Un silenzioso inverno

Scritto da , il 2018-12-02, genere sentimentali

Bruno Schulte viveva in una piccola stanza ammobiliata, unico affittuario della signora Mürish. Impiegato del catasto, trascorreva otto ore in un ufficio grigio e poco illuminato, intento a ordinare scartoffie e compilare moduli.
La mezzanotte era vicina.
Bruno aveva rifiutato l’invito di cenare con la famiglia Mürish, adducendo problemi di salute, così la padrona di casa, le aveva servito la tipica cena di capodanno, nella sua stanza.
Fosse stato per lui, avrebbe aperto una scatola di sardine e mangiato pane di segale, un bicchiere di birra e poi sarebbe sprofondato nella poltrona, finendo di leggere il giornale che aveva comprato la mattina.
Bruno era scapolo, o meglio, era stato sposato ma ormai la sua ex moglie viveva in un’altra città e conduceva un’altra vita, i suoi genitori erano morti da alcuni anni, aveva solo un amico, Felix, che però una famiglia ce l’aveva e quindi non poteva certo curarsi di lui in un giorno simile.
Aveva già deciso che cosa fare, avrebbe atteso la mezzanotte e dopo avere brindato con una bottiglia di spumante a buon mercato, comprato per l’occasione, si sarebbe coricato e buonanotte all’anno vecchio.
Invece allo scoccare delle ventiquattro, la signora Mürish bussò alla porta.
“Signor Schulte, non si faccia pregare, brindi con noi” disse dal corridoio.
Bruno non poteva esimersi, se non altro per la gentilezza di quella donna, dal volto rosso ed energico. Dopo avere brindato con gli altri, sentì l’improvviso desiderio di uscire, il gioco dei razzi era quasi finito quando s’infilò il grigio cappotto spigato, salutò gli ospiti e scese in strada.
Faceva freddo, strinse il suo corpo magro nel cappotto, le mani sprofondate nelle tasche, la sciarpa arrotolata intorno al bavero alzato, il cappello floscio ben piantato sui capelli appena striati d’argento.
La strada era deserta, fatta eccezione per qualche giovane avventore che correva divertito insieme a degli amici chissà dove.
L’uomo passeggiò per le strade sporche e illuminate, era piuttosto lontano dal centro, quindi fece un tragitto a semicerchio, prima di tornare davanti al suo portone.
Aprì la porta e vide che la luce della cucina era accesa, giungendo all’ingresso della stanza, vide una ragazza che sparecchiava gli avanzi della cena.
“Signor Schulte!” Esclamò la giovane, facendo un salto per lo spavento.
“Non l’ho sentita entrare…la mamma si è coricata, così i piatti toccano a me” disse Danielle.
“La cena era veramente buona, tua madre è una cuoca deliziosa” disse l’uomo spogliandosi del cappotto.
“La ringrazio signor Schulte, la mamma sarà felice dei suoi complimenti” sorrise Danielle.
“Adesso vado, è stata una giornata pesante e ho voglia di dormire” disse l’uomo.
“Buonanotte signor Schulte, a domani e buon anno”.
“Buonanotte Danielle e buon anno anche a te” sospirò Bruno.
L’uomo si spogliò, indossò il pigiama blu e si coricò, non prima di avere letto qualche capitolo del libro che stava sul comodino e ascoltato un po’ di musica alla radio.
Danielle, da qualche tempo lo turbava, anche perché sembrava prestargli attenzioni particolari.
Aveva circa ventitre anni, di statura minuta, grandi occhi scuri e capelli neri, che le incorniciavano un volto delicato, a tratti malizioso e un corpo magro ma sodo, con seni tondi e generosi, ispirava fantasie sconvenienti, per un uomo nella sua posizione.
Bruno non toccava una donna da tempo, eccetto qualche serata trascorsa a casa di Lorin, la proprietaria della libreria, nella quale si serviva abitualmente.
Era nubile e ogni tanto, sfogavano reciprocamente le loro passioni, senza che il loro rapporto mutasse in alcun modo.
La signora Mürish, bussò alla sua porta intorno alle 11.00, chiese a Bruno se volesse pranzare con loro, tutta la famiglia era riunita e le avrebbe fatto molto piacere.
L’uomo fu incerto, cercò d’inventare un precedente impegno ma poi cedette alle insistenze della donna e confessò che poteva disdirlo, alle 13.00 le disse la signora Mürish.
Bruno ringraziò e richiuse la porta.
Curioso pensò, Danielle ti turba, però accetti l’invito a pranzo della madre, veramente molto curioso, riuscirai a rimanere insensibile alle attenzioni che ti presterà?
Si spogliò del pigiama e si diresse in bagno, aprì l’acqua e iniziò a riempire la vasca, aveva voglia di un bel bagno, s’immerse fino al collo nell’acqua quasi bollente, il suo corpo era pallido e cosparso di una rada peluria ad eccezione della barba, che cresceva piena e gli donava l’aspetto di un intellettuale.
Aveva cominciata a farla allungare alla fine dell’estate, i commenti positivi delle persone che lo vedevano tutti i giorni, l’avevano convinto a lasciarla crescere.
