Fisioterapia

Scritto da , il 2020-04-18, genere etero

Sara bussò delicatamente alla porta dello studio dove Giuseppe riceveva i pazienti e la aprì, dopo che il suo datore di lavoro le disse “avanti”.
- Mi ha appena chiamato la signora Monica che aveva appuntamento con te alle cinque Ha rotto la macchina e non può venire. Hai un’ora buca. Se non ci sono contrattempi, alle sei arriva Nicola per la riabilitazione al braccio.
- Che scocciatura! – commentò il fisioterapista – se fosse stato l’ultimo appuntamento potevamo andarcene a casa.
- Sono d’accordo con te – confermò Sara – ma non c’è modo di rimediare agli imprevisti. O forse sì?
- Che intendi dire?
- Tu sei bravissimo con i nostri clienti, ma l’ultimo massaggio che mi hai fatto risale a Pasqua. L’autunno si sta avvicinando: non potresti avere più cura della tua collaboratrice?
Giuseppe non disse nulla e la esaminò attentamente. Quel giorno era vestita con una camicia bianca e una gonna blu, poco sopra il ginocchio, calze leggere e scarpe nere con un tacco medio.
Sara era una giovane donna con curve accentuate, un po’ diversa dalle immagini stereotipate che si vedevano in internet. L’uomo la considerava attraente e carnale. La forma della bocca era sensuale, mentre i fianchi generosi promettevano incontri intimi prolungati e animaleschi.
- D’accordo, Sara. Togliti tutto, eccetto gli slip, e sdraiati sul lettino a pancia in giù. Vado a prendere degli oli speciali e poi ti regalerò un’ora di paradiso.
Sara si spogliò senza alcun imbarazzo. Il rapporto che aveva con il fondatore del centro fisioterapico era diventato familiare e in cuor suo anelava a un’evoluzione del legame che fino a quel momento si poteva considerare amichevole, benché limitato alla sfera professionale.
Giuseppe era maturo, ma la cura nell’alimentazione, l’attività professionale, un pizzico di sport nel tempo libero e la sua curiosità innata lo rendeva fisicamente e intellettualmente interessante. Era piacevole lavorare e parlare con lui. Quando gli si trovava di fronte, Sara provava sempre un po’ di calore che partiva dal ventre e si diffondeva per il resto del corpo.
Uno stormire di foglie accompagnato da un cinguettio sommesso la avvolsero in un’atmosfera bucolica: Giuseppe aveva inserito un CD di musica new age. La giovane donna infilò il viso nell’apposito foro ricavato nel lettino per non storcere il collo e si lasciò andare.
L’uomo strofinò rumorosamente i palmi delle mani per riscaldarli e poi versò sopra un sottile rivolo di olio profumato. Quando gli aromi iniziarono a diffondersi nell’aria, un languore estasiante si dipanò lungo i suoi nervi, rilassandola ulteriormente.
Giuseppe le massaggiò le spalle, i cervicali, la schiena. Passò lungo le gambe e poi con il pollice premette le vertebre come se sotto il polpastrello avesse l’imbottitura di bolle plastificate e si divertisse a farle scoppiare. Sara era inebriata per il tocco delle mani. Il suo corpo non rimase indifferente e il suo sesso cominciò a risvegliarsi. Alzò le mani per afferrare il bordo superiore del lettino per stiracchiarsi.
Giuseppe concentrò i massaggi sui piedi: si preoccupò delle piante e delle singole dita. Sara non riusciva a controllare le contrazioni pelviche, con sommo divertimento dell’uomo che vedeva chiaramente gli effetti di estremo piacere che provocava nella sua giovane segretaria.
- Ti arrabbi se ti sfilo gli slip? Potrei massaggiarti i glutei e regalarti qualche altra sensazione molto piacevole.
Sara non sapeva che dire. Il suo corpo le diceva “sì” senza alcuna condizione e anche i suoi seni avrebbero gradito dei massaggi così stimolanti. La sua mente invece frenava l’istinto di acconsentire a quel gesto molto intimo.
