Nero. Tacco. A spillo.

Scritto da , il 2019-04-02, genere dominazione

Tratto da:
“Appunti per un radioDramma”


[PLAY]

«Buongiorno Daniela».
«Buongiorno Dottore».
«Come si sente oggi?».
«Beh.. sempre un po’ così».
«...».
«Stralunata.. confusa..».
«...».
«Sempre con questa sorta di.. di buio attorno..».
«Mi racconti qualcosa che ha fatto in questi giorni».
«Le solite cose.. ho lavorato.. sono stata a casa con mio marito, siamo andati al cinema..».
«E cosa ha visto?».
«Un film romantico».
«Le è piaciuto?».
«Sì».
«E cosa le è piaciuto di quel film?»
«È un film ben fatto.. gli attori sono molto bravi..».
«Chi ha scelto il film?».
«Lo ha scelto lui..».
«Mi dica di suo marito, come va con lui?».
«Continuiamo a mantenere una certa distanza».
«Che tipo di distanza?».
«Fisica.. soprattutto fisica».
«La sfera sessuale, si riferisce a questo?».
«Beh.. non abbiamo più rapporti da un po’ di tempo».
«Quanto tempo?».
«Più di tre mesi».
«È un bel po’ di tempo».
«Già».
«Sì è chiesta il perché di questa astinenza?».
«Io non ho voglia.. e lui si sta un po’.. arrendendo».
«Le dispiace?».
«Mi dispiace soprattutto per lui..».
«E lei? Non ha desiderio? Non pensa al sesso?».
«Certo che ci penso.. ci penso continuamente.. anche quando dormo».
«Nei suoi sogni?».
«Sì».
«Che tipo di sogni fa?».
«Sono difficili da descrivere.. sono dei flash.. delle immagini in cui succedono cose strane».
«Che tipo di cose?».
«Cose intime..».
«Non abbia paura, mi spieghi».
«...».
« Queste cose accadono a lei?».
«Sì».
«E come si sente lei in questi sogni?».
«Non so spiegarlo.. mi sento.. ferma.. come se fossi spettatrice e interprete del sogno».
«Cosa intende?».
«È come essere sdoppiata.. una parte di me subisce quelle cose.. e un’altra guarda tutto dall’esterno».
«Subisce? Come una violenza? Un abuso?».
«Non so rispondere a questa domanda..».
«Queste cose che succedono le danno piacere?».
«...».
«...».
«Molto».
«Che tipo di piacere?».
«Per la parte di me che è coinvolta il piacere è sicuramente fisico.. l’altra parte, quella che osserva, prova un piacere che definirei “mentale”».
«Soffermiamoci un attimo su questo secondo tipo di piacere».
«Sì».
«Me ne parli».
«Beh..».
«...».
«È come se.. fosse un piacere.. perverso.. perché nasce proprio dalla consapevolezza che una parte di me sta subendo quegli abusi».
«...».
«È un po’ strano in effetti..».
«La sfera sessuale è un lato della nostra personalità in cui vengono fuori degli istinti primordiali, cose che ci appartengono eppure non conosciamo fino in fondo».
«...».
«Voglio solo dirle che non c’è niente di sbagliato».
«...».
«Ha mai parlato a suo marito di questi sogni?».
«No».
«Come mai?».
«È una cosa poco chiara anche per me.. non saprei parlarne.. non saprei cosa dire».
«Com me però ne sta parlando».
«Lo so».
«E come si sente in questo momento?».
«Esposta».
«Esposta?».
«Sì».
«E questa cosa la fa sentire a disagio?».
«No, a disagio no».
«Perché?».
«Perché qui mi sento.. al sicuro.. come avessi.. una rete di protezione.. posso lanciarmi.. so che posso farlo».
«Quale parola può riassumere questa sensazione?».
«...».
«...».
«Credo sia.. “fiducia”».
«La fiducia è alla base del rapporto tra psicologo e paziente, questo non deve dimenticarlo».
«Lo so Dottore».
«Torniamo per un attimo a quei sogni».
«Sì».
«Vorrei mi parlasse delle sue sensazioni, come si sente durante quei sogni?».
«Leggera..».
«Leggera come?».
«Leggera.. come fossi.. su una nuvola».
«Su una nuvola».
«Sì».
«È una bella immagine».
«Sì».
«Non sembra un’immagine pericolosa, è d’accordo?».
«Sì Dottore».
«Il sogno è un posto protetto, un posto in cui essere se stessi, liberamente».
«Sì».
«Anche nel sogno c’è una rete di protezione, un’immagine salvifica che ci protegge».
«Sì».
«Sa qual è la sua?».
«...».
«...».
«La nuvola?».
«Non deve chiederlo a me, la risposta è sua, anche la nuvola è sua».
«La mia nuvola».
«Sì».
«...».
«Bene, ora mi ascolti attentamente vorrei si concentrasse sulla sua nuvola, su quella sensazione di leggerezza, riesce a sentirla?».
«Sì Dottore..».
«Si rilassi, come se fosse sdraiata sul suolo soffice della sua nuvola».
«...».
«Lasci cadere le sue palpebre, non opponga resistenza».
«...».
«Non c’è più il divano, non c’è il mio studio, c’è solo la mia voce».
«...».
«Si abbandoni a questa sensazione, lasci dietro di lei tutto ciò che è, in qualche modo, pesante».
«...».
«I suoi pensieri, i suoi problemi, li lasci in questo studio, abbandoni la sua mente».
«...».
«Stiamo salendo, per raggiungere quel luogo salvifico, quel luogo candido, dove poter essere se stessi».
«...».
«Sempre più leggera».
«...».
«Sempre
più
leggera
la nuvola la avvolge, il vento la smuove appena, si sente protetta, si sente al sicuro».
«...».
«Ora conterò fino a tre
e al mio tre lei sarà morbidamente adagiata sulla sua piccola nuvola, ha capito?».
«Sì Dottore..».
«Uno».
«...».
«Due».
«...».
«Tre».


