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Lei non era Annabel Lee 2

Scritto da , il 2018-10-11, genere tradimenti

Quasi ogni giorno, dopo pranzo Michele scivolava sul grembo di sua mamma. 
Lei gli baciava i capelli e le guance. Ma, seppure contrariamente alle convenzioni, non poteva fare a meno di mangiargli le labbra, di risucchiare la sua lingua fresca di profumi di giovinezza.
Carezzava le spalle e tutto il profilo del figlio ed il leggero strofinio del naso del ragazzo tra i suoi seni distruggeva l’educazione e la morale radicate nel suo essere che avevano sempre costituito fondamenta solide e pareti invalicabili per sensazioni che sconfinassero oltre un amore puro e delicato.
Dopo pranzo le cose cambiavano notevolmente però, smetteva di ignorare le reazioni  delle sue corde intime al contatto di Michele che gettava a lato la giacca e la stanchezza di una mattinata di lavoro e trasferiva sulla carne della sua carne un desiderio fremente scaturito dal suo abbraccio.
Smetteva di baciarlo per dar spazio alle mani maschili, impazienti eppure rispettose che  si prendevano uno a uno i bottoni della camicetta nera  strappando il velo della paura dell'altrui giudizio.
La lingua di Michele le violava ogni foro e andava ad esplorare l’interno delle cosce. Raccoglieva  la traccia salata  dall’orgasmo che la mamma si era presa in sua assenza quel mattino. Tornava in alto a sciogliere le caramelline rosa chiaro dei capezzoli.
Nel frattempo lei gli era montata sopra a scorrere verso l'alto e ricadergli veloce  sull'addome mentre le infilava le mani tra i capelli facendole saettare la lingua in bocca.
Non si vergognava più di stare spalancata di fronte agli occhi del suo piccolo amore, piuttosto l'idea le andava procurando un crescente godimento che le invadeva il cervello per mattinate intere.
Finito di soffiargli nell'orecchio l'umido respiro della sua felicità permetteva che lui uscisse dal suo ventre per rituffarsi  nell'accesso tra le natiche ed aiutato dalle contrazioni volontarie della donna, le riversava dentro un getto tiepido di sperma.
Poi si alzava e andava a prendersi le sigarette lasciandolo solo e lui si risvegliava chiamandola.

“Madre… Dove vai?”

“Controllo che non venga…”

“Ma che viene. Starà russando… Che gli avevi cucinato?”

“Lasagne.”

“Apposto allora a quest'ora è un cadavere.”

“E tante volte m’immagino sul serio la liberazione che sentirei a rimanere vedova.”

“Pregargli la morte non è un gesto d’amore…”

“E perché lui di gesti d'amore per me ne ha infinti vero?”

“Va bene… Facciamo finta che sei vedova per quest’ora.”

_La sua bocca si poggiò sulla guancia di lei, in un bacio  intensamente preso a scorrerle sul viso, la lingua ad assaggiarne i lineamenti, il naso infantile.
Avvolse il setto con le labbra succhiandolo per toglierle il respiro, lei gli mise entrambe le mani sulle spalle e lo spinse via ridendo.
“Bello una vedova che ride…”

“Ma questo è il rispetto che hai per una madre di famiglia in lutto?”

 “Madre… Ti amo."

***
Esiste un distacco dal reale che talvolta carica divinamente il corpo.
Poche settimane dopo quelle loro sbrigative scopate virtuali,  Anna e Michele si erano fatti amanti, solo del dopo pranzo tuttavia, l'orario in cui il bar mezzo vuoto e la pausa di Lorena permettevano a Giulio di andare a buttarsi a letto un'ora e a loro dentro al magazzino.
Anna straripava ancora di sensi di colpa ma prevaleva su quelle sensazioni, la voglia fisica e psichica di staccarsi dalla sua routine di lagne  e paradossalmente, una sollecitazione come la paura, esaltava quella smania da un incontro al prossimo. Questo accedeva in un momento. Quei due non erano più due esseri pensanti e si buttavano ad ogni tipo di follia, la preferita era di far fare ad Anna la parte della madre di Michele simulando il timore che qualcuno venisse a sapere dell'incesto e dunque tale era il motivo che li obbligava a tener segreta la loro storia.
Traslava  sull’amico tutte le proprie mancanze affettive e faceva del suo abbraccio un rifugio contro il futuro che la aspettava dalle sedici. Orario in cui il divano magicamente tornava ad essere un ammasso di scatoloni scomodi su cui si erano presi.

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