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Questo Bella non lo sa 6

Scritto da , il 2018-09-13, genere pulp

6. Per mestiere o per piacere.
Fine.

Le campane suonano morte.
Non realizza da dove venga questo suono di campane, Bella né per quanto tempo ha dormito.
Lui?
Alza il capo e lo vede, immerso nelle lenzuola bianche fino agli occhi, strette a disegnare la linea delle labbra violacee e visibili sotto il lino
trasparente. Bianco come senza vita, gli occhi fissi su di lei, mai
prima d'ora le è apparso così diafano e le vene azzurre già visibili di solito sono rimarcate e sottolineate, sottolineano in fronte la colpa. La sta guardando con gli occhi di sempre, eppure troppo strani oggi.
Stava per dire qualcosa lei ma lui fa segno con l'indice alle labbra.
“Silenzio. Ora alzati e andiamo.”

“Andiamo dove?”
“Al funerale. Gina è morta. Noi dobbiamo esserci, nessuno forse più di noi è stato vicino a lei nell'ultimo periodo, noi dobbiamo farci vedere.”
“Come è morta?”
Sghignazza come un isterico però non le risponde.
“Come è morta Gina?” Ripete lei.
“È stato lui.”
Dice Flori dal fondo della stanza indicando il fratello che scatta sul letto.
“Non ti permettere. Che ne sai che sono stato io? Tu non sai chi sono io.”
“La febbre t'ha mangiato il cervello? Lo so chi sei, mio fratello. Dasho come ti ha chiamato nostra madre.”
“Neta non è mia madre.”
“Si, si. La febbre gli ha mangiato il cervello “
Commenta fissando Bella che adesso si gratta i capelli e forse ha capito come era possibile che esistessero due fratelli così diversi.
E s'accorge delle fasciature, dell'odore di disinfettante e medicine nella stanza. Si accorge che Flori ha fatto da infermiere per il resto della notte e del giorno trascorsi.
Ma non riesce a dar credito all'idea che abbia ammazzato Gina solo perché non voleva vendere un locale che cadeva a pezzi né che si sia ammalato di questo.
“Cos'altro c'è?”
Gli domanda.
“C'è che arriveremo tardi in chiesa se non ti alzi.” Le dice mentre
s'aggiusta nei panni neri da lutto che evidenziano il pallore mortale.
Le celebrazioni funeree non sono mai festose ma quella che onora la sua defuntapadrona è uno strazio. Rischia che le gambe non la reggano
davanti al parroco mentre sparge incensi polverosi nell'aria ballando
attorno alla bara sulla cantilena delle preghiere. L'odore dei fiori,
dolciastro,la porta quasi a rigettare mescolato all'odore di medicinale.
“Che puzza.”
Bisbiglia sorretta da lui.
“Tu non hai mai sentito l'odore della morte, Bella.”
Si che lo sento.
Pensa ma non lo dice è rimasta esterrefatta a vederlo, ancora a lutto vestito mentre dava la mano al figlio della morta che non sospettava o non voleva sospettare di star intrecciando le proprie dita a quelle che avevano levato il respiro alla madre, felice e contento di poter tornare a sperperare nella capitale grazie
alla nuova rendita e quasi sollevato dal dolore per la perdita.
“I soldi fanno sentire subito meglio.” Le dice all'orecchio mentre se ne vanno. Bella è più nauseata da quell'ultima affermazione che da
tutte le altre di poco fa.
Condoglianze riesumate, con voce grave e afflitta, parole marce per quante volte sono state già usate. Quandodava l'abbraccio all'orfano, esprimendo l'infinito cordoglio per
la scomparsa della donna che gli aveva permesso di riprendere la
retta via dandogli un lavoro quando era tornato dall'inferno.


“Io non ci vengo con te.”
Sono già tutti coi bagagli in mano e l'hanno deciso dopo la funzione che ora è meglio di sparire che stavolta senno una ventina d'anni a Regina Coeli non glieli toglie nessun avvocato del diavolo.
Bella non ci andrà, le ha mentito e poi con quello che ha saputo fare e dire non crede più che ci sia da fidarsi e poi qui bene o male ha messo insieme la sua vita e amicizie che non vuole cancellare.
“Se vuoi lasciarmi mi sta bene ma io, tienilo sempre a mente, da te mi separo. Da mio fratello e da mia madre mai.”

Pare che adesso si sia messo con un’altra Monica, cosi le hanno detto almeno. Può darsi anche che la donna stia con lui per piacere non per mestiere ma questo Bella non lo sa.

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