Erotici Racconti

Nell'aria fresca del mattino.

Scritto da , il 2018-08-10, genere etero

“Ho capito... ho capito, ho capito mi sveglio! Maledetta palla di pelo...” Ha iniziato a rompere le palle per avere cibo alle 5. Alle 5! Proprio oggi che sono andata a letto alle 3.
Maledetto sacco di pulci. La tecnica è sempre la stessa: prima miagola, poi butta tutto quello che c’è sul comodino a terra e se ancora non ti svegli passa all’artiglieria pesante... le unghie. Mugugno e mi rigiro nel letto aprendo gli occhi. Sono proprio una scema... in realtà è colpa mia: questo gatto ha perfettamente confermato le teorie dell'apprendimento per rinforzo positivo... Maledetta me che le ho pure studiate ste cose per esser poi la prima a non metterle in pratica...
Sbadiglio controvoglia, non ho alternativa se non quella di accontentare la piccola bestia di satana prima che svegli l'intero condominio.
Mi sfilo con attenzione dal groviglio di lenzuola e scendo dal letto. La camera sembra un campo di battaglia... cerco le ciabatte con gli occhi socchiusi e mi rendo conto che al loro posto ci sono solo le decoltè usate la sera prima. Sbadiglio nel corridoio avvolto dalla penombra, i vestiti sparsi a terra creano una strana geometria, di sfuggita vedo la coda della bestiaccia oscillare davanti a me ed infilarsi veloce in cucina. “Ti va bene solo perché sei soffice e coccoloso altrimenti finiresti in padella bel mostro...”
Verso qualche crocchetta nella ciotola del piccolo demone puccioso quando vengo attratta dalla luce rosa che filtra dalla finestra.
Rabbrividisco mentre la brezza fresca entra e mi accorgo con stupore di essere ancora completamente nuda. Sorrido mentre mi appoggio al davanzale con i gomiti, la città dorme ancora. Inspiro profondamente, socchiudo gli occhi e mi godo l’aria ancora fresca dell'alba che scende dalle montagne... adoro quelle montagne. Mi è sempre piaciuto vivere in una città circondata dal verde.
Il profumo di questa mattina acerba mi culla trasportandomi in un leggero torpore.
Magari torno a letto... Il piccolo demone peloso si struscia tra le mie caviglie e fusa soddisfatto con la pancia piena. Chiudo gli occhi, il mio sorriso si allarga mentre penso a te, nudo nel mio letto stropicciato. I vestiti sparsi tra corridoio e camera da letto, i cuscini caduti a terra, le lenzuola arrotolate nelle tue gambe, il nostro profumo mescolato in quelle lenzuola...il tuo profumo... il tuo profumo?
Apro gli occhi appena in tempo per vedere le tue braccia calde che mi cingono da dietro, le tue mani mi accarezzano i fianchi, depositi un bacio assonnato appena sotto il mio orecchio.
“Quella bestiaccia pelosa...” la tua voce è un sussurro basso e vibrante.
“Lo so... ma sa essere tenero oltre che stronzo...”
“Cazzo sono le 5... stavo facendo un bel sogno.”
“Come posso farmi perdonare?” Sorridi nel mio collo mordendolo leggermente. Il tuo corpo nudo e caldo aderisce completamente al mio mentre mi schiacci contro la finestra aperta.
La tua voce torna a farmi vibrare: “Oh non sarà facile...”.
Sento la bocca arida, la tua barba mi solletica la spalla... un leggero morso, due, tre...piccoli morsi calibrati e controllati... così perfetti e precisi che sembrano dati apposta per scatenare dentro di me un uragano. Questo sei tu. Equilibrato, preciso e schematico. Tutto il mio contrario penso sospirando al tuo tocco. Riservi al mio corpo lussuriose attenzioni con una lentezza quasi esasperante. Sento il mio ventre contrarsi, le tue mani si spostano sui miei seni e sorridi quando trovi i capezzoli duri esposti all'aria fresca. Apri le mani e sfreghi lentamente i palmi sulla punta tesa desiderosa di attenzioni.
Le tue mani percorrono dei cerchi sempre più lenti e stretti. Inizio a respirare in modo affannato. Mi mordo un labbro quando avverto la familiare sensazione umida tra le gambe. Senza preavviso il tuo leggero tocco si trasforma in una stretta ferrea. Smetto di respirare per qualche secondo mentre automaticamente mi inarco spingendo il bacino contro il tuo membro ormai decisamente sveglio. Le tue mani roventi mi percorrono lentamente... troppo lentamente.
Decido di giocare sporco: mi piego leggermente sul davanzale, apro le gambe e salgo sulle punte lasciando che il tuo cazzo scivoli tra le mie cosce. Emetti un basso grugnito mentre la tua asta si bagna nei miei umori.
Senza preavviso il tuo peso mi schiaccia al davanzale, ti chini su di me baciandomi tra le scapole. I capezzoli sensibili sfregano sul marmo freddo della finestra. Ascolto il tuo respiro che si fa velocemente più pesante mentre ti trattengo serrando le cosce.
Sei immobile...
...come cazzo fai a controllarti così?
Sento il tuo respiro penetrarmi nella pelle. Le tue mani sulle mie spalle, il tuo cazzo teso e pulsante a pochi centimetri dalla mia apertura umida. Con uno sforzo disumano mi impongo di non muovermi. Per una volta voglio che sia tu il primo ad esplodere, voglio vederti perdere quel controllo pacato e ponderato che tanto mi fa incazzare ed eccitare.
