La leggenda di Donna Regina

Scritto da , il 2020-04-20, genere pulp

Di leggende di paese ne ho sentite tante, all'epoca della mia infanzia, o meglio, ne ho spiate parecchie perchè erano storie che per lo più non si raccontavano davanti ai bambini.
La più intrigante era senz'altro quella su Donna Regina. Ne esistevano versioni contrastanti che ho cercato di raccogliere e di armonizzare: ecco quello che ne ho ricavato.
Regina era un essere su cui, già da ragazza, circolavano strane voci che la volevano "maciara", dedita cioè a pratiche di magia anche se nessuno poteva fornirne delle prove. Orfana dei genitori fin da bambina, era cresciuta con una ricca zia che se l'era tenuta in casa senza mandarla a scuola e senza quasi farla uscire di casa. A leggere e scrivere le aveva insegnato la zia ed essendo casa loro ben fornita di libri, Regina a quindici anni ne sapeva più di quasi tutti i suoi coetanei. Stava diventando una gran bella ragazza: alta, scurissimi i capelli e gli occhi, la pelle bianca come il latte, il petto bello pieno; le poche volte che la si vedeva in giro teneva lo sguardo basso, avvolta in abiti neri e con il volto ricoperto da un velo altrettanto scuro.
Tutti perdevano la testa per lei e la sua bellezza, unita al mistero e al riserbo che l'accompagnavano e che sembravano coprirla come gli abiti scuri, suscitò la fredda gelosia delle donne del paese e ne alimentò le chiacchiere sul fatto che fosse una mezza strega.
Quando compì i diciotto anni iniziarono a fioccare le proposte di matrimonio ma la zia presto raggelò tutti quanti affermando che la nipote non intendeva sposarsi, mai.
La sorprendente notizia ebbe l'effetto di innalzare all'improvviso le simpatie di tutti, persino delle donne, verso la povera ragazza. Ognuno pensava che la tirannica zia volesse tenersi stretta l'unica compagnia della sua vita e che, avara com'era, non desiderasse darle nemmeno un soldo di dote. Che poteva fare una ragazza senza mezzi e cresciuta nella bambagia, incapace di guadagnarsi il pane da sola, se non obbedire e aspettare che il tempo la liberasse dalla dispotica parente e la rendesse unica erede ?
Questo avvenne prima del previsto: dopo quattro anni la zia si ammalò gravemente e dopo un anno di sofferenze morì. Le donne, tornate ostili a Regina, mormorarono che forse le male arti della nipote avevano accelerato la fine della donna: maldicenza contraddetta da coloro (medico, farmacista, prete) che avevano frequentato la casa della malata e che potevano testimoniare di come la ragazza si fosse prodigata nelle cure alla zia e come avesse pianto alla sua morte. Al funerale, scrutandone l'imponente figura più che mai ammantata di nero, molti si chiesero se adesso, diventata libera e ricca, avrebbe deciso cosa fare della propria vita.
Sei mesi dopo la morte della vecchia signora, il paese accolse con stupore la notizia del fidanzamento di Regina con Paolo F., il figlio del farmacista. Paolo era un gran bel ragazzo, biondo, occhi azzurri, sfrontato e audace. Era anche considerato uno scioperato, uno che non aveva mai lavorato in vita sua e che non avrebbe mai desiderato farlo.
"Si è piazzato bene, il signorino."
"Dategli qualche anno e il patrimonio di Regina se lo sarà giocato a carte !"
"Non credete: secondo me quella è una che comanda a bacchetta e se lo metterà sotto i piedi."
"Voglio vedere come finisce questo matrimonio !"
Finito il lutto per la zia, Regina sposò Paolo in una radiosa mattina di maggio e dopo il sontuoso ricevimento partirono per il viaggio di nozze.
Una settimana dopo tutti allibirono alla notizia della morte di Paolo, avvenuta a Roma. Su cosa fosse successo si susseguirono le notizie più disparate, le voci più incontrollate ma quando si seppe che le esequie non si sarebbero tenute in chiesa, fu chiaro che il figlio del farmacista si era suicidato.
"Si è buttato da un ponte nel Tevere ... pare che fosse ubriaco ..."
"Ma perchè poi ?"
"Quella megera lo ha ammaliato ..."
"Non dite così, le aveva fatto del male ... il personale del loro albergo ha testimoniato che lui l'aveva picchiata più volte ..."
"Avrà avuto i suoi motivi ..."
"Che intendete dire ?"
"E via, perchè un uomo picchia la moglie durante il viaggio di nozze ? Evidentemente non l'ha trovata ... intatta, diciamo così."
"Ma scusate, in quel caso avrebbe accoppato lei, mica si sarebbe ucciso lui ..."
Forse non si era suicidato. La famiglia ottenne che il funerale venisse celebrato in chiesa: non era certo che si fosse buttato dal ponte, era ubriaco fradicio e forse si era sentito male ed era caduto o non sapeva quel che faceva.