Giuseppe intuì la battaglia che era in corso tra la natura e l’intelletto e, per far propendere la vittoria al primo contendente, le sfiorò la coscia, poco sotto lo slip.
- Togli tutto – acconsentì.
Giuseppe la denudò completamente con molta delicatezza: anche in questa azione, Sara si sentì un prezioso gioiello da maneggiare con cura. Il suo sesso si aprì come una conchiglia mentre gli umori iniziarono a scorrere copiosi nella sua vagina.
Le mani dell’uomo iniziarono a premere vigorosamente sui glutei, con sempre maggior intensità. Poi un leggero ceffone si abbatté su una natica, seguito da un secondo schiaffo sull’altra. L’uomo cadenzò i colpi cercando di calarli su tutta la superficie del sedere e dopo un paio di minuti la pelle assunse un colorito rosa acceso.
Sara era certa di non essere masochista, ma quegli schiaffi leggeri e metodici la facevano sciogliere e istintivamente il suo bacino si spingeva verso l’alto per ricevere meglio quella inusuale, eccitante punizione. Giuseppe decise di fermarsi e di usare i pollici per sciogliere i muscoli. Non tralasciò di massaggiare la zona attorno all’ano e il perineo.
Sara sospirò.
- Massaggiami anche sotto – gli suggerì con la voce arrochita – mi stai facendo impazzire.
Giuseppe sorrise e sfiorò delicatamente le labbra semiaperte, spingendosi all’interno per un paio di centimetri.
Sara mugolò, intervallando i suoni che provenivano dalla gola con respiri profondi e gemiti sommessi.
Il desiderio stava crescendo a dismisura e la donna non ebbe ritegno a dare un consiglio che Giuseppe accolse con piacere.
- Perché non ti spogli e vieni qui vicino a me? Se continui a toccarmi, mi fai venire troppo presto. E io non voglio.
Giuseppe si denudò e poi armeggiò con il lettino di riserva, dotato di ruote. Lo abbassò a mezzo metro da terra e lo spinse sotto il viso di Sara, che era rimasta comodamente sdraiata a pancia in giù. Si adagiò sopra in modo che il suo sesso fosse sotto la bocca della giovane donna. Azionando una leva, alzò il pianale fino a che il suo pene uscì dal foro dove era posizionata la faccia di Sara.
Sorpresa e divertita, la donna non esitò a prendersi cura del membro rigido di Giuseppe e a spostarne il prepuzio, per poter sentire al meglio la pelle tesa contro il palato. Succhiò, leccò, aspirò, mordicchiò il sesso maschile strappando suoni indecifrabili dalla gola di Giuseppe.
Il trattamento andrò avanti per qualche minuto fino a che il massaggiatore decise di usare le stesse parole della sua collaboratrice,
- Se continui a toccarmi, mi fai venire troppo presto. E io non voglio.
Nel dire questo, abbassò il lettino, saltò fuori e, senza troppe cerimonie, afferrò Sara per girarla a pancia in su. Le trascinò il bacino fino al bordo del lettino, le alzò le gambe e con calma infilò il sesso nella vagina.
La donna chiuse gli occhi e manifestò il suo piacere con una “o” prolungata.
Giuseppe spinse fino in fondo e non perse a tempo a martellare con ardore quella donna che gocciolava piacere come non gli era mai capitato in vita sua.
L’amplesso non aveva quasi nulla di umano. L’eccitazione che aveva pervaso entrambi gli attori di quella lussuriosa commedia aveva soverchiato qualunque pensiero razionale. Con le gambe di Sara appoggiate sulle proprie spalle, Giuseppe brancicava i fianchi burrosi della donna per tenerla ferma mentre sbatteva rumorosamente il suo corpo contro il suo.
Sulla fronte dell’uomo cominciarono a formarsi goccioline di sudore. Il massaggio e l’amplesso lo avevano messo fisicamente a dura prova. Rallentò il ritmo e spostò il medio a vellicare le pieghe dello sfintere. La donna non disse nulla, nemmeno quando la falange, abbondantemente lubrificata dagli umori che erano colati dalla vagina, entrò per la quasi totalità della lunghezza.
