Gianna...ricatto e riscatto III parte (le regole) - LEI

Scritto da , il 2020-05-08, genere dominazione

Appena andò via, mi alzai; grondavo piscio e non sopportavo quell’odore acre sulla mia pelle; volevo farmi una doccia, togliere le tracce di quel che era avvenuto; guardai papà e cercai di rassicurarlo, non volevo vederlo piangere
- vedrai, si stancherà presto. Siamo un giocattolo, lo soddisfiamo, ma presto non lo vedremo più e non correremo più il rischio di perdere la casa
- non credo; sarà un anno lunghissimo; non mi va di vederti così umiliata
- non devi preoccuparti per me, papi; ti assicuro che per me non è un problema farmi pisciare in faccia e poi… ti sei eccitato, il mio papi porcellino, sorridendogli, accarezzandolo per cercare di smorzare un po’ di tensione ed imbarazzo; vado a farmi una doccia
- sei convinta, Gianna? Ci ha detto di rimanere così come ci ha lasciato
- vedrai che non tornerà per stasera; e non ho alcuna intenzione di stare tutta la notte così piena del tuo piscio; non se ne parla; vado a farmi una bella doccia rinfrescante; ne ho bisogno; ah, papi, la prossima volta, pisciami di più in bocca e meno in faccia, almeno mi sporco meno e mi allontanai sculettando; mi voltai e lo vidi fissare il mio culo, mi detti una pacca sulla natica e gli sorrisi civettando.
Sotto la doccia mi soffermai a pensare; nulla di nuovo; in passato mi avevano già pisciato in bocca ed in faccia. Certo mi faceva sorridere che questa volta fosse stato mio padre a farlo, ma l’obiettivo era salvare la casa; e poi papi aveva sfoderato un cazzo non male, avevo una gran voglia di farmi scopare da lui; in realtà mi era venuta una gran voglia di scopare. Uscii dalla doccia rinfrescata nel corpo e nel morale. Infilai un leggins ed una t-shirt e mi misi comoda sul divano; non avevo fame così come papà che si infilò il pigiama e mi fece compagnia; nessuno dei due disse una parola, facendo finta di essere attenti a quel che stavamo vedendo in tv, ma i nostri pensieri era assorbiti da quella grottesca situazione. Mi ritrovai a sorridere al pensiero che mio padre mi aveva sborrato e pisciato in faccia. Lo guardai ed immaginai il suo cazzo svettante ed eccitato che aveva sborrato senza nemmeno essere sfiorato. “Povero papi doveva davvero desiderarmi tanto”, pensai; però lo vedevo corrucciato
- tranquillo papi; stasera mi sono divertita, peccato solo non aver preso il tuo cazzo
- Gianna, smettila. per stasera può bastare quel che ci ha fatto fare
- d’accordo, però hai goduto senza nemmeno essere toccato, mentre io morivo dalla voglia di prendere il tuo cazzo
- per favore Gianna, la vuoi smettere? A me non è piaciuto nulla; è stata sola una reazione fisica
- ok, non ti arrabbiare, papino, mi avvicinai e gli stampai un bacio sulle labbra, sfiorando con le mani la patta; lo trovai di nuovo eccitato, ma lui mi allontanò

Stavano guardando la tv quando sentimmo le chiavi nella toppa della porta. Gelai

- non avete capito un cazzo, dissi con tono fermo, quando formulo un ordine, deve essere seguito alla lettera. Sborratoio chi ti ha detto di farti la doccia?
- non sopportavo il puzzo del piscio addosso
- ah, non lo sopportavi; uno sborratoio come te non può avere alcun privilegio di poter scegliere e decido io quando devi essere pulita
Mi afferró con forza per i capelli, mi sputò in faccia e mi disse:
- spogliati immediatamente e poi spoglia il pezzente
Senza rispondere, mi sfilai i leggins e la t-shirt; la serata non era terminata e forse avevo fatto una cazzata ad accettare quella proposta. Mi avvicinai, nuda, a mio padre e gli tolsi il pigiama. Restava lo slip che non nascondeva la sua eccitazione; tolsi anche l’intimo ed ammirai nuovamente il suo cazzo
- Vedo che il pezzente è eccitato, dissi sorridendo, vediamo se ti eccita come userò tua figlia
Mi prese per i capelli e mi fece mettere carponi. Lo vidi armeggiare e subito dopo sistemarmi un collare ed attaccare un guinzaglio. Mi voleva cagna; sentii lo strattonamento e mi misi a camminare come un cane
- scodinzola come una cagna, troia; pezzente, che dici? ti eccita avere una figlia sborratoio, pisciatoio e cagna?
Papà rimase in silenzio
- da come ti tira il cazzo, ho l’impressione che ti eccita; seguici, pezzente
Strisciavo con le ginocchia e sculettavo scodinzolando, cercavo di capire dove volesse andare e giunti in bagno, si fermò “no, di nuovo il piscio, no”, pensai, senza immaginare a cosa stessi andando incontro. Posso dire, oggi, che quello è stato il momento più difficile, anche se nel corso dell’anno le umiliazioni che ho subito sono state di gran lunga peggiori, ma quella sera capii il vero significato di schiava, compresi di non poter decidere nulla e di dover solo obbedire; certo se oggi penso all’anno trascorso, quella serata fu una umiliazione da niente.

