Gianna...ricatto e riscatto I parte (la proposta)

Scritto da , il 2020-05-07, genere dominazione

Donato aveva un grosso problema ed ora i nodi erano venuti al pettine. Rischiava di perdere tutto, anche la casa acquistata con grossi sacrifici. Una figlia, Serena, viveva a Bologna, ma la seconda, Gianna, viveva ancora con lui.
38 anni, capelli rossi, alta circa 1.60, asciutta e sensuale, non riusciva, però ad avere una vita sentimentale stabile. Aveva avuto due storie importanti, per il resto era sempre alla ricerca dell’amore della sua vita e, comunque, era ancora a carico di Donato, seppur lei lavorasse in uno studio legale e di consulenza del lavoro.
Donato ormai dormiva poco, assillato com’era da quel problema. Mi doveva un bel più di soldi per via di due cause perse malamente.
Venne in studio a cercare di trovare un’intesa. Qualche mese prima avevo conosciuto, per caso, Gianna, e solo dopo ho scoperto fosse la figlia di Donato. Avevo anche avuto una brevissima relazione, all’insaputa del padre...almeno così credevo.

Stavamo parlando da quasi un’ora, ma le sue proposte erano irricevibili.
- sa, ho anche una figlia con me, come devo fare se perdo la casa? Lei poi è così bella che non merita di andare a mendicare per trovare un posto dove abitare
- mendicare, no; si può trovare una soluzione, ma devo parlare anche con sua figlia, per farvi una proposta
Donato era perplesso, ma anche speranzoso; ma perchè questa proposta doveva essere formulata anche alla presenza della figlia Gianna? Temeva di conoscere la risposta, e si ritrovò ad eccitarsi.
Tornò a casa e mise al corrente la figlia.
Gianna sapeva delle difficoltà, sapeva anche del mio coinvolgimento e quando il padre le disse che l’indomani sarebbero dovuti tornare da me insieme, Gianna immaginò il tipo di proposta che avrei fatto...e decise di conseguenza come vestirsi.

Arrivarono puntualissimi. Donato era molto teso ed imbarazzato; Gianna apparve subito sfrontata, mostrando un’apparente sicurezza. Indossava un leggins nero in ecopelle strettissimo, un top ed un giubbino bianco molto corto. Scarpe nere con tacco 14.
Senza giri di parole formulai la mia proposta:
- il debito è importante. Non riuscirete mai a pagarlo, se non facendovi pignorare la casa. Nessuna banca vi concederà un prestito e lo sapete bene; Gianna ha già avuto il mutuo ed un altro prestito ve lo scordate; sul conto siete perennemente in rosso; la procedura richiede almeno un paio di anni ed alla fine la vostra casa si vende. Perché si vende; è una casa tenuta bene in una zona appetibile. La mia proposta è risolvere questa questione in un anno
- Un anno? Chiesero all’unisono i due
- Si, un anno. Per un anno sarete alle mie strette dipendenze; il che vuol dire che continuerete la vostra vita, il lavoro, il tempo libero, ma quando ne avrò voglia, potrà essere la mattina, il pomeriggio, la sera o durante i fine settimana, sarete miei completi schiavi
Questa parola li fece tremare. Finché Gianna chiese
- e se rifiutassimo?
- liberissimi, ovviamente; come sarete liberi di rompere il patto in ogni momento che vorrete; a quel punto scaleremmo dal debito il tempo trascorso in schiavitù; agirei esecutivamente per il debito residuo.
Donato e Gianna si guardarono vistosamente nervosi. Da un lato avrebbero voluto alzarsi indignati, ma c’era una luce nei loro occhi, la luce dell’eccitazione e della perversione; anche la luce della speranza di togliersi il debito, ma era la prima luce che mi convinse che avrebbero accettato; lessi determinazione e curiosità negli occhi di Gianna; speranza in quelli di Donato.
- cosa intendi per schiavi?, chiese sempre Gianna
- che dovrete fare ogni cosa vi chieda; vi posso solo assicurare che non avrete mai dolore fisico, non subirete percosse, non riceverete alcuna violenza fisica, ma potrete trovarvi in situazioni estremamente umilianti e degradanti... mi girai verso Gianna e, guardandola, aggiunsi: soprattutto tu
Gianna rimase impietrita dal mio sguardo, ma sapevo che quelle parole le avrebbero ancor più solleticato l’eccitazione
- Quanto tempo abbiamo per pensarci?
- Domani mattina mandatemi un messaggio. Se accettate, mi manderete una foto tua, nuda, avvinghiata a Donato
- Non se ne parla, rispose il padre
- Lascialo continuare, lo interruppe la figlia
- Se non accettate, manderete una foto con voi due vestiti ed un trolley tra voi...tempo due anni e lascerete la casa. Potete andare, adesso
Mi alzai dichiarando concluso l’incontro
- Sei un porco, mi apostrofò Donato
- purtroppo per te, hai un grosso debito ed una figlia molto sensuale
Osservai Gianna. Rimase in silenzio, stava già pensando; raccolse con calma la propria borsa, fece bene in modo da mostrare il culo fasciato dal leggins...prima di andarsene si giró verso di me, mi porse la mano e con lo sguardo sensuale, sussurrò
- lo convinco io, facendo l’occhiolino e raggiungendo il padre fuori dalla porta

