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L'Università fuori sede (CAP 5)

Scritto da , il 2018-10-10, genere pissing

L'UNIVERSITARIA FUORI SEDE
(Cap. 5)

Tornai a casa e mi ficcai sotto la doccia per più di un'ora: mi sentivo sporca, quell'esperienza non mi era piaciuta per nulla e non ne valeva la pena, e mi ripromisi di non ripeterla in futuro. A cancellare del tutto quello spiacevole ricordo, arrivò la richiesta della moglie dell'ingegnere di tenere il loro bimbo per quella sera stessa. Accettai con un entusiasmo che sperai non avesse rivelato alla signora i miei secondi fini; mi preparai, vestendomi quasi come un'educanda, e mi presentai puntuale alla loro porta; mi venne aprire la signora che però non era vestita per uscire, ma indossava un negligé che lasciava poco all'immaginazione di chi guardava:” Non ti preoccupare, vieni di là dove ci aspetta Giovi; devi sapere che non abbiamo segreti l'uno per l'altra e so tutto della vostra avventura!” Balbettai qualcosa, ma lei con un sorriso mi prese la mano e mi portò nel salone dove l'ingegnere era seduto sul divano, si alzò mi salutò affettuosamente con due baci sulle guance, facendomi arrossire e suscitando l'ilarità di Laura, la signora. Notai che avevano preparato un giaciglio fatto di tappeti e materassini in mezzo al salone:”Ho apprezzato molto, disse la signora, che non abbiate usato il nostro talamo nuziale, che deve rimanere sacro e Giovi mi ha convinto che potevamo osare con te; sappi che per noi non è la prima volta e che se te non vuoi, non ci sono problemi, ci salutiamo e, comunque, resterai sempre la baby sitter del nostro bimbo.” Dopo l'esperienza con Alex e compagni, non mi pareva vero e riacquistata un poco di sicurezza :
“Che debbo fare?” “ Non ti preoccupare, seguici e sii te stessa; sappi che puoi interrompere quando vuoi se ritieni che ci stiamo spingendo troppo avanti!” Mi fecero accomodare sul divano accanto al Giovi, mentre Laura, dopo aver acceso lo stereo e messo un brano languido che non riconobbi, si posizionò al centro della stanza: lasciò scivolare il negligé e rimase in reggiseno e tanga: la signora mise in mostra una bel davanzale di quarta o quinta misura, un ventre piatto e scolpito; cadde in ginocchio e si adagiò all'indietro piegando le gambe sotto di sé, mettendo in risalto il pube che si accarezzava da sopra il piccolo pezzo di stoffa, si slacciò il reggiseno ed apparvero due bocce che sembravano si marmo per quanto erano perfette; languidamente le sue mani scesero verso la figa, abbassarono il tanga e scoprì un pube perfettamente depilato, allargò le cosce e prese a massaggiarsi le grandi labbra, allargò anche quelle e mise alla nostra vista l'interno rosa della sua figa ed un clitoride di belle proporzioni che prese a tintillare con il dito medio. Giovi si agitava sul divano ed anche io ero presa da quello spettacolo: mi alzai la gonna e passai la mano sulla mia di figa, Laura si alzò sfilò il tanga e venne verso di me mi fece alzare e mi accompagnò al centro della stanza, cambiò la musica mettendo il bolero di Ravel, anche le luci vennero posizionate in modo meno diretto, e mi invitò con un gesto a spogliarmi: ero eccitatissima, mi sentivo tutta bagnata, vedevo Laura che intanto si dava da fare con il marito, gli accarezzava la patta, ma non mi toglievano gli occhi di dosso, e così con le movenze più languide possibili mi svestii completamente e poi, mentre la musica diventava più ossessiva, mi toccai, ebbi un orgasmo e leccai in terra il liquido chiaro che avevo schizzato intornio, ed ebbi un altro orgasmo. I due sorridevano soddisfatti: “Abbiamo proprio scelto bene, questa ragazza è perfetta!” disse lei mentre si dava da fare con i pantaloni dell'ingegnere: glieli tolse insieme agli slip, gli sfilò la maglietta e poi si sedette sul suo cazzo ritto cominciando una oscena danza intorno a quel palo di carne. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dai due sessi: uno penetrava ed uno ingoiava, quando il primo usciva era sempre più lucido di umori, ed io ebbi il terzo orgasmo (oddio quanti ne dovevo avere ancora? ). Mi ero innamorata dei due , mi piacevano, mi eccitavano; per la verità loro non mi stavano degnando di uno sguardo presi dalla loro cavalcata: poco dopo lei si tolse da sopra del marito si accovacciò davanti a lui e gli prese il cazzo in bocca, ingoiandolo tutto (vi avevo già detto che non era proprio piccolo!), ma lei ci riuscì e vedevo il suo collo gonfiarsi, da dietro le infilai due dita nella figa e agitandole velocemente ricevetti la sua eiaculazione (squirt) che mi bagnò sino al gomito. “Adesso infilamele nel culo, preparami a ricevere il cazzo di Giovi!” mi invitò fra una leccata e l'altra. Non me lo feci ripetere: lei era sempre accucciata e ciò favoriva l'introduzione delle dita, prima una poi due e poi tre, i buco era perfettamente rilassato, si vedeva che c'era usualità a quella pratica sessuale; ad un tratto lasciò la sua preda si alzò, si rivolse verso di me e, letteralmente, si sedette sul cazzo che sparì fra le sue chiappe e poi, facendo forza con le braccia sulle cosce del marito, iniziò una furibonda cavalcata, Sudava per lo sforzo, mugolava di piacere, era uno spettacolo che calamitava il mio sguardo, muoveva la testa avanti e indietro ad occhi chiusi ed il viso stravolto dal piacere, non ne potevo più oramai avevo perso il conto dei miei orgasmi , e decisi che era arrivato il momento di partecipare e non essere solo una spettatrice passiva. Mi stesi sotto Laura e, appoggiata sui gomiti, le leccavo le grandi labbra fradice di umori dolciastri, all'improvviso si tolse dal cazzo del marito e planò sulla mia bocca e mi ritrovai a penetrarle con la lingua il buco del culo che era ben aperto: quasi mi soffocava sedendomi in faccia, ma non mi lamentai e seguitai con la mia esplorazione, avevo il viso completamente bagnato, la spostai da sopra mi girai e mi asciugai sul ventre di Giovi e poi, finalmente, gli presi l'uccello in bocca cercando di fare come Laura, ed ingoiarlo tutto, rischiai di dare di stomaco, ma insistetti ed alla fine mi abituai a quella nuova pratica. “Brava!”, mi dissero all'unisono i due “ ed ora devi essere premiata; mettiti carponi in mezzo alla sala”, eseguii l'ordine, Laura si sdraiò sotto di me in senso contrario, in un piacevole sessantanove, mentre Giovi si pose dietro di me e mi penetrò prima la figa e poi il culo, poi dal culo alla figa ed ancora ed ancora senza soluzione di continuità; accidenti come godevo! Fra un passaggio e l'altro non disdegnava una breve sosta nella bocca della moglie che inarcava le reni in modo che arrivassi a leccarle la figa. Oramai il buon Giovi era giunto vicino al punto di non ritorno me lo tolse dal culo e lo mise in bocca alla moglie che vidi quasi soffocare dalla quantità di sperma che le scaricò in bocca; non poteva prenderlo tutta lei e la baciai per raccogliere anch'io quel nettare.
“ Ho un bisogno impellente” disse Giovi e fece per andare verso il bagno: mi venne un'idea, avevo preso le pisciate di quegli sfigati di Alex, volevo ripetere l'esperienza con persone che accettavo e in un certo senso stimavo. “Fermati Giovi, vieni qui ti accompagno io al bagno e Laura vieni con noi!” La seguirono scambiandosi sguardi interrogativi: allora non avevano mai provato questa pratica, che bello pensai: entrammo in un bagno, alzai la tavoletta del WC, dove si sarebbe potuto mangiare data la pulizia, ed appoggiai il viso sulla nuda ceramica:”Dai dammi il tuo liquido dorato, ho sete!” Laura guardò alternativamente me e suo marito e poi, facendo spallucce, si mise nella mia stessa posizione dall'altra parte del WC. “Anch'io voglio bere!” Giovi non se lo fece ripetere e ci innaffiò alternativamente con la sua pipì giallo chiaro e dal sapore salino: ambedue ingoiavamo ed, una volta finito il getto, leccammo con cura il boro del WC dove si erano posate gocce di pipì. Alla fine ci ritrovammo a baciarsi tutti e tre vicendevolmente, aprimmo la cabina doccia e ci lavammo l'un l'altro. Tornammo nel salone a recuperare i vestiti, mi avvicinai alla porta, l'ingegnere mi mise in mano due biglietti da cinquecento euro, questa volta non feci nemmeno il gesto di rifiutarli: “Ciao,cara, - mi salutò Laura - spero che questa esperienza avrà un seguito!” “Senz'altro” le risposi sorridendo e mandandole un bacio con la punta delle dita. “ Ciao ingegnere, è stato bello!”
“Ciao Sonia, a presto.”

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