«Mi sente Daniela?».
«Sì».
«Riesce ad aprire gli occhi?».
«Sì».
«Dove si trova?».
«È tutto.. bianco.. un luogo.. indefinito.. senza confini..».
«Si sente al sicuro?».
«Sì».
«Ora, si lasci guidare dalla mia voce, lasci che il suo corpo segua le mie indicazioni».
«Sì».
«Voglio che lei sollevi il suo braccio destro».
«...».
«Bravissima, ora può abbassarlo».
«...».
«Adesso voglio che si alzi in piedi».
«...».
«Lentamente».
«...».
«Brava, così».
«...».
«Venga qui, davanti a me».
«...».
«...».
«...».
«Faccia un giro su se stessa».
«...».
«È molto bella Daniela, lo sa?».
«...».
«Può rispondermi, sa di essere molto bella?».
«Sì Dottore».
«Suo marito le dice mai che è molto bella?».
«Sì Dottore».
«E quando glielo dice si sente come in questo momento?».
«No Dottore».
«...».
«...».
«Adesso, voglio che lei inizi a spogliarsi, lentamente».
«...».
«Se la sente Daniela?».
«Sì Dottore».
«Vuole farlo?».
«Sì.. Dottore».
«Allora lo faccia, abbandoni i suoi vestiti nello studio, sulla nostra nuvola non ci servono».
«...».
«Bravissima».
«...»
«Le scarpe può tenerle».
«...».
«Bene».
«...».
«È ancora più bella, completamente nuda, con solo quelle scarpe addosso».
«...».
«Ti ho fatto un complimento, ringraziami».
«Grazie Dottore».
«Brava Daniela».
«...».
«Adesso, mi alzerò in piedi e verrò accanto a te».
«...».
«...».
«...».
«Hai un bellissimo seno Daniela, voglio toccarlo».
«...».
«Tu pensi che io possa farlo?».
«...».
«Rispondimi, vuoi che io ti tocchi il seno?».
«Sì Dottore».
«Chiedimelo allora, chiedimelo con educazione».
«Dottore, per favore, mi tocchi il seno».
«”Seno” è una bellissima parola ma voglio che tu ne usi un’altra, voglio tu sia più esplicita».
«...».
«Avanti, qui non devi aver paura di niente».
«Dottore, per favore, mi tocchi le tette».
«Così?».
«Sì».
«Ti faccio male Daniela?».
«Un po’».
«Vuoi che sia più delicato?».
«No».
«Ti piace allora?».
«Sì Dottore».
«E lo sai perché ti piace così tanto?».
«...».
«Cosa sei tu Daniela?».
«...».
«Te lo ricordi? Lo abbiamo imparato la volta scorsa, concentrati.. cosa sei tu Daniela?».
«...».
«...».
«Una..».
«Una?».
«Una.. cagna?».
«Sì Daniela, non è una brutta parola».
«Sì».
«Anche questa è un’immagine, un simbolo».
«Sì».
«È tradizionalmente legata alla dolcezza, alla sicurezza ma soprattutto..».
«...».
«..alla fiducia e alla lealtà».
«Sì».
«Devi prenderlo come un complimento».
«Sì Dottore».
«Quindi?».
«Grazie Dottore».
«Brava, dimmelo di nuovo, cosa sei tu?».
«Io sono una cagna».
«Ora voglio toccarti anche qui».
«Sì Dottore».
«Hai proprio un gran bel culo».
«Grazie Dottore».
«Un culo da schiaffeggiare».
«Sì Dottore».
«Vuoi essere sculacciata?».
«Sì».
«Chiedimelo allora, con educazione».
«Dottore, per favore, mi sculacci».
«Così?».
«Sì..».
«Così?».
«Sì Dottore..».
