La cavalleria non è morta

Scritto da , il 2020-03-23, genere tradimenti

Il sole di metà settembre inondava di luce l’atrio in cui Daniela lavorava come receptionist e addetta al centralino. La giovane donna si sentiva ancora piena di energia, dopo il meritato periodo di ferie, e l’ufficio in quel periodo le era meno opprimente del solito.
Mezzogiorno era passato da una ventina di minuti quando Ivan, il tecnico manutentore dei distributori automatici di snack e bevande, entrò sorridente.
- Ciao, bellezza! Come stai? – esordì in un tono molto caloroso.
- Ciaooo! Sarei rimasta volentieri un’altra settimana in camper in Croazia, ma bisognava rientrare. Sto molto bene, grazie. E tu?
- Io sto sempre bene quando vedo te – rispose, rafforzando il tono affettuoso – oggi, con la camicia aperta e la gonna sopra il ginocchio che lascia sbucare due gambe lunghe e abbronzate, sei da sballo puro! E poi sai benissimo che sei la mia dea tra tutte le segretarie che vedo durante il mio giro.
- Sissì! Lo dici a tutte per portartele a letto. Ho chiamato altre ditte che hanno le vostre macchinette e parlando con le mie colleghe di te, mi hanno detto che chiami così anche loro.
- Eh no! Avrò fatto altri complimenti, ma a nessuna ho detto che era la mia dea. Però – si fermò, sorridendo in modo ammiccante e abbassando il tono di voce – se tu hai parlato di me con delle sconosciute, vuol dire che volevi raccogliere impressioni altrui su di me e quindi ti interesso!
Daniela sentì le gote riscaldarsi per essere stata scoperta. In effetti, il bel garzone la intrigava non poco. Fisico asciutto, alto, moro, gentile e sempre ben disposto nei suoi confronti. Era lampante che lui fosse attratto da lei, mentre il fascino che lui esercitava nei suoi confronti era più modesto.
Ivan le avrebbe fatto una corte serrata per poter averla come compagna di vita: su questo Daniela aveva pochi dubbi. Lei, invece, era allettata dalla carica di sensualità che il giovane emanava e che molto probabilmente si traduceva in una grande abilità amatoria.
La bionda segretaria intuiva che non sarebbe stato un amante da una botta e via, ma che avrebbe trattato il suo corpo come un’opera d’arte e come tale sarebbe stato accorto, paziente, altruista, delicato, generoso in baci e carezze languide.
Il silenzio che seguì l’esclamazione del giovane non fece che confermare la sua deduzione.
- Mi fa piacere che tu mi abbia tra i tuoi pensieri – aggiunse – ma adesso devo pensare a caricare le macchinette.
- Ho bisogno di un favore, prima – disse Daniela – devo portare giù in archivio questi due scatoloni. Uno è leggero e lo posso prendere io. Tu, che sei giovane e forte, mi aiuteresti con l’altro?
Ivan sorrise come solitamente si fa con un bambino che ti chiede qualcosa e non puoi rifiutarti di soddisfarlo.
- Dai qui – rispose, afferrando il contenitore più pesante– dimmi dove andiamo.
- Giù per quelle scale – gli disse, muovendo il capo nella direzione da prendere.
Giunti nell’interrato, Daniela si accucciò e appoggiò lo scatolone a terra, in vicinanza a un archivio metallico. Ebbe la pessima idea di alzarsi ruotando nel contempo il busto verso sinistra: il suo ginocchio colpì violentemente un cassetto che era rimasto leggermente aperto. Il rumore rimbombò nella stanza, ma fu subito coperto da un acuto strillo di dolore.
Una sofferenza acuta, crudele, incontenibile si generò dal ginocchio e si diffuse in tutto il corpo. La sua testa ebbe un lieve capogiro e la costrinse a sedersi. Dalla rotula ferita apparve subito un taglio sanguinolento mentre Ivan, appoggiato il suo scatolone su un tavolo, corse verso la donna in preda a una sincera apprensione.
- Cazzo, che botta! – sentenziò, guardando la gamba della donna e il cassetto metallico – mi spiace dover dirti che hai battuto contro un cassetto arrugginito. Devi disinfettare la ferita.
- Adesso non posso fare nulla. Sono usciti tutti e ritorneranno alle due. La cassetta del pronto soccorso è al primo piano e dovrei andare a prenderla io perché bisogna avere il badge per entrare.
