Gianna...ricatto e riscatto II parte (l'accordo)

Scritto da , il 2020-05-08, genere dominazione

Non risposi subito al messaggio; aspettai il pomeriggio, immaginando Gianna e Donato in attesa.
“stasera passo da voi. fatevi trovare entrambi nudi; tu, Gianna, con il solito tacco 12”
“ok. Ti aspettiamo”, fu la laconica risposta.

Arrivai a casa loro per l’ora di cena.
Citofonai e salii; trovai la porta socchiusa, entrai e li trovai entrambi seduti in salotto, nudi e timorosi.
Cercai di rimanere serio e li feci alzare. Donato era molto imbarazzato; Gianna ostentava sicurezza che nascondeva, però, molta paura dell’ignoto.
Gli presentai due fogli dattiloscritti con le condizioni del contratto.
Donato si precipitò a leggere i due fogli dell’accordo.
In quelle righe era racchiuso tutto ciò che avevo già prospettato: non potevano rifiutare alcun ordine, pena la risoluzione del contratto; dal mio canto, garantivo l’assenza di percosse o violenze fisiche, obbligavo Gianna ad una visita ginecologica ed alla conseguente assunzione di pillola contraccettiva; erano obbligati ad accettare i successivi ordini impartiti di volta in volta.
Gianna lesse distrattamente, Donato esaminò per bene ed apparve sempre più contrariato, poggiò i fogli sul tavolo e mi guardò con aria di sfida. non si accorse di quanto fosse ridicolo, completamente nudo, a sfidarmi. Mostrava anche una erezione nel guardare la figlia prendere una penna, leccarne l’estremità e chiedere dove dovesse firmare.
Le indicai i punti, lei si piegò a novanta gradi, mostrando tutte le grazie del proprio culo e sottoscrisse i fogli. Passò la penna al padre. Donato guardò Gianna e con difficoltà, sottoscrisse l’accordo.

Mi feci consegnare le chiavi di casa, avevo libero accesso a casa loro per l’intera durata del contratto; presi una delle due copie, è la firmai anche io. Presi l’altra firmata da loro, la piegai e la misi in tasca. Mi avvicinai a Gianna e le infilai la lingua in bocca...le palpai il culo e le dissi che l’indomani pomeriggio aveva appuntamento da un ginecologo mio amico. L’avrei accompagnata io...
Prima di andare via ordinai a Donato di sedersi e di osservare la figlia farmi un pompino.
Si andò a sedere, sempre nudo, sul divano; presi Gianna per i capelli e la spinsi in ginocchio; mi sbottonò i jeans e tirò fuori il mio cazzo; lo segò e lo leccò; si dedicò con devozione alla mia eccitazione; guardai Donato: aveva lo sguardo rapito dall’arte pompinara della figlia.
Gianna mi leccó sotto le palle, si soffermò con la lingua a leccarmi il culo, tenendo il cazzo duro in mano; passò a leccare la verga, infilandosela in bocca ed iniziando a pompare
- pezzente, hai visto quant’è brava la svuota coglioni di tua figlia?
Donato era inebetito; non rispose né all’offesa né alla domanda; fissava, incredulo, la figlia alle prese con il mio cazzo; la vedeva lavorare per bene e con esperienza, segno di essere abituata a spompinare.
Mi piegai, le accarezzai i capelli e le sussurrai nell’orecchio; quindi l’afferrai per i capelli, le sfilai il cazzo dalla bocca e le ordinai:
- di al pezzente di tuo padre, cosa sei
Gianna eseguì l’ordine che le avevo impartito sussurrandole nell’orecchio
- sono uno sborratoio, papi; se farai il bravo, potrai sborrare anche tu nella mia bocca, ma non stasera
sorrisi, la presi e la costrinsi a prendere di nuovo il cazzo in bocca sino a tenerlo in gola; afferrandola per i capelli, la feci pompare velocemente. Gianna faceva rumore con la bocca, lacrimava dagli occhi, ma si stava eccitando moltissimo. Sbirciò verso il padre e vide il cazzo farsi durissimo. Sorrise intimamente e non le sarebbe dispiaciuto prestare un po’ di attenzioni anche alla verga paterna, ma non poteva decidere nulla.