Restai a riflettere e mi sorpresi a sorridere…chiusi gli occhi ed immaginai la scena

Arrivarono alla macchina, in silenzio; Donato si mise al posto di guida (Gianna odiava guidare), sbattendo la portiera; Gianna aprì lo sportello e si sedette pensierosa
- Ti rendi conto cosa ci ha chiesto quello stronzo? iniziò a parlare Donato
- papà abbiamo un ottimo motivo per accettare; in un anno non si tratterrà di ogni giorno e poi vedrai che a lungo andare si stancherà ed intanto avremo saldato il nostro debito
- il mio debito, Gianna, il mio debito
- il tuo debito, ok; ma quante volte, in passato, hai fatto tu qualcosa per me; oggi questa questione la risolviamo insieme
- non la risolviamo insieme, la risolvi tu; è te che vuole ed è a te che chiederà cose inimmaginabili;
- ma no, si tratterrà delle solite perversioni di un uomo; vorrà il mio culo, la mia bocca, vorrà fare qualche gioco, si sorprese Gianna a parlare così liberamente con il padre
- a me non va, ok? Sei mia figlia, cazzo
- tua figlia di quasi 40 anni, papà
- ci chiederà di scopare insieme. Altrimenti che senso avrebbe la foto richiesta
- be’, non dirmi che ti dispiace
- Gianna, sei mia figlia, cazzo
- sono tua figlia, ma siamo anche una donna ed un uomo e dicendogli questo, gli mise una mano sulla gamba
- cazzo Gianna, smettila…ma si ritrovò di nuovo ad eccitarsi
- se dovesse esagerare, potremo tirarci indietro
- il danno alla beffa; non estinguiamo il debito ed intanto ci siamo giocati la reputazione
- papà dai, rimarrà tra noi, nessuna reputazione in pericolo
- Gianna non voglio; si tratta di far fare a mia figlia la puttana e non esiste nemmeno ragionarci su
- nessuna puttana; si tratta di giocare con tua figlia…per una valida ragione, sorrise come solo lei sapeva fare con il padre; gli fece gli occhi dolci che tanto Donato amava…
Cadde nuovamente il silenzio ed arrivarono a casa

La notte trascorse insonne.
Donato si rigirava nel letto, pensieroso e preoccupato, cercando di trovare un’alternativa a quella situazione. Gianna era decisa ad accettare.
La mattina seguente si videro per la colazione; Gianna la preparò come al solito e si sedette al tavolo con il padre; non parlarono di quel che era l’argomento principale, se non l’unico, nella loro testa; terminata la colazione, Donato si preparò per uscire, ma prima andò a prendere il trolley; era deciso a rifiutare.
Gianna era pronta per andare in ufficio, indossava un paio di jeans ed una camicia e vide il trolley
- che fai con quel trolley?
- lo preparo per la foto
- mettilo a posto e così dicendo iniziò a spogliarsi
Donato non credeva ai propri occhi; rimase impietrito in piedi, osservando la figlia spogliarsi. Gianna si spogliò lentamente davanti al padre; sbottonò la camicia e si tolse il reggiseno; aveva tette molto piccole, era il culo il suo pezzo molto forte.
Dette le spalle al padre, sbottonò il jeans e lentamente lo fece cadere ai piedi, sfilandolo e restando con solo gli slip. Si avvicinò al padre, gli dette un tenero bacio sulle labbra e si liberò anche degli slip; si fece ammirare nuda e disse:
- dai papà, vai a mettere a posto quel cazzo di trolley; ci divertiamo e risolviamo il nostro grosso problema
- d’accordo, ma non sono affatto convinto
Donato sistemò il trolley da dove l’aveva preso… Gianna andò in salotto, sistemò il telefono per la foto, chiamò il padre e lo fece sedere sul divano; programmò il timer per la foto, si avvicinò a Donato e si sedette, nuda, di traverso sulle sue gambe, prese una mano del padre e la sistemò sulla sua chiappa più esposta, abbracciandolo eroticamente ed attese il click…
aveva la foto…adesso era pronta ad inviare il messaggio; si alzò, andò a recuperare il telefono, guardò la foto, era perfetta, si girò verso il padre, ancora inebetito e fermo sul divano. Gianna era nuda e sorridente; il telefono in mano
- papà è perfetta, guardala
- Gianna io non voglio
Gianna guardò il padre, vide il gonfiore alla patta dei pantaloni, si piegò su di lui, gli accarezzò il cazzo durissimo ed aggiunse
- non si direbbe…allora siamo d’accordo? mando la foto
- fai come ti pare…
Gianna richiamò la foto e mandò al mio numero il messaggio

Ero già in studio quando arrivò la notifica del messaggio. Aprii e vidi il mittente…sorrisi…e sorrisi maggiormente quando vidi la foto…”brava la puttanella”, pensai…

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