Erotici Racconti

La Matrigna - Atto 11 - cum control

Scritto da , il 2018-11-08, genere incesti


Le settimane seguenti, trascorsero all’insegna della nuova routine instaurata. Giovanni aveva riflettuto su quanto detto da Rossana e aveva archiviato i suoi dubiti. La scuola era terminata e tutto il mese di giugno per Giovanni sarebbe stato trascorso in casa immerso nello studio per gli esami di maturità. Li aveva già falliti l’anno precedente, ma dopo aver cambiato scuola ed essersi trasferito in un istituto privato, non sembravano più un reale problema e la sua quantità di studio era stata decisamente ridimensionata.
Ogni mattina si svegliava di buon’ora verso le otto e faceva colazione insieme a Franca e a suo padre, poi, quest’ultimo usciva di casa per recarsi al lavoro ed era lì che la giornata cominciava veramente. Quella mattina però qualcosa era andato diversamente.
Giovanni si era svegliato alle nove passate dato che la sera precedente aveva fatto tardi con gli amici. In cucina, trovò solamente Franca intenta a lavare i piatti della sera precedente.
“Buongiorno sborrone mio.”
“Buongiorno segaiola, sei di buon umore vedo.” Commentò ironicamente Giovanni.
Quando erano soli, ormai erano diventati soliti chiamarsi con quei nomignoli. Aveva cominciato Franca appellandosi a Giovanni con il termine di sborrone e lui aveva prontamente reclamato il proprio diritto di trovarle un soprannome e lei glielo aveva concesso. Era stato indeciso tra pompinara e segaiola e alla fine Franca aveva preferito quest’ultimo. Sosteneva fosse più elegante.
“Sì, sono proprio di buon umore. Oggi sono tre mesi precisi da quando siamo andati per la prima volta dal Dottore, lo sapevi?” Cinguettò Franca.
“Veramente? Wow, sono volati.” Rispose Giovanni controllando il giorno sul calendario.
“Avevo in mente di festeggiare, che ne dici? Prenditi un giorno di pausa, oggi niente studio.”
“Mi sembra proprio una buona idea. Volevi andare da qualche parte?”
“No, volevo festeggiare qui, come sappiamo fare io e te.” Ammiccò Franca con un tono provocatorio.
“Mi correggo: QUESTA è una buona idea!” Rise Giovanni.
“Però starai alle mie regole, voglio provare una cosa nuova con te.” Continuò Franca mentre finiva di mettere a posto gli ultimi piatti.
“Sto sempre alle tue regole, o sbaglio?” Giovanni morse una merendina appena intinta nel latte.
“Sì ma oggi faticherai un po’! Tu finisci di mangiare, ci vediamo in camera tua, vado a cambiarmi, sborrone!” Franca sorrise e uscì dalla cucina.
“Adoro quando dici così!”
La donna aprì l’armadio cercando ciò che avrebbe fatto all’occasione giusta. Voleva essere super sexy, ma la maggior parte dei completini l’aveva già indossati di fronte a Giovanni. Le mancava però una specie di maglietta nera a mezze maniche e completamente bucata al centro in corrispondenza del seno. Così decise di indossarla senza reggiseno. Il tessuto elasticizzato era perfettamente aderente alle sue forme, coprendo appena i capezzoli e lasciando scoperta gran parte della parte centrale dei suoi seni. Abbinò con quella dei comodi shorts e si ritrovò pronta per la giornata di relax con Giovanni. Era da tempo che desiderava applicare su quel ragazzo una nuova interessante tecnica che aveva visto su internet. Da un po’ infatti, aveva scoperto la pratica dell’edging, conosciuta anche come orgasmo controllato.
“Le regole sono semplici: io ti sego lentamente e tu non devi sborrare fino a quando non decido io. Voglio vedere quanto resisti.” Aveva spiegato Franca a Giovanni già nudo e pronto sul letto.
“Oddio! Quanto posso durare? Dieci minuti?” Scherzò Giovanni.
“Il più possibile, sborrone che non sei altro! Dai, sarà divertente.”
“Va bene va bene, io ci provo. Però con te non è facile, cazzarola.”
Franca si sentiva lusingata. “Come se fosse difficile solo per te, poi. Non ti chiedi come faccio io con la tentazioni di farti sborrare il prima possibile?” Ironizzò Franca.