- Fa niente. Ci penso io. Dammi un fazzoletto di carta.
Daniela ubbidì e Ivan appoggiò la bocca sulla ferita e aspirò il sangue. Sputò sul fazzoletto e ripeté l’operazione altre due volte.
- C’è dell’alcool qui in zona? Basta una bottiglia di grappa.
- Il magazziniere ne tiene una bottiglia in quel frigo laggiù – gli indicò Daniela, con una espressione di sofferenza mista a riconoscenza per la prodigalità del giovane tecnico nel mitigare la sua sofferenza.
Ivan si alzò, andò verso il frigo, prese la bottiglia, tolse il tappo mentre tornava presso l’infortunata e poi si fermò un attimo.
- Stringi i denti: ti farà male.
Versò mezzo bicchierino di distillato sulla ferita, facendo gridare Daniela a denti stretti. Poi si chinò e la baciò sulla pelle lacerata.
Prese un fazzoletto di carta, lo appoggiò sulla lesione e afferrò un rotolo di nastro adesivo da pacchi che era appoggiato su un bancale. Ne strappò una ventina di centimetri con i denti e lo attaccò a mo’ di cerotto sopra il fazzoletto.
Ivan guardò Daniela negli occhi: c’era sofferenza, ma anche calore, riconoscenza e desiderio di sentirsi coccolata. Il giovane si alzò, prese una sedia e la avvicinò dove stava seduta la sua concupita. Poi, sollevò di peso Daniela e si sedette sulla sedia, facendola accomodare sulle sue cosce. La invitò ad adagiarsi al suo petto, mentre con le braccia le circondava le spalle.
- Va meglio? – le chiese dolcemente, dopo qualche minuto di silenzio.
- Molto meglio, grazie – gli rispose Daniela, sollevando il capo e guardandolo riconoscente negli occhi. In quel momento percepì la sensazione di pizzicore al sesso che sbadatamente si era procurata un giorno in cui stava grattugiando lo zenzero. Dopo aver finito di preparare la macedonia di pesche e menta, si era toccata il pube per un improvviso prurito e la reazione delle mucose ai succhi della radice era stata singolare. Una miscela di frescura, prurigine e irritazione.
Gli mise le braccia attorno al collo e lo baciò, mentre lo stomaco si riscaldò gradevolmente.
Ivan chiuse gli occhi e gustò le labbra appassionate della bella segretaria, grata per quanto le aveva fatto per curare gli effetti del suo maldestro comportamento.
Le lingue si sfiorarono timorose, ma poi i movimenti divennero più arditi e sensuali. Ben presto il respiro di entrambi si fece affannoso e le mani iniziarono il tenero gioco dell’esplorazione del corpo altrui.
I polpastrelli di lui saggiavano le curve della schiena di lei e indugiarono sui fianchi, dove Ivan li premette a fondo. Daniela respirò con forza.
Lei invece volle saggiare la consistenza delle spalle e dei bicipiti. Le sue impressioni non erano sbagliate: quel giovane era atletico e forte e passionale.
Lasciò che le sue mani le sfilassero la camicia dalla gonna, gliela sbottonasse e mettesse all’aria il suo busto, coperto dal solo reggiseno. Mentre eseguiva tutto ciò, non staccò mai la bocca dalla sua.
Altri baci pieni di ardore coprirono il suo collo e le sue spalle: Daniela era totalmente avvolta nel vortice della lussuria. Sentiva per Ivan un’attrazione istintiva, animale, irrazionale. Le piaceva e basta. Voleva il suo corpo, senza mettere in mezzo sentimenti ingovernabili.
Si prodigò per sollevargli la polo aziendale e mettere in mostra i pettorali sodi e il suo ventre muscoloso.
- Sai che sei come mi ero immaginata un sacco di volte, quando ti vedevo caricare le macchinette?
- Ne sono lusingato – commentò Ivan a bassa voce – finora ho solo fantasticato di poterti tenere in braccio e oggi, finalmente, il mio sogno si è avverato.
Poi, Daniela si alzò, con qualche difficoltà e si piazzò davanti a lui con le gambe leggermente divaricate.
I lampi grigio verdi dei suoi occhi si infransero su quelli scuri di Ivan e rimasero incollati per tutto il tempo in cui con studiata maestria si tolse il reggiseno.
