Quel cretino di don Alfonso

Scritto da , il 2020-02-05, genere tradimenti

In quelle gelide giornate di fine inverno ci si scaldava attorno al braciere, le mani sotto una vecchia coperta, le bucce di arancia gettate nella cenere per addolcire l'odore del carbone.
Io, seduto vicino a mia nonna Franzisca e a sua sorella, sonnecchiavo e nel dormiveglia ascoltavo le loro voci cantilenanti che elencavano nomi di persone sconosciute, morte per lo più o partite per lontani paesi e mai più ritornate.
A un certo punto ero sveglio ma tenevo gli occhi chiusi e le due vecchie continuavano a parlare e così ascoltai quel che si dissero credendo che dormissi. Parlavano in dialetto stretto e questo è ciò che riuscii a capire.
"Ah" diceva la nonna, "quello che mi ha fatto passare il mio Mimmo ! Quella gelosia assurda, continua, soffocante. E se uscivo voleva sapere per filo e per segno dove andavo e quanto tempo sarei rimasta fuori e tante volte lasciava la bottega e con addosso il grembiule mi veniva a cercare. Tutti lo prendevano in giro per quella gelosia e persino sua madre lo rimproverava, gli diceva che aveva sposato una perla di figliola e che poteva stare tranquillo per il suo onore. Ma niente, bastava che un cliente andando a ritirare le scarpe in bottega gli lasciasse i saluti per me e subito ne faceva una tragedia perchè gli pareva che nel tono con cui quel tale mi aveva mandato i saluti ci fosse qualcosa di particolare, che insomma lo stesse sfruguliando. E io gli giuravo e gli rigiuravo che non aveva nulla di cui preoccuparsi, che pensavo solo a curare la casa e a crescere i figli, macchè ! Il guaio è che ero una bella figliola, ti ricordi ? E quegli stupidi del paese, quasi a voler sfidare la sua gelosia, si divertivano a fare i cretini e a provocare me e lui. E poi ci fu la storia di don Alfonso. Te lo ricordi ? "
"Don Alfonso ... "
"Il maestro di scuola. Bell'uomo, certo, ma stando alle chiacchiere esagerate tutte le donne del paese erano finite nel suo letto. E poi, diciamo la verità, bello sì ma un vero cretino. Ed era colpa mia se il mio Ninuzzo era in classe con lui e andavo a prenderlo e il maestro mi faceva le sue lodi, com'è bravo, com'è bello e intelligente il suo ragazzo e mi prendeva la mano e io arrossivo ... Mimmo si arrabbiò e disse che d'allora in poi con il maestro ci avrebbe parlato solo lui. E parlaci tu, gli dissi, che vuoi che mi importi del maestro, io so appena leggere e scrivere e a scuola non ci torno certo. E poi quella notte, ti ricordi, venne come un pazzo e voleva scannarmi, voleva, e non ho mai avuto tanta paura in vita mia !
