L'interrogatorio

Scritto da , il 2019-12-31, genere pulp

M'incastrarono infilando due pacchetti di droga nello zaino.
Era stato Ramon, quel figlio di puttana! Aveva promesso di farmela pagare, ma mai e poi mai avrei potuto immaginare che fosse tanto bastardo. Quello voleva uccidermi!
Fermarono la corriera tre chilometri dopo la frontiera e fecero scendere solo me. Mi prese il panico anche se m'avevano controllato documenti e bagaglio appena dieci minuti prima. L'autista irritato scese per aprire il bagagliaio, gettò a terra il mio zaino e, dopo avermi lanciato uno sguardo stile 'ora sono cazzi tuoi', m'abbandonò fra le camionette della polizia. Mi pareva d'essere in un incubo. Tutto correva veloce e senza senso: un agente ficcò la mano nel tascone dello zaino e ne tirò fuori due panetti di cellophane. Non capivo un cazzo; me li passò e mi chiese cosa fossero. Ma nessuno m'ascoltava; mi voltarono contro una jeep e mi perquisirono tutti, andandoci pesante e profetizzando la fine che avrebbe fatto i mio culetto; era inutile ribellarsi, li avrei fatti solo incazzare. M'arrivarono comunque due ceffoni: uno puntò il manganello contro l'ano e mi spinse sulla camionetta. La sirena urlava nella mia testa. Così fino ad un ufficio soffocante, con alla scrivania quello che doveva essere il loro comandante: un tipo grosso, sudato e con lo sguardo annoiato. Non toccò nemmeno il mio passaporto e fece un gesto di ribrezzo alla vista dei due panetti: ordinò di portarli via e di lasciarci soli.
“Scommetto che te li hanno fatti toccare.” Dapprima non capii, poi rammentai in un flash che me li avevano messi in mano. “... quindi ci sono su le tue impronte.” Disse stancamente.
“Allora lo sa?! Non è roba mia.” Mi parve di rinascere.
“Ti vogliono incastrare. Racconta.”
Lo feci di corsa e disordinatamente: dissi che mio fratello m'aveva telefonato per mia madre che non stava bene, ma che avevo già deciso di tornare, volevo scappare da Ramon: “È stato lui a farmi nascondere la droga nello zaino.”
Era perplesso e silenzioso; senza staccare gli occhi dal computer mi disse che dovevo calmarmi e spiegare bene tutto, senza mentire o nascondere nulla. “Quindi questo Ramon sarebbe il tuo pappone?” Inghiottii la saliva ed ammisi che lo era stato. “Per quanto tempo?” “Tre mesi.” Risposi troppo in fretta.
Il comandante tentennò il capo e rimase in silenzio per un tempo insopportabile. Regolò il ventilatore: “Qui risulta che hai lasciato il paese per gli Stati Uniti quattordici mesi fa... e gli altri undici mesi?” Lo sguardo era inespressivo. M'impappinai raccontandogli di mia cugina a San Diego e della speranza di trovare un lavoro normale, ma che poi avevo conosciuto Ramon.” “... e lui ti ha indotto alla prostituzione, giusto?”
Non reggeva: “No, sì, non lui... l'avevo già fatto qualche volta.”
M'interruppe con un gesto. “Così perdiamo solo tempo! Dimmi allora dove hai trovato i soldi per andare negli States.” M'impietrì con un sorriso maligno. “Facciamo così: racconto io e poi continui tu, ma basta balle!, non ti convengono... perché, vedi, a me risulta che hai venduto il culo a cani e porci per poter andare in America... Ci sono qui un sacco di rapporti e segnalazioni e... ecco, ci sono anche le tue inserzioni.” Lesse dal pc: “Diciotto anni... fisico perfetto, foto reali... culetto da favola, eccetera eccetera. Le solite cazzate, ma le foto sono davvero appetibili...” Alzò lo sguardo per fare il confronto dal vivo. “ Quindi m'hai raccontato un sacco di palle e non va bene: ti prostituivi già prima di partire per l'America... e curiosando fra le tue mail e nei tuoi profili viene fuori un'altra storia ancora! Ci sono messaggi e mail di un certo Ramon Vicario che ti offre lavoro... ad esempio, il sei febbraio dello scorso anno ti dice d'avere in America clienti ricchissimi, che avrebbero pagato qualsiasi cifra per un corpicino come il tuo...”
Non era possibile! Non era passata nemmeno un'ora dal mio arresto e questi sapevano già tutto di me. Non ebbi voce per rispondere. Il bastardo leggeva con voce monotona i messaggi che avevo scambiato con Ramon; mi risvegliai quando mi fissò con gli occhi penetranti. “Non sta bene non ascoltarmi mentre parlo... comunque io ti credo e sai perché?”
Sussultai: “Sì, sì, io non c'entro nulla!”
Scosse la testa. “... ma lo dici solo tu. Il problema è che quei panetti provengono da uno scontro a fuoco tra quei porci di narcos e la guardia di frontiera... e uno ci ha rimesso la pelle.” Mi sentii mancare. “Ecco perché ti credo: è una cosa troppo grossa per una puttanella come te... qui si parla di omicidio di un poliziotto, quindi devi spiegarmi!”
“Co... cosa?”
“Ad esempio perché questo Ramon dovrebbe avercela così tanto con te.”
“E' un bastardo.”
“E tu eri la sua gallina dalle uova d'oro ma l'ha tradito... giusto? Ma come?”
