Gianna...ricatto e riscatto II parte (l'accordo) - LEI

Scritto da , il 2020-05-08, genere dominazione

Avevo mandato il messaggio, l’aveva ricevuto, ma non ottenni risposta; iniziai ad innervosirmi.
Mi rivestii con calma; papà andò a lavorare e dopo qualche minuto scesi anche io; nel tragitto per lo studio, controllai in continuazione il telefono; nessun riscontro al messaggio.
Quella mattina ero distratta; ogni messaggio in arrivo era un colpo di adrenalina; risposi male ad un amico che mi stava assillando per vederci.
Tornai a casa e mio padre, appena varcai la soglia, mi chiese:
- ha risposto lo stronzo
- niente, tutto muto; non riesco a capire
- vuole farci stare sulle spine; Gianna, manda un altro messaggio e scrivi che non si fa nulla
- dai papà, ormai è deciso
Lo fissai e gli domandai a bruciapelo
- davvero ti dispiacerebbe scoparmi?
- Gianna sei mia figlia; sei una donna bellissima, non nascondo che vederti nuda mi ha eccitato molto, ma sei mia figlia, cazzo; non si può
La sua risposta un po’ mi deluse; io avrei scopato con lui anche senza ordini.
Mangiammo nervosi per quel silenzio; era nella mia camera, a rilassarmi ed a leggere, quando il telefono si illuminò
- “stasera passo da voi. fatevi trovare entrambi nudi; tu, Gianna, con il solito tacco 12”
- “ok. Ti aspettiamo”, risposi d’istinto

Mi alzai dal letto ed andai verso mio padre
- “ha risposto; stasera viene a casa”
- “già da stasera?”
- “si, stasera, non ha indicato l’orario; ci vuole entrambi nudi”
- “Gianna, rifiutiamo”
- “No, papi, accettiamo, trascorriamo queste serate e non avremo più problemi”