Di tanto in tanto la curava, come avrebbe fatto quella mattina, tagliandola ad una misura ragionevole, cominciava ad affacciarsi qualche pelo bianco, anche se non aveva raggiunto i quarant’anni.
Indossò una camicia grigia, una cravatta bordeaux e un completo di lana, carta da zucchero.
“Si accomodi signor Schulte” mormorò la ragazza.
L’uomo avanzò fino al tavolo, dove i due fratelli di Danielle, Lucas e Peter erano già seduti, mentre un uomo, che Bruno scoprì poco dopo essere Armin, il fratello della signora Mürish, aiutava la sorella con le portate.
Bruno venne fatto accomodare subito, silenziosamente si accostò alla tavola e aspettò che tutti si sedessero, la signora Mürish, cristiana devota, invitò gli altri ad un piccolo ringraziamento per il nuovo anno, così giunsero le mani e abbassarono il capo, mentre Danielle recitava un pater noster.
Il cibo era molto buono e Bruno venne servito più volte, fino a quando non ce la fece più.
Dopo pranzo seguirono i dolci, l’amaro e un buon sigaro.
L’uomo osservò come Danielle sparecchiava la tavola insieme alla madre, ormai era una donna, chissà quanti ragazzi la corteggiavano e chissà se si era già concessa.
Questi pensieri ottundevano la mente di Bruno e mentre continuava a fumare il suo sigaro, ebbe un’erezione.
Più tardi, raggiunse Lorin a casa sua.
Abitava al terzo piano, in una palazzina molto sobria, poco fuori il centro della città.
Lo accolse con un grande sorriso e un abito adatto per l’occasione, lo fece accomodare sul divano del salotto e gli servì del cognac, Bruno le raccontò della sua serata di San Silvestro e del suo pranzo, mentre la donna gli si sedeva accanto, scoprendo le gambe robuste ma femminili.
Lorin era andata a ballare ad un veglione, accompagnata da alcuni amici e si era divertita fino all’alba, quando ormai esausta si era coricata con un tizio di nome Martin, avevano fatto l’amore e poi lui, se n’era andato.
“Saresti potuto esserci tu, al suo posto, se mi avessi accompagnata alla festa” mormorò la donna, ammiccando maliziosamente.
“Lo so, ma detesto quel tipo di feste, poi ieri ero veramente molto stanco, non avevo voglia di vedere altra gente e di saltellare come un folle sulla pista da ballo”.
“Ti fermi per la cena?” disse la donna.
“Solo se mi prometti che non cucinerai” sorrise Bruno.
“Non hai fame?”
“Affatto. la signora Mürish ha preparato un pranzo delizioso, ma ho difficoltà digestive, quindi preparami solo un caffè”.
La donna si alzò dal divano, dirigendosi in cucina, mise su la caffettiera e tornò in salotto.
“Ti va una partita a poker?” disse mentre prendeva le carte dal cassetto del comò.
“Volentieri, cosa ci giochiamo?” disse Bruno.
“La posta in palio…sono io. Se vinci, stasera potrai approfittare del mio letto, altrimenti ti dovrai accontentare di un piccolo aperitivo” sorrise maliziosa la donna.
“Cadrei comunque in piedi!”
“Già, tu conosci la mia generosità” disse Lorin sedendosi davanti al tavolino da caffè.
Giocarono per circa due ore, Bruno vinse due mani, contro le quattro di Lorin.
La donna si alzò dal piccolo sgabello e ripose le carte.
“Dunque dovrai accontentarti dell’aperitivo” disse.
L’uomo sapeva cos’era “l’aperitiv”o, Lorin si distese sul divano, accanto a lui, cominciando a carezzargli i capelli.
Bruno tentò di baciarla sulle labbra, ma lei si sottrasse all’approccio, scese con le mani sul petto e poi più in basso, l’uomo si sdraiò sul divano e attese che soddisfacesse il suo piacere.
La baciò sulla guancia e uscì sul pianerottolo, scese in strada, camminò verso la fermata della metro. Arrivò a casa intorno alle 22.00, aprì la porta, passò dalla sala da pranzo e salutò la famiglia riunita a tavola dirigendosi verso la sua camera.
Nella stanza affianco alla sua, Danielle intratteneva un ragazzo, Bruno poteva sentire le loro voci. Ridevano, forse il ragazzo cercava di baciarla, perché l’uomo sentì Danielle, divincolarsi e dire, “lasciami stare, ho detto che non voglio”, poi ci fu silenzio, il giovane uscì dalla camera, Bruno lo sentì che si fermava per salutare la signora Mürish e poi la porta dell’ingresso si chiuse.
Sentì Danielle piangere, l’uomo uscì dalla stanza e bussò alla porta:
“Chi è?” chiese la ragazza.
“Sono Bruno” rispose lui imbarazzato.
“Entri pure signor Schulte” mormorò.
Abbassò la maniglia e fu’ dentro, era seduta sul letto.
“Tutto bene?” chiese
“Si” disse sciugandosi gli occhi, “solo una piccola discussione” aggiunse.
“Se hai bisogno di parlare, puoi bussare alla mia porta” disse Bruno.
“Grazie signor Schulte” bisbigliò Danielle accennando un sorriso.
“Bruno, puoi chiamarmi Bruno” rispose l’uomo contraccambiando il sorriso.
Chiuse la porta e tornò nella sua stanza, si spogliò, prese il libro sul comodino, si sdraiò e si mise a leggere.

virgil.oldman@libero.it

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