«Così?».
«Sì Dottore sì..».
«Cosa sei tu?».
«Una cagna».
«Una cagna con un gran bel culo».
«Grazie Dottore».
«Fammi sentire una cosa».
«...».
«Sei fradicia sai?».
«...».
«Sei bagnata fradicia Daniela».
«Sì Dottore».
«Sì cosa?».
«Sono bagnata fradicia».
«Hai desiderio? Hai voglia di essere posseduta?».
«Sì Dottore».
«Hai voglia di essere scopata?».
«Sì Dottore».
«Baciami».
«...».
«...».
«...».
«Di cosa hai voglia?».
«Di essere scopata».
«Inginocchiati».
«...».
«Brava, ora sbottonami i pantaloni».
«...».
«Tiralo fuori».
«...».
«Guardalo intensamente».
«...».
«Sei tu che lo hai fatto diventare così duro, sai».
«...».
«Ti piace?».
«Sì Dottore».
«È più bello di quello di tuo marito?».
«...».
«Rispondimi, parlando come piace a me».
«È molto più bello di quello di mio marito..»
«Cosa?».
«Il suo cazzo Dottore».
«Adesso, voglio infilarti il cazzo in bocca».
«...».
«Quanto tempo è che non lo prendi in bocca a tuo marito?».
«Tre mesi».
«E devi continuare a non farlo, devi preservare la tua bocca solo per me».
«Sì Dottore».
«Apri la bocca».
«...».
«Cosa sei tu?».
«Una cagna Dottore».
«E cosa fanno le cagne?».
«...».
«Cosa fanno le cagne come te quando hanno un cazzo duro davanti la faccia?».
«Lo succhiano».
«E tu vuoi succhiarmelo?».
«Sì».
«Chiedimelo allora, con educazione».
«Dottore, per favore, mi lasci succhiare il suo cazzo».
«...».
«...».
«...».
«...».
«Sei brava».
«...».
«Sì».
«...».
«Una brava cagna succhiacazzi».
«...».
«Continua, brava».
«...».
«Così».
«...».
«Sempre più in fondo».
«...».
«Devi sentirtelo nella gola».
«...».
«...».
«...».
«Devi imparare a vincere le tue resistenze, riprova, avanti».
«...».
«Brava».
«...».
«Bravissima».
«...».
«Fermati adesso, alzati».
«...».
«Quanto sei bella, voglio toccarti ancora».
«Sì Dottore».
«Sei ancora più bagnata, ti piace proprio succhiare il cazzo».
«Sì Dottore».
«Girati, metti le mani sulla mia scrivania».
«...».
«Lo sai cosa sto per farti?».
«...».
«E sai anche che voglio sia tu a chiedermelo».
«...».
«Con educazione».
«Dottore, per favore, mi scopi».
«Visto che ci tieni così tanto, ti accontento».
«...».
«Lo senti?».
«Sì».
«Lo senti dentro?».
«Sì Dottore».
«Ti piace?».
«Sì Dottore».
«Che cosa?».
«Mi piace il suo grosso cazzo dentro di me».
«E perché?».
«Perché sono una cagna».
«Continua a ripeterlo, voglio sentirtelo dire, mentre ti scopo».
«Sono una cagna».
«...».
«Sono una cagna».
«...».
«Sono..».
«...».
«Sono una.. cagna».
«...».
«Una cagna.. una cagna..».
«...».
«Sono.. una cagna».
«La prendi ancora la pillola troia? Come ti ho ordinato?».
«Sì.. Dottore».
«Allora posso venirti dentro?».
«Sì».
«Posso riempirti»
«Sì».
«...».
«Dottore, per favore, mi riempia di sborra».
«Brava».
«...».
«Bravissima».
«...».
«Sì».
«...».
«Così».
«...».
«Così!».