“Quattro mesi fa... non volevo più fare quella vita...”
Mi bloccò sollevando l'indice. Sospirò e prese il pacchetto nell'angolo della scrivania; rifiutai. S'accese una sigaretta e soffiò il primo fumo contro il ventilatore. Osservai il fumo disperdersi. Sentivo i suoi occhi dentro di me. “Okay, ci arriviamo dopo. Tu non ti fidi ancora di me, lo capisco... eppure ti sto aiutando: questo non è ancora un interrogatorio, è solo una chiacchierata.” Realizzai solo in quel momento che non c'era nessun altro in ufficio. “... partiamo da qui: hai deciso di mollare il tuo pappone e di fuggire. Raccontami questa fuga, ma non cercare di prendermi per il culo.”
Capii che era la mia ultima chance. “Ho un amico in Europa, a Barcellona... è lì che voglio... volevo andare. Ma non potevo andarci aereo: Ramon è molto potente ed ha contatti ovunque, l'avrebbe scoperto subito. Dovevo prima sparire e far perdere le tracce.. e poi c'era il problema dei soldi; la maggior parte li ho depositati di nascosto qui, in banca, ed era necessario che venissi di persona per sbloccarli...” Stavo parlando con un poliziotto, quindi dissi precisamente quanti soldi avevo in banca. “... con me avevo solo quattromiladuecento dollari in contanti: ho usato la carta per noleggiare un'auto e una volta in Messico l'ho distrutta subito. Non potevo rischiare... ha amici anche nella polizia.” Mi morsi la lingua, ma la cosa non lo sorprese né offese. Continuai: “C'ho messo venti giorni per attraversare il Messico, in treno e corriere, prendendo linee assurde e finendo in cittadine sconosciute. Non ho mai dormito in albergo. Non volevo registrarmi e dovevo farmi durare i soldi il più a lungo possibile; speravo che col tempo si dimenticasse di me...” Dovevo raccontare tutto, mi ricordò con lo sguardo. “Alcune volte dormii in treno o in qualche parco... ma mi era facile avvicinare uomini o ragazzi,ma anche donne che m'ospitassero per una notte. Dopo dodici giorni finii a Cordoba senza aver mai avuto avuto alcun problema. Mi pareva quasi d'essere in vacanza: giravo con tre stracci e lo zaino, facevo quello che volevo ed andavo dove mi portava il caso. Una libertà assoluta, era bellissimo. Qui incontrai due ragazzi che mi diedero un passaggio fino a Orizaba. Dovevo vederla mi dissero, e potevo star da loro quanto volevo. Beh, doveva capitare! Salvai solo il passaporto e trecento dollari che avevo cucito nello zaino.”
Voleva i particolari, mi disse. “Louis aveva qualcosa che non mi andava, invece Ismail mi piaceva molto, faceva il guardiaparco, mi disse, ed era molto carino e dolce: ci andai solo per lui. Ma scoprii subito che non aveva alcun lavoro e che abitava con Louis ed altri due in una casa di merda, sporca e puzzolente, sotto le montagne. Bevevano e si facevano di tutto... la gente capisce subito cosa sono ed anche loro si ritennero in diritto di...” Provavo solo stanchezza nel ricordare quella storia (e tante altre), ma il mio inquisitore voleva i particolari e non solo per scrupolo professionale.
“Cercai di accontentarli nella speranza che mi lasciassero andare subito. Ma erano sempre strafatti: per non farmi scappare mi legavano al letto e mi si addormentavano sopra. Erano in quattro: Ismail quello più arrapato e bastardo. Mi spaccarono il labbro e riempirono di lividi, ma dopo tre giorni mi lasciarono andare. Una donna mi ospitò senza chiedermi nulla od avvisare la polizia. Ci rimasi due giorni e poi ripresi il viaggio; un camionista mi parlò di Cobàn, una cittadina in Guatemala, e mi diede un indirizzo. Ci andai: Eveline, una donna fantastica, mi tenne in casa per un mese. Faceva la puttana... Era felice, le portavo un sacco di clienti. Recuperai così qualcosina e me ne andai a La Ceiba, in Honduras, da una sua amica, Nadine. Lì ci sono anche americani e mi fu facile recuperare tutte le perdite in poche settimane... Era ormai passato un sacco di tempo e decisi che potevo rischiare di tornare in Colombia: attraversai Nicaragua e Costarica e mi fermai tre giorni da una parente di Nadine a Puerto Piña, pochi chilometri prima della frontiera tra il Panama e la Colombia. Quindi presi la corriera: non avevo nulla nello zaino, me l'avevano aperto anche alla dogana.... E poi hanno fermato la corriera.”
Arricciò le labbra verso il naso: “... così è più credibile. Quindi era una balla la telefonata di tuo fratello.”
“Sì, mi spiace, non so perché l'ho detta... Non avevo più nemmeno il cellulare: l'ho gettato via subito. Quello che ho adesso è di Nadine, la mia amica di La Ceiba.”
“Amica!? Tu hai uno strano concetto dell'amicizia. Quella è una pappona come il tuo Ramon. Ormai dovresti aver imparato a non fidarti di nessuno.”
“Non ho mai detto niente a nessuno!”