Sorrise nel vedere la reazione di pura sorpresa del tecnico: la sua bocca era semiaperta, l’espressione quasi assente mentre gli occhi invece fissarono i suoi capezzoli già turgidi.
- Come ti sembro? – gli chiese provocatoriamente.
- Una dea. Hai un corpo da favola. Magra, soda, desiderabile…
Poi Daniela, con seducente lentezza, abbassò la cerniera e sbottonò la gonna, la fece scendere lungo i fianchi, le cosce ambrate, i polpacci torniti e la lasciò adagiata a terra. Alzò prima il piede destro, avvolto dalle cinghiette del sandalo con tacco otto e poi l’altro. Spostò la gonna spingendola di lato e poi infilò i pollici sotto l’elastico degli slip.
Ivan era ipnotizzato dai movimenti languidi di Daniela e tentava senza successo di indovinare se il biancore candido degli slip era dovuto al cotone spesso o all’assenza del vello retrostante. La donna fece scendere dapprima lo slip sotto le natiche e giocò a lungo con gli elastici prima di spostare a metà coscia l’indumento, rivelando così il pube completamente glabro.
- Ed ora?
- Wow! – sillabò il giovane, senza aggiungere altre parole e sistemandosi i jeans, divenuti improvvisamente fastidiosi elementi di costrizione per il membro già eretto.
Daniela si girò, mostrandogli le terga e fece scorrere lo slip fino in fondo, mantenendo le gambe tese.
Ivan aveva gli occhi incollati sulle natiche della sfrenata bionda e iniziò lentamente a slacciare la cintura, incapace di frenare la sua prorompente virilità.
Quando vide il corpo nudo di Daniela in piedi, a gambe leggermente divaricate e svettante sui sandali, Ivan aveva già sfilato scarpe, jeans e calzini ed era rimasto con i soli boxer.
La donna si avvicinò, si piegò verso di lui, gli massaggiò delicatamente il gonfiore che tendeva il tessuto colorato e poi lo fece uscire con somma delicatezza.
- E adesso vediamo un po’ cosa c’è qui sotto – disse con voce fanciullesca – oh oh che bell’arnese!
Daniela lo massaggiò un po’ e volle saggiare la consistenza del suo sesso: oltre che di dimensioni ragguardevoli, era di bell’aspetto: dritto, con le vene in rilievo, il glande tronfio sul resto dell’asta che era pure di un buon diametro.
Abbassò il capo e lo prese in bocca e con le dita spostò il prepuzio verso la base della grossa cappella.
Ivan si lasciò andare alla piacevole suzione della tanto agognata amante. Rimase ipnotizzato dagli occhi verdi che erano fissi sul viso, pronti a cogliere i segnali del suo apprezzamento per le sensazioni che riusciva a regalargli con la bocca. Il movimento del capo che si muoveva tutto attorno alla sua asta era estremamente stimolante. Le mani intanto gli soppesavano i testicoli, gonfi di seme.
- Semplicemente fantastica – commentò l’uomo, estasiato dal trattamento che stava ricevendo.
Daniela decise di accucciarsi sulla gamba destra e di tenere teso l’arto infortunato, spostandolo di lato.
Si trovò così con il viso di fronte a Ivan e fintanto che proseguiva con la fellatio, gli tolse definitivamente i boxer. Con i genitali completamente a nudo, alla donna venne spontaneo passare e ripassare la lingua sullo scroto e lungo la vena gonfia e poi, alla fine della lenta passeggiata, sollecitare l’uretra con la punta della lingua.
Ivan respirava forte ed emetteva strani suoni. Daniela mugolava di piacere nel sentire il tanto desiderato tecnico in proprio potere.
Il dolore al ginocchio le impedì di continuare a lungo col gioco di bocca e di lingua e così Daniela si alzò, si mise a cavalcioni dell’uomo e guidò il suo membro verso il suo sesso rugiadoso.
Un gemito di sincero piacere fu il solo commento che Ivan udì quando il suo corpo si unì completamente a quello della segretaria. Qualche movimento di assestamento precedette la cavalcata vera e propria.
Daniela appoggiò entrambe le mani sulle spalle di Ivan ed ebbe così facile gioco nel danzare a ritmo caraibico attorno al perno di carne.
- Dimmi se stai per venire perché non prendo la pillola – gli disse con voce rauca la donna, in preda a una sfrenata lussuria.