“Pardon! Sarà difficile per entrambi allora.” Sghignazzò il ragazzo.
Giovanni era ben comodo steso sul letto e Franca si era già catapultata tra le sue gambe prendendo in mano il fallo pulsante del ragazzo. Effettivamente, anche per lei, resistere alla voglia di vederlo eruttarle addosso o in bocca, era un’impresa ardua. Cominciò con adagio a segarlo ad una lentezza che rendeva il movimento quasi impercettibile.
“Ti calza a pennello il soprannome di segaiola in questo momento.” Commentò Giovanni.
“A te invece deve non calzare il soprannome di sborrone! Vediamo se ci riesci.” Replicò la donna.
Con una presa ben salda, Franca si muoveva dall’alto in basso portandosi dietro la pelle del fallo per poi ristenderla intorno alla cappella quando la sua mano tornava su. Il movimento era ampio e lento ma deciso e autorevole. Franca non riusciva a distogliere lo sguardo da quel fantastico cazzo, così ben proporzionato e perfetto d’aspetto. Osservava con ammirazione lo spettacolo della cappella schiudersi davanti ai suoi occhi come un fiore ogni volta che la sua mano scendeva verso la base dell’asta e richiudersi ogni volta che risaliva portandosi dietro la pelle che la riavvolgeva. Franca era imbambolata davanti a quel fallo come se fosse la prima volta che ne vedeva uno in tutto il suo gonfiore.
Giovanni nel frattempo dovette fare uno sforzo sovrumano per impedirsi di muovere il bacino tentando quindi di simulare una scopata con la mano della donna. Quella scena però, non poteva impedire al suo organismo di continuare a pompare sangue nel suo apparato riproduttore, ingrossandogli terribilmente il cazzo e rendendolo di una durezza spropositata.
La prima gocciolina di liquido pre seminale fuoruscì dalla cappella del ragazzo e Franca con prontezza, la leccò via con un colpo di lingua teatralmente eseguito. Mentre ciò avveniva, i loro sguardi languidi si incrociarono, potendo stabilire una tensione erotica altissima.
Il sapore di quella goccia di liquido, fece venire l’acquolina in bocca a Franca che per un attimo, desiderò lasciar perdere quel gioco erotico e infilarsi il cazzo di Giovanni in bocca per spompinarlo a più non posso. Ma la donna si trattenne. Voleva assolutamente vedere quanto il ragazzo avrebbe potuto ancora resistere. Era come un tiro alla fune in fin dei conti. O cedeva Giovanni eiaculando, oppure cedeva lei aumentando il ritmo della sega. Anche il ragazzo aveva capito quel meccanismo ed era intenzionato a non muoversi minimamente per dimostrare a Franca la sua forza di volontà.
Giovanni pensò di dover distogliere il pensiero da quanto stava accadendo, ma era cosa più difficile da farsi che a dirsi. Per qualche istante ci riuscì anche, ma ogni volta che incrociava lo sguardo di Franca o la vedeva guardare con ammirazione il suo cazzo, irrimediabilmente il ragazzo finiva per essere investito da un’onda di piacere ed eccitazione.
Franca invece era concentrata al massimo in quel che faceva. Ammirava ogni pulsione di quel cazzo, ogni ingrossamento delle arterie che lo rinvigorivano rifornendolo di sangue. Ogni tanto cambiava mano, alternando sapientemente la destra alla sinistra. In fatto di seghe, Franca era decisamente ambidestra dato che Giovanni non percepiva alcuna differenza tra le due mani.
“Stai andando bene.” Disse Franca strizzando l’occhio a Giovanni.
Effettivamente erano già passati più di venti minuti di sega e il ragazzo ancora non era venuto. Di solito alla prima stimolazione della giornata, non resisteva più di cinque minuti nelle migliori delle condizioni, ora invece era riuscito a mantenere i nervi saldi per il quadruplo del tempo. Per Giovanni era già un record, quindi si rilassò soddisfatto e cominciò a contorcersi. Franca intuì l’orgasmo in arrivo.
“Ma come, ora che ti ho fatto un complimento? Su, su alzati in piedi.”
Di fretta e furia la donna lo fece alzare e l’uso delle gambe troncò il possibile orgasmo.
