Camera 109

Scritto da , il 2018-11-19, genere etero

La luce calda dei fari gialli illumina il corridoio quando arriviamo davanti alla camera 109, seguo le istruzioni per aprire la porta automatica e quando sento il click della serratura, spingo la grande maniglia di alluminio all'interno ed entriamo.
Ricambio l'abbraccio ferrigno di L. e la bacio con la stessa voracità di quando l'ho lasciata quindici giorni fa, riassaporo il gusto delle sue splendide labbra carnose le mani scendono a carezzare il sedere vestito di jeans, le bacio il collo e propongo di metterci a letto, annuisce.
I miei vestiti cadono rapidi sulla sedia, scoprendo un'erezione prepotente che si nutre del desiderio di queste ultime settimane, aiuto L. a spogliarsi e alzate le coperte ci sdraiamo; non è passata neppure un'ora da quando mi è venuta a prendere alla stazione.
Scivolo fra le cosce e con la lingua comincio a pungere l'apice rosa del piacere mentre le sue mani schiudono la fica per me, affondo con le dita nella fessura già pronta a ricevermi; L. è voluttuosamente abbandonata sul cuscino sta gemendo e stringe le gambe intorno alle mie spalle.
Allungo una mano e le massaggio i seni morbidi, carezzandole i capezzoli prima di scivolare su un fianco e lasciarla salire sopra di me.
So che oggi non faremo l'amore ma scoperemo selvaggiamente e godremo di una nuova libidine; l'aria della stanza è densa dell'odore dei nostri corpi.
La chiavo alternando affondi lenti a fendenti così veloci da toglierle il fiato, conducendola sull'orlo dell'orgasmo più volte, fin quando non vi si abbandona, lasciandosi cadere su un fianco.
Dopo l'esplosione di piacere, le carezzo il viso, baciando le rughe di espressione che si disegnano agli angoli della bocca e torno a carezzarla fra le cosce, cercando la sua fica, incorniciata da una soffice e riccia peluria corvina, che mi solletica il palmo della mano.
I gemiti di L. si alzano mentre il respiro si fa corto ed il suo sesso distilla lacrime di lussuria, il cazzo è tornato duro.
Mi metto di traverso fra le sue gambe e la penetro lateralmente, cercando il suo sguardo chiaro, ci fermiamo dopo qualche minuto e cambiamo posizione.
Il mio sesso entra nel suo, mentre le gambe scivolano sui miei fianchi, incliniamo le spalle all'indietro, lasciando che i bacini si fondano tra loro, non esercito nessuna spinta, sono fermo dentro di lei, è un momento di grande intensità, poi mi sussurra: “ciavame” e ricomincio a muovermi con passione, sollevo le anche e la sbatto con furore, fin quando non sento la sua voce strozzata dire che sta venendo, allora mi abbandono e uscendo da lei schizzo il mio balsamo sulle lenzuola pulite.
Ridiamo, L. è splendida e radiosa dopo avere goduto, ci baciamo e rilassiamo nel letto...prima di ricominciare.
So quanto le piaccia che la mia lingua solletichi il suo ano, così la faccio stendere sulla pancia, mentre apro con studiata lentezza le cosce e inizio a leccare e mordicchiare i glutei, fino a scendere tra il solco di carne che separa le due colline, lasciando una scia di saliva che la fa vibrare; osservo il piccolo anello scuro prima di gustarne la dolcezza e quando si schiude, infilo la lingua dentro, mentre L. mugola con gli occhi chiusi, la incito a dirmi se le piace e biascica qualcosa che mi convince, conosco il modo nel quale si abbandona e la cosa mi eccita.
Scendo con l'appendice umida fino al perineo fino al sesso rorido, lo assaporo di nuovo, la penetro facilmente con due dita, che inizio a muovere all'interno, cogliendo i punti dove il piacere si fa più intenso, aumentando e diminuendo pressione e velocità; la frenesia e la gioia con la quale facciamo l'amore è splendida e ne sono rapito.
La faccio salire ancora sopra di me per una cavalcata intensa, con un dito le massaggio il clitoride, mentre con l'altra mano pizzico i seni puntuti, accompagnandola ad un nuovo orgasmo.
Il pomeriggio volge al termine, entriamo nella doccia e ci laviamo, insaponandoci reciprocamente fra un bacio e l'altro, poi ci sdraiamo nudi sul letto sfatto, le nostre labbra s'incontrano, in un bacio immobile che scruta l'anima.
Usciamo per cenare, un intermezzo necessario in questa giornata di piacere.
L'indomani, trascorriamo l'ultima parte della mattina in centro; torniamo in albergo nel primo pomeriggio, per abbandonarci ancora alla pratica dei sensi.
Dopo l'ennesimo orgasmo, rilassati e abbracciati sotto le coperte, L. abbandona il mio petto e inizia a leccarmi i capezzoli, per scendere fino all'ombelico ed arrivare là dove non credevo sarebbe giunta, lo carezza con le labbra e poi lo prende in bocca, assaporando la crescente erezione ed il sapore nuovo, quando il turgore è evidente, lo fa scivolare dentro, mostrandomi la schiena, cominciando una danza che accompagno, sollevandola per i fianchi, godendo delle contrazioni della sua fica, mentre carezzo i lunghi capelli color mogano, che le incorniciano le spalle diafane. La sublimazione dei sensi ci raggiunge, fondendoci completamente.

virgil.oldman@libero.it

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