Inutile dire che la tragedia aumentò a dismisura la leggenda nera che circondava quella che tutti ora chiamavano Donna Regina, non mancando di toccarsi e fare tutti gli scongiuri del caso. Su cosa fosse avvenuto tra gli sposi durante la luna di miele non fu mai dato sapere.
Trascorsero sette anni. Donna Regina viveva sola nella sua grande casa, con la sola compagnia di due serve, una giovane sordomuta e una vecchia svampita. Gli anni l'avevano resa più bella: i capelli erano sempre neri e lucenti e il tempo sembrava essersi fermato al giorno delle sue nozze.
"Ha succhiato la vita al marito e rimarrà sempre giovane" disse una voce femminile, ripetuta tante e tante volte.
Il barone Roccaspina era indifferente alle chiacchiere e alle superstizioni e comunque più della scaramanzia potè il digiuno. Il patrimonio di famiglia era andato scemando via via nell'ultimo mezzo secolo e lui aveva dilapidato quasi tutto quello che ne rimaneva. Regina era pur sempre la donna più ricca del paese e il barone, vedovo, si sentiva ancora vigoroso e in grado di soddisfare una donna. Le loro proprietà confinavano e il gentiluomo iniziò a recarsi spesso a far visita alla sua vicina. Cosa pensasse Regina di queste visite non si sa: da parte sua non le scoraggiava ma nemmeno le favoriva, restando nei limiti di una fredda cortesia. Il barone decise di rompere gli indugi.
"Donna Regina, siete ancora una bella donna e certo soffrite la solitudine. Volete sposarmi ?"
Regina lo fissò con i suoi occhioni scuri in un modo che lo mise a disagio e gli rispose con la sua voce grave :"Siete troppo anziano, barone."
Al barone andò storto il fumo del sigaro.
"Non ho che cinquantaquattro anni ..."
"Io ne ho trentuno. Pensavo che veniste a chiedermi la mano per vostro figlio Pietro."
"Mio figlio ? Ma ... è più giovane di voi, non ha che ventiquattro anni ..."
"Appunto. Perchè un vecchio gallo se posso avere un pulcino ?"
Il barone, messo da parte il risentimento personale, pensò che in fondo se quello stupido di suo figlio si sistemava per bene, ne avrebbe tratto vantaggio tutta la famiglia.
Pietro era un giovanotto che perdeva tempo sognando a occhi aperti e scrivendo poesie che nessuno avrebbe mai letto e portando avanti studi che non gli avrebbero dato da vivere. Il padre gli ordinò di tornare dalla città e appena se lo ritrovò davanti gli disse che era tempo di fare la prima cosa buona della sua vita e sposare un buon partito. Il baroncino non si sentiva predisposto per il matrimonio e quando seppe chi era la candidata moglie ebbe una reazione che lo portò quasi allo scontro fisico con il padre. Sapeva della grettezza del genitore per il quale provava scarso affetto ma essere quasi venduto a una donna più anziana, circondata da una fama sinistra e che aveva già seppellito un marito, era troppo.
Dopo una settimana di mutismo fra padre e figlio, Pietro uscì una mattina, pensando con rabbia che non aveva nemmeno il denaro per tornare in città. Si inoltrò in un viale di platani che era al limite di quel poco di proprietà che rimaneva alla sua famiglia e qui, seduta su una panca di pietra, vide Regina, sola. La salutò con un cenno del capo, il cuore in tumulto, e la donna gli fece segno di sedersi accanto a lei. Era davvero bella e un profumo gradevole si spandeva attorno alla sua persona.
"Vostro padre vi ha parlato di me ?"
"Sì ..."
"So che siete contrario. Posso chiedervi la ragione ?"
Pietro si inumidì le labbra.
"Bè, ecco ... E' una cosa imposta da mio padre e ..."
"Vostro padre non può imporre nulla a me, senza che io lo voglia. Sono io che desidero sposarvi. Vi scandalizza che sia la donna a fare la proposta ? Io vi amo da diversi anni ..."
Pietro sentì sciogliersi come la neve al sole e non riuscì a rispondere nulla.
"So che siete una persona dolce e buona e io ho bisogno di dolcezza e bontà, non sapete quanto ..."
Qualche settimana dopo il paese accolse con stupore la notizia del fidanzamento di Regina con il figlio del barone. Pietro era un gran bel ragazzo, bruno, occhi neri, timido e silenzioso. Era anche considerato uno scioperato, uno che non aveva mai lavorato in vita sua e che non avrebbe mai desiderato farlo.
"Si è sistemato bene il signorino."
"Anche il padre, se è per questo: spera che la nuora gli ripiani i debiti ..."
"E per questo manda il figlio al macello !"
"Speriamo che sopravviva al viaggio di nozze !"