Il pomeriggio trascorse lentamente; in casa c’era molta tensione. Mio padre mi evitava; cercava di non rimanere nella stessa stanza dove stavo io.
Alle sette e mezza sentimmo il campanello del citofono; senza dire nulla, ci spogliammo; calzai le scarpe tacco 12 e trovai mio padre già seduto in salotto.
Aprii la porta lasciandola socchiusa e lo raggiunsi sul divano. Eravamo due statue; nudi, in attesa; sentivo il battito del mio cuore e la rabbia di mio padre.
Lo vidi entrare; era bellissimo; ci ordinò di alzarci; mio padre era imbarazzatissimo, nudo, davanti a me nuda, sembrava una situazione grottesca.
Ci presentò due fogli dattiloscritti con le condizioni del contratto. Mio padre si precipitò a leggerli; a me veniva un po’ da ridere; se non fossimo stati nudi, avrei prestato più attenzione, ma in quella situazione, non riuscivo a concentrarmi; lessi distrattamente.
In quelle righe era racchiuso tutto ciò che ci aveva già prospettato: non potevamo rifiutare alcun ordine, pena la risoluzione del contratto; garantiva l’assenza di percosse o violenze fisiche e questa condizione mi rasserenò molto; era un tarlo che mi aveva seguito per tutto quel tempo; la paura del dolore fisico mi avrebbe fatto indietreggiare, invece avevo l’unica assicurazione che speravo; mi obbligava ad una visita ginecologica ed alla conseguente assunzione di pillola contraccettiva; eravamo obbligati ad accettare i successivi ordini che ci avrebbe impartito di volta in volta.
Papà lesse più volte le condizioni, apparve molto contrariato; poggiò i fogli sul tavolo e lo guardò con rabbia. Abbassai lo sguardo, presi a penna, leccai il bordo, e vidi il membro di mio padre turgido ed eccitato; chiesi dove dovessi firmare.
- “firma in calce all’ultima pagina ed a lati di ciascuna
Sorrisi, mi piegai a novanta gradi, mostrando il culo in tutto il suo prorompente erotismo. Sottoscrissi i fogli, mi alzai, passai la penna a mio padre, arrabbiato, ma molto eccitato. Firmò finalmente anche lui.
Eravamo i suoi schiavi.
Per prima cosa volle le chiavi di casa; da quel momento avrebbe avuto libero accesso a casa nostra per l’intera durata del contratto; ci consegno una copia del contratto sottoscritta anche da lui.
Ero ferma, rigida e preoccupata. Lo vidi avvicinarsi, mi prese con un braccio, mi attirò a se e mi infilò la lingua in bocca; mi lasciai andare ad un bacio passionale e lascivo e sentivo le sue mani sul mio culo; si staccò e mi avvertì che l’indomani pomeriggio aveva preso un appuntamento da un ginecologo suo amico. Ci saremmo andati insieme.
Sembrava stesse andando via e mi rilassai, ma lo sentii dire verso mio padre:
- “pezzente, siediti e guarda tua figlia mentre mi spompina”
Restai di ghiaccio non sapendo cosa fare; mi sarei dovuta inginocchiare e fare un pompino ad un uomo davanti a mio padre. Lo vidi andarsi a sedere sul divano, vinto ed umiliato.
Mi sentii strattonare per i capelli e spingermi in ginocchio; guardai davanti a me; non volevo vedere gli occhi di mio padre; gli sbottonai i jeans, presi in mano il cazzo ed iniziai a segarlo; aprii il palmo della mano per accoglierlo e masturbarlo lentamente; lo avvicinai alla bocca e gli leccai intorno al glande; sapevo di essere brava a spompinare ed ero solo imbarazzata di doverlo fare davanti a mio padre; gli tenni il cazzo nella mano ed abbassai la testa per succhiargli le palle; sentivo la sua eccitazione; mi abbassai ancor di più per leccargli il culo; volevo dimostrargli che la sua schiava ci sapeva fare; non smisi di segarlo finché mi dedicai alla verga, leccandola perbene ed infilandola in bocca; mi misi a pompare; lo sentivo crescere e pulsare nella mia bocca; mi aggrappai ai suoi fianchi per fargli sentire solo le labbra e la lingua e gelai quando lo sentii rivolgersi verso papà
- “pezzente, hai visto quant’è brava la svuota coglioni di tua figlia?
Abbassai lo sguardo e continuai a pompare, ma immaginavo lo stato d’animo di mio padre; non rispose né all’offesa né alla domanda; sentivo il suo sguardo su di me; non so perché, ma sentirmi osservata da lui mi stimolò a lavorare anche meglio su quel cazzo; volevo renderlo orgoglioso e fargli capire che per me non era un problema spompinare un cazzo.
Sentii la mano di lui accarezzarmi i capelli, si piegò e mi sussurrò un ordine; poi all’improvviso mi afferrò per i capelli, privò la mia bocca del suo cazzo e mi disse:
- di al pezzente di tuo padre, cosa sei
guardai mio padre, lo fissai con fatica, ma gli dissi:
- sono uno sborratoio, papi; se farai il bravo, potrai sborrare anche tu nella mia bocca, ma non stasera
mi afferrò nuovamente per i capelli e mi ficcò con forza il cazzo in bocca; era lui a comandare il ritmo; mi teneva premuta per contenere tutti il cazzo in bocca; mi strattonava i capelli e mi obbligava a pompare velocemente; quella forza invece che offendermi, mi eccitò da morire; adoravo essere presa in quella maniera; pompavo con gusto e facevo rumore con la bocca; mulinavo la lingua, sentivo un lago tra le mie gambe. Avevo la sua mano sulla testa che mi obbligava ad un soffocone; riuscii a sbirciare verso mio padre e lo vidi eccitatissimo, quanto avrei voluto accarezzargli quella verga.

