Tripoli bel suol d'amore

Scritto da , il 2019-03-30, genere pulp

Il sole batteva duro sul deserto libico, ma l'aria secca rendeva così gradevole starsene all'aperto, lontano dall'aria condizionata dell'arcologia, e all'ombra dei tendoni.
L'arcologia Scipio, un monolite alto milleduecento metri, due chilometri alla base, visibile a occhio nudo da mezza Tripolitania. Dotata di un ecosistema interno autosufficiente, era in teoria possibile nascerci, viverci e morirci senza mai vedere il mondo di fuori. Gli abitanti però preferivano l'aria aperta, e dalle pareti sporgevano numerose balconate semicircolari, quali dotate di piscina e lettini per l'abbronzatura, quali di tavolini all'ombra e piste da ballo.

L'Acciaroli stava giusto appoggiato alla balaustra di uno dei balconi più panoramici, contemplava alla sua sinistra la Medina, cioè la parte più antica di Tripoli, delineata sul mare distante.
Troppo lontana per poter distinguere i particolari, ma aveva già conosciuto quel labirinto di vie strette, coperte e delimitate agli estremi da voltoni, che poi sfociavano negli stradoni della parte moderna, con i suoi grattacieli, nascosta alla vista dall'angolo dell'arcologia.
A destra invece, lungo tutto l'altipiano della Nefusa, si stendevano i campi di torri solari, che provvedevano energia elettrica alle raffinerie e agli impianti sulla costa, dove l'acqua di mare veniva in parte dissalata per le irrigazioni e in parte trasformata in idrogeno. Perchè la Libia era il generatore di energia per tutto l'Italico Impero, e senza sosta l'idrogeno, il metano, il gasolio raffinato, venivano pompati attraverso le tubature sottomarine verso la Sicilia.

Alle sue spalle poteva sentire il brusio dai tavolini misto al reggae eritreo suonato dal vivo, tintinnio di bicchieri, l'odore di tabacco delle Nazionali e l'hascisc delle Coloniali Rosse.
Lui però non fumava, un agente speciale dell'OVRA, in missione, non può permettersi di addormentare i riflessi. Non sai mai quando possa spuntare uno che ti vuole morto.
Anche in quell'attimo i suoi sensi erano in guardia, aveva percepito un profumo più vicino, rumore di passi leggeri, non aveva bisogno di voltarsi per sapere che una donna si stava avvicinando.

" Signor Acciaroli. Che piacere trovarla qua ! Mi farebbe compagnia ? "

Nadieh Msellati, sorella di un capotribù, uno di quelli che grazie al fotovoltaico cagano soldi anche dalle orecchie, aveva eclissato col suo viso il panorama tripolino, e gli porgeva un bicchiere di pombe, specie di birra ottenuta dalle banane somale.

" Signora, quanto onore, io sono solo un tecnico informatico, non vorrei annoiarla. " - rispose lui accettando la bibita. - " Ma se vuole, sono a disposizione. "

La Msellati era sulla quarantina, indossava un abito kitenge che lasciava scoperte le spalle e la curva superiore del seno. Abbondante in tutte le forme, ma la pelle ambrata era del tutto liscia, il naso carnoso proprio della sua razza contrastava con le labbra sottili, le palpebre rigonfie infossavano gli occhi. Non era bella, ma sensuale più di molte belle, e c'era qualcosa del predatore nel suo sorriso.

" Io non penso proprio che lei sia un programmatore. Credo anzi che lei possa interessare in molte maniere. "

" Se vuole posso parlare di come si rilevano le intrusioni telematiche. "

Sempre sorridendo, la smandrappona gli mise davanti una foto.

" I semplici tecnici non vengono chiamati a Roma per partecipare a ricevimenti diplomatici. A proposito, sa che in tenuta formale era ancora più bello ? "

L'Acciaroli ricordava bene quel ricevimento, che qualcuno fosse riuscito a scattare una foto sotto il naso di tutta la sorveglianza lo irritava molto, ma non era stupito.
I libici adoravano impicciarsi di cose più grosse di loro. Tutto regolare purtroppo.

" Comunque non sono qui per cose in cui sia coinvolta la sua famiglia. Le basta come risposta ? "

" Lei è qui perchè proprio la mia tribù, Al-Dukali, ha informato il Governatore che Perrin e i suoi operativi della Légion étrangère sono stati visti a Tripoli. Vede che siamo dalla sua parte, non c'è bisogno di essere così sospettoso. "

Era inutile continuare a fingere, ma non poteva permettere a lei di condurre il discorso, aveva bisogno di prendere tempo per valutare le possibilità. Notò allora che i musicisti si erano presi una pausa, e al posto del reggae era partito il tormentone della stagione, un pezzo tecnobalcanico di Ardito Gibrea.

" Intanto che decido se fidarmi, vuole ballare ? "

Era presto e la pista da ballo non era affollata, qualche coppia, quattro cinque tizi avevano formato un cerchio e scuotevano le teste a ritmo, l'agente segreto aveva ancora in mano il bicchiere mezzo pieno e a ogni mossa rischiava di benedire la gente attorno. La libica zoccolona, con la Coloniale in bocca, faceva saluti romani a raffica, riportando ogni volta la mano di taglio al petto.. proprio sotto le poppe che sballonzolavano assieme ai capelli... gli stava facendo esplodere la tega quella cosciona slandra. Era pericoloso in quella situazione lasciarsi prendere, ma la copertura era andata, e anche chiudere il discorso e andarsene non era la soluzione migliore.
Doveva parlarci per capire cosa volessero, quanto sapessero, era necessario trattare con la massima finezza e stile.
Per prima cosa lasciò il bicchiere sul primo tavolino, senza neanche guardare se fosse occupato, e le mise le mani addosso, quella senza scomporsi gli tastò il pacco per rendersi conto della situazione.
Era sudata, l'odore saliva alla testa peggio di una droga, lei si fece anche più sotto per parlargli all'orecchio.

