare per bene il tuo culo. Andiamo in camera da letto
Lo seguimmo, io carponi, papà camminando davanti a me; lo vedevo con il cazzo durissimo; lo fece mettere carponi sul letto e mi disse di leccargli per bene il culo; mi avvicinai, mi alzai, mi sistemai i capelli perché non mi fossero di intralcio, allargai le chiappe di mio padre ed iniziai a leccargli il culo. Si accorso subito quanto fossi esperta e brava perché il cazzo, penzoloni, iniziò a pulsare terribilmente; gli passai la lingua intorno all’orifizio per poi infilarla dentro. Gli presi il cazzo nella mano e lo segai come se fosse un cavallo.
- sto per sborrare, si mise a dire papà
Mi allontanai dalla posizione e mi sdraiai sotto di lui per prendergli il cazzo in bocca; aveva un buon sapore e dopo un paio di lappate iniziò a sborrare; non finiva mai. Mi domandai quanta sborra avesse papà, ma la raccolsi tutta e la ingoiai.
- allora, ho ragione quando ti dico che è uno sborratoio?
- Si, è magnifica; non avevo mai sborrato tanto
Rimasi ferma in quella posizione per far rilassare tra le proprie labbra il cazzo di mio padre.
- Non pisciare per ora, ci divertiremo dopo. Adesso andiamo a fare colazione
Mi alzai dal letto sollevata; non avevo problemi ad ingoiare il piscio, ma stava diventando una fatica bere tutto quel piscio dopo ogni sborrata; vidi il padrone prendere una ciotola con sopra inciso il nome “Gianna la zoccola”; ne fui davvero mortificata, ma non feci altro che abbassare lo sguardo.
- pezzente, pisciamo qua dentro
Ero in piedi e li guardavo svuotare le vesciche nella ciotola, la sistemò per terra e mi disse
- fai la cagna e bevi il piscio senza usare le mani
Papà non reagì come il giorno prima, ma, anzi, mi parve di vederlo sorridere; mi misi carponi a quattro zampe e volutamente scodinzolai in direzione di papà mentre piegavo la testa e succhiavo dalla ciotola il loro piscio.
Loro due si sedettero a fare colazione
- allora, pezzente, che ne dici di questa nuova cagna?
- posso chiederti un favore?
- dimmi
- sto facendo tutto quel che chiedi, sto scopando ed umiliando mia figlia, scusa, lo sborratoio; puoi evitare di chiamarmi pezzente?
- mi devi dare qualcosa in cambio, potresti diventare il vice padrone dello sborratoio, ma ti voglio sadico e senza scrupoli; voglio iniziative per umiliarla
- d’accordo
- bene, bravo Donatino che si sta eccitando ad umiliare la zoccola della figlia
Ero carponi, a succhiare piscio da una ciotola e mio padre si stava prestando a quel ricatto, diventando un altro mio padrone; quella scintilla che avevo visto nei suoi occhi era reale; non si accontentava di scoparmi, voleva essere il mio sadico padrone; un po’ sconfitta, ma anche eccitata, continuai a bere il piscio dalla ciotola.
Dopo qualche minuto, mi disse di prepararmi per andare in ufficio a lavorare; mi alzai e vidi sul mio letto un micro abito nero a fior di culo
- indossa questo
- non posso andare in ufficio così vestita
- non esiste il termine non posso
- ti prego, fammi indossare qualcosa di più discreto
- adesso mi hai davvero rotto i coglioni; indossa questo e basta
Presi il micro abito e lo indossai; era davvero a fior di culo; cosa avrebbero pensato in ufficio; era un abito buono per la discoteca, non certo per lavorare; calzai un paio di decollete nere tacco 12; avrei dato spettacolo.
- Donato vieni a vedere tua figlia
- wow…sembra una zoccola
- non sembra, è una zoccola
Papà si avvicinò e mi palpò il culo
- che gran culo che ha…stasera spero me lo farai provare di nuovo
- adesso andate a lavorare

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