Sentivo le sue mani ferme sulla mia testa; il cazzo completamente in bocca. La cappella toccava la mia gola, dovevo mulinare con la lingua per leccarlo e salivare così da impedirmi di vomitare; respiravo con il naso che però premeva sul suo pube. Non era la prima volta che mi trovava a praticare un soffocone, ma era la prima volta che avevo mio padre come spettatore; mi aggrappai ai suoi fianchi per muovermi più liberamente con la bocca; non vedevo cosa accadeva intorno a me; immaginavo lo stato di papà ed avrei voluto tranquillizzarlo che andasse tutto bene. Sentii le parole di lui
- resta seduto, pezzente
- per favore lasciala stare, non trattare così mia figlia; Gianna smettila di leccarglielo
- Prima cosa: per te non è più Gianna; oggi la dovrai chiamare sborratoio
- lasciala andare, non respira
- Tranquillo respira e sta mulinando anche la lingua intorno al mio cazzo...vero che ti piace, sborratoio?
Annuii con la testa, sentendo la forza delle mani farsi sempre più pressante
- Se ti vuoi rivolgere a questa troia, la devi chiamare sborratoio, disse rivolto a mio padre
- D’accordo, ma tu allenta la presa
- a chi devo allentare la presa?
- allo sborratoio
- Bravo, meriti un premio...ehi sborratoio, diamo un premio al pezzente?
Finalmente allentò la presa sulla testa e riuscii a sfilare il cazzo dalla bocca; presi fiato, avevo gli occhi lucidi, sollevai lo sguardo e gli chiesi:
- che premio dobbiamo dargli?
- Stasera, ti potrà pisciare in bocca...così diventerai pisciatoio
In passato avevo già ricevuto pisciate in bocca, ma l’idea che a farlo fosse mio padre mi lasció gelata.
Non ebbi tempo per rispondere perché mi riprese per i capelli e nuovamente mi ficcó il cazzo in bocca, scopandomela con forza per diverso tempo.
Stanco del gioco, afferrandomi per i capelli mi trascinò vicino a papà
- Forza sborratoio, fai vedere a tuo padre quanta sborra sai ingoiare
Sfilò di nuovo il cazzo e mi ordinò di spalancare la bocca e tirare fuori la lingua; appoggió il glande e lo sentii pulsare, esplodendo in una sborrata infinita; mi costrinse a guardare mio padre mentre ingoiavo la sua sborra.
I primi fiotti erano violenti e densi poi si mise a sborrare come una fontana. Sentivo lo sperma colare lungo la mia gola, ingoiandolo tutto, senza mai distogliere lo sguardo da mio padre. Gli guardai il cazzo: era durissimo, talmente eccitato che mi venne voglia di accarezzarlo; lo notò anche lui, perché gli chiese
- vuoi scoparti lo sborratoio
- no, non voglio
- non si direbbe…hai il cazzo in tiro da quando sono arrivato; ma se non vuoi, non ti sfiorerà; bene, sborratoio, mettiti carponi, con la testa tra le gambe del pezzente, ma non ti azzardare a toccargli il cazzo
Obbedii all’ordine e come potevo fare diversamente. Sentivo il profumo del cazzo di mio padre, lo vedevo pulsare, ma non potevo sfiorarlo. Non l’avevo mai visto così da vicino. Era talmente eccitato da essersi scappellato; ero carponi, fissando la verga di papà quando sentii un oggetto strusciarsi sulle labbra della figa. Ero bagnatissima e mi sentii penetrare. L’oggetto inizió a vibrare ed io a gemere. Tenevo le mani per terra, ma avrei voluto afferrare il cazzo di mio padre che stava impazzendo di eccitazione. Si muoveva da solo supplicando di essere toccato.
Mi trovai un fallo di silicone davanti alla bocca e fui costretto ad insalivarlo simulando un pompino; lo leccai immaginando fosse il cazzo di papà finché non me lo tolse dalla bocca per infilarmelo nel culo.
Mi misi a gemere come una pazza, sentivo le vibrazioni nella figa e nel culo, sollevai lo sguardo verso mio padre, non so che faccia abbia fatto, sentivo solo i miei gemiti e guardavo papà eccitatissimo. Godetti, chiusi gli occhi e sentii uno schizzo bagnarmi il viso; aprii istintivamente gli occhi e vidi il cazzo di mio padre che stava schizzando sborra senza nemmeno essere toccato; un secondo schizzo mi arrivó in faccia e vidi pian piano lo sperma colare lungo la sua verga.
- nessuno ti ha concesso di sborrare sul viso di tua figlia. Adesso dovrai pulirla
Vidi papà imbarazzato. cercò un fazzolettino per pulirmi
- che cazzo fai? Secondo te uno sborratoio come tua figlia va pulita con il fazzolettino? Pisciale in faccia, pezzente; piscia in faccia alla troia di tua figlia

Lo guardai, cercando di invitarlo a pisciarmi in faccia; non volevo che fosse in imbarazzo. Si alzò lentamente. Era in evidente difficoltà quando prese il cazzo in mano; avvicinai il volto, chiudendo gli occhi; aspettai in silenzio finché sentii la pisciata di papà inondarmi la faccia. Mi ordinó di aprire la bocca e bevvi un bel po’ di piscio
- bene; per un anno, tua figlia sarà il tuo personale pisciatoio, disse a papà.
- Rimanete nudi, senza lavarvi. Preparate la cena e mangiate; io tornerò più tardi.

Prese le chiavi di casa nostra ed andò via. In ogni momento sarebbe potuto tornare. Mi alzai, grondavo piscio dal volto, avevo ancora i due vibratori, per fortuna spenti, infilati nella figa e nel culo; li sfilai delicatamente; guardai papà; era rosso in volto, più per l’imbarazzo di avermi sborrato e pisciato in faccia che per la rabbia; lo accarezzai…

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