Gianna...ricatto e riscatto I parte (la proposta) - LEI

Scritto da , il 2020-05-07, genere dominazione

Già sapevo che mio padre aveva un grosso problema; erano anni che il suo sorriso era forzato e non riusciva a superare la sua preoccupazione; adesso rischiava di perdere tutto, soprattutto la casa acquistata con grossi sacrifici.
Quella maledetta causa era andata malissimo e le conseguenze si erano già abbattute sulla nostra famiglia.
Mi presento: mi chiamo Gianna, 38 anni, capelli rossi, alta circa 1.60, asciutta e sensuale. Ho molta cura del mio corpo, ed avendo un seno davvero insignificante, ho investito tutto sul mio culo, alto, sodo, perfetto; mi alleno molto per tenermi tonica e cammino anche molto; appena posso non utilizzo la macchina perché odio guidare.
Ho avuto due storie importanti nella mia vita, naufragate per il mio carattere un po’ rigido per come intendo la coppia; amo il sesso e da qualche anno mi diverto, ma non riesco ad innamorarmi perché sono molto esigente; credo ancora nell’amore fiabesco ed indimenticabile e sono certa che lo troverò. Certo sarà un po’ difficile finché vivrò con mio padre, ma non voglio lasciarlo solo, e mi dedico al mio lavoro di consulente del lavoro in uno studio legale. Ho acceso un mutuo per l’acquisto di una casa, ma mi trasferirò non prima che finiscano i lavori.

Quella mattina papà doveva andare dall’avvocato del suo creditore che aveva già preannunciato di voler pignorare casa nostra.

Mi offrii per accompagnarlo, ma mi rassicuró dicendo che un modo per risolvere quel problema l’avrebbe trovato; sapevamo entrambi che non c’era, invece, soluzione

Ero a casa quando papà tornò scuro in volto
- mi vuole fare una proposta
- Bene dai; forse davvero riusciamo a risolvere tutto, risposi con una improvvisa ed inaspettata speranza
- Vuole che torni domani, e tu dovrai venire con me
- Io? Te l’ha chiesto lui?
- Si, pretende anche la tua presenza
- E perché?
- Non voglio nemmeno immaginare che tipo di proposta debba farci
Sorrisi; lo conoscevo, era un gran bell’uomo, affascinante e pieno di soldi, donne e voglia di vivere; non mi sarebbe dispiaciuto fare sesso con lui e se questo significava tenerci la casa, avrei unito l’utile al dilettevole
- Dai, non pensiamo subito al peggio; magari vuole la mia busta paga come garanzia
- Oppure vuole qualcos’altro
Non risposi, ma un fremito percorse il mio corpo e non era paura...

Il giorno dopo sentivo l’adrenalina scorrermi dentro; avevo già deciso come vestirmi. Presi un leggins nero in ecopelle che aderiva come un guanto, facendo risaltare la forma perfetta del mio culo; misi un top ed un giubbino bianco corto così da non coprire nulla. Calzai un paio di classiche décolleté tacco 14.
Papà quando mi vide ebbe la solita reazione che già conoscevo: ammirazione ed eccitazione che cercava di nascondere a sé stesso.
Avevo già nutrito il sospetto che alle volte, in mia assenza, sborrasse sui miei micro slip; alcune volte avevo trovato delle macchie rapprese e sospette e mi dispiaceva non avesse mai osato, la risposta non sarebbe stata negativa.
Gli sorrisi come sempre, gli detti un bacio sulla guancia e feci finta di non accorgermi che, abbracciandomi, provasse a sfiorarmi il culo.

Arrivammo puntualissimi. Papà era sin troppo teso e mi dispiacque, ma era ben decisa ad accettare la proposta anche se non sapevo quale fosse.
Iniziai subito a civettare mostrandomi disponibile anche con i gesti del corpo.
Ero convinta che la proposta fosse limitata ad una serata di sesso, che ben sarebbe valsa la soluzione dei problemi, anche perché lui si confermava un figo pazzesco, con un indiscutibile fascino.

