Erotici Racconti

Tra speranza e destino

Scritto da , il 2019-03-15, genere pulp

Sono Abeona.
La dea accompagnatrice degli emigranti. No, non sono io che li aiuto, non è quello il mio compito. Non è che non voglia, capiamoci, ma non ho questo potere.
E pure li accompagno. E potrei parlare di loro all’infinito, dagli inizi del fenomeno, nei vari secoli. Ma non basterebbe un racconto, nemmeno dieci a dire la verità, e non basterebbe mai il tempo per raccontarvi. E voi non avreste mai quello di leggermi. Vi annoiereste prima che io finisca.
Qualcuno di voi si potrebbe contrariare, altri hanno da fare, nei lettori più vecchi potrei toccare ferite, ricordando i sacrifici, i pericoli, quando anche loro sono dovuti andare a cercare un futuro migliore. Le persone care che hanno dovuto lasciare in quei posti, ricorderei il loro doversi dividere tra gli amori della gioventù e la necessità di trovare qualcun altro per creare una nuova vita. Ricorderei il cuore diviso a pezzi, senza l’ affetto dei propri cari, in una terra sconosciuta.
Ricorderei la nostalgia che li prendeva ogni volta per la terra natia, di come diventa potente, tanto che alla fine dei loro giorni decidono di ripartire per il paese dove sono nati, per respirare l’aria che tanto bramavano in terra straniera, con lo scopo di passare gli ultimi giorni in santa pace, rendendosi conto con rammarico che nulla è più come prima.

Adesso arrivo al dunque.
Vi chiedo scusa se ho divagato.

Il mio compito è raccontarvi dei sogni di un emigrante, per questo motivo li accompagno nel loro viaggio. Appena qualcuno decide di partire, io devo essere lì a vedere i preparativi. Perché per iniziare il viaggio un emigrante deve prepararsi, e non è la solita valigia . Per cominciare questa strada piena di aspettative e difficoltà, prima di tutto ci vogliono dei soldi, tanti...

Aspetta, per chi non capisce un Acca di quello che sto dicendo, perché non si è mai mosso da dove è nato, forse è meglio che prenda un esempio concreto.
La storia che voglio raccontare è quella di due giovani che partono dal Ghana.
Sono sposati da poco, economicamente non stanno male, hanno pure una casa, ma la situazione politica non è tra le migliori.
Hanno sentito che andare da qualche parte in Europa, è il paradiso.
Giovani e pieni di sogni, di speranza, di voglia di una vita migliore, senza il pericolo di sentirsi minacciati nella vita, vendono la casa, il loro nido d’amore, e partono con altri come loro.
La strada, come dicevo, è lunga, piena di pericoli. Se da racconti avevano già sentito, adesso lo stanno verificando con i propri occhi.
Dal Ghana arrivare fino in Libia non è proprio una passeggiata. La prima parte è abbastanza facile, arrivano fino in Niger o più precisamente a Niamey. C’è acqua, ci sono le strade, non devono soffrire né la fame, né la sete.
Il viaggio si fa più duro quando devono passare il deserto del Sahara, vi lascio immaginare la difficoltà, ma alla fine arrivano al porto di Misurata, sulla costa libica.

L’indomani, quando il Mediterraneo sarà più tranquillo, partiranno. Sono felici di essere arrivati fino in Libia.
Non credete che sia facile, perché il pericolo della strada è altissimo, il rischio di essere venduti come carne da macello è dietro l’angolo. Hanno visto con i loro occhi compagni di viaggio spariti non si sa perché, ma loro immaginano i motivi: organi umani freschi hanno un valore, nessuno si fa scrupoli.
Hanno imparato a farsi i fatti loro. Stanno sempre attaccati per evitare qualsiasi spiacevole imprevisto. In più lui è un giovane forte, nel suo paese faceva pugilato, quindi forse agli accompagnatori conviene tenerlo più come amico che come nemico.

E l’indomani arriva. Basta poco per toccare il cielo con un dito, il loro sogno sta per diventare realtà.
Abbraccia forte la sua giovane moglie, i loro occhi si illuminano.

“Amore!- le dice- ce l’abbiamo fatta. Domani saremo in Italia. Poi magari con un po’ di fortuna possiamo spostarci in Francia, dove non c’è tutto questo flusso di immigrati.”
Lui ha un amico lì che li ospiterebbe volentieri. Lei è stanca, ma felice per il futuro che li aspetta. Danno l’ultima rata dei soldi agli organizzatori e salgono su un gommone largo e lungo. Con loro hanno pochi vestiti, un pò di cibo, il necessario per arrivare a destinazione.
Non serve altro. Ormai ci sono. Il gommone parte.
Lei ha un brivido di paura, ma lui la stringe a se per rassicurarla. Sorride la sua donna, con quei denti bianchi di avorio che tanto lo fanno impazzire, con quegli occhi neri, più scuri della notte, che brillano d’amore per lui.