“Ma hai con te il passaporto... poteva vedere chi eri... e non ti pare strano che avesse una parente disposta ad ospitarti proprio qualche chilometro prima della frontiera? Il giochetto che t'hanno fatto non s'organizza al momento. Pensaci! Quella Nadine con te ha fatto un sacco di soldi. E non solo quelli che gli hai dato tu facendoti scopare dagli americani!”
Mi sentii male. Guardavo la parete vuota. Fece un gesto gentilissimo: prese dal frigorifero una lattina di coca e me la lanciò per riscuotermi. Lui s'aprì una birra. Io mi scusai quando la schiuma colò a terra e bevvi un sorso guardandolo attentamente: sentivo di potermi fidare di chi mi diceva di non fidarmi di nessuno. “Ora mi crede?”, chiesi stupidamente.
“Non ancora: Ramon Vicario, parlami di lui.”
“Ha 43 anni, credo, e vive a San Diego, ma ha case dappertutto. La sua famiglia è molto potente...”
“So già tutto e se ti consola posso dirti che è il più coglione dei fratelli; lo tengono al di fuori e gli fanno gestire solo locali e puttane... ma non significa che sia il meno pericoloso, anzi: è uno malato. Qui la sua famiglia controlla tutto o quasi.” Fece roteare l'indice. “... sono due giorni che m'arrivano rapporti su di te, quando nemmeno sapevamo che esistevi. L'hai proprio fatto incazzare. Come l'hai conosciuto?”
“Non è stato come ha detto... Sì, avevo messo quell'annuncio ed incontravo, ma non lo facevo come... come lavoro. Era solo quando avevo bisogno di qualche peso. Mi era più facile vendere foto e qualche video... c'era un americano che me le richiedeva sempre, s'era innamorato; era uno di quelli che cercano solo molto giovani ed io dimostro meno anni di quelli che ho veramente. Ogni volta mi controllano e ricontrollano i documenti.” Mi carezzai involontariamente i capelli sulla fronte. Annuì socchiudendo gli occhi. Mi spaventai: non stava mica pensando che stessi cercando di provocarlo? “... Era un cliente di Ramon: mi voleva per una vacanza ad Antigua. Ramon mi contattò subito. Era simpatico (è uno che sa come prendere la gente), mi diceva cose carinissime e mi faceva sognare... ed era ricco. Mi spedì il biglietto per San Diego e millecinquecento dollari... e ne guadagnai altri due facendo la fidanzatina dell'americano... poi rimasi con Ramon.”
“Era solo il tuo pappone o...?”
“Non so, è pazzo. S'era innamorato di me, ma... ma è solo violento, anche mentre fa l'amore: vuole far male, umiliare, sottomettere, comandare... lui godeva anche quando mi dava ai suoi clienti. Mi sceglieva sempre i più difficili, quelli bastardi: i sadici, ma anche i masochisti... m'ha fatto girare anche dei video che non si trovano certo su Pornhub.””
“Come ti costringeva?”
“...?”
“Devi dirmelo.”
“... beh, avevo paura di lui... a volte terrore, ma mi pagava. Alla fine bastava una doccia o qualche giorno al mare... Mi sentivo irresistibile e lui m'adorava, non lo deludevo mai...” Inspirai e cercai di spiegare. “Ramon diceva che ero così slave da spaventarlo, per i soldi avrei fatto tutto... Aveva ragione, è meglio che lei lo sappia, tanto ormai non ne vengo più fuori.“
“Cosa non mi hai detto di Orizaba?”
“... che non stati ai patti. Dovevano pagarmi, invece m'hanno rubato tutto.”
“E Ramon, l'hai tradito?”
“NO! Si è sognato tutto!... una sua puttana deve avergli detto che ero l'amante di uno dei suoi gorilla. L'ho trovato morto in camera mia, l'avevano macellato... Non persi un secondo: mi gettai dalla finestra e scappai con una loro auto.”
Il comandante aveva un'espressione spenta; guardava nel vuoto. Finalmente si riaccese un'altra sigaretta e parlò con la voce debolissima; faticavo a sentirlo: “Sei marcio ragazzo mio... io sono vecchio e questo mondo non ha senso... Sei stupido e pensi di sapere cosa ti aspetta. Non te lo immagini nemmeno! Hanno già preparato il tuo arrivo in carcere. Tutti sanno dell'arrivo di una puttanella col culetto da favola. Gli uomini dei Vicario t'hanno già venduto a centinaia di delinquenti: ti faranno massacrare per settimane e poi macelleranno anche te... sei marcio, ma non posso permetterlo.” Schiacciò la sigaretta nel posacenere. “Ti tiro fuori io, ma domani. non stasera... Ti tocca passare la notte qui in caserma e non posso farci nulla... Sicuramente agli agenti oltre a soldi hanno promesso te come premio; ci hanno spedito i tuoi video. Non serve sapere l'inglese per capire di che si tratta: The uncles fuck Lello, A cute femboy destroyed by 10 cocks, Black cocks in the ass... Mi spiace, non posso intervenire e stanotte ho bisogno degli uffici vuoti: devi essere gentile con loro.” Inspirò forte: “Solo questa notte. Devi fidarti di me!... Non puoi far altrimenti e comunque non cambierebbe nulla.” Mi fece cenno d'uscire.
M'alzai in piedi: “Ma... ma non posso restare qui?... con te?” Supplicai.
“Non fare il porco con me.” Un agente aprì la porta. “Domani c'è il procuratore. Non voglio grane: il ragazzo dev'essere pulito e presentabile.”

