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Il patriota

Scritto da , il 2011-06-13, genere comici

“Omo se nasce,brigante se more,ma fin all'ultimo avvimma sparà. E se murimmo menate nu fiore e na bestemmia pe sta' 'libbertà” così dice un antica canzone.
Era il 1862,da due anni il governo piemontese si era imposto con la violenza sulle popolazioni del sud tassandole,privandole di ogni risorsa e dei loro uomini migliori in nome di una fantomatica “unità nazionale”. Nella parte più meridionale della penisola salentina fra le ingiustizie,le stragi e i soprusi era però emersa la figura di un eroe che aveva aderito alla causa legittimista e combatteva per liberare la sua terra,il suo nome era Luciano Gianni. Il volto di Luciano era conosciuto da tutti per via dei suoi baffi che gli donavano un immagine latina,i capelli scuri e lisci portati sotto il collo e gli occhi fieri,nessuno ricorda precisamente la sua data di nascita,ma tutti sapevano che era dotato come un mulo (il suo cazzo misurava forse otto pollici di circonferenza ed era lungo quasi un piede e i suoi coglioni erano grossi come arance). Quando il buon Francesco 2° governava sul meridione per grazia di dio e per la felicità del popolo meridionale Luciano svolgeva una regolare attività di commerciante,ma con l'unità le nuove leggi lo costrinsero a diventare un falsario. Colto con le mani nel sacco dai carabinieri di Nardò,Luciano si diede alla macchia nelle boscaglie nei pressi di Ugento e si guadagnò nel giro di soli due anni la fama di brigante; nel 1861 insultò pubblicamente il fratello del nobiluomo Battisti di Taranto (un liberale che aveva collaborato con gli infami garibaldini) il quale pose una taglia sulla sua testa. Luciano Gianni con un gruppo di quindici uomini assaltò il latifondo di Battisti vicino a Capo dell'Ovo,diede alle fiamme la villa,distribuì il raccolto fra i contadini,pisciò sul tricolore ed ebbe un rapporto anale con la figlia del Battisti consenziente alle avance e affascinata dal carisma del patriota. Si dice che Luciano condusse la fanciulla nel granaio svuotato e dopo averle strappato le vesti di dosso iniziò a sbatterle il suo enorme affare sulla fronte e sugli occhi,poi strizzò i seni ancora immaturi della tredicenne e la sodomizzò penetrando l'anello di cacca che le celava l'orefizio ancora illibbato e la giovane svenne sotto i violenti assalti di quel bruto che le stringeva le carni bianche e vergini. Luciano fotteva come satanasso in persona e la fichetta inesperta era già fradicia alla sola visione del pene pestilenziale. Il giorno successivo i briganti fuggirono e i servi rinvennero la padroncina con la scura chioma impastata di sborra e polvere,ma con un sorriso di soddisfazione stampato sul visetto. Fu forse così che si diffuse la voce che il Luciano si faceva sette seghe al giorno per tenere sotto controllo l'arma di cui la natura lo aveva dotato e che celava sotto quei calzoni stretti ed inadatti a nascondere la bestia. Un'altra vicenda famosa è quella del saccheggio al podere di Don R.... un monaco ex papalino che convertitosi al liberalismo si arricchì acquistando i beni della chiesa soppressi dal nuovo stato italiano,la vittoria sui carabinieri in quell'occasione fu così schiacciante che ben quattro donne del Salento offrirono la fica aggratis al brigante Luciano che venne per quattro volte senza alcuno sforzo e urlando sempre “evviva O' Re!”. A fine giornata Luciano ordinò addirittura ad un suo uomo di fiducia (detto Pippi) di violentare il monaco traditore della corona napoletana al quale venne fatto anche bere il piscio. Ripresosi dalle violenze subita,Don R.... accusò il brigante davanti alla popolazione Salentina definendolo un bestemmiatore. La volta successiva Luciano fece spedire due botti di merda alla guarnigione di Ugento per rappresaglia al sequestro delle mandrie ai pastori,quel giorno fu celebrato persino dal poeta del paese (tale mastro …...,un anziano di 93 anni che aveva indossato la giubba borbonica sin dal 1786). D'inverno catturò un intera squadriglia di carabinieri piemontesi,fucilò gli ufficiali e tagliò i lobi delle orecchie ai superstiti liberandoli solo dopo avere ricevuto un riscatto e il diritto per i contadini di Ugento di spigolare sulle terre dei padroni dopo la mietitura. Nel 1863 Luciano fu avvicinato da una donnaccia del salente conosciuta col nome “condanna” e la condusse nel suo accampamento nelle vicinanze di Gallipoli dove si era barricato con gli ultimi uomini che gli erano rimasti dopo gli scontri che avevano portato alla cattura del Sergente Romano,la malafemmena afferò la cartucciera di Luciano e si levò l'abito nero mostrandogli il corpo corrotto da anni di libertinaggio. La ninfomane aveva forse una quinta di seno e non avrebbe esitato a fottersi il brigante nella boscaglia con la possibilità di essere sorpresi dagli uomini del regio esercito,il suo pube era villosissimo e scuro come la macchia mediterranea che li circondava, Luciano era già eccitatissimo e sfoderò