Viso d'angelo

Scritto da , il 2020-02-22, genere prime esperienze

Era uscito di casa anche se quel giorno non si sentiva troppo bene. Andò a sedersi al suo solito bar, incurante delle occhiate ostili del cameriere e del titolare, infastiditi dalla sua abitudine di occupare un tavolino anche per un'ora per la semplice consumazione di un cappuccino. Vide subito la ragazza, seduta praticamente di fronte a lui.
Era sui vent'anni, forse qualcosa in più. Era bruna, i lunghi capelli lisci, gli occhi altrettanto scuri. Indossava una minigonna di jeans e una maglietta aderente: l'immagine perfetta della freschezza e della giovinezza. Era magra, forse troppo per i suoi gusti, dato che aveva sempre sbavato per le tettone, e ad attrarre la sua attenzione non furono tanto le gambe messe in bella mostra, accavallate proprio davanti a lui, ma il viso d'angelo che gli appariva sorridente e disponibile.
"Chi è quella ?" chiese al cameriere che gli portò il cappuccino e che, sgarbatamente, diede come unica risposta uno scrollare di spalle.
La bellezza della ragazza era semplice e perfetta, corretta solo da un lieve filo di trucco. Quello che maggiormente colpiva non era che fosse bella ma quell'aria mista di innocenza e impudicizia, di candore e di malizia che le veniva, con ogni evidenza, molto naturale.
Lo guardava e gli rivolgeva un sorriso appena accennato, come una novella Monna Lisa che si apriva senza svelarsi del tutto.
"Posso offrirle qualcosa ?" le disse, pentendosene subito, vista la sua avarizia.
"Grazie, ho già pagato la consumazione".
Mise ancora più in mostra le gambe e gli mandò quasi di traverso il cappuccino.
"Aspettavo qualcuno ma non si è fatto vedere", aggiunse, di sua iniziativa.
"Davvero un imbecille a mancare all'appuntamento con una ragazza così bella".
Pensò di essere stato molto galante e il risultato inaspettato di quel complimento fu che la ragazza si alzò dal suo tavolino e venne a sedersi al suo.
"Tipico dei giovani di oggi", fu il suo commento. "In genere preferisco gli anziani".
"Come ... come ti chiami ?"
"Thana".
"Tana ? Diminutivo di Gaetana ?"
"No, con l'acca in mezzo".
"E' il tuo vero nome ?"
Lo stava prendendo in giro ? E lui non era il tipo da farsi sfottere da una ragazzina !
"E' lontana casa tua ?" gli chiese e il suo sguardo brillava di malizia più che mai.
"No, è qui vicino, a cinque minuti".
La esaminò da cima a fondo, perplesso. Lei sostenne quella radiografia con il solito enigmatico mezzo sorriso.
"Quanto vuoi ?" le domandò alla fine.
"Ci mettiamo d'accordo, non preoccuparti. Andiamo ?"
"Un attimo, devo finire il cappuccino".
Pagò la consumazione suscitando l'evidente gioia del cameriere che non credeva ai suoi occhi: si levava dalle scatole dopo pochi minuti !
Si incamminò, seguito dalla ragazza che portava soltanto una minuscola borsetta nera.
Era perplesso. Sapeva bene che c'erano in giro giovani donne specializzate nel raggirare gli anziani: si fingevano disponibili, si facevano portare in casa loro, li narcotizzavano e con l'aiuto di qualche complice fatto entrare successivamente, gli svaligiavano l'appartamento.
Se quella pensava che fosse così fesso, glielo avrebbe fatto vedere di cosa era capace. Si voltò attorno, sospettoso, convinto che il complice della ragazza fosse nei dintorni e li seguisse. Lei mosse appena la testa come per chiedergli cosa stesse cercando e poi gli disse ironica :" Non ci segue nessuno, stai tranquillo".
Irritato, andò avanti. Un altro pensiero gli dava fastidio: non portava abitualmente le donne a casa sua e non voleva che lo vedessero con una così giovane. A nessuno piace fare la figura del vecchio satiro, soprattutto se lo è davvero, e lui non era un'eccezione.
Quasi sotto casa sua incrociarono una vecchia barbona che girava sempre nel quartiere. Lui non le aveva mai dato nulla ma quella, fissando lui e la sua accompagnatrice, gli tese ostentatamente la mano, gridandogli quasi :" E dammi i soldi, che tanto tu che te ne fai, ormai ?" Quella scema della ragazza rise e lui stava quasi per mandarla via, infastidito, ma le sue gambe nude lo riportarono alla ragione. Entrarono nel palazzo e, con suo sollievo, non incontrarono nessuno.
Una volta dentro, lei chiese dov'era la stanza da letto. Ce la portò, lei posò su un mobile la borsetta e gli chiese :" Vuoi farlo con il preservativo ?"
Pensando che senza, oltre ad ogni altra considerazione, gli sarebbe costato di più, rispose di sì.
"Levati i pantaloni e le mutande e mettiti sul letto".
Rimase interdetto. Thana, o come cavolo si chiamasse veramente, lo guardò come se stesse per chiedergli se pensava di poter scopare vestito.
"Comincio a fare con le mani e con la bocca e poi vengo sopra", gli spiegò come se stesse tenendo una lezione a un ragazzino alla prima esperienza.
"Non mi hai ancora detto quanto vuoi", mormorò lui.
"Ci mettiamo d'accordo, stai tranquillo, pensa prima a divertirti".