"Se le muore anche questo marito bisognerà bruciarla in piazza !"
Il fidanzamento fu breve e caratterizzato dai focosi baci che Regina stampava sul viso del promesso, sempre più disarmato di fronte a dimostrazioni di affetto così calorose.
Il giorno delle nozze pochi avrebbero scommesso sul ritorno di entrambi gli sposi e ogni momento ci si aspettava di ricevere qualche brutta notizia. Invece, due settimane dopo, tornarono entrambi: lei radiosa e più bella di quanto non fosse mai stata, lui con il viso tirato e due occhiaie che provocarono commenti piccanti sulle fatiche a cui era stato sottoposto in luna di miele.
"Ma non è che il povero Paolo si uccise perchè non riusciva a soddisfarla ?"
"E via, aveva sempre avuto donne a profusione ..."
"Lei sembra un fiore, lui è già appassito ..."
"Quando si sono sposati lei aveva sette anni in più, ora si sono scambiati l'età ..."
"Lo dicevo io: è una "maciara", gli succhia il sangue come ha già fatto con il primo marito !"
In realtà chiunque gli facesse visita non poteva non notare il grande amore che la moglie dimostrava al marito che, da parte sua, sembrava timoroso e impacciato di fronte a tutti, più di quanto non fosse mai stato.
"Vedrai, se lo vuoi saremo felici."
Era la frase che Regina gli ripeteva sempre durante il fidanzamento e che gli disse di continuo sia durante il viaggio di nozze sia dopo, durante la vita matrimoniale.
Condussero una vita appartata, ricevendo poca gente. Le chiacchiere su Regina finalmente scemarono: nessuna storia o pettegolezzo sfiorò il loro legame. L'unico rammarico per tutti era che nessun figlio venisse ad allietare una simbiosi così perfetta.
Dieci anni dopo Donna Regina iniziò ad avvertire forti dolori addominali che presto le impedirono di lasciare il letto. Lo specialista che dopo qualche mese venne fatto venire dalla città lamentò di essere stato chiamato troppo tardi e che la malattia era già avanzata ma che forse si poteva tentare qualcosa ricoverando la donna in ospedale. Regina rifiutò decisamente, dicendo che voleva morire nel suo letto, assistita dall'amato marito.
La sua agonia si protrasse solo per pochi mesi: alla fine spirò, tenendo strette le mani di Pietro al quale aveva spesso ripetuto, quando ancora poteva parlare, che grazie a lui aveva goduto un poco di felicità.
Il paese si commosse e anche le più irriducibili malelingue fecero ammenda delle tante cattiverie che avevano sputato sulla povera donna. Il vecchio barone si fregava le mani pensando che ora tutti i beni della nuora sarebbero passati al figlio che, notoriamente, non sapeva nulla di conti e spese e avrebbe accettato di buon grado, affranto com'era, i consigli e la guida del buon padre. Si presentò a casa di Regina, accompagnato dal beccamorto e da alcune pie donne.
"Non preoccuparti di nulla, pensano loro a tutto" disse al figlio, chiedendosi se fosse il caso di accendersi l'ennesimo sigaro.
"A tutto cosa ?" chiese Pietro, stordito.
"Al cadavere. Lo spoglieranno, lo laveranno e lo rivestiranno, come si usa sempre."
Pietro impallidì e corse via.
"Poveraccio" disse al becchino mentre le donne erano andate nella stanza della morta a svolgere le tristi incombenze. "Non è mai stato un uomo di carattere, già."
Si era acceso il sigaro e pensava, non senza una certa maligna soddisfazione, che era sopravvissuto alla nuora che lo aveva respinto perchè troppo vecchio.
Un sorriso cattivo gli si dipinse sul viso ed era così concentrato sui suoi progetti per il futuro che non si accorse che le donne erano rientrate precipitosamente nella stanza e parlavano sottovoce con il becchino che trasecolato si voltò a fissare il barone.
"Che c'è ?" chiese quest'ultimo, quando finalmente si accorse che qualcosa non andava.
"Si...signor barone...una cosa incredibile..."
"Non è morta ?" domandò l'anziano signore, rabbrividendo.
"Non è questo ... forse è meglio andare a vedere ..."
Entrarono nella stanza dove il cadavere giaceva sul letto, completamente nudo.
Il barone ebbe un pensiero sconcio vedendo i grandi seni della nuora.
"Però, che belle tette aveva ..."
Ma il pensiero gli morì subito quando vide cosa c'era tra le gambe di Regina.
"Io ... non capisco ... era donna o era uomo ?"
Il becchino taceva, intimorito e imbarazzato.
"Dov'è mio figlio ?" urlò il barone.
"Dov'è ? Dove è andato ?"
Lo cercarono per tutta la casa.
Alla fine lo trovarono in soffitta, appeso ad una trave.



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