Senza giri di parole formuló la proposta:
- il debito è importante. Non riuscirete mai a pagarlo, se non facendovi pignorare la casa. Nessuna banca vi concederà un prestito e lo sapete bene; Gianna ha già avuto il mutuo ed un altro prestito ve lo scordate; sul conto siete perennemente in rosso; la procedura richiede almeno un paio di anni ed alla fine la vostra casa si vende. Perché si vende; è una casa tenuta bene in una zona appetibile. La mia proposta è risolvere questa questione in un anno
Dunque, sapeva anche del mio mutuo, però una domanda mi venne spontanea
- Un anno? Chiesi sorpresa
- Si, un anno. Per un anno sarete alle mie strette dipendenze; il che vuol dire che continuerete la vostra vita, il lavoro, il tempo libero, ma quando ne avrò voglia, potrà essere la mattina, il pomeriggio, la sera o durante i fine settimana, sarete miei completi schiavi
Sobbalzai; cosa poteva intendere per schiavi. Pensavo una notte, un anno cambiava un po’ di prospettive; volevo chiarimenti e le mie certezze iniziarono a vacillare
- e se rifiutassimo?
- liberissimi, ovviamente; come sarete liberi di rompere il patto in ogni momento che vorrete; a quel punto scaleremmo dal debito il tempo trascorso in schiavitù; agirei esecutivamente per il debito residuo.
Guardai papi; vidi la sua rabbia mentre io iniziai ad essere più che nervosa, indecisa e sorpresa. Avevo immaginato qualcosa di simile, ma non certo per un tempo così lungo. Però qualcosa avevo recepito, perché in mezzo alle gambe mi allagai; dovevo capire a cosa sarei andata incontro, perché era chiaro che la schiava sarei stata più io che mio padre
- cosa intendi per schiavi?
- Gianna non mi interessa cosa intende per schiavi; non voglio che mia figlia diventi la sua serva
- fallo rispondere, papà
- che dovrete fare ogni cosa vi chieda; vi posso solo assicurare che non avrete mai dolore fisico, non subirete percosse, non riceverete alcuna violenza fisica, ma potrete trovarvi in situazioni estremamente umilianti e degradanti, vidi i suoi occhi puntare verso i miei e sentii le parole che avevo immaginato
- soprattutto tu
rimasi impietrita più dal suo sguardo che dalla prospettiva che, invece, stuzzicava la mia eccitazione. Mi piaceva essere dominata a letto; nelle mie relazioni, avevo subito spesso umiliazioni erotiche, ma quello sguardo mi spaventó e fece barcollare la mia sicurezza
- Quanto tempo abbiamo per pensarci?
- Domani mattina mandatemi un messaggio. Se accettate, mi manderete una foto tua, nuda, avvinghiata a Donato
- Non se ne parla, rispose papà
- Lascialo continuare, lo interruppi
- Se non accettate, manderete una foto con voi due vestiti ed un trolley tra voi...tempo due anni e lascerete la casa. Potete andare, adesso
Si alzò per farci capire che l’incontro era concluso; aveva formulato la sua proposta e la destinataria ero io, ecco perché aveva preteso la mia presenza; papà era rosso in volto, si sarebbe scagliato volentieri, ma non aveva né la forza interiore né quella fisica per farlo; io riflettevo; avevo una gran voglia di diventare la sua slave, ma avevo anche timore dell’ignoto. Stavo pensando, quando sentii la voce di papà
- Sei un porco, l’apostrofò e fu il massimo che riuscì a dire ed a fare
- purtroppo per te, hai un grosso debito ed una figlia molto sensuale
Accennai un sorriso per quel complimento delicato, ma non volevo urtare la sensibilità di mio padre.
Raccolsi con molta calma la borsa, dandogli le spalle e mostrandogli il mio pezzo forte: il culo fasciato dal leggins; sentii i suoi occhi palparmelo, e la prima reazione che ebbi, fu un lago tra le gambe; andai verso la porta, seguendo mio padre, ma prima mi voltai, gli porsi la mano e con lo sguardo sensuale, sussurrai
- lo convinco io, facendo l’occhiolino ed uscendo da quello studio

