Erotici Racconti

Suite... italiana.

Scritto da , il 2018-08-10, genere etero

Luce soffusa.

Lo indovino da sotto la benda.

E un gran silenzio.

I rumori della strada sono attutiti dalle finestre a doppi vetri e dal tendaggio pesante.

Ops. Non dovevo sbirciare. Ahi ahi ahi.

Al diavolo. Sono da sola. Qui. In una stanza semibuia. Isolata dalla civiltà. Prigioniera. E dovrei rimanere così a non far nulla? Ad aspettare? Quasi quasi....

- Non provare a levarti la benda.

- Ah!

Faccio un salto per aria. Ma non eri... non eri in giro?

Mi fermo subito. Sono in piedi. Riesco a vedere solo il tappeto sotto i miei piedi. Ma che schifo!!! È leopardato!

Non ho idea di dove tu sia. Cioè ne ho una vaga idea. Pare tu sia a ore 5 rispetto a me.

Mmmm. Solo che io... mi sono rotta i coglioni.

- Ma io mi annoioooo!

Urlo di colpo.

Atterro per terra, cioè sul tappeto. La tua dolcezza mi commuove. Mi inchiodi lì e mi respiri sul collo.

- Ah!!! Ti dispiace se.... dormo?

- Sta zitta!

Mi ringhi contro l'orecchio.

- Va bene. Bocca cucita.

E tento di fare il gesto.

Di colpo mi leghi i polsi dietro il fondo schiena e mi infili in bocca della stoffa appallottolata. Certo! So di essere logorroica, ma.... non puoi farmi questo.

Mi dibatto furiosamente e urlo. Ho sete. Ho fame. Ho sonno. Mi tieni in ostaggio da ore in silenzio!!!!

Sento che ridi, anzi sghignazzi. Certo! Stai comodo tu poggiato sul mio culo!

Continuo a lottare e non so come riesco a mettermi in piedi. Comincio a correre guardando sotto la benda. Ovviamente sono costretta a fermarmi contro la porta.

O-o.

Non mi hai rincorsa.

Sento di aver fatto la monellina. Mmmm... come mi diverto.

Inizio a ridere e mi accascio a terra.

Esasperato dalle mie risate, mi strappi la benda, la corda e la stoffa.

- Vestiti.

Uuuu come siamo perentori.

- Mmmm ma lo sai che quando fai quella faccia incazzata... sei molto sexy....- Ti sussurro all'orecchio, avvicinandomi a te.

Ti sfioro il mento e ti bacio la mandibola, lentamente. Scendo, mentre tu rimani impassibile. Vorresti sorridere di piacere, ma non vuoi darmi la soddisfazione che ti sto lentamente seducendo, che ti sto fottendo il cervello.

- Daiii.... non essere arrabbiato con me....

Ti sussurro come una bambina molto birichina.

Ora ti sfioro con la lingua il collo, mi muovo così in lungo e in largo. Tu continui a fingere che sia tutto ok. Trattieni il respiro perché non puoi cedere. Mi guardi truce. Potresti ingannare chiunque, ma non me. Eh no.

La mia lingua fa guizzi, arde come fiamma viva lungo le tue clavicole, poi risale sulle guance. Lenta, sapiente. Lei sa. Io so.

- Lo so che sono stata una bambina disobbediente, però... non volevo.... e ora... vorrei che tu mi dessi il permesso di... rimediare.

Ora ti sto leccando di nuovo la mandibola e poi salgo, evitando con cura le labbra. Vedi, se ti bacio... sono fottuta. Quanto le voglio però! Le vorrei mordere. Baciare. Tormentare. Farmici inghiottire. Ti lecco la barba, i baffi in ovali concentrici.

Sempre più vicina.

Tu sei fermo, ma non mi sfugge quel movimento. Stringi convulsamente i pugni. Non puoi cedere. Stiamo scherzando? Un uomo come te? Va be' che tu sei l'uomo che non deve chiedere mai e io ti sto praticamente dimostrando che tu decidi tutto, però... insomma.

- Hai un profumo da animale.... che mi fotte il cervello prima e.... lei poi....

- Chiamala con il suo nome.

Mi urli contro, ribaltandomi a terra.

- No.

- Dillo.

Mi hai bloccato i polsi e ora mi inchiodi a gambe aperte.

- Prendimi.... ti prego.

Sto ansimando. I miei occhi si sono liquefatti nei tuoi.

- D'accordo.- Stai sghignazzando.- Vestiti.

Mi fai alzare e mi porgi un vestitino.

Io ti guardo. Non capisco. Ardo di desiderio. Come facciamo a scopare da vestiti? Mmmmm. Bo.

- Mi è venuta voglia di fare una passeggiata.- dici tu.

- No. Dai.

Mi avvicino a te. Aderisco con il mio corpo al tuo. Ti faccio sentire quanto sono bagnata. Tu sorridi beffardo.

- Oh sì. Vestiti.

Sei di una stronzaggine assurda! Vorrei tanto picchiarti.

- No!

Mi sbatti al muro e mi tocchi la figa. Inizi a masturbarbi velocemente, ma delicatamente, come una piuma. Io mi faccio inglobare dai tuoi occhi. Oh sì sto quasi per godere.... quasi....

Ti stacchi.

Non è valido!

Ti tempesto il petto di pugni.

Tu mi lasci fare. Poi mi blocchi i polsi.

- Vestiti.

Ci guardiamo intensamente. Tra noi c'è qualcosa di palpabile, denso. Mi mordo le labbra.

- Dammi quel cazzo di vestito.

Mi metti a terra e mi sculacci forte. Mi fai un male cane, ma non voglio darti la soddisfazione di dirtelo. Così subisco stoicamente. Nella stanza risuonano i tuoi colpi e i nostri respiri.

- E 50.

Ti fermi.

Mi alzo. Ti guardo negli occhi. Non voglio dartela vinta, anche se dentro di me mi sento morire. Sto zitta così. Sto al mio posto, per nulla al mondo ti parlerei adesso.

Mi dai il vestito e usciamo dalla stanza.

Mi porti in un parco. Mi parli. Mi racconti di quel collega idiota. Parli di attualità. Di cultura. Dell'ultimo libro che hai letto. Io zitta. Chiusa nel mio silenzio. Vorrei piangere e urlare, ma so che non è una buona idea.

Di colpo mi sbatti ad un tronco.

Mi alzi la gonna del vestito. Ci guardiamo furenti negli occhi. Io sono decisa a stare zitta. Dai miei occhi escono lampi. Dai tuoi rabbia. E anche soddisfazione. Sai che non oserei ribellarmi adesso, anche se mi ostino a non parlarti. Con la bocca serrata ti guardo.

Prendi a toccarmi. Lento. Ti lecchi le dita per lubrificarmi e mi tocchi. Oh sì. