La ballata del farmacista

Scritto da , il 2019-07-27, genere etero

Quanto mi piace quando corre.
Bella eh?
Bellissima!
Con quel passo deciso.
Elegante.
Sembra una gazzella.
Giusto un po’ più abbondante.
Non grassa.
No che non è grassa.
Da quando si è messa a correre poi.
È femmina.
È donna.
E che donna!
Peccato si sia coperta le gambe.
Cioè?
Quei leggings, dico, è un peccato!
A me piacciono.
Sì.
Sono carini ma le coprono le gambe.
Ha delle belle gambe in effetti.
E sono anche abbronzate.
Dorate.
Muscolose al punto giusto.
Poteva mettersi i pantaloncini.
Dici?
L’avrebbero guardata tutti.
Ma la guardano lo stesso, sai?
Eccome se la guardano.
Quella seconda pelle di tessuto aderente.
Sembra un disegno che non riesce a non fare curve decise.
Morbide.
Hai visto quel signore con il giornale come la guardava?
Te l’ho detto!
Me l’hai detto.
E poi le fanno un gran bel culo.
Non esagerare!
Non è bello?
Certo che lo è!
E allora?
La parola, vacci piano con le parole.
Non iniziare adesso.
Ha un gran bel fondoschiena.
Non è la stessa cosa.
E il tipo col giornale la guardava.
Vallo a chiedere a lui se le guardava il fondoschiena o il culo!
Beh..
Quelle chiappe sode che si muovono mentre corre.
Ipnotiche!
Ipnotiche.
E poi quella faccia, quello sguardo.
Si mangia la strada con gli occhi.
Le labbra socchiuse a pompare aria, dentro e fuori.
Dentro e fuori.
Piccole goccioline di sudore sul collo.
La coda dei capelli che dondola.
Non so come dire ma..
Ma?
Mi trasmette come un senso di..
Non lo dire.
Di libertà!
Lo hai detto.
È una donna libera, una donna che corre, libera.
Bah..
Non sei d’accordo?
È l’immagine che non mi convince.
Cioè?
La donna libera che corre.
Non ti piace?
No. Secondo me è semplicemente sé stessa.
Più vera.
Autentica.
È questo che succede quando il corpo si muove.
Lo sforzo dei muscoli.
Il sudore.
Ti spogli delle inutilità.
Torni a essere te stessa.
E sei bellissima.
Già.
Magari un po’ distratta.
Ma no..
Ma sì!
Secondo me sta solo pensando.
Libero vagolare dei pensieri senza guinzaglio.
Bella questa.
Il guinzaglio?
No, il vagolare.
Mi è venuta così.
Comunque è distratta!
Come quella volta.
Quella volta in cui a forza di “vagolare” stava per rompersi una gamba.
Una storta.
Beh, è proprio grazie a quella storta che l’ha conosciuto.
Subito dopo la corsa, zoppicando.
Con la canottiera ancora sudata.
E gonfia soprattutto.
È entrata in farmacia, ha aspettato il suo turno.
E l’ha conosciuto.
Simpatico.
Carino.
Simpatico e carino.
Più che altro è per quello che le ha detto.
«Ho preso una storta correndo».
Mi spiace, ha detto lui.
Mi spiace.
Carino, no?
Avrebbe potuto dirle tante cose e invece.
Invece le ha detto: Mi spiace.
E ha sorriso, soprattutto ha sorriso.
Ma non uno di quei sorrisi tipo: Che belle tette che hai!
No.
Un bel sorriso, sincero.
E lei lo ha notato.
Un bel ragazzo.
Un uomo.
Quanti anni avrà?
Non saprei.
Più di lei comunque.
Le ha dato una pomata, le ha detto quella cosa delle scarpe.
«Ci vogliono le scarpe buone per corre, altrimenti ti fai male».
E ha sorriso.
Di nuovo.
Lei ha pagato, ha salutato ed è uscita.
Che altro avrebbe dovuto fare?
Che altro avrebbe potuto dire?
Però poi ci ha pensato.
Ci pensa ancora adesso.
Mente corre.
Ecco a cosa sta pensando.
Al farmacista che sorride.
A quella cosa sulle scarpe comode.
E poi?
Ci è tornata?
Oh sì, altre due volte.
La prima volta non si sono detti niente.
C’era gente.
Troppa gente.
La seconda però!
La seconda erano di nuovo soli.
Lei gli ha chiesto una confezione di Oki.
Bella scusa!
Non le è venuto in mente niente di meglio.
E lui?
Sempre carino, sorridente, calmo.
Bella voce!
Calmo.
Un po’ scuro.
Cioè?
La pelle, dico, è un po’ scura.
Olivastra?
Sì, sì, non è nero ma ha una sfumatura esotica.
Qualcosa di orientale.
Forse la famiglia.
Gli occhi poi.
Così profondi.
Intensi.
Occhi di giada.
E quel sorriso!
Non ha la barba però.
E a lei piace la barba.
Però ha quel camice bianco che..
Non dirlo a me.
Che si sono detti poi?
Lui le ha chiesto dell’infortunio, se le era passato.
Lo vedi che è gentile?
Purché non sia.. una facciata!
Ma no, a me pare sincero.
Sarà..
E lei?
Lei si è giocata la carta della locandina.
Di nuovo?
Eh.
Ancora con quel vecchio trucco?
Funziona sempre.
Gli ha dato una locandina che pubblicizza le sue ripetizioni.
“Laureata - impartisce ripetizioni ecc ecc”.
Quello!
È un buon trucco!
C’è il suo numero di telefono sopra.
Gli ha chiesto la cortesia di appenderlo in farmacia.
È un gran trucco!
Sì, se non fosse che ha smesso di dare lezioni due anni fa.
Magari riprende.
E lui?
Beh, ha letto il nome sulla locandina.
Almeno adesso so come ti chiami.
Nicoletta, piacere e.. tu?
Mario.
Mario?
Mario!
Mario non è un nome orientale.
Eppur si chiama così.
Eppure!
E la stretta? Dimmi della stretta!
Bella mano, forte ma non invadente!
Quanto mi piacciono le mani!
Lo so!
Quando si muovono, quando gesticolano, quando sfiorano le cose.
Quando le mani sfiorano altre mani.
È stato un po’ un primo contatto.
Non è detto che ce ne saranno altri.
Chissà..
Quanto tempo ci ha messo lui a scriverle?
Dieci giorni.
Furbo!
Il ragazzo sa giocare.
È un uomo, non è un ragazzo!
Forse troppo grande per lei?
Spero proprio di no.
Ma che si sono detti poi?
Sai.. quelle cose inutili..
Quelle cose assolutamente superflue..
Il cui unico significato è: “Mi fa piacere poterti sentire”.
“Avrei voglia di rivederti”.
Ma così non si può dire.
Brutta storia il corteggiamento.
Funziona così, ci si deve proteggere.
Non far capire all’altro quanto davvero sei interessato.
O interessata.
E quando si vedranno?
Stasera.
Stasera???
Stasera!
Una cena?
Ma no.
Una cena è troppo, una cena va bene per un secondo o terzo appuntamento.
Un aperitivo?
Troppo rischioso.
Una bevuta dopo cena!
Bingo.
Rilassata e poco impegnativa.
Ed è a questo che lei sta pensando, mentre corre.
Al farmacista.
Alla sua serata col farmacista.
È agitata?
È ansiosa?
È adrenalinica?
È una bomba!
Se scoppia sono cazzi!
Per lui o per lei?
Speriamo non inciampi.
Cioè?
Correndo e pensando.
Un’altra storta.
Farebbe ridere.
Non ci sarebbe un cazzo da ridere!
Già.



-]-]



Posso guardare?
Aspetta un attimo!
Ma quanto tempo ci mette?
Si sta preparando, diamine, dalle tempo!
E com’è? Che si è messa? Come le sta?
Aspetta e vedrai.
Ha messo i tacchi alti?
Certo che li ha messi.
Non le décolleté!
Con questo caldo?
I sandali nuovi???
Quelli.
Quelli sì che le stanno bene.
La slanciano.
I polpacci le si gonfiano tutti.
Merito della corsa.
Le caviglie affusolate.
Il laccetto sottile dei sandali.
E poi i piedi nudi, seminudi.
Lo smalto lucido.
E sopra? Sopra cos’ha?
Dai, apri gli occhi e guarda tu stessa.
Oh cazzo!
Visto?
Che gnocca!
Dici che è troppo?
Ma no che non è troppo, è perfetta!
Un vestitino cosparso di fiori.
Gialli, bianchi, rossi.
Lei lo adora il rosso.
La scollatura non eccessiva.
Per lei ogni scollatura è eccessiva!
Speriamo lui non passi la serata a guardarle le tette!
I capelli mi piacciono un sacco.
Sì, sanno di fresco, un po’ ragazza e un po’ donna.
Fissata con questa cosa del collo scoperto!
Furba!
Perché?
Come perché?
“Ci muoiono i poeti nel respiro di quella vertigine che parte dal collo e scivola giù..”.
Già, ora ricordo!
Non sarà troppo corto il vestito?
Non sarà troppo stretto?
Non che sia grassa.
Non è grassa!
È tanta.
Formosa!
Si dice “curvy”.
Curvy?
Che strana parola.
E allora?
Ha semplicemente un bel corpo, lasciaglielo mostrare.
A che ora era l’appuntamento?
Dieci minuti fa!
Cazzo!
Non essere volgare!
Porca paletta!
Molto meglio.
Lui è già arrivato?
Puntualissimo.
Adoro le persone puntuali.
Odio i ritardatari.
Allora perché non si sbriga lei?
È la regola.
Ah. La Regola.
La donna ha un bonus di quindici minuti.
Dal sedicesimo in poi il suo fascino inizia a svanire.
A quanto siamo?
Quattordici.
Corri.
Corri cazz..
Corri, perbacco!
Eccola.
Eccola.
Non è che cade sui tacchi?
Si rompe una gamba?
Di nuovo???
Eccola.
Sorride.
Lui aspetta in piedi, fuori dalla macchina.
Non come quelli che ti aspettano dentro.
Bravo ragazzo.
Non è un ragazzo.
E com’è vestito?
Sta bene, ha anche la camicia.
Non troppo sbottonata.
Quanto basta.
Si vede il pelo?
Poco, sembra poco.
Non è uno che si depila mi auguro.
Mi auguro di no.
I suoi occhiali da vista.
Montatura scura.
E dei pantaloni comodi.
Ti prego!
Cosa?
Dimmi che ha i calzini!
Cioè?
Dimmi che non ha le caviglie scoperte!
No, non mi pare.
Signore, ti ringrazio.
Ho detto che è carino, non che è un coglione.
Cos’avranno poi contro i calzini!
Pensano di essere più affascinanti senza.
O con quei cosi..
Non lo dire!
I fantasmini.
Sto vomitando!
Roba da matti!
Lui invece ha i calzini.
E anche due belle spalle larghe, sai?
Non ci avevo fatto caso.
Che fanno ora? Si guardano?
Sorridono?
Bello, il momento.
Passi ore a prepararti solo per questo momento.
Per quel sorriso.
E lui ha un bel sorriso.
In piedi, l’una di fronte all’altro.
Lui è più alto di lei.
Anche coi tacchi.
Lui è..
Ti piace proprio eh?
Anche senza il camice bianco?
Ma sì, le sta aprendo lo sportello.
Galante.
Chissà come dorme?
Cioè?
Ma niente, è una cosa mia.
Dimmela.
Quando conosco qualcuno, la prima cosa che mi chiedo..
È.. come dorme?
Cosa indossa?
In che posizione si mette?
Perché quando dormiamo siamo noi stessi.
Come quando corriamo?
E anche quando mangiamo.
Chissà come dorme.
Chissà.
Magari dorme nudo.
Magari lo dice ma poi non lo fa.
Lo dicono in tanti.
E poi non lo fanno.
Chissà come mangia.
Speriamo gli piaccia la carne
Sottile doppio senso?
Sottilissimo.
Ecco, sono in macchina adesso.
Lei abbassa un po’ la gonna sulle gambe.
Brava! Bel gesto.
Bisognerebbe fare più attenzione.. ai bei gesti.
Lui mette in moto, parte la musica!
Siamo praticamente al momento clou della serata!
Da questo preciso istante dipende tutto il resto!
«Cosa ascoltiamo?».
Gliel’ha chiesto?
Gliel’ha chiesto!
E lui?
E lui???
«Sono un po’ un nostalgico io.. ascolto solo rock anni ‘70».
E parte Cadence and Cascade.
Scherzi?
Giuro!
Quella se lo sposa uno così!
Ma smettila.
Non esagerare.
Bella comunque Cadence and Cascade.
Scelta azzardata, ma ha fatto centro.
Ci soffia l’estate fra le corde di quella chitarra.
A lei piace.
Sbircia le sue mani sul volante.
Sono delle belle mani.
Belle quando si muovo o stringono forte qualcosa.
Lei ordinerà una birra.
Forse è meglio un vino.
Il vino dopo cena?
Un.. cocktail allora.
Un mojito?
Ma non lo fanno mai bene.
Però è buono.
Quando è fatto bene!
Chissà cosa prenderà lui.
Chissà.
Chissà.



-] ]



Come va?
Non stavi guardando?
Mi sono distratta un po’, che mi sono persa?
Bella serata.
Stanno tornando.
Sono in macchina.
Fuori dal finestrino scorrono le case.
Le finestre accese.
Hanno chiacchierato?
Anche troppo.
Ahia!
Che c’è?
Ma niente..
La tua solita paura?
Sono fatta così.
È che..
Non voglio vederla soffrire.
Neanche io guarda.
Che si sono detti?
Di cosa hanno parlato?
Di tutto e di niente, si sono conosciuti meglio.
Giocato qualche carta.
È come un gioco.
Un duello.
Non svelare troppo.
Non svelare troppo poco.
Ascoltare, soprattutto ascoltare.
Lui è di origini indiane.
Ecco, te l’avevo detto!
È nato in Italia ma il nonno..
Il nonno!
Il nonno era indiano.
E la madre italiana.
Bel mix.
Gran bel mix.
Come un cocktail.
A proposito, che hanno bevuto?
Due birre.
Una rossa e una chiara.
È stato lui a dire “cosa prendi?”.
Ahia.
Smettila.
L’ha guardata tutta la sera.
Anche la scollatura?
Ovviamente sì.
E soprattutto.
Sai cosa?
Cosa?
Le scarpe.
I sandali.
Le ha fatto un complimento.
«Magari non vanno bene per correre ma..».
Ma?
«..ma ti stanno davvero bene!».
E ha continuato a guardarle.
Buongustaio.
E poi?
Lei gli ha chiesto quanti anni ha?
Quarantaquattro.
Così tanti?
Se li porta bene.
Benissimo, cavolo.
È parecchio più grande di lei però.
Forse troppo?
Beh, te lo ricordi il tipo della piscina?
Non aveva quarantaquattro anni.
Ma ne dimostrava molti, molti di più.
È vero.
Hanno tanti anni di differenza e allora?
Per me nessun problema guarda.
Anzi.
Meglio un uomo maturo.
Mi piacciono, gli uomini maturi.
Non vecchi..
No, non le piacciono i vecchi!
L’ha fatta ridere?
Un sacco.
Ahia.
Di nuovo?
Quando ride diventa più bella, tutto qua.
Quando ride in quel modo.
La bocca sembra più grande.
E più bella.
Quando piega il collo in quel modo.
Lui l’ha vista.
Non si è perso un istante.
Gli piace.
Come potrebbe non piacergli.
Con quel vestito.
Quelle scarpe.
Delle loro storie, ne hanno parlato?
Solo un accenno.
Quanto basta per dichiararsi a vicenda di essere liberi.
E disponibili.
Bella serata.
Quando lui ha raccontato quella cosa, della farmacia.
Del turno di notte.
Bella scena.
Ho riso anche io!
Che lavoro eh?
Gli succedono un sacco di cose interessanti.
E sa raccontarle.
È un uomo interessante.
E affascinante.
Chissà com’è senza vestiti addosso.
Sei curiosa?
E me lo chiedi?
Secondo me è messo bene.
Non fare la solita!
Vuoi farmi credere che non te lo sei chiesto?
Non lo hai immaginato?
Non lo hai desiderato?
È stata una bella serata, tutto qua.
È ancora una bella serata.
Non è finita.
Non ancora.
Sono in macchina, sotto casa di lei.
Che fanno?
Qualche altra risata.
Stanno bene.
Stanno bene ma questo è il momento.
Il Momento.
Lui ha spento la macchina.
Bravo!
Non ha fretta di andarsene, non ha nessuna fretta.
Aspetta.
Un segnale, uno sguardo, un invito?
La guarda e pensa.
Chissà com’è senza quel vestitino addosso.
Chissà che biancheria ha messo, lì sotto.
Io lo so.
Ha quel completino.
Quello del “non si sa mai”.
Non si sa mai.
Stanno zitti?
È il momento.
Si guardano e hanno ancora nelle orecchie il suono delle loro risate.
Quella storia della farmacia.
Troppo forte.
Lui ha certi occhi che..
Occhi di giada.
E nessuno dice più niente.
Che imbarazzo.
Ma è il momento che preferisco.
È come se il pianeta smettesse di girare per un attimo.
Come se ogni cosa fosse sospesa.
E poi quel movimento, col busto.
Quello sporgersi appena in avanti.
Quell’affacciarsi alla finestra della propria vita.
E lasciarsi accarezzare la faccia dall’ebrezza.
Bella questa.
Brezza-Ebrezza.
Mi vengono così.
Eccolo, lui si muove.
Si affaccia.
Anche lei si muove.
Che bello quando lo fanno insieme.
E il mondo ha smesso di girare.
Nessuno respira.
Gli occhi, negli occhi, poi sulle labbra, poi ancora negli occhi poi..
Ecco.
Io lo volevo, lo volevi anche tu?
Si avvicinano.
E si tolgono il respiro.
Si baciano.
E il pianeta si scioglie.
Torna a roteare.
Con uno scricchiolio.
Evoluzione e rivoluzione.
Il mondo gira con la forza dei baci.
Un po’ esagerata questa!
Concedimela, è il Momento!
Le stelle brillanti dentro agli occhi chiusi.
C’è ancora quella canzone per caso?
Io la sento!
Mischiare saliva, ossigeno, sapore.
È un bel bacio.
Certo che lo è.
Non il loro migliore.
Il primo non può essere il migliore.
Devono conoscersi, ancora.
Prendere misure e distanze.
Lingue ballerine che si accarezzano umide.
È un gioco.
Un duello.
Lui bacia bene.
E adesso..
Si fa avanti.
Le prende una mano.
Mani che desiderano altre mani.
Le dita si intrecciano.
Speriamo non finisca come quella volta.
Con Tommaso.
Con quel demente di Tommaso.
Si è fatto fare una sega in macchina.
E poi se n’è andato.
Demente.
Cos’hai quindici anni?
Peggio per lui.
Non sa che si è perso.
Da quant’è che sono avvinghiati?
Un bel po’.
Ahia.
Lui le sta accarezzando una gamba.
Risale sulla coscia.
Liscia e abbronzata.
È un messaggio.
È una conferma.
Come può non desiderarla?
La mano sale ancora.
Non troppo eh.
Come a dire: “Se mi dai il via te le strappo quelle mutandine”.
Il farmacista.
Il bel farmacista con la pelle indiana.
Ha un buon profumo.
Qualcosa come..
Come di spezie.
Un mezzo indiano che sa di spezie, mi sembra un po’ troppo.
Però ha un buon profumo.
E bacia bene.
Se lei gli dà il via..
Se lei apre appena un po’ le gambe..
Ecco che si staccano dall’apnea del bacio.
Recuperano un po’ di aria.
Si inventano un sorriso di circostanza.
Di imbarazzo.
Lui la desidera.
Forse dalla prima volta che l’ha vista.
Con quella canottiera aderente.
Non guardarlo fra le gambe, non ne hai bisogno.
Lo sai già che è eccitato.
Non allungare le mani.
Non andrà a finire come con Tommaso vero?
No.
Stavolta no.
Ma adesso tocca a lei.
Casa sua è lassù al secondo piano.
Le basta dire una cosa.
Una cosa qualsiasi.
Una cosa come:
«Ti va di salire a bere qualcosa?».



] ]



Lei ha una casa molto carina.
Non c’è tempo.
Ben arredata.
Non c’è proprio tempo.
Rispecchia la sua personalità.
Ti dico che non c’è tempo.
Lo so.
Entrano in casa, lei fa un passo e si ferma.
Lui la urta da dietro.
«Scusami!».
È un pretesto.
Un contatto.
Lei si volta e senza dire niente.
Senza niente da dire.
Riprendono a baciarsi.
Con più foga adesso.
Camminano insieme senza smettere di baciarsi.
Le mani addosso adesso.
Adesso addosso.
Arrivano al tavolo.
Si fermano.
Si guardano e hanno certi occhi.
Certi occhi pieni di fili elettrici scoperti.
Stiamo correndo troppo?
Lo pensano ma non lo dicono.
Lui le accarezza la guancia, lei sorride.
No, non stiamo correndo.
Siamo nel punto esatto in cui dovremmo essere.
E il mondo gira.
La stanza gira.
Le mani di lei alla camicia, la sbottonano.
Dita sottili.
Lui la lascia fare.
La camicia aperta.
Non si depila, per fortuna non si depila.
Ha solo pochi peli.
Un bel petto grande.
Lui la abbraccia.
Le mani scivolano e se le riempie col suo culo.
Sodo e pieno.
È perché va a correre.
Lei adesso abbassa lo sguardo.
Ora può.
Afferra la cintura la fa scivolare.
Non sto nella pelle.
Sei curiosa?
Gli sbottona i pantaloni.
Ci infila una mano dentro.
Torna a baciarlo e lo accarezza.
Devo dirlo.
Sicura?
Devo proprio dirlo!
Gli afferra dolcemente il..
Il sesso!
Che è già così duro.
A lei piace.
Un maschio eccitato, a chi non piace?
Un maschio che ti vuole.
Come se il contatto la sciogliesse.
Ha un brivido liquido dentro.
Frugare nelle mutande di un uomo.
La carne calda che si ingrossa fra le dita.
E com’è? Com’è?
Ha un bel pisello?
Pisello?
È proprio questa la parola che vuoi usare?
Sì, dai, hai capito.
Aspetta, guardala.
Gli cala i calzoni.
E i boxer neri.
Che ne dici?
Lei lo guarda.
Sì.
Ha davvero un gran bel..
Sei sicura?
Ha davvero un gran bel Cazzo.
Eh.
Grosso e nodoso.
Le vene pulsanti.
Lo guarda adesso.
Lo guardiamo tutte.
La cappella gonfia, rosata.
Quel piccolo taglio minaccioso.
Bello.
Bello!
Il cazzo del farmacista.
Tutto da accarezzare.
Masturbare dolcemente.
Come a dire lo voglio.
Lo vuole.
Lui la guarda e ciò che vede gli piace.
La mano bianca sulla sua pelle orientale.
Gli piace.
Di nuovo si baciano.
Con quella mano che continua a muoversi.
Poi le cinge i fianchi, la solleva.
La mette a sedere sul tavolo.
Le afferra i polpacci, li solleva.
Lei si adagia con la schiena sul tavolo.
Senza smettere di guardarsi.
Senza smettere di avere quell’espressione.
Quel desiderio.
Lui ha i pantaloni calati e un’erezione vistosa fra le gambe.
È bellissimo.
Mi piace.
Mi piace il fatto che lui sia quasi nudo e lei ancora vestita.
Lui fa una cosa adesso.
Cosa fa?
Gli prende un piede, dolcemente.
La pianta arcuata.