il suo leggendario cazzone che da moscio gli giungeva a metà coscia. Il bastone si indurì subito e le vene violacee e grosse come serpi iniziarono a pulsare su tutta la lunghezza del tronco fino al glande scoperto e simile ad un enorme ciliegia,il brigante nudo si rivelò peloso come un fauno:un vero semidio pagano degno di una corona di mirto. Prima di fottere la puttana il nostro eroe afferrò una bottiglia di pessimo liquore il cui profumo ricordava quello dell'olio da lampada ne bevve un sorso ed esclamò “Tornerà,tornerà un giorno il nostro re! Il vero re ci sostiene da Roma con sua santità e sta radunando un esercito in Spagna per venire a liberarci,il colonnello Caruso e Enrico la Morte non sono schioppati in vano porcuddiu!”ma a parlare erano solo le speranze di un popolo e i vaneggi di un ubriaco. La zoccola si rese allora conto che non riusciva a tenere il palo ne tra le mani ne nella bocca perché era troppo grosso,l'unica cosa che poté fare fu di stringerlo fra le tettone e slinguazzarlo con i suoi labbroni. L'espressione della donna era entusiasta,ma allo stesso tempo incredula,ogni muscolo sul corpo del brigante era teso come la corda di un violino:era pronto alla penetrazione. La fica della donnaccia era ampia,ma non abbastanza per tenere in se un tale ariete e così solo il grosso cappellone entrò fra le labbra sudice e umide,lei urlava già come una dannata e lui digrignava i denti e bestemmiava scopandola nella posizione del cucchiaio. Lo scroto possente si muoveva come la bisaccia di un beduino fra le dune del deserto,il cazzo era sporco di smegma e di terra,così visto che in fica non era entrato tutto l'eroe del basso Salento posizionò i suoi titanici attributi sull'altare posto fra le natiche flosce della sua amante e con un sol colpo lo infilò dentro fino ai coglioni mentre lei si contorceva come una tarantolata. Luciano pretese che la maladonna gli cacciasse un dito in culo e passò molto tempo ad ammirare il suo grossissimo clitoride,lungo e simile al cazzo di un ermafrodita. La scopata proseguì per almeno un quarto d'ora quando dai cespugli apparve l'intera truppa composta da almeno una dozzina di briganti col cazzo in mano “Ahahah dio maialuccio! V'avevo detto di montare la guardia,ma a quanto pare preferite guardare me montare questa vacca o no?Porcuddiu!”disse Luciano,allora i suoi uomini risero in coro e iniziarono a sputare sul corpo della troia esausta e a ciucciargli la fica a turno. Uno dei briganti completamente ebbro e fuori di se per la scena che aveva davanti agli occhi tolse la berrettina dalla testa di uno che gli stava affianco,ci scatarrò dentro il suo muco e dopo averla appallottolata riuscì ad infilarla nella fessa slabbrata della puttana. Gianni sfilando la verga dal culo era consapevole di avere vinto pur essendosi trovato davanti un temibile avversario e per celebrarlo con tutti gli onori gli fece mangiare i rimasugli di merda che aveva sul cazzo prima di venire far venire i suoi uomini sulla faccia,sulla schiena e sul seno della zoccola con fiumi di sperma. Alla fine il brigante prese l'elmetto di un bersagliere che aveva ucciso in battaglia e ci eiaculò copiosamente dentro per poi poggiarlo sul capo della donnaccia sudaticcia che fu successivamente cacciata a calci dall'accampamento e abbandonata nella selva dove venne violentata dai cani in un lago di liquido germinale. La notte trascorse così fra i canti,l'ebrezza e lo sventolio dei vessilli delle due Sicilie: piacere,delirio,perdizione. Tuttavia il giorno successivo la zoccola corse dai gendarmi e gli rivelò dove si nascondeva Luciano coi suoi fedelissimi accusandolo di essere un farabutto e un assassino che aveva persino avuto il coraggio di scoparla sulla spiaggia davanti ai suoi genitori,i briganti si scontrarono ancora una volta coi carabinieri e i granatieri,ma subirono una pesante sconfitta e Luciano con soli sette uomini si rifugiò nei boschi di Avetrana dove combatte il suo ultimo scontro con un manipolo dell'esercito sabaudo. Ferito alla mano cavalcò con un solo uomo fino al confine dello stato Pontificio dove invocò l'aiuto e la protezione del papa che aveva servito per anni,ma dopo essere stato dichiarato “ricercato” anche nel Lazio si imbarcò segretamente per la Francia dove visse fino alla fine dei suoi giorni. I suoi uomini vennero quasi tutti fucilati senza processo,le teste di alcuni di loro sono rimaste esposte per alcuni giorni sulla strada per Gemini e ora sono esposte al museo antropologico di Cesare Lombroso a Torino. Questa storia me la raccontò il mio nonnino di Galatone prima che tirasse le cuoia,me la ripeteva sempre negli assolati pomeriggi d'estate e mi diceva anche che se mi fossi recato sulla spiaggia di Ugento al calar del sole chiamando a gran voce Luciano Gianni,il brigante sarebbe apparso a cavallo alla guida di un esercito di volontari dalla Spagna accorsi per liberarci dall'invasore. Una volta ci ho provato,ma non ha risposto nessuno.

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