Ferma a quattro zampe lo vidi armeggiare con il tappo del bidet e pisciarci dentro; ordinò a papà di fare altrettanto; mi prese per i capelli e mi disse di mettermi a pisciare anche io nel bidet; mi alzai traballante; ero nuda e provata, mi piegai e lasciai andare una lunga pisciata davanti ai loro sguardi, divertito di lui ed umiliato di mio padre.
Mi fece mettere nuovamente carponi, con la testa sopra il bidet. Sentii le sue mani sulla testa spingermi nella pozza di piscio, costringendomi a tenere immerso naso e bocca.
Sentivo il piscio entrare dalle narici, per respirare aprii la bocca con il risultato di ingoiare piscio; scalciai per cercare di divincolarmi; mi schiaffeggió il culo e li iniziai ad eccitarmi. Soprattutto quando sentii una lingua leccarmi il culo; capii fosse la lingua di papà perché sentii il solletico dei baffi. Cazzo, ci sapeva fare; me lo inumidì per bene.
Ero ancora immersa nel piscio quando sentii un cazzo incularmi. Mi aggrappai al bordo del bidet per mantenere l’equilibrio; non sentii più la pressione sulla testa e la sollevai. I capelli erano completamente bagnati di piscio, dal viso gocciolava, ma finalmente respirai.
Sentivo il cazzo pomparmi nel culo, non era quello di mio padre che era in piedi al mio fianco; lo guardai con dolcezza mentre un cazzo mi stava inculando; sentii di nuovo la pressione delle mani sulla testa e mi preparai ad affondare di nuovo nella pozza di piscio.
Avevo perso la cognizione del tempo, sentivo la mano sulla testa strattonarmi in continuazione tenendomi immersa in quella pozza; mi sentii sollevare il capo e chiedermi
- puttana, ti dà ancora fastidio la puzza di piscio?
- No, non mi dà fastidio, risposi
- brava, hai capito la lezione, adesso bevilo
Mi spinse di nuovo la testa e mi misi a succhiare tutto il piscio rimasto; finalmente il livello era quasi nullo e continuó ad incularmi; il cazzo cresceva e pulsava nel mio culo; potevo guardami intorno e vidi papà pietrificato; mi guardava e non sapeva cosa fare; finché non incroció il suo sguardo e per umiliarlo, gli disse:
- avvicinati, ti faccio vedere per bene come inculo tua figlia; inginocchiati e guarda da vicino come si fa inculare questa bella puttanella
Ne avevo già presi cazzi nel culo, farlo davanti a mio padre fu umiliante ed imbarazzante; perse anche quel briciolo di delicatezza, pompando in maniera violenta nel mio culo, facendomi leccare il piatto del bidet e ciò che ancora rimaneva delle pisciate. Stavo slappando il bidet, aveva smesso di strattonarmi e la pozza era ormai quasi scomparsa e mi stavo godendo quell’inculata, quando iniziò a sculacciarmi. Sentii la figa sbrodolare. Desideravo più di ogni altra cosa che un cazzo mi scopasse; lo sentii dire a mio padre
- più le schiaffeggio il culo e più questa vacca si eccita; adesso, pezzente, sborro in questo bel culetto
Sorrisi senza essere vista; muovevo il bacino cercando il contatto delle palle con la figa finché non lo sentii sborrare nel mio culo.
Me lo sfilò da dietro ed avvertii la sensazione dello sperma che lentamente defluiva andando a scorrere sulle mie cosce; mi prese per i capelli e mi ficcò il cazzo in bocca. Lo pulii con la lingua, sentendo un miscuglio di sapori; mi preparai ad accogliere la pisciata; sentivo il cazzo rilassarsi ed ero convinta che mi avrebbe pisciato in bocca. Del resto ancora non lo aveva fatto ed ero certa che si sarebbe messo a pisciarmi in bocca; con sorpresa, invece, lo sfilò; lo guardai e lui mi sorrise accarezzandomi la testa; lo vidi spostarsi verso il gabinetto e pisciarci dentro, si allontanò senza tirare lo scarico e crebbe in me il timore. Infatti mi afferrò per i capelli e strattonandomi mi portò davanti alla tazza; mi spinse la testa dentro ed abbassò la tavoletta sul mio collo. Non vedevo nulla. Sentivo un acre odore di pipì. Ero ferma, immobile; piegata carponi; la testa nel cesso ed il resto del corpo, nudo, alla mercè dei suoi voleri. In quell’istante compresi come fosse davvero il mio padrone. Lo sentii dire, rivolto a me
- adesso te ne stai un quarto d’ora a respirare l’odore del piscio, mentre il pezzente di tuo padre ti scopa , e poi, rivolgendosi a papà:
- scopati il cesso di tua figlia e non godere prima di quindici minuti, altrimenti succhierà tutta la pozza di piscio che sta nel water
Sentii papà singhiozzare. Non potevo vederlo, avevo la testa infilata nel cesso, sperando di non dover affondare la lingua nella pozza del piscio. Avevo voglia di essere scopata anche se avrei preferito una posizione più comoda; mi venne in mente un mio ex ragazzo. Anche lui era fissato con la pipì; più volte mi aveva pisciato in faccia ed in bocca, ma una volta mi rifiutai categoricamente di farmi scopare con la testa infilata nel cesso; adesso invece stavo per essere scopata in quella stessa posizione e per di più dal cazzo di mio padre. Sentii le sue mani sui miei fianchi ed il cazzo penetrarmi dolcemente. La dolcezza, però, durò poco perché inaspettatamente, inizió a pomparmi con violenza; sembrava volesse farmi pagare il fatto di aver accettato quella proposta. Lo sentivo scoparmi con ardore e sin troppa foga. Faticavo cercando di non sbattere la testa contro le pareti del water. Muovevo il bacino per assecondare i suoi colpi secchi. Passarono minuti, troppi minuti, speravo che papà non godesse, non volevo succhiare la pozza del piscio nel water; papà fu bravo a resistere, io invece raggiunsi un doppio orgasmo. Mi liberai con dei gemiti soffocati dalle pareti del cesso, ma la mia figa tradì il mio piacere, sbrodolando copiosamente. Mi sentii alleggerita, aveva alzato la tavoletta e mi afferrò per i capelli, chiedendomi:
- ti sei abituata al puzzo piscio?
- si, risposi annuendo con la testa
- bene, allora lecca le pareti del cesso finché tuo padre non gode nella tua figa
- no, ti prego, non prendo contraccettivi
- domani il ginecologo ti prescriverà la pillola del giorno dopo, adesso stai zitta e lecca
Abbassai la testa nel water, vinta è rassegnata. Papà riprese a scoparmi con foga ed io leccai le pareti interne completamente bagnate di piscio. Sentivo il cazzo di papà affondare come un burro nella mia figa umidissima.
La tavoletta era finalmente alzata e quel gesto, probabilmente non voluto, mi fece godere della scopata con mio padre. Mi sorpresi a desiderare il cazzo paterno; era dal pomeriggio che ci pensavo, da quando lo avevo visto eccitato per me. Adesso mi stavo facendo sbattere e godevo continuamente.
- dopo che godi, le leccherai la figa e mi porterai la prova che hai sborrato
Gli sentii dire.

