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Questo Bella non lo sa 5

Scritto da , il 2018-09-13, genere pulp

5. Gina non sa più gridare.

Hanno fatto appena a tempo a entrare in casa, quasi subito il temporale esplode in diluvio.
Bella si è svegliata, accarezzata dalla fragranza di lavanda delle coperte che Neta stende sul filo nero adesso che non piove più. Quel filo teso tra due alberi. Profumo misto all'odore dolciastro della pioggia appena cessata. Si alza con la luce rossastra del tramonto che riluce sull'asfalto bagnato e gli occhi ancora impastati dal sonno. Si è destata per colpa della voce del cognato che canticchiava.
“Cosa stavi cantando?”
“Non lo so nemmeno io.”
“Dasho dov'è?”
“È andato al ristorante per parlare con Gina.”
“Ancora?”
“Che ci capisci. Non lo dice manco a me cosa gli è preso.”

La verità è che non avrebbe dovuto lasciarla sola nel loro letto ma ormai è qui.
Apre la porta ramata con la stessa chiave che gli ha dato Gina e sale scale ricoperte di tappeti dal cattivo gusto che ogni rumore assorbono ed ovattano.
Non avrebbe dovuto venirci ma ormai lo ha fatto.
“Gina.”
Gina dorme nell'alloggio di sopra, la voce di Dasho le fa rivoltare lo stomaco più della sua faccia, in quel momento.
Non lo aspettava a quell'ora della notte per quanto lo abbia invitato più volte di giorno.
“Dimmi.”
“Volevo parlare con te.”
Ma perché ha un volto così pallido stasera?
La donna che fino a poco fa dormiva inspira più aria possibile. Decise che qualunque cosa voglia farle quell'uomo che appare un demonio non starà immobile. Difenderà le sue ragioni.
Il locale non è in vendita.
"Cosa hai detto a Bella per venire?”
Il sonno è lì a confonderle le idee, barcolla come non ha mai fatto. Raggiunge la scala superandolo nel tentativo di evitare il suo sguardo.
L'uomo non la lascia passare, in piedi davanti allo specchio, il suo viso non tradisce emozioni.
“Niente. Che avrei dovuto dirle? Tu invece hai parlato con il mio amico che vuole comprare? Mi ha detto che vi conoscevate già.”
“Si, lo conoscevo e ci ho parlato, anche troppo. Sei venuto a cacciare il discorso di nuovo? Non è per questo che ti ho chiesto di venire da me.”
“Lo so.”
Le sue mani si serrano attorno ai capelli ossigenati di Gina e le solleva il capo.
La accarezzano dagli zigomi al mento.
Gina fa scivolare l'indice all'interno della catenina che Bella gli ha regalato molto tempo fa. Se l'avvolge tra le dita.
“Non riesco davvero a capire perché hai preso in petto che devo vendere questo posto. È casa mia ed il mio lavoro e pure il vostro.”
“Lo so.”
Di certo maledice la propria voce tremante, ad un tratto l'uomo stringe e tira e dalle radici dei capelli si diffonde un acuto dolore verso ogni regione di quel corpo ritoccato.
“Se lo sai, perché non la pianti? Perdereste il lavoro anche voi due se perdo contro quell’avvocato e vendo. Da quando sei così stupido?”
“Non sono uno stupido, tu invece sembrerebbe di si.”
L'indice di Gina ha spezzato la catenina con un solo movimento.
Se ne è andata a sbattere contro la testiera del letto. Si ritrova con le guance in fiamme. Ingoia il proprio sangue. Non ha modo di realizzare se lo stesso stia sgorgando dal naso o dal labbro spaccato.
Lui la osserva rimettersi maldestramente in piedi, coprirsi il viso con le mani. Si è gettato su di lei come ha provato a fargli fare mille volte ma adesso per un qualche motivo cerca di scappargli.
Gli ritorna in mente Bella che tutto questo non lo sa.
Dopo quel primo, debole rimorso va a finire in un angolo con lei, le sue unghie gli si infilano nel petto, la sua mano serrata la colpisce in pieno viso. Allo stomaco, ai fianchi, agli occhi, alle labbra.
Salta dentro al suo ventre.
Ogni gemito della donna finisce per provocargli un vibrante piacere e cancellare il pensiero di quell'altra che a casa di sicuro sta dormendo.
Per un breve momento Gina si divincola, è stato solo un breve momento per finire maggiormente schiacciata contro di lui. Avverte il calore del sangue, l'odore del suo respiro affannoso in faccia, l'affondo le mani nel petto fino a farle credere che non un soffio d'aria raggiungerà più i suoi polmoni.
Caccia due dita tra le sue labbra dischiuse, Gina non sa più gridare.
Sicuramente si è pentita di non averci nemmeno provato prima.
Che fatica levarsi di dosso quel corpo, adesso è lui sotto di lei, materasso che ha bevuto sangue e l'orgasmo di morte.
È una strana sensazione – pensa- mentre lui ed il suo coltello escono da Gina.
Ci è riuscito a tornare nel suo di letto, quasi strisciando, a notte fonda.


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