Erano lì, in balia delle mie decisioni, ed erano solo all’inizio; quella serata non era altro che un piccolo assaggio dell’anno che avrebbero trascorso. Non potevano nemmeno immaginare le umiliazioni che avrei inferto loro...ma volevo iniziare in maniera soft, senza esagerare.
Lasciai che Gianna continuasse a spompinarmi davanti allo sguardo pietrificato di Donato. La presi da dietro la testa e la spinsi obbligandola a prendere il cazzo completamente in bocca. Gianna si aggrappò ai miei fianchi cercando di respirare con il naso che premeva, però, sul mio pube...guardai Donato che fece per alzarsi ed aiutare la figlia, ma lo bloccai con tre semplici parole
- resta seduto, pezzente
Donato fece retromarcia, ma mi pregò:
- per favore lasciala stare, non trattarla così mia figlia; Gianna smettila di leccarglielo
- Prima cosa: per te non è più Gianna; oggi la dovrai chiamare sborratoio
- lasciala andare, non respira
- Tranquillo respira e sta mulinando anche la lingua intorno al mio cazzo...vero che ti piace, sborratoio? così dicendo, forzai ancora di più la presa, muovendo il cazzo dentro la sua bocca.
Gianna cercò di assentire con la testa. Mi voltai verso Donato e gli ordinai di chiamare la figlia sborratoio
- D’accordo, ma tu allenta la presa allo sborratoio
- Bravo, meriti un premio...ehi sborratoio, diamo un premio al pezzente?
Allentai la presa per farle rispondere; Gianna sfilò il cazzo formando un filo di saliva; aveva le lacrime agli occhi per lo sforzo, si allontanò per prendere fiato, mi guardò e rispose:
- che premio dobbiamo dargli?
- Stasera, ti potrà pisciare in bocca...così diventerai pisciatoio
le ficcai di nuovo il cazzo in bocca. Le scopai la bocca con forza, strattonandola per i capelli
La trascinai vicino al padre, tenendole sempre il cazzo in bocca e le dissi
- Forza sborratoio, fai vedere a tuo padre quanta sborra sai ingoiare
Appoggiai il cazzo sulla sua lingua ed esplosi in una sborrata senza fine. La presi per i capelli intimandole di guardare il padre mentre ingoiava la mia sborra.
Tenne la bocca aperta, la cappella del mio cazzo che pulsava appoggiata sulla sua lingua e lo sperma che usciva a fiotti direttamente nella sua gola. Gianna fissava il padre mentre sentiva il caldo seme scorrerle dentro; attese sino all’ultima goccia, le sfilai il cazzo dalla bocca e la lasciai inginocchiata. Donato era impietrito sul divano, nudo con il cazzo che non nascondeva quanto fosse eccitato.
Gianna aveva una voglia matta di toccarlo, di soddisfarlo. Chiesi a Donato:
- vuoi scoparti lo sborratoio
- no, non voglio
- non si direbbe…hai il cazzo in tiro da quando sono arrivato; ma se non vuoi, non ti sfiorerà; bene, sborratoio, mettiti carponi, con la testa tra le gambe del pezzente, ma non ti azzardare a toccargli il cazzo

Gianna obbedì...si sistemò a quattro zampe stando con la testa a pochi centimetri dal cazzo del padre; mi allontanai e tornai con due falli, uno con diametro sette ed uno con diametro cinque. Presi quello più largo, lo inumidii con i suoi umori e infilai nella figa; quando fu sistemato, feci partire la vibrazione. Gianna iniziò a gemere, guardando il cazzo del padre a pochi centimetri dalla propria bocca. Voleva prenderlo, ma non poteva.
Donato non poteva toccarsi e si stava eccitando da morire, anche se si vergognava di ammetterlo con se stesso.
Presi il fallo più piccolo e ordinai a Gianna di insalivarlo per bene; quindi lo ripresi e lo infilai nel suo culo. Iniziò a gemere come una pazza, guardava il padre con occhi lussuriosi, ansimava e gemeva sino a prorompere in un prolungato orgasmo; chiuse gli occhi ed in quel momento, senza nemmeno toccarsi, Donato sborrò ed i primi schizzi colpirono il viso della figlia.
Guardai Gianna con sul volto lo sperma del padre. Guardai Donato e gli dissi:
- nessuno ti ha concesso di sborrare sul viso di tua figlia. Adesso dovrai pulirla
Donato sbiancò non sapendo come intendevo fargli pulire il viso della figlia. Teneramente cercò un fazzolettino.
- che cazzo fai? Secondo te uno sborratoio come tua figlia va pulita con il fazzolettino? Pisciale in faccia, pezzente; piscia in faccia alla troia di tua figlia
Donato si alzò lentamente. Non voleva farlo, ma sapeva di essere costretto. Prese il cazzo in mano e lo diresse verso il volto della figlia; qualche secondo ed iniziò a pisciarle in faccia.
Gianna rimase immobile, in un atteggiamento di ostentata resistenza, accogliendo in faccia tutta la pisciata del padre. Le ordinai di aprire la bocca, così obbligandola a bere gli schizzi che Donato incautamente le dirigeva tra le labbra. Dopo un abbondante minuto, la pisciata terminò.
- bene; per un anno, tua figlia sarà il tuo personale pisciatoio, dissi all’uomo.
- Rimanete nudi, senza lavarvi. Preparate la cena e mangiate; io tornerò più tardi.

Presi le chiavi di casa loro ed andai via. In ogni momento sarei potuto tornare

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