Si abbracciano ancora.
“Tra poco ci siamo”- le sussurra.
Lei annuisce. Sono sul gommone, non si sa da quante ore. Da lontano si vedono le luci di un paese.
“Quella è l’Italia”- osa esternare qualcuno.
Si mettono ad applaudire.
“Buoni.”- ammonisce uno degli accompagnatori e loro cercano di placare l’entusiasmo. Ancora poco e ci sono.
Ma arriva una maledetta telefonata. Sentono gli scafisti agitarsi. I due accompagnatori che cominciano a parlare a voce alta, a dire di scendere, di buttarsi in acqua perché tanto il porto e’ lì vicino e ci arriveranno a nuoto tranquillamente.
Qualcuno si oppone. Cominciano parolacce, insulti:
“Buttati cazzo, buttati! Se non lo fai, finiamo male tutti. Vedrete che adesso che ci hanno notato, si accorgeranno che vi abbiamo buttati in acqua, e verrà subito la guardia costiera a portarvi sani e salvi sulla terra ferma.”

Ubbidiscono, nonostante un vento fortissimo attanagli l’orizzonte. Il mare si agita. L’acqua è fredda. Uno non vuol sentire ragione, si è aggrappato al bordo del gommone ripetendo di continuo che non sa nuotare. Lo colpiscono dietro la nuca. Cade in acqua con gli altri. Forse vivo, ma non per molto. Il motore del gommone si riaccende. Come un cane rabbioso, intaglia il silenzio della notte. Sparisce.
La nostra coppia nuota assieme. Lei ha freddo, comincia a digrignare i denti. Anche lui ha freddo, ma non lo vuol far vedere.
“Amore, appoggiati a me. Tra poco ci verranno a salvare, lo hanno detto anche gli scafisti”
Fa come le dice.
Lui nuota per tutti e due, vogliono sconfiggere il tempo, vincere contro le onde, vincere il destino.

Dall’altra parte, la guardia costiera chiede istruzioni su cosa fare. Il governo deve decidere. Non possono sbarcare in Italia, non c’è posto. Gli immigrati sono troppi.

“Non c’è tempo, capo. Sono stati buttati in acqua. Il gommone e’ sparito”- continua la voce della guardia costiera per telefono.
Certe decisioni però non è facile prenderle. Si fanno telefonate, consulte... poi alla fine arriva il permesso di intervenire.
Salvano qualcuno, non se ne vanno a mani vuote... controllano nel buio della notte cercando altri, ma non si vedono. Fanno un paio di giri intorno. Nulla.

Dov’e’ la nostra coppia? E’ qui, davanti a me. Lei è diventata blu dal freddo, e anche lui. Sapete cos’è il pericolo del freddo in acqua? Che più stai fermo, più hai freddo, fino a ghiacciare del tutto. I muscoli si irrigidiscono, pian piano ti abbandonano. Non riesci a comandarli. Lui voleva arrivare in terra ferma a tutti i costi. Gliel’aveva promesso alla sua amata, era un uomo d’onore, manteneva la sua parola, quindi nuota e nuota all’infinito. Non si arrende. Le parla. Lei non sente. O forse sente, ma non può rispondere. Ormai il freddo l’ha intorpidita del tutto. Lui lotta, lotta per tutti e due, finché le forze non l’abbandonano. Allora decide di fermarsi con lei tra le braccia. Riprenderà il viaggio quando si sarà riposato un po’. Le palpebre si chiudono, le labbra si posano con un tenero bacio su quelle fredde della moglie. Dagli occhi cadono gocce salate che si mischiano con l’acqua del mare.
“Dormi amore!- le sussurra senza voce- domani uscirà il sole e potremo riprendere il nostro viaggio.”

Ma la sua amata è già partita per il viaggio del aldilà e lui la vuole accompagnare. Insieme, nella buona e nella cattiva sorte, era il loro giuramento.

Guarda le luci del porto italiano. Sono vicine, ma non più per lui, non più per loro. Chiude gli occhi stanchi. È l’ultimo gesto che riesce a compiere. Il resto del corpo lo ha abbandonato da molto. Viaggia nei sogni. Loro due eternamente insieme, in un paese che non è Italia, non è nemmeno la Francia, né Spagna, né...
E’ tutto così bello. La gente è disponibile, li aiutano. Curiosi, chiedono da dove vengono, come mai si trovino lì. Chiedono a lui, chiedono a lei. Si inseriscono bene nella nuova vita... un sorriso si accenna nel suo viso. Ha realizzato il sogno un attimo prima di morire. Viaggia, nuota felice in un mare calmo e caldo, a pochi centimetri dalla superficie, con la sua giovane moglie.
Sorridono entrambi per farvi partecipi della loro felicità smorzata.

Lo scafo della guardia costiera continua a cercare altri da salvare, o almeno da poter seppellire sulla terraferma. In quel momento delle onde giganti formano un riparo intorno ai loro corpi ormai senza vita. Li nascondono alla vista dei ricercatori.
Il mare in quel punto si agita tanto. Le onde sbattono con così tanta forza, come poter dimostrare indignazione per la facilità con cui si muore nel ventunesimo secolo, formando un lenzuolo bianco che copre i loro corpi.

Mattino. Esce il sole. Il vento si ferma. Il mare è calmo. C’è solo un posto un poco lontano dalla costa. Un posto strano dove le onde formano una specie di diga quadrata, come se fossero una stanza, ma senza soffitto. In mezzo, più in basso, ci sta un lenzuolo bianco fatto di schiuma del mare. E se provate a smuovere questo lenzuolo, potrete notare due corpi abbracciati. Hanno i volti che sorridono. Non cercate di portarli via, le onde che sono loro protettrici non ve lo permetteranno, non adesso, non per placare i vostri sensi di colpa. Lasciateli dormire in pace in questo sonno di morte.

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