Veniva dall'osteria e il maestro, ubriaco, si era messo a parlare di donne, ne aveva avute tante, diceva, e di ognuna ricordava un particolare: una cicatrice, un porro, certe cose intime e zozze ... E a un tratto se ne venne parlando di donna Vittoria, te la ricordi ?, la vedova del notaio, e disse che erano amanti e che lei aveva un grosso neo sul culo. Lo stesso neo che ha quel gran pezzo di femmina di Franzisca, disse poi quell'imbecille, proprio sotto la mammella sinistra. Puoi immaginare Mimmo ! E meno male che nell'osteria c'erano solo loro due e zio Pippo era troppo intento a contare il guadagno della giornata per prestare attenzione alle chiacchiere di due ubriachi. Se ci fossero stati altri penso che gli avrebbe tirato il collo come a una gallina. Invece, sottovoce, gli mise il coltello sotto il naso e gli chiese come sapeva che sua moglie aveva un neo in quel posto. Don Alfonso era così sbronzo che non capiva nulla, farfugliava e non si rendeva conto che la moglie di Mimmo il ciabattino si chiamava Franzisca. Visto che non ne ricavava nulla, Mimmo venne a casa e io già dormivo profondamente ma mi svegliai sotto i suoi pugni. Quante me ne diede quella notte ! Ero sicura che mi avrebbe ammazzato e piangevo e disperata gli ripetevo che non ero mai stata con don Alfonso. E allora come sa del tuo neo ? mi chiese centinaia di volte e io gli ripetevo: come faccio a saperlo, parlava di un'altra Franzisca, che ci sono solo io con questo nome ? E lui che gridava che non era possibile che una con il mio stesso nome avesse lo stesso neo sotto la mammella sinistra ... Fu il vino che aveva bevuto a salvarmi, perchè a un certo punto crollò sul letto come morto e si addormentò di colpo. E io passai tutta la notte a curarmi le ferite e a pregare che la mattina, appena sveglio, non mi ammazzasse, e pregavo che la mattina non arrivasse mai ! Piangevo e pregavo, pregavo e piangevo e tremavo. Chi se lo scorda il suo sguardo quando si svegliò ? Per un attimo sperai che non ricordasse nulla ma purtroppo ricordava tutto. Non disse nemmeno una parola e quel silenzio mi spaventava più degli insulti, delle bestemmie, delle minacce e delle botte ! Dopo avermi lanciato un'ultima occhiata assassina scappò via con ancora la camicia fuori dei pantaloni. Dopo ho saputo che andò a casa di don Alfonso, tutto rintronato dopo la bevuta della notte, e gli prese il collo e gli ordinò di confessargli quando eravamo stati insieme. Il maestro aveva gli occhi fuori dalle orbite e un po' per la paura, un po' per lo stomaco sottosopra vomitò l'anima addosso a Mimmo che vistosi quello schifo sulla camicia imprecò peggio di prima.
Gli urlò : dimmi quando ti sei fatto mia moglie.
Ma quando mai, rispose don Alfonso.
Mezz'ora almeno durò questo battibecco e don Alfonso piangeva e giurava che non era vero niente.
E il fatto del neo, allora ? Gli era apparsa la Madonna in sogno e glielo aveva rivelato ?
Don Alfonso non ricordava nulla di quello che aveva farneticato durante la sbronza e disse che non si rendeva conto di cosa aveva sputato mentre beveva.
Ma io ho sentito bene, gridò Mimmo, e te lo chiedo per l'ultima volta: come sai del neo di mia moglie ?
Ma l'avrò sentito dire in giro ... Proprio così disse quel cretino di don Alfonso e immagina come si infuriò ancora di più Mimmo.
Ma quanti ve la siete fatta, eh ? Tutto il paese ? Vi raccontate l'uno con l'altro dei nei e dei peli sulla fica della moglie di quel grandissimo cornuto del ciabattino ? Ma io vi ammazzo tutti ! Da chi l'hai sentito ?
Ma da nessuno, non so nemmeno io quello che dico, che vuoi da me ? Parlavo di un'altra Franzisca ...
Pure tu con questa coglionata dell'altra Franzisca, come se tutte avessero lo stesso neo nello stesso punto ...
Ma che è colpa mia se in questo paese metà uomini e metà donne si chiamano uguale perchè il vostro patrono è San Francesco di Paola ? E' colpa mia se siete tutti mezzi parenti ? C'hai fatto caso che quasi tutti gli uomini hanno il naso storto come il tuo ? Ti sembra strano che ci possa essere un'altra donna con un neo come quello di tua moglie, nello stesso posto ?
Il ragionamento fece un certo effetto su Mimmo.
Allora dimmi chi è quest'altra Franzisca, intimò a don Alfonso.
Che sono scemo ? Così lo vai a ridire al marito e siamo punto e daccapo con voi altri che subito tirate fuori il coltello.
Basta, sorella mia. Non so come, ma alla fine Mimmo si stancò di accusare prima che don Alfonso si stancasse di scusarsi e così finalmente tornò a casa e si mise a letto per tre giorni.