(A turbarlo e a lasciarlo interdetto era stata quella frase, "levati i pantaloni e le mutande e mettiti sul letto".
Le stesse parole che cinquant'anni prima gli aveva rivolto la sbrigativa prostituta con cui aveva avuto la sua prima esperienza. Ricordava delle enormi tette e un viso pesantemente truccato, tutt'altro che da angelo.
"E' la prima volta, eh ? Ma va, che t'insegno tutto ..."
Quando, qualche mese dopo, conobbe una ragazza al mare, durante le vacanze estive, finse di essere ancora vergine.
"Adesso mi prenderai in giro ..."
"No, che dici ? E' bellissimo ..."
Per alcuni anni, finchè era ancora abbastanza giovane per risultare credibile come vergine, continuò ad abbordare ragazze e signore mature con quella bugia, e quelle puntualmente ci cascavano. Mentire gli era sempre riuscito facile, soprattutto con le donne.
Qualcuno avrebbe potuto fargli notare che se riusciva a portarsele facilmente a letto, altrettanto facilmente quelle storie si consumavano in breve tempo.
A un certo punto si sposò perchè aveva deciso di farlo. Naturalmente scelse quella che aveva i seni più belli ma, attento com'era a certi particolari, la donna aveva anche un'altra qualità: era parsimoniosa come lui.
L'aveva tradita il giorno stesso delle nozze con la sua damigella, una ragazzona che non gli aveva opposto resistenza ma che alla fine, per scrupolo, aveva detto :" Però ... che brutta cosa abbiamo fatto".
Quando la moglie scoprì la lunga serie di brutte cose che lui faceva, iniziò una dura battaglia legale in cui scoprì che cosa significa fronteggiare qualcuno più avido di te. Gli aveva portato via quasi tutto, figli compresi, e da quella botta non si era mai veramente ripreso.
Giurò che non solo non si sarebbe risposato ma che non avrebbe avuto nessun'altra relazione stabile.
La sua grettezza gli impediva anche di avere qualche amico. Era una compagnia piacevole, cordiale ma sempre superficiale. Se qualcuno lo conosceva meglio ne scopriva l'egoismo e la pochezza e si allontanava subito.)