Profilo di suola sinuosa.
La pelle nuda, seminuda.
Lui inizia a baciarlo.
Il piede?
Il suo bel piede calzante quel sandalo elegante.
Lo bacia e lo respira.
Poi.
Poi?
Poi lo assaggia.
Uh!
Che è un piacere osservarlo mentre lo fa.
Sarà mica un feticista?
Dici che abbiamo sbagliato genere?
Però come lo fa!
Con la lingua.
La infila fra la pianta e la suola.
Sapore salato di pelle sudata.
Con le mani le tiene la gamba.
Sembra abbia desiderato farlo dall’inizio della serata.
Lei è..
Divertita.
Ammaliata.
Con la lingua le percorre la caviglia.
Il polpaccio sodo.
Ah, ecco.
Cosa?
È la gamba dell’infortunio!
È vero!
È un segno.
Una benedizione.
Tutto è partito da lì.
Lei apprezza.
E con l’altro piede va toccarlo proprio lì, fra le gambe.
Lo provoca.
Vuoi un consiglio?
Individua il piacere dell’altro.
E poi fallo tuo.
Ti piacciono i piedi Mario?
E lei te ne mette uno sul cazzo.
Piccole leggerissime carezze.
Le dita che scivolano sull’asta turgida.
Da giù verso su.
Sandalo delicato col tacco sottile.
A Mario piace, si eccita di più.
Le mette una mano fra le cosce.
È bagnata.
Il piccolo perizoma.
Rosso trasparente.
Ti piace?
L’intimo del “non si sa mai”.
Alla faccia!
Lo scosta appena.
Piccoli riccioli di pelo.
E le accarezza la carne fradicia.
E vorrei vedere!
Le piccole labbra sembrano ali di farfalla.
Le separa delicatamente.
Puoi fare meglio.
Le schiude come petali di un fiore affamato.
Succoso.
Invitante.
La fica curata, depilata, pulsante.
Lui se lo afferra con la mano.
Muove il bacino.
Lo lascia scivolare lungo il taglio delle labbra.
Avanti e indietro.
Poi..
Con lentezza spietata.
Ci entra dentro.
Poco alla volta.
Facendoglielo sentire tutto.
Poi è di nuovo fuori.
Di nuovo l’accarezza col cazzo.
Avanti e indietro.
La cappella proprio sul clitoride.
Addirittura?
Come un bacio umido.
Esiste contatto più bello?
A stuzzicarla, eccitarla, incendiarla.
Mi sento tremare.
Poi rientra fino in fondo.
È una tortura.
Una deliziosa tortura.
Fuori, ancora, a scivolare sui suoi umori.
E ancora una volta tutto dentro.
Nicoletta e il farmacista.
Ci sa fare, il farmacista.
Gli piace, la carne.
Eccome!
Adesso si muove.
Adesso affonda.
Adesso la sbatte.
Coi tacchi che ondeggiano nel vuoto.
Prima piano.
Poi più forte.
Ancora più forte.
Lei chiude gli occhi, lo lascia fare.
Si lascia scopare come a lei piace.
A chi non piacerebbe?
Che quando il tuo corpo danza la ballata del sesso.
Allora sei davvero te stesso.
Come quando mangi.
Divorami.
Fammi tua.
La voce di lei.
Strozzata e stravolta.
Le piace farsi sentire.
Lui è implacabile.
Una furia d’uomo con gli occhi penetranti.
Profondi.
Affonda le carni di quella ragazza così giovane.
Al ritmo giusto.
Il ritmo è importante.
Ogni tanto si ferma.
E le assesta un colpo più forte.
Le mozza il respiro.
Poi riprendere a farsela.
Il perizoma spostato di lato.
Istinto meccanico di maschio infoiato.
Di uomo che scopa.
Quel ciaff ciaff di schiaffi e umori.
Le dà fuoco.
Ed è ancora vestita.
Ora geme.
Geme più forte.
È quel gemito?
È lui!
Uno strappo interno.
Gli occhi chiusi a guardare il nulla.
Il nulla pieno di tutto.
Come perdere l’equilibrio.
