Gianna...ricatto e riscatto IV parte (il triangolo)

Scritto da , il 2020-05-08, genere dominazione

Andai via con la certezza di averli in pugno; avevano compreso che non potevano decidere liberamente; quella giornata era servita per dettare le regole; dal giorno dopo avrei agito con crescenti imposizioni.

Mi svegliai molto presto ed alle sei ero già a casa loro.
Utilizzai le chiavi ed entrai; Donato si era appena svegliato; Gianna stava preparando la colazione; indossava un baby doll nero trasparente, senza intimo.
Li salutai
- ciao sborratoio; ti trovo in forma. Sei pronta per fare la puttana, oggi?
- buongiorno…Puttana in che senso? Mi rispose con voce tremante
- Nel senso letterale del termine. Adesso stai zitta perché ho voglia di incularti; dove sta il pezzente?
- Si sta preparando
- Chiamalo, deve prepararti ad essere inculata. Chiamalo ed ordinagli di leccarti il culo
- Papààà
Le mollai uno schiaffo. Mi guardó senza capire
- pezzente, lo devi chiamare pezzente
Abbassó gli occhi, ma Donato apparve prima di essere nuovamente chiamato
- buongiorno pezzente
- Buongiorno
Guardai Gianna; capì e si rivolse al padre
- pezzente leccami il culo perché il padrone mi vuole inculare, quindi appoggiò le mani sul ripiano e si piegò in avanti, mostrando un culo meraviglioso; il baby doll si alzò ai fianchi e Donato si avvicinò alla figlia, le allargò le chiappe, si piegò e le leccó il buco del culo; Gianna chiuse gli occhi ed iniziò a gemere; mi guardò chiedendomi il permesso di toccarsi. La volli premiare e lo concessi; iniziò a tintinnare il clitoride con le dita mentre il padre usava sapientemente la lingua sul suo culo.
- pezzente, spogliati, se sei eccitato, te la faccio scopare
Donato si spogliò mostrando un cazzo eretto ed eccitato. Sorrisi e gli ordinai di sedersi. Presi Gianna per i capelli e le dissi di cavalcare il padre; lei obbedì impalandosi sul cazzo di Donato. Mi avvicinai da dietro, le allargai le chiappe. Gianna si voltò e mi guardò
- fai piano, per favore, non ne ho mai presi due insieme
- Se il pezzente te l’ha leccato bene, non avrai dolore, troia
Affondai senza delicatezza nel suo culo. Cercammo la sincronia per quella doppia. Donato la scopava mentre io la inculavo. La presi per i capelli
- cosa sei?
- Una puttana, uno sborratoio, un pisciatoio
- pezzente ti piace scoparla, eh?
Non rispose, ma affondava con forza il proprio cazzo nella figa della figlia
- avresti mai pensato che tua figlia fosse così zoccola?
Rispondi, pezzente
- No, non penso sia zoccola
La inculai con forza, facendola urlare
- ahia, papà ti prego, mi fa male, mi sta rompendo il culo
- Si è una zoccola, una puttana
- Siete due sfigati
Infastidito, sfilai il cazzo dal culo, la feci alzare e le dissi di mettersi carponi.
- incula tua figlia mentre io le sborro in bocca
Gianna era carponi, mani sul pavimento, culo perfettamente in fuori, testa alta. Donato le andò dietro, il cazzo durissimo e la inculó per la prima volta. Inizió a pomparle il culo, mentre io la presi per i capelli e mi feci spompinare.
- pezzente, non venire finché non le sborro in bocca.
Trascorsero alcuni minuti. Gianna si impegnò nel pompino, non voleva rischiare che il padre godesse prima di me e tiró un sospiro di sollievo quando sentì la sborra inondarle la bocca; la ingoiò diligentemente, guardandomi sollevata di avermi fatto godere prima che sborrasse il padre.
- pezzente meriti un premio. Oggi potrai sborrare nella bocca di tua figlia. Prima però le faccio leccare per bene il tuo culo. Andiamo in camera da letto
Feci mettere Donato carponi sul letto e dissi a Gianna di leccargli per bene il culo; si avvicinò, raccolse i capelli all’indietro, allargò le chiappe del padre ed iniziò a leccargli il culo. Gli passò la lingua intorno all’orifizio per poi infilarla dentro. Donato era piegato a gustarsi la lingua della figlia; il cazzo stava esplodendo, Gianna se ne accorse ed iniziò a segarlo. Passarono alcuni minuti finché Donato arrivò al limite.
- sto per sborrare, si mise a dire
Gianna lasció il culo e si sdraiò per prendergli il cazzo in bocca facendo provare al padre la propria arte nel fare il pompino. Donato chiuse gli occhi gustando quel pompino che tanto, in cuor suo, aveva desiderato. Non credeva di poter mai provare un piacere così intenso; le mise le mani sulla testa e le riversó in bocca una sborrata molto abbondante. Sentiva il cazzo pulsare e sborrare e la figlia ingoiare schizzo dopo schizzo.
- allora, ho ragione quando ti dico che è uno sborratoio?
- Si, è magnifica; non avevo mai sborrato tanto
Gianna rimase in quella posizione a far rilassare tra le proprie labbra il cazzo del padre.
- Non pisciare per ora, ci divertiremo dopo. Adesso andiamo a fare colazione
Gianna si alzò dal letto, con la bocca ancora piena del sapore di sborra appena ingoiata; guardai Donato e presi una ciotola con sopra inciso il nome “Gianna la zoccola”
- pezzente, pisciamo qua dentro
Prima io e poi lui svuotammo la vescica nella ciotola, la sistemai per terra e dissi a Gianna
- fai la cagna e bevi il piscio senza usare le mani
Vidi un ghigno sul volto di Donato che stava diventando consapevole della possibilità che si stava profilando all’orizzonte: poter utilizzare la figlia per tutti i suoi sfoghi erotici; aveva, probabilmente, superato l’inibizione iniziale. Guardava la figlia con occhi famelici; guardava il culo mentre lei era intenta a succhiare il piscio dalla ciotola proprio come se fosse una cagna.
Io e Donato ci sedemmo a tavola e facemmo colazione
- allora, pezzente, che ne dici di questa nuova cagna?
- posso chiederti un favore?
- dimmi
- sto facendo tutto quel che chiedi, sto scopando ed umiliando mia figlia, scusa, lo sborratoio; puoi evitare di chiamarmi pezzente?
- mi devi dare qualcosa in cambio, potresti diventare il vice padrone dello sborratoio, ma ti voglio sadico e senza scrupoli; voglio iniziative per umiliarla
- d’accordo
- bene, bravo Donatino che si sta eccitando ad umiliare la zoccola della figlia
Gianna non credette alle proprie orecchie, ma non disse nulla, continuando a bere il piscio dalla ciotola; li mandai a prepararsi per uscire ed andare al lavoro; per Gianna, però, avevo preparato una sorpresa: presi quel che avevo portato: un micro abito nero a fior di culo
- indossa questo
- non posso andare in ufficio così vestita
- non esiste il termine non posso
- ti prego, fammi indossare qualcosa di più discreto
- adesso mi hai davvero rotto i coglioni; indossa questo e basta
Gianna prese il micro abito e lo indossò; calzo un paio di decollete nere tacco 12: era una bomba erotica.
- Donato vieni a vedere tua figlia
- wow…sembra una zoccola
- non sembra, è una zoccola
Donato si avvicinò e le palpò il culo
- che gran culo che ha…stasera spero me lo farai provare di nuovo
- adesso andate a lavorare

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