“Mi dispiace Franca, stavo per cedere.”
“Non ti preoccupare, vieni, spostiamoci in salone, continuiamo lì.”
La strana coppia si accomodò sul divano e Franca riprese il massaggio da dove lo aveva interrotto, con cura e dedizione. Ogni volta che del liquido pre seminale usciva, la donna con cura tirava fuori la lingua per leccarlo via da quella succulenta cappella. Ogni volta che Giovanni era in procinto di orgasmare invece, Franca lo faceva alzare e cambiare posizione per fargli interrompere il processo di eiaculazione.
“Più è lunga l’attesa, più sarà intenso l’orgasmo.” Sosteneva Franca con maliziosità.
Giovanni avrebbe accettato di tutto. Effettivamente ogni qual volta era in procinto di sborrare e si fermava ad un passo dal farlo, tutto il suo corpo vibrava come in un orgasmo mancato provando comunque delle emozioni sconquassanti. Inoltre era bello vedere Franca segarlo in ogni luogo e in ogni modo.
Dopo un’altra mezz’ora, Franca lo aveva fatto mettere in piedi con lei seduta di fronte, con la faccia a pochi centimetri da lui, appesa al suo cazzo turgido che puntava dritto sul suo naso. Da quella posizione ne aveva approfittato per giocherellare un po’ anche con i testicoli del ragazzo accarezzandoli, grattandoli e massaggiandoli.
“Ti andrebbe di leccarmele?” Fece Giovanni guardando la donna.
“Farò di meglio, sborrone.” Franca si staccò momentaneamente dal cazzo per prendere con delicatezza le palle del ragazzo e leccarle con avidità per qualche secondo, per poi infilarsele entrambe in bocca. Con la lingua poi iniziò a vorticarci intorno impastandole nella sua bocca.
Giovanni sentì lo stesso effetto che si sentirebbe ad immergere le palle in un idro massaggio, con l’unica differenza che lì era Franca il suo idro massaggio umano. Nel frattempo il suo era ben poggiato sul viso della donna che gli stava facendo il trattamento. Quella scena stimolò un nuovo orgasmo e Giovanni, per quanto avrebbe voluto sborrarle in faccia seduta stante, esortò Franca a cambiare posizione.
“Sto per venire di nuovo, me lo sento…”
“Franca si sfilò le palle di bocca. “Non stavi resistendo eh? Vieni con me.”
I due si posizionarono in cucina, sul piano cottura. Giovanni si sedette lì e Franca stavolta in piedi davanti a lui, si apprestò a continuare la masturbazione, sempre con la solita lentezza. Era passata più di un’ora e a parte un po’ di normale liquido pre seminale, il ragazzo non aveva ancora sborrato.
“Se sborri mi incazzo, eh!”
“Tranquilla, penso di aver capito come trattenermi.” Giovanni prese a toccare Franca sul seno accarezzandole le grosse tette.
“Bene! Al momento giusto la farai tutta. Sai dove la voglio?”
“Dove?”
“Mi sborrerai in faccia, che ne dici?”
“Cazzo sì, sarebbe fantastico. Voglio assolutamente riempirti la faccia di sborra.”
“No vedo l’ora.” Replicò Franca baciandogli la cappella, senza interrompere il lento e inesorabile movimento della mano.
“Pensavo fosse una cosa che non avresti mai accettato… è da tempo che volevo chiedertelo.”
“Lo sai che non devi farti più problemi con me, sborrone che non sei altro.”
“Va bene mia dolce segaiola.”
Il bizzarro duo dovette cambiare posizione nuovamente dopo altri venti minuti. Si trasferirono in camera da letto di Franca dove continuarono il loro gioco fino ad arrivare a due ore di masturbazione.
“Cazzo, io non ce la faccio più… ho troppa voglia di venire…” Si lamentò Giovanni quasi allo stremo.
“Ti stai arrendendo?” Lo canzonò Franca. “Non ce la fai più a trattenerti, eh? Ti arrapo troppo.”
“Sì sei fantastica, Franca. Sei la migliore… ti prego fammi sborrare su di te…”
“Ah! Se proprio insisti allora, dovrò sorbirmi una schifosissima sborrata in faccia!” Disse Franca con tono palesemente finto.
“Dai lo so che non aspetti altro… ti prego finiscimi….”