Come cadere dentro te stessa.
Come una cascata fra le cosce.
Cadence and Cascade.
In quell’ultimo respiro.
Più forte.
Femmina dilaniata dal grosso cazzo di un uomo che conosce appena.
Molto più grande di lei.
Ancora più forte.
Eccola.
Eccola!
Adesso gode, mentre lui la sbatte.
Quel suono continuo di gola.
La musica dell’orgasmo.
E viene!
Lui accelera.
Ciaff ciaff.
Lei viene!
Viene!!!
Con un urlo tutto rosso.
Che i vicini non sentivano da un po’.
Sudata e accaldata.
Viene.

La quiete adesso.
Che uomo il farmacista.
Un uomo così merita una ricompensa.
Lei scende dal tavolo e sbuffa di sfida.
Ha certi occhi.
Affilati e taglienti.
Minacciosi.
Mi piace quanto ha quegli occhi.
Dio se mi piace.
Si accovaccia fra le sue gambe.
I glutei sui tacchi a spillo.
Il perizoma inzuppato.
Si mette a fissarlo fra le gambe.
E il cazzo ha un sussulto.
Lo afferra decisa.
E cosa fa?
Tu cosa faresti?
Io me lo infilerei dritto in bocca.
Fra le labbra.
Sulla lingua.
A succhiarlo fino in fondo.
Sapore salato di carne sudata.
Misto al sapore dei suoi umori.
Come un cocktail.
Poi fuori per carezzarlo con la lingua.
Senza smettere di fissarlo negli occhi.
E poi più in basso.
Più in basso?
Cosa fa?
Guarda là!
Non si può!
Perché no?
Gli sta..
Dillo.
Posso?
Devi!
Gli sta leccando le palle.
Gli sta succhiando i coglioni.
Che il piacere è tale solo se condiviso.
Fanculo i giudizi.
Dicano di me che so come farlo!
Che so far ruggire un maschio, un vero maschio.
Non gli farà per caso anche l’altra cosa?
Ma no.
È la loro prima volta, non esageriamo.
Con la mano a masturbargli il cazzo.
E la lingua che saetta lì sotto.
A lui piace.
E come se gli piace.
Sai quella ragazza che veniva sempre in farmacia?
Quella dell’infortunio?
Lei.
Carina.
Bella!
Ieri sera le sono venuto in faccia.
Ed era ancora vestita.
E non si è persa una goccia.
Il suo viso sporco.
Bellissima!
E ti è piaciuto?
Da morire!
Guarda che faccia che hai.
Non ti vedevo così da tempo.
E adesso?
La richiami?



]-]



Beh..
Beh?
Bella serata quella di ieri, no?
Altroché!
Hanno fatto tardi.
Lo hanno fatto altre due volte.
Si sarà spogliata spero.
Oh sì.
Alla fine erano completamente nudi nel letto.
E lei lo cavalcava.
I seni lucidi le sbattevano.
E lui glieli strizzava da sotto.
Bella serata.
Non sarà mica rimasto a dormire?
No no, alle tre è andato via.
Con un ultimo bacio dato sull’uscio della porta.
Lei aveva quella lunga canottiera mentre lo baciava.
Le piace rivestirsi, dopo.
Mettersi qualcosa addosso alla pelle sudata.
E lui?
Speriamo la richiami.
Speriamo di no.
E perché?
E perché.
Per quella storia?
Quella storia della paura.
Le vuoi così bene?
Io la adoro.
Ti capisco.
E non voglio che soffra.
Guardala là!
Cosa fa?
Non la vedi? Corre.
Ti piace eh?
È bellissima.
Oggi anche di più.
Il tipo con il giornale?
L’ha guardata.
Eccome se l’ha guardata.
È distratta da qualcosa?
Pensa.
Come sempre.
Con quelle voci nella testa.
Quei dialoghi sconnessi.
Litigano, sbraitano non si perdono un istante.
Corre lei.
E quando corre è libera di essere sé stessa.
Speriamo non si faccia male.
Speriamo.

Questo racconto di è stato letto 3 1 2 8 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.