Follie d’amore di altri tempi

Scritto da , il 2019-01-31, genere sentimentali

"Alba svegliati"- mi dice una compagna di collegio nel bel mezzo della notte.

“Che succede?!"- domando assonnata.


"Devi coprire Elsa. E' uscita oggi senza permesso. Alla coordinatrice e' saltato in testa di fare i controlli, e stasera ci guarda una per una persino con la torcia.”

Nel frattempo si sono svegliate anche le altre ragazze della mia stanza e tutt’orecchi, ma senza interrompere, ascoltano la nostra conversazione.

"Perché proprio io?"- le chiedo quasi piangendo.

"Perché voi due vi assomigliate moltissimo.”

"Spiegami che devo fare?"- dico ormai lucida alla ragazza che è venuta a chiamarmi.

Lei è la miglior amica di Elsa. La loro camera si trova a metà corridoio, la nostra, invece, è in fondo.

"Devi entrare a letto suo, ora, subito. Non c'è tempo."

"E nel letto mio chi ci sta, scusa?"- rispondo a occhi spalancati.

"Nessuno. Se la coordinatrice dovesse domandare qualcosa, loro diranno,- indica le altre mie compagne di stanza- che tu sei andata in bagno perché hai mal di pancia. Poi farai in tempo a tornare al tuo posto una volta che quello di Elsa è stato controllato.”

Sto per dire che non sono sicura di poterlo fare, quando lei mi butta giù, mi mette la tipica fascia di Elsa in testa, e mentre mi trascina fuori dalla stanza, mi dice di mettermi a dormire a pancia in giù per evitare di essere riconosciuta.

Non ho possibilità di obbiettare. Io vorrei salvare Elsa, ma non ho mai fatto nulla del genere ed ho paura.
Seguo la sua amica come un’ automa e mi metto al posto di Elsa.

Luci spente.
Buio fitto.
Un silenzio assoluto regna ovunque.
Dopo pochi minuti si sentono dei passi. Sono due persone che camminano; una è sicuramente la coordinatrice, e l'altra, suppongo sia quella vipera di sua assistente.
“Dio, è peggio che nell'esercito!- mi dico tra me e me- chi me l'ha fatto fare di venire in questa scuola qui?”

Tengo gli occhi chiusi. Le orecchie catturano ogni minimo rumore. Il cuore mi martella nel petto. Sento dei passi che si fermano. Adesso stanno spostando le coperte di... Non so chi ci sia su quel letto lì, ma ha poca importanza.
Poi sento che camminano; 1, 2, 3, 4 passi doppi che si fermano davanti ad un altro letto. Nessun problema, anche quest'altra è a posto. Di nuovo passi e di nuovo ferme, e continuano così fin quando arrivano al mio letto, o meglio a quello di Elsa.
Sento spostarmi la coperta.
Non mi muovo. Per non sbagliare trattengo il respiro. A occhi chiusi e a pancia in giù sono irriconoscibile, è vero, ma se dovessero svegliarmi? Cosa dico? Che scusa trovo? Mentre mille domande e la preoccupazione mi divora, loro si allontanano da me. Respiro di nuovo, quasi sollevata, ma non del tutto.
Dopo che hanno controllato anche gli altri letti, siamo in 8 qui dentro, si avviano a passo svelto verso l'uscita. L'ho scampata. O meglio, Elsa se l'è scampata.

Adesso dovrei rientrare in camera mia. Aspetto un attimo che le nostre sorveglianti entrino in un' altra camera.
“Adesso ci siamo.”- mi dico.
Scivolo fuori dalle coperte, e senza rivolgere la parola a nessuna di loro, mi dirigo verso la mia camera, camminando in punta di piedi.

Le luci nel lungo corridoio sono accese come sempre. Ho sempre avuto paura del buio. Oggi invece mi fa paura la luce. Quanto vorrei nascondermi nel buio! Diventare invisibile, un' ombra attaccata ai muri. Cammino a piedi scalzi, senza fare rumore. Non si sente nulla o forse sì: il tamburellare del mio cuore. Sono quasi arrivata davanti alla mia camera, quando una voce autoritaria:

"Fermati!"

Vorrei scappare, fare finta di non aver ascoltato, entrare nel mio letto...
Le gambe non ubbidiscono. Sono ghiacciata ad un passo dalla mia porta. Il piede che stava per scavalcarla è sospeso in aria. Non mi giro nemmeno verso la voce. Sto lì, immobile, come una statua di marmo. Mi vengono vicine. Appoggio il piede per terra.

"Ah... sei tu. Che ci fai qui?"- mi chiede la coordinatrice

"Avevo mal di pancia"- balbetto poco convinta.

La mia faccia terrorizzata fa le smorfie, ma evidentemente vengono interpretate per smorfie di dolore perché lei, stranamente umana, mi dice di mettermi a letto che mi avrebbe portato una camomilla. Troppa premura. Non ci voleva. Volevo addormentarmi per fare finire l'incubo. Non ho scampo.

"Vai a fare una camomilla ad Alba e gliela porti. Io nel frattempo finisco il giro."- dice alla sua assistente del cavolo.