- Puoi stare sicura con me – la rassicurò il giovane, sempre più sorpreso dalle trovate che continuava ad attuare la donna che riempiva di pensieri lascivi i suoi turni di assistenza tecnica in quell’azienda.
Mai però avrebbe pensato che la giovane mamma volesse soddisfare in quel modo l’evidente desiderio che provava nei suoi confronti: i suoi movimenti, longitudinali rispetto al corpo, divennero ancor più vigorosi e come effetto negativo fecero sgonfiare parzialmente il suo membro.
Ivan prese allora l’iniziativa: afferrò Daniela per i fianchi, spostò il proprio busto in avanti e si alzò in piedi, costringendo la donna ad allacciare le gambe attorno alla sua schiena. Raggiunse il tavolo posto al centro dell’archivio e adagiò l’amante sulla sua superficie.
Afferrò le cosce ambrate e toniche della donna e le fece alzare in modo che i polpacci appoggiassero alle sue spalle.
Daniela sentì il serpente di carne riprendere consistenza nel suo corpo e afferrò i lati del tavolo con le mani per tenersi salda, mentre Ivan la martellava con furore.
Il tavolo scricchiolava sotto l’amplesso impetuoso e i gemiti singhiozzati della donna echeggiavano tra le pareti spoglie: alla coppia pareva la sceneggiatura di un film pornografico girato in economia.
Quanto fosse avvincente la vicenda lo si intuiva dai respiri affannosi dei due protagonisti.
- Erano anni che sognavo di averti, ma mai, dico mai, avrei pensato che saremmo finiti così.
Ivan riuscì a manifestare il suo pensiero smozzicando le parole.
- Non so…cosa…mi sia preso. Oggi… mi sono resa conto….che mi facevi bollire…il sangue.
La giovane girava la testa da un lato all’altro, incapace di trattenere dentro di sé l’entusiasmo che quella copula animalesca invadeva ogni cellula del suo essere e della sua mente.
Ivan rallentò e si fermò, ammaliato dall’espressione di beatitudine di cui era permeato il viso angelico di Daniela.
Si abbassò verso il suo petto e le succhiò a fondo i capezzoli, a turno, facendola gemere.
I suoni, i sospiri, i mugolii che uscivano dalle rosee labbra infiammarono il giovane che dimenticò totalmente i suoi buoni propositi di rendere omaggio alla femminilità e alla grazia della sua bella.
Afferrò i fianchi con le mani, trascinò il bacino di Daniela fin sull’orlo del tavolo e iniziò una percussione veloce e profonda che alimentò l’urlo liberatorio della donna a cui seguì, subito dopo, la lesta fuoriuscita del membro dalla vagina.
- Oddio, Daniela, sentirti così mi ha mandato fuori di testa.
Quando Ivan prese il glande in mano e gli diede una strizzata, gli spruzzi potenti centrarono il viso dell’amante e i suoi seni. Solo dopo aver schizzato la maggior parte del suo seme, le ultime gocce riempirono l’ombelico della donna.
Ci vollero parecchi minuti prima che i due amanti riuscissero a ricomporsi. L’intero pacchetto di fazzoletti fu consumato per assorbire gli umori e le secrezioni che inondavano il busto e le cosce della centralinista.
- Non mi era mai successo di comportarmi come una zoccola – commentò Daniela a caldo, mettendosi seduta sull’orlo del tavolo – mi sei sempre piaciuto e oggi non ho saputo rinviare a un momento migliore la possibilità di togliermi lo sfizio di averti tutto per me.
- Io sono contentissimo che tu mi abbia preso di mira – replicò Ivan, appoggiando le mani sulle cosce della donna e baciandola sul viso, di tanto in tanto - Sai che sono anni che cerco di attirare la tua attenzione, ma non avrei sperato di soddisfarti in questo brutto posto.
- Ogni posto diventa bellissimo quando fai l’amore con qualcuno che ti piace e ti manda in orbita.
- Ti ho sentita bene quanto piacere hai provato a stare con me. La prossima volta dove lo facciamo?
La donna rimase in silenzio e, dopo qualche secondo, con un’aria mortificata rispose:
- Non credo ci sarà una prossima volta: potrei perdere la testa per te e ho una famiglia a cui pensare. E se mi dovessi sbagliare, non sarà qui, in azienda.
Il giovane rimase ammutolito, ma fece un cenno di assenso col capo.
Si rivestirono e salirono silenziosamente le scale, mano nella mano.

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