Erotici Racconti

Pensando a Lei

Scritto da , il 2018-11-07, genere dominazione

Domenica ore 18.00
Mi chiedo se è già allo stadio o se ci si sta recando. La immagino quasi, con la sua cintura portafortuna, i soliti jeans sbiaditi, rigorosamente Armani, e una delle sue camicie.
Pensare che prima di conoscerLa non apprezzavo questo tipo di outfit ma con Lei anche una vecchia maglietta bucata assumerebbe un certo fascino ribelle.
18.01
Il campanello suona e mi distoglie dai miei pensieri. Ecco nuovamente di corsa a trasportare armi e bagagli fino in stazione per tornare a Milano. Carico la valigia in macchina e mi lascio distrarre dal traffico fino alla stazione. Mi trovo così spesso ad avere quel sorriso un po' appagato un po' ebete sulla faccia ripensando a quanto è successo con Lei e non solo.
Me lo ha detto più e più volte che la nostra non è una relazione e lo si evince dal tempo che entrambi ci dedichiamo, dal suo arrivare e andarsene così furtivo. Ma non saprei come definirla in altre parole. È il suo sadismo libero da qualsiasi freno e il mio masochismo che sboccia ogni volta di più, una complementarietà che non pensavo esistesse neanche nei miei sogni più sfrenati e invece ho scoperto che quella forza magnetica che mi portava a gravitarLe sempre più vicino aveva un fondamento solido.
18.35
La Sua partita è appena iniziata e potrei metterci la mano sul fuoco che Lei è lì in curva a incitare la Sua squadra. Quello che non sa è che anche io seguirò dal treno la partita, non perché mi interessi il calcio (per questo ci vorrebbe un miracolo), ma perché sono la sua valvola di sfogo. Nel caso volesse (o perdesse) sarei qui a chiederLe se posso compiacerla in qualche modo. Mi dispiace solo non essere lì con Lei fisicamente.
18.37
Eccomi "comodamente" seduta sul Frecciarossa in direzione Milano. Mi metto le cuffie ed ecco che a casuale parte Maps dei Maroon 5.
"I was there for you
In your darkest times"
Letta al contrario sembra proprio quello che è successo 5 anni fa. Nonostante le opinioni contrastanti di chi mi sta attorno so per certo che se non l'avessi incontrata allora, adesso non vivrei una vita pseudo normale ma sarei dentro e fuori dall'ospedale come allora.
Mi domando seriamente se le piaccia di più giocare con la mia resistenza al dolore oppure se rimettere assieme i cocci nel modo che più le aggrada.
Dopo venerdì sera è come se un altro dei miei cocci fosse tornato al suo posto. Non avevo mai resistito così tanto e davvero mi sono sentita come se avessi dato il massimo (lo so mi posso sempre migliorare, anzi, mi devo migliorare). Ero talmente appagata che invece di scrivere a Al ho mandato il mio messaggio di sicurezza a Chia e mi sono addormentata.
Credo che quella sera Lei sia davvero riuscito ad abbattere tutte le barriere che proteggono il mio io. Non contento s'è pure divertito a farlo piegare vinto a Lei. Il dolore, le lacrime, la frusta che fischia in aria, la mia voce stentata che conta è tutto come dovrebbe essere. Il cervello che smette di pensare, il corpo che assorbe il colpo, il cuore che pompa adrenalina a 1000. E poi le sue domande, i suoi insulti e soprattutto i suoi ordini.
Come il caos che arretra all'arrivo dell'ordine.
Lei è la mia droga Padrone e io la sua schiava.

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