Arrivammo alla macchina senza dire una parola; camminavo un passo dietro mio padre per gustarmi le macchine rallentare per guardare il mio sculettamento; lo lasciai guidare, anche perché non sopportavo farlo; entrati in macchina, papà attaccò:
- Ti rendi conto cosa ci ha chiesto quello stronzo?
- papà abbiamo un ottimo motivo per accettare; in un anno non si tratterrà di ogni giorno e poi vedrai che a lungo andare si stancherà ed intanto avremo saldato il nostro debito
- il mio debito, Gianna, il mio debito
- il tuo debito, ok; ma quante volte, in passato, hai fatto tu qualcosa per me; oggi questa questione la risolviamo insieme
- non la risolviamo insieme, la risolvi tu; è te che vuole ed è a te che chiederà cose inimmaginabili;
- ma no, si tratterrà delle solite perversioni di un uomo; vorrà il mio culo, la mia bocca, vorrà fare qualche gioco, mi sorpresi a parlare liberamente, per la prima volta, con mio padre.
In passato avevo già avuto qualche esperienza particolare, ero stata costretta a farmi pisciare addosso ed il mio culo era bello largo per i cazzi presi, ma mi astenni dal confessarlo per non agitarlo e per non dirgli che la sua figlioletta, a letto si trasformava
- a me non va, ok? Sei mia figlia, cazzo
- tua figlia di quasi 40 anni, papà
- ci chiederà di scopare insieme. Altrimenti che senso avrebbe la foto richiesta
- be’, non dirmi che ti dispiace, azzardai
- Gianna, sei mia figlia, cazzo
- sono tua figlia, ma siamo anche una donna ed un uomo
Sapevo che papà mi guardava, da tempo, come una donna; più volte si era strusciato su di me e quando veniva a prendermi, dopo qualche serata modaiola, non smetteva di guardarmi arrapato; per calmarlo gli mise una mano sulla gamba
- cazzo Gianna, smettila…ma vidi un gonfiore sulla sua patta
- se dovesse esagerare, potremo tirarci indietro
- il danno alla beffa; non estinguiamo il debito ed intanto ci siamo giocati la reputazione
- papà dai, rimarrà tra noi, nessuna reputazione in pericolo
- Gianna non voglio; si tratta di far fare a mia figlia la puttana e non esiste nemmeno ragionarci su
- nessuna puttana; si tratta di giocare con tua figlia…per una valida ragione, gli sorrisi, atteggiando qualche smorfia alla quale non sapeva resistere, gli stampai un bacio sulla guancia e cadde nuovamente il silenzio

La notte trascorse insonne.
Sentivo papà rigirarsi nel letto, io avevo già deciso di accettare.
Mi alzai e preparai la colazione, aspettando che papà si alzasse; evitammo di parlare dell’unico argomento che faceva compagnia nella nostra testa; terminammo di mangiare e papà si preparò per andare a lavorare; quando anche io ero quasi pronta, lo vidi prendere il trolley; era deciso a rifiutare.
- che fai con quel trolley?
- lo preparo per la foto
- mettilo a posto e così dicendo, improvvisamente, iniziai a spogliarmi davanti a lui; sono certa mi avesse spiato molte volte quando mi cambiavo, adesso gli stavo dedicando uno spogliarello. Rimase fermo a guardarmi; sbottonai la camicia lentamente, fissandolo negli occhi; mi liberai del reggiseno, mi girai dandogli le spalle e dopo aver sbottonato il jeans, lo feci cadere ai piedi, muovendo sensualmente il mio meraviglioso culo, mi piegai, lo guardai, mi avvicinai e gli regalai un bacio delicato sulle labbra, quindi mi sfilai gli slip e rimasi nuda davanti a lui:
- dai papà, vai a mettere a posto quel cazzo di trolley; ci divertiamo e risolviamo il nostro grosso problema
- d’accordo, ma non sono affatto convinto
Era eccitatissimo e mise a posto il trolley.
Andai in salotto, sistemai il telefono per la foto, chiamai mio padre e gli dissi di sedersi sul divano; dopo aver programmato il timer per la foto, mi avvicinai e mi sedetti, completamente nuda, di traverso sulle sue gambe, gli presi una mano e gli sussurrai di rilassarsi, la sistemai sulla mia chiappa più esposta, lo abbracciai eroticamente e gli suggerii di palparmi quel bellissimo culo che avevo, poi ci fu il rumore dello scatto della fotografia.
avevo la foto…adesso ero pronta ad inviare il messaggio; mi alzai, andai a recuperare il telefono, guardai la foto: era perfetta; lo raggiunsi, gli mostrai la foto, ero nuda e sorridente, il telefono in mano
- papà è perfetta, guardala
- Gianna io non voglio
Mi piegai su di lui, gli misi una mano sulla sua evidente eccitazione
- mmmh…che bel cazzo devi avere…non si direbbe che sei contrario…allora siamo d’accordo? mando la foto
- fai come ti pare…
Gianna richiamò la foto e mandò al mio numero il messaggio…

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