Da allora sono cominciati tutti i guai di casa nostra perchè da quel giorno non andava quasi più in bottega e non voleva saperne di lavorare ed era convinto che tutto il paese ridesse di lui ! Beveva e spendeva i pochi soldi che io guadagnavo andando a fare la serva nelle case e gli uomini (tutta la storia era venuta fuori) si sentivano in dovere di allungare le mani e provarci. Quante ne ho passate e tu lo sai ! E in cambio ricevevo solo insulti e mazzate quando tornavo a casa. E alla fine si ammalò sul serio, gli venne un colpo e rimase paralizzato e parlava a fatica e io lo lavavo e assistevo come fosse un bambino."
La nonna si soffiò il naso e il racconto giunse alla sua conclusione.
"Ricordo come ieri l'ultimo giorno: mi tirò vicino e con un filo di voce, con la lingua che si imbrogliava di continuo mi chiese se ero stata con don Alfonso. Gli dissi di no. Ma lui, non contento, mi disse: giura !
Quante volte avevo giurato fino a quel giorno, forse centinaia: giurai per l'ultima volta che non l'avevo tradito e per la prima volta in tanti anni gli vidi un sorriso: morì felice.
E io rimasi sola con tre bambini e non so quale santo mi ha aiutata a tirarli su."
Fu allora che sentii un pianto sommesso e sbirciando con la coda dell'occhio appena socchiuso vidi zia Michelina che singhiozzava.
"E perchè piangi adesso ? Non piango io che ne ho passate tante, anche perché non ho più lacrime."
"Franzì, adesso che sto per andarmene devo togliermi questo peso dall'animo."
La zia era malata già da tempo e pochi mesi dopo se ne sarebbe andata per davvero.
"Che peso ? Che vuoi dire ?"
"Il fatto del neo ... don Alfonso lo seppe da me."
"Da te ?"
Un altro pianto precedette la fatale spiegazione.
"Ma che volevate da me ? M'avevano fatto fare quel matrimonio scombinato e già c'era voluto molto per convincermi a sposare uno sciancato e magari fosse stato solo quello ! Quei ruffiani si misero in mezzo e a nostro padre, avaro com'era, non gli pareva vero che quello mi sposava senza che avessi una camicia addosso. Eppure, ingenua com'ero, ci misi poco a capire che mio marito non era buono a fare niente con le donne e mi ritrovai a essere suora senza avere preso i voti. Don Alfonso era un bell'uomo e le sue occhiate mi gelavano il sangue quando passava sotto le mie finestre e un giorno che ero sola gli feci segno di salire, come facevano quelle là ... Immagina la sua meraviglia quando scoprì che era stato il primo ! E in verità si spaventò a morte, chissà di che aveva paura ... Però da me ci tornò ogni volta che poteva e mi baciava il neo che avevo sotto il seno destro e un giorno, come una stupida, gli raccontai che tu ne avevi uno simile sotto l'altra mammella. E dato che in fondo, come dicevi tu, era un cretino, lo andò a dire proprio a Mimmo quella sera che si sbronzò. Tutti i tuoi guai li ho provocati io e sono quarant'anni che mi porto questo segreto !"
La nonna taceva. Il profumo di arance impregnava ancora l'aria e il ticchettio di un vecchio pendolo faceva da sottofondo. Lontano si udivano gli spari dei fuochi di artificio, segno che in qualche paese vicino si preparavano festeggiamenti per qualche santo e già mi pareva di sentire l'odore delle mandorle tostate e del torrone venduti sulle bancarelle.
La zia continuava a piangere ma la nonna le disse di smettere.
"Puoi morire tranquilla, sorella mia, e in tutti questi anni ti sei portata dietro un rimorso inutile. Don Alfonso non aveva bisogno che gli dicessi tu del mio neo ..."
"Vuoi dire ..."
"Eh, sì ..."
Fu allora che mi addormentai davvero. Forse sognai il nonno che moriva contento e anche l'altro uomo che non avevo mai conosciuto, quel cretino di don Alfonso, tutto felice per essersi fatto due sorelle, l'una all'insaputa dell'altra.

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