Giuseppe sfilò il membro dalla vagina fradicia di Sara e lo appoggiò all’ano. Sara rimase in silenzio e si impose di rimanere rilassata. Il glande entrò lentamente e superò il cerchio di muscoli. Con molta calma e perizia, l’uomo riempì totalmente il retto della giovane e attese. Si chinò sui seni della donna e per eccitarla ulteriormente iniziò a succhiare e mordere con le sole labbra i capezzoli rugosi di libidine.
Sara non pensava di poter godere così tanto e i suoi lamenti diedero il via alla sodomizzazione più incredibile che entrambi avessero mai immaginato di poter affrontare.
Giuseppe iniziò l’andirivieni con cautela e a un ritmo blando, per poi accelerare lentamente a mano a mano che il corpo di Sara diveniva sempre più ricettivo.
Quando la foga si impadronì di entrambi, Sara afferrò le braccia dell’uomo che si stava tenendo sui fianchi della donna e sollevò il busto per incitarlo a continuare. Giuseppe staccò le mani dal bacino della donna per stringere i suoi capezzoli tra le dita e tirarli verso l’alto. Un urlo gutturale accompagnò il movimento destinato ad allungare mostruosamente le sensibilissime protuberanze rosee. La donna inarcò la schiena, appoggiò il capo rovesciato all’indietro sul lettino e abbandonò le braccia inerti, penzoloni.
Si offriva totalmente all’uomo: voleva farsi trascinare in mondi inesplorati; selvaggia e vitale, bramosa e incosciente, femmina e donna.
Giuseppe non mancò di spingerla a superare livelli di piacere misto a un pizzico di dolore che Sara non aveva mai provato prima. La sodomizzazione proseguiva ormai come un normale rapporto secondo natura. Sara si rendeva conto che quel tanto bistrattato e vergognoso modo di accoppiamento in uso tra gli omosessuali era una fonte di nuove e travolgenti sensazioni.
L’uomo stava gemendo per l’ineluttabile orgasmo che lo avrebbe travolto, ma, conscio che Sara avrebbe voluto godere assieme a lui, si succhiò il dito medio della mano destra e lo appoggiò sul clitoride che spingeva contro la pelle del pube.
Sara scartò come un cavallo imbizzarrito e uggiolò come non aveva mai fatto.
Il suo retto era ormai un pertugio in cui il sesso di Giuseppe poteva muoversi senza alcun impedimento e di lì a poco il suo glande si ingrossò, prossimo a esplodere.
Sara sentì i fiotti bollenti nel suo intestino e urlò, libera da ogni restrizione mentale, imitata da Giuseppe che si svuotò interamente nel corpo della donna.
Dovettero passare diversi minuti prima che i due amanti potessero riottenere equilibrio ed energia per disaccoppiarsi.
Sara non provava alcun imbarazzo nel guardare negli occhi il suo principale. Il suo sperma gli scivolava lungo le gambe e sentiva ancora il calore irradiarsi dalle natiche schiaffeggiate e dai capezzoli bistrattati. Il piacere che sapeva di aver ricevuto e donato le anestetizzava ogni possibile rimorso. Si sentiva bene e vedeva il volto sorridente e appagato di Giuseppe a confermare che entrambi avevano vissuto un momento speciale.
Lo baciò sulle labbra e si avviò verso il bagno per cercare di ricomporsi un po’.
Si accomodò alla scrivania un minuto prima che suonasse il campanello. Nicola entrò e salutò cordialmente.
- Fra un minuto la faccio accomodare. Giuseppe sta sistemando la sala dopo il massaggio precedente.
- Che uomo è? – si informò il cliente – dall’aspetto e dal carattere mi sembra un tipo severo.
- Lo può dire ad alta voce! – s’infervorò Sara, sorridendo dentro di sé – è uno schiavista di natura. Oggi mi ha fatto un culo così!

Questo racconto di è stato letto 4 2 3 5 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.