" Se quest'affare ti scoppia fuori dalle braghe, finiamo in imbarazzo tutti e due. Sarà il caso di appartarsi ? "

Senza metter tempo in mezzo si diressero all'interno del caffè. A sinistra il bancone e la gelatiera, di fronte l'uscita sul boulevard interno dell'arcologia, a destra il corridoio delle alcove private, protette da eleganti tende di velluto. L'Acciaroli non intendeva perder tempo in prenotazioni, documenti o robe del genere, soprattutto non voleva cacciare soldi, preferì andare direttamente dall'addetto alla sicurezza e tirar fuori il tesserino della Milizia.

“ Milici ! Hapni rrugen dhe shikoni qe mos te na shqetesojne. “

Il sorvegliante immediatamente si fece da parte battendo i tacchi.
“Si urdheroni ! “

Si, perché la fedeltà dei libici era per definizione metallica, inossidabile, ma intanto gli appalti per la sicurezza interna si era preferito darli agli albanesi, che davanti a ordini impartiti in lingua non discutevano.
In un attimo e senza nessuna domanda, si trovarono in una saletta insonorizzata e dotata di ampio divano, mancava il frigobar, ma non si può pretendere tutto.

Nadieh comunque non sembrava interessata a bere. In un attimo aveva liberato le poppe, la veste non più sostenuta ricadeva sui fianchi, lo sospinse sul divano e prese a liberargli l’uccello in gabbia, posandogli intanto un capezzolo sulle labbra.
Lo allattava e intanto gli maneggiava la base del cazzo, poi i testicoli, con un dito era arrivata a disegnare cerchi sullo sfintere.

“ Dicevamo, i francesi vengono segnalati a Tripoli, ma tu invece vieni subito mandato qui a Scipio. Vorrà dire qualcosa ? “

L’agente continuava a puppare beato per non rispondere.
Lei sfilò il seno, prendendosi un morso, e scese in ginocchio a occuparsi meglio dell’uccello.
Soffiava piano sulla cappella scoperta, le dita sullo sfintere si muovevano più decise, fingeva di scendere sulla punta con le labbra, ma continuava a parlare, come se stringesse in mano un microfono.

“ E’ per il Serbo ? Vogliono lui ? “

“ Per quanto vi diciate dalla nostra parte, penso che il Franco non vi faccia schifo. “ – rispose finalmente l’Acciaroli – “ E’ un doppio gioco il vostro, volete vendere informazioni alle due parti e vedere chi offre di più. “

Nadieh aveva lasciato colare gocce di saliva dalla lingua sulla cappella, leccava piano il taglio sulla punta, poggiava bacetti sul punto più sensibile sotto il frenulo, ma continuava a parlare.

“ Anche triplo gioco, quadruplo.. poi stecchiamo anche con te. Ha importanza ? Vale solo dove si ferma la pallina alla fine. Con tutti i giochi può finire solo in due maniere: o il Serbo rimane qui, o i francesi se lo portano via.. “

Lui bruscamente allungò la mano, la prese in cima alla testa per i capelli e la spinse giù brutalmente, a imboccare lo scettro fino a soffocarsi.

“ La tua tribù di mentecatti non doveva neppure saperlo che il Serbo fosse qui ! Non hai capito che se finisce alla seconda maniera che hai detto, sarete considerati complici dei francesi. E non ci importa nulla che sia vero o no.. “

La stava veramente soffocando, lacrimava, lei avrebbe potuto mordere o strizzare i coglioni con la mano, ma era abbastanza intelligente da non farlo ancora.

“ … Saranno cazzi nel culo per tutti, anche più grossi del già considerevole qui presente ! “

Finalmente lasciò la presa, lei scattò in su per respirare, la bocca spalancata, gli occhi ancora più gonfi e inondati di lacrime.

“ Allah Yakhthek… Ya Gazma !! “

“ Stronza. “

La Msellati però tornò subito padrona di se stessa. Fissandolo ancora incarognita finì di abbassare il vestito, uscendone nuda. Poi gli gattonò sopra, pelle di seta su peli, forme tonde sul corpo più giovane e muscoloso dell’agente, rafforzato dalla pratica assidua del Sanchin Kata.
L’Acciaroli doveva suo malgrado rimangiarsi il giudizio iniziale, era bella.

I seni gonfi si posarono su di lui, mentre lei gli prendeva il viso tra le mani.

“ Veramente noi non eravamo sicuri che il Serbo fosse qui, ma adesso si. Grazie .. “

Era così mortalmente fredda la sua voce, in contrasto col calore del corpo.

“ .. In quanto alla tua minaccia, tu sai già che qui in Libia non esiste nessuno che sia vergine di culo.
E adesso te lo dimostro… “

Questo racconto di è stato letto 1 1 3 9 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.