“Non così in fretta, sborrone.” Franca si sfilò la maglietta rimanendo a seno scoperto, poi si sdraiò sul suo letto facendo mettere il ragazzo a cavalcioni sopra di lei all’altezza del viso, tanto da indurre le sue tette a sfiorare le chiappe di Giovanni. Poi prese il cazzo del ragazzo e lo indirizzò con decisione verso il suo viso. “Ecco qua. Mi raccomando, non sporcare il letto o mi incazzo! Voglio che mi sborri per bene addosso.” Disse intensificando il movimento di mano, finalmente.
“Cazzo stavolta ti inondo, segaiola…” Giovanni cominciò a mugolare sotto i colpi della mano di Franca che inesorabile oramai, era intenzionata a finire il lavoro.
“Voglio affogare nella tua sborra dai, sai quanto farà bene alla mia pelle? Ho proprio bisogno della tua sborra andiamo…” Franca era in preda all’eccitazione più estrema. Dopo tutto quel tempo, finalmente poteva averla. L’attesa le aveva fatto crescere una voglia incredibile di sperma che non avrebbe certo saziato solo con quell’orgasmo.
Giovanni poggiò le mani sul materasso curvandosi il più possibile verso il viso di Franca che attendeva il gettito di sperma con voluttuosità. Il ragazzo prese ad irrigidirsi a gemere dal piacere. Le gambe gli tremarono come mai gli era successo e gli addominali si contrassero: sembrava come se il suo organismo stesse raschiando il fondo delle sue palle per caricare il più possibile l’orgasmo di sperma. Sentiva che sarebbe uscito una marea bianca e non vedeva l’ora di gettarla tutta sul viso della donna.
“Ecco, sborro!” Fece Giovanni con soddisfazione mentre nello stesso momento un copioso missile di sperma si scagliò dritto sulla fronte della donna inondandola. Subito dopo, altri missili vennero lanciati su ogni punto della faccia di Franca, dalle guance al naso, passando per il mento. D’istinto la donna chiuse gli occhi e si perse il primo schizzo, ma poi gli altri se li gustò con lo sguardo vedendosi colpita da tutti quei maestosi fiotti che in un attimo la inzupparono.
“Bravo sborrone mio, inonda per bene la tua segaiola… vai, falla per bene tutta…”
Il viso di Franca si ritrovò completamente immerso di seme e ovviamente, anche i cuscini sotto si erano sporcati.
“Ma guarda quanta ne è caduta! Cazzo, tutto ben di dio sprecato.” Fece Franca alzandosi e spalmandosi il resto dello sperma in maniera uniforme su tutto il viso.
“Tranquilla, ne hai tantissimo in faccia. Ti è piaciuto?”
“Sei stato fenomenale come al solito! Sapevo che farti attendere avrebbe ben ripagato. Avevi le palle piene eh?”
“Porca troia sì, wow è stato intensissimo. Non avevo mai provato nulla del genere.”
Franca si leccò le dita sulle quali c’erano ancora residui di sperma. “Te lo avevo detto io! Ora voglio rilassarmi un po’.”
I due si sdraiarono sul letto. Giovanni ne approfittò per giocherellare con le tette della donna. Le leccava, le baciava, le strizzava a suo piacimento e ci immergeva la faccia.
“Ma che ore sono?” Fece Giovanni senza sfilare la faccia dalle due gemelle.
Franca guardò la sveglia sul comodino. “E’ mezzogiorno e un quarto. Ti ho segato per ben due ore! Hai fame?”
“Ho fame di te!”
“Sei proprio un bel porcone te, eh?” Scherzò Franca.
“La prossima però mi fai sborrare subito. Non ce la potrei rifare a trattenermi così a lungo.”
“Assolutamente, lo stesso per me. Ho i polsi a pezzi. Dopo semmai ti faccio un pompino, che ne dici?”
“Si potrebbe fare. Anche un bel soggiorno tra le due bocce però non sarebbe male!” Rincarò Giovanni.
“Se sborri anche la metà di come hai fatto ora, per me va bene anche entrambe le cose. Volevo a tutti i costi berne almeno un po’! Ora andiamo a preparare qualcosa per pranzo, dai.”
“Agli ordini!” Rispose Giovanni di buon grado

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