Passò qualche minuto e papà smise di pompare, sentii la verga contrarsi e subito dopo scaricare una sborrata abbondante dentro la mia figa. Pulsava e schizzava.
Si rilassò ed estrasse il cazzo
- adesso leccagliela e portami la prova di aver sborrato
Avevo sempre la testa nel cesso e non vedevo nulla se non le pareti del water che continuavo a lustrare con la lingua. Sentivo lo sperma colare dalla figa; ad un tratto avvertii la lingua di papà; avevo la vulva sensibile e mi ritrassi per poi abituarmi e godermi quelle leccate.
Smise e sentii la sua voce rivolto a papà:
- baciala
Finalmente mi alzai; avevo i muscoli contratti per la fatica, la mandibola era affaticata. Guardai mio padre; aveva la bocca piena del suo stesso sperma. Tra le cosce sentivo colare lo sperma ricevuto ed i miei umori. Mi avvicinai e lo baciai con gratitudine e passione. Sentii il sapore del suo sperma; fu un bacio dolce e rassicurante; lo guardai e credo di aver pensato la sua stessa cosa: siamo solo al primo giorno.
adesso potete lavarvi, imparate ad obbedire ad ogni mio ordine, altrimenti le punizioni saranno vere e non piacevoli come quella di stasera; ci vediamo domani mattina

Questo racconto di è stato letto 2 0 5 2 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.