...

Era alla scrivania, come il giorno prima. Sembrava che nulla fosse successo.
“Come stai?” mi chiese. Non serviva rispondere. Mi spinse un passaporto.
“Ho fatto mettere la tua fotografia. È di un ragazzo morto tre settimane fa... sta' tranquillo: è ancora valido ed ho fatto in modo che non verrà mai annullato. Lo puoi usare per andare in Europa, ma poi non potrai più tornare. Capito?” Lo aprii e lessi: Diego Aristobal. “Da oggi sarà il tuo nuovo nome. Dimenticati dei soldi qui in banca: non puoi spostarli, li rintraccerebbero subito. Oggi puoi solo fare un salto in banca e prelevare tutto quello che riesci. Alle 15 e 50 prenderai l'aereo per Rio de Janeiro: da lì partirai per Kopenhagen e poi Barcelona. Ti ho preso i voli a nome Diego Aristobal... biglietti e passaporto te li darà un mio amico; ti porterà lui all'aeroporto.”
“Ma come...?”
“Zitto, lascia fare a me.”
In quel momento entrò un tipo giacca e cravatta seguito da due agenti: “Sono venuto a prelevare il ragazzo che ha qui in custodia. Qui ci sono tutti i documenti e l'ordine di carcerazione.”
Il comandante non alzò nemmeno lo sguardo; lesse attentamente e con estrema lentezza le carte, facendo irritare il procuratore. “No, dev'esserci un errore... qui si parla di traffico di droga: ma non è stata trovata nessuna droga.”
Fu un casino pazzesco: il procuratore urlava, ordinava e minacciava, il comandante rispondeva tranquillo che non c'erano prove, gli agenti correvano avanti ed indietro, ma i panetti non saltarono fuori. La droga era sparita!
Per la prima volta alzò la voce: ordinava il mio rilascio immediato e se qualcuno si fosse opposto avrebbe aperto un'inchiesta sui fatti nella notte. Aveva i filmati della telecamera nella cella.

.....

Ero al bancone di un bar di Barcellona. Sfogliavo sul cellulare le pagine on line di un giornale colombiano. C'era stato un attentato contro un comandante della guardia di frontiera : Alonso Aristobal... quarantasette colpi … integerrimo servitore dello stato … aveva appena perso la moglie Reina ed il figlio Diego in un incidente automobilistico...
Un tale mi si avvicinò da dietro e mi sfiorò: “Che culo!”
“Puoi dirlo forte!!!... Sono duecento euro. Mille per una notte indimenticabile.”

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