Ti sento fremere tra i muscoli contratti delle mie cosce. La presa sulle mie spalle aumenta
“Quanto sei matta...”
la tua voce è più rauca e sussurrata del solito ma mantiene ancora un timbro troppo composto per i miei gusti.
“Matta? al massimo porca...”
ti sento sorridere, il tuo bacino preme maggiormente su di me.
Inspiri pesantemente nei miei capelli.
“Ti voglio” un sussurro rauco, profondo e caldo che basta ad incendiarmi. Sono solo due parole ma hanno la stessa potenza di una dose di droga. Non so come ma sono in preda ad un attacco di astinenza nonostante abbia avuto un’abbondante dose notturna della mia droga preferita che da tre settimane a questa parte ha il tuo nome. Sento i miei umori colare sul tuo pene in una supplica silenziosa.
Ti alzi dalla mia schiena arpionando i fianchi stando bene attento a non perdere il contatto tra i nostri sessi. Prima che tu possa capire cosa sta succedendo le mie mani si staccano dalla finestra per raggiungere le natiche. Le afferro con decisione e mi offro. Mi apro alla tua voce, al tuo calore, mi apro alla mia voglia di te.
“Prendimi qui.”
“Matta... matta e porca...”
Lentamente spingi la cappella nella mia figa fradica. Stringo la presa sulle natiche per non gemere, solo sentirti dentro può saziarmi. Entri con una lentezza esasperante ma quando finalmente mi sento piena di te tu... non ti muovi. “C’è qualcosa che vorresti chiedermi?” bastardo... se vuoi giocare non mi tiro certamente indietro.
Lentamente inizio a contrarre ritmicamente i muscoli intorno al tuo cazzo. Voglio vedere quanto resisti così...
Eccola qui la nostra piccola guerra di potere. È stato così dalla prima volta che siamo andati a letto insieme. Io vorace, insaziabile, infuocata e tu affascinante, ponderato, calcolatore. Finisce sempre così, dove uno dei due prevale sull'altro nel pretendere il proprio piacere.
Come previsto non ci vuole molto prima che il tuo corpo risponda alle mie sollecitazioni. Sbuffi e grugnisci, cerchi di resistere all’istinto fino a quando non sento la tua mano schiacciarmi al davanzale. Non mi dai il tempo di prepararmi ed inizi ad impormi spinte possenti. Serro i denti per non urlare il mio piacere all'intero quartiere ma non riesco a non gemere mentre il tuo pene esce quasi completamente per poi affondare con irruenza.
“Brava, non svegliamo i vicini...”
Assecondo le tue spinte inarcandomi. I seni sfregano schiacciati contro il davanzale di marmo regalandomi una sensazione di piacevole fastidio.
La tua mano libera inizia a vagare sulla mia natica... leggera e delicata, quasi come se mi volesse coccolare. "Dio se sei bella...” senza preavviso la tua mano passa dalla carezza ad un leggero schiaffo sempre nello stesso punto. Carezza, schiaffo. Carezza, schiaffo.
La mia figa diventa velocemente un lago quando inizi a forzare il mio culo con un dito. Inizialmente un dito sottile, probabilmente l'indice e poi uno più tozzo. Ad ogni affondo il tuo cazzo mi regala brividi intensi mentre sento un leggero dolore provenire da dietro. Non riesco più a trattenere i gemiti e tremo leggermente davanti all'orgasmo che monta ad ogni tuo affondo.
Le tue mani mi artigliano le braccia alzandomi il busto dal davanzale. Il seno sussulta ad ogni spinta.
Apro ancora di più le natiche con le mani. “Vieni. Vienimi dentro voglio sentirti...”
Grugnisci tra i miei capelli mentre abbandoni la tua pacatezza per affondare dentro di me con bestialità. Finalmente ti sei lasciato andare all’istinto. Urlo e gemo senza controllo, so che sentirmi in questo stato ti porterà a non durare molto. Un orgasmo potente mi travolge,le tue braccia mi spingono imperterrite sulla tua asta come un burattino.
Le gambe mi tremano ancora quando improvvisamente la tua mano si aggroviglia ai miei capelli inarcandomi ancora di più.
Vieni. Vieni riempiendomi del tuo desiderio, della tua voglia di sesso. Ti riversi dentro di me con spinte forti e serrate.
Sento la tua presa vacillare, ti rilassi premendoti contro di me. Posi la testa nell'incavo del mio collo ma non esci, rimani dentro, intrecciato al mio corpo. Quella stupida palla di pelo gira fusando intorno alle nostre gambe, il tuo respiro è affannato.
“Luna...” la tua voce... Cosa mi fa questa voce.
“Io... ti voglio...” Sorrido ancora stordita dall'orgasmo
“Sei ancora dentro e vuoi farlo ancora?”
“No, io... ti voglio, oltre al sesso...”
La testa mi gira leggermente mentre sento cedere le gambe. Mi sollevi di peso girandomi, lasciandomi aggrappare al tuo collo. Le nostre fronti imperlate di sudore si toccano, annuisco sorridendo e respiro l'aria profumata di questa nuova giornata che ora sa di Noi.

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