L'altra ubbidisce. Entro a letto con il cuore in gola. Nella mia camera il silenzio. So che tutte stanno morendo dalla curiosità di sapere cosa è successo, come me la sono cavata, ma non è il caso di fare domande. Basta un passo falso e tutto andrebbe a rotoli. Rischieresti l'espulsione, e se rimanessi lì, saresti segnata per sempre, controllata ovunque, in ogni passo che fai. Non avresti più scampo. Poi avrebbero chiamato i genitori e ti avrebbero indicata per la più immorale delle ragazze, bugiarda, spudorata, una poco di buono.
E le guardie che sono all'ingresso di giorno e di notte?
Quelli ci avrebbero provato con te sfacciatamente, perché tu ormai te lo meritavi.
Odio questa vita.

Arriva la camomilla. La mia "infermiera" me la porta sogghignando... o è solo una mia impressione?
“Bevi la camomilla e cerca di dormire,- mi dice- se dovessi aver problemi, sai dove trovarci.”
Sparisce. Chiudo gli occhi. Respiro a fondo. Finalmente se n'è andata!

Appena i loro passi non si sentono più, nella nostra camera comincia il casino. Tutte in coro mi domandano cos'era successo, e tutte volevano sapere dov'era andata Elsa. Risposi che non sapevo proprio nulla, ma che domani, appena Elsa arrivava, avrei scoperto tutto. E lei mi doveva raccontare tutto, visto che le ho salvato il culo mettendo in pericolo il mio.
Diciamo, che non mi piaceva andare incontro a rischi che non conoscevo, e fare opera buona senza sapere il motivo, non era nelle mie priorità.

Mattino in mensa:
Vedo Elsa da lontano mentre cerca di fare colazione con te' e formaggio. Mi alzo e le vado vicina. La guardo arrabbiata, minacciosa. Appena mi nota, si tira su e mi abbraccia in una stretta sincera mentre un "grazie di cuore" esce dalle sue labbra.
La mia rabbia svanisce. Quasi le perdono tutto.
Le dico decisa:
“Troppo facile cavartela con un grazie. No cara mia, tu devi raccontarmi tutto quello che hai combinato ieri sera. Valeva veramente la pena metterti e mettermi in pericolo?"

Lei, con gli occhi che le brillavano rispose di sì.
"Ci vediamo dopo lezione,- mi dice- e ti racconterò tutto."
Scappa, mentre le dico che deve raccontare davanti a tutte quelle della mia camera.

Il pomeriggio vado da Elsa.
Capisce subito il motivo per il quale sono andata lì, si mette a ridere e mi segue in camera mia.
Una volta giunte sul posto, mentre le mie compagne assistono, chi sedute ai letti, chi sdraiate, la metto in centro della stanza e la obbligo a raccontare.

Elsa è in quarta superiore, noi siamo in terza, ma tutte quante della mia camera siamo venute in questo collegio solo quest'anno, quindi siamo novelle.

Elsa comincia a raccontare, con la voce piena di entusiasmo, gli occhi che brillano di una luce mai vista, lei aveva fatto l'amore. Era venuto il suo ragazzo a trovarla il giorno prima, e sapendo che nessuno le avrebbe dato il permesso, era andata via di testa sua. Erano andati in un albergo. Avevano dormito lì, tutta la notte. Era così piena di emozione mentre raccontava, che noi tutte pendevamo dalle sue labbra. La ascoltavamo emozionate, con gli occhi sognanti, aspettando che da qualche parte ci fosse un ragazzo adatto a noi che ci avrebbe fatto fare pazzie e che ci avrebbe liberato da questa prigione.
Interruppi il suo racconto dicendole:

“Ma io ieri sera ti ho vista. Tu c'eri in mensa. Hai mangiato a tavola con me. Le porte del collegio chiudono alle 19.00. Tu, alle 20.00 stavi cenando. Come hai fatto ad uscire? Quando poi?"

Elsa mi sorride maliziosa facendomi l'occhiolino:
“Per oggi ho raccontato abbastanza."- e mentre mi prende per mano, ci avviamo verso l'aula studio, dove a quell'ora non c'è nessuna oltre noi due.
La guardo interrogativa per capire cosa vuole fare, mentre mi sbatte in faccia un:
"Sono uscita dalla finestra.”

"Cosa hai fatto?"- le chiedo incredula.

"E si, hai capito bene. Sono uscita dalla finestra."- ripete divertita

"Dalla finestra del terzo piano? Impossibile! Come hai fatto?"

Trema tutta mentre racconta di nuovo la sua avventura. Racconta come ha legato le lenzuola di tutti i letti una ad una fino ad arrivare per terra, di come era scesa arrampicandosi, della paura che aveva avuto di cadere, ma poi tutto era finito liscio.

"Tu sei matta Elsa! Sei proprio matta!
Io adoro le pazze come te, e siccome non riesco a fare follie, vivrò la tua mentre me la racconti. Nel frattempo ti coprirò ogni volta che servirà. Ti chiedo solo un favore: esci dalla porta perché non voglio raccogliere i tuoi pezzi.”

Ride mentre ci abbracciamo di nuovo.
In quel momento la voce della coordinatrice: "Queste due si assomigliano moltissimo. Sembrano due gocce d'acqua. Non si sa quale papà, se di Elsa o di Alba, ha fatto dei danni."
Io e Elsa ci guardiamo negli occhi e scoppiamo a ridere di gusto in una risata fragorosa.
Ah se lei sapesse....

Questo racconto di è stato letto 1 1 0 2 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.