«Prenda quei Kleenex, si ripulisca».
«Sì Dottore».
«Poi si rivesta e si stenda di nuovo sul divanetto».
«Sì Dottore».


«Mi sente Daniela?».
«Sì».
«Adesso conterò di nuovo fino a tre e insieme abbandoneremo la nostra nuvola. Quando si risveglierà dimenticherà tutto quello che è successo, pensando sia stato solo un sogno. Del nostro incontro di oggi ricorderà che abbiamo parlato della sua infanzia, del suo rapporto con i suoi genitori, è stata una chiacchierata piacevole che le ha portato un certo sollievo. Ha capito?».
«Sì Dottore».
«Continuerà a negarsi a suo marito ma continuerà a prendere la pillola».
«Sì Dottore».
«Tornerà qui martedì prossimo e indosserà un nuovo paio di scarpe col tacco alto».
«Sì Dottore».
«Ora scendiamo dalla nuvola, lentamente».
«...».
«Torniamo nel mio studio».
«...».
«Prenda di nuovo possesso del suo corpo, dei suoi pensieri».
«...».
«Uno».
«...».
«Due».
«...».
«Tre».


«Ha capito la domanda Daniela?».
«Quale.. quale domanda Dottore?»
«Non fa niente, forse è un po’ stanca».
«Forse sì Dottore..».
«...».
«..un po’.. affaticata, mi scusi».
«Il nostro tempo è finito, ci vediamo martedì prossimo».
«Va bene, quanto.. le devo?».
«Il solito».
«...».
«Arrivederci Daniela».
«Arrivederci.. Dottore..».

[STOP]


«...».
«...».
«È una cosa agghiacciante».
«Lo so..».
«Ma come hai fatto a registrare questa cosa?».
«L’ultima volta che sono stata da lui.. prima di entrare ho attivato la registrazione sul telefono».
«...».
«...».
«E hai registrato tutto».
«Ho registrato tutto.. tutta la seduta..».
«Sono davvero senza parole».
«Lo so..».
«Ne hai parlato con tuo marito?».
«No..».
«Perché no?».
«Io non.. non lo so..».
«Sei andata dalla polizia?».
«No..».
«Ma tu devi denunciarlo!».
«...».
«Devi denunciare quel bastardo!».
«...».
«Quel bastardo ti ha violentata Dany, lo capisci?».
«Non mi ha fatto del male..».
«Come non ti ha fatto del male? Si è approfittato di te, cazzo, è un medico! Devi fargliela pagare!».
«Non posso..».
«Perché non puoi? Di cosa hai paura?».
«Non posso».
«Che cazzo vuol dire non puoi? Di che parli?».
«Non ero ipnotizzata..».
«...».
«Forse la prima volta.. per i primi minuti un po’ lo ero.. come se.. fossi addormentata.. poi ho fatto una sorta di sforzo.. ho ripreso possesso di me stessa.. ma non ho detto niente.. ho fatto finta.. e da quella volta.. non mi sono più lasciata ipnotizzare».
«Che cazzo stai dicendo? Sei impazzita?».
«Mi distraevo, pensavo ad altro.. mi cantavo una canzone in testa.. e rimanevo lucida..».
«...».
«Non lo so perché.. forse ero scettica.. la prima volta l’ho fatto per sfida..».
«...».
«Ho scoperto che era una cosa semplice.. canticchiavo nella testa.. e.. e restavo lucida..».
«...».
«Non ero ipnotizzata..».
«E lui? Se n’è mai accorto?».
«Non lo so..».
«E ti sei lasciata fare tutte quelle cose?».
«Le ho fatte io.. nessuno mi ha obbligata.. ero cosciente.. ero me stessa..».
«E perché lo hai fatto?».
«...».
«...».
«...».
«Perché mi hai raccontato tutto questo?».
«Perché dovevo parlarne con qualcuno.. tu.. tu sei mia amica.. so che tu non mi giudicherai».
«...».
«Mi sembra di impazzire.. io.. non so neanche più chi sono..».
«Ti sei.. registrata..».
«Dovevo ascoltarmi.. rendermi conto.. rendermi conto che.. è tutto vero».
«...».
«..è tutto vero..».
«...».
«..non pensare male di me non.. guardarmi così.. io..».
«...».
«...».
«Cosa vuoi fare adesso?».
«...».
«...».
«Torno da lui martedì prossimo».

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