Era davvero brava. Ne ricordava poche così abili nel masturbare e nel fare i pompini. E sempre, non importava che stesse lavorando con le mani o con la lingua, gli lanciava i suoi sguardi misti di seduzione e beffa. Alla fine il risultato era sotto i suoi occhi: glielo aveva reso così duro che, per la prima volta da anni e senza bisogno di pillole blu, si reggeva da solo dritto e trionfante. Lei intanto si spogliava tutta, le tette erano piccole ma ben formate, il corpo non aveva un filo di grasso ed era così fresco e pulito. Gli si arrampicò sopra e lo fece entrare e fu l'inizio di una sgroppata ora lenta, ora furiosa, a seconda dell'andatura che la ragazza decideva di imprimere alla scopata. Lui chiuse gli occhi, pensando con piacere che si stava ancora dimostrando un vero uomo, alla sua età e con una che poteva essergli figlia ... bè, diciamo pure nipote. Thana (ma era davvero il suo nome ?), saliva e scendeva su di lui, ora si ritirava quasi sulla punta, ora lo faceva penetrare a fondo, fin quasi a trafiggerla.
Da quanto tempo non godeva così ?
L'esplosione di piacere lo lasciò esausto. Aprì gli occhi e rivide il sorriso canzonatorio e sfuggente.
"E bravo !" disse lei e non era facile capire se diceva sul serio o no.
Gli sfilò il preservativo e lui notò con raccapriccio che era tutto rosso, insanguinato. Guardò il pene ormai floscio convinto che quella puttana glielo avesse morso o lo avesse ferito in qualche altro modo ma non scorse nessuna ferita.
"E' mio", disse la ragazza, leggendogli ancora nel pensiero.
"Niente in contrario se mi sciacquo nel tuo bagno ?"
Non attese risposta e si allontanò.
Era stata così schifosa da venire con lui mentre aveva le sue cose ? Oppure ... no, non era possibile, era una professionista, non poteva essere così esperta con le mani e la bocca e ancora come una bambina giù ! C'era un inganno e doveva scoprire quale. Si rivestì in fretta e andò a bussare alla porta del bagno.
"Apri !" le intimò.
Era ancora nuda, si era solo infilata lo slip.
"Che c'è, ti scappa ?"
Avrebbe voluto prenderla a schiaffi.
"Tu ... mica eri ..."
"Mica ero ?" lo incoraggiò la ragazza mettendosi a sedere sul bordo della vasca.
"Mica era la prima volta, no ? Erano le tue cose ..."
"Tu che ne pensi ?"

(Era la stessa domanda che aveva rivolto a quella biondina, tanti anni prima.
"Hai avuto le tue cose, vero ? Mica eri ... "
"Di che ti preoccupi ? Sono passati i tempi in cui bisognava sposare le ragazze disonorate ..."
"Ma no, è che ... non pensavo che tu ... avresti dovuto dirmelo ..."
"Avrei dovuto dirti: scusa, non sono la troietta che pensi ..."
"No, ci sarei stato più attento ... mi dispiace ..."
"Anche a me dispiace di avere sprecato la prima volta con te ...")

Mentre lei continuava a fissarlo avvertì la prima fitta.
"Ogni volta che vado con qualcuno è la prima volta" disse Thana.
Aggiunse :"E anche l'ultima".
Se era davvero vergine mi farà pagare di più, pensò, mentre una seconda fitta gli fece più male della prima.
"Non mi hai ancora detto il prezzo ... quanto vuoi ?"
Si era alzata e gli aveva avvicinato il suo viso d'angelo ma in quel momento non sembrava un angelo.
"Non l'hai ancora capito ?"
"Quanto ... quanto vuoi ?"
Adesso, per la prima volta in vita sua, era disposto a non mercanteggiare sul prezzo.
"Davvero non l'hai ancora capito ?"
Cadde a terra, fulminato dalla terza fitta.
Ora aveva capito e sperava di non trovare nessuno dall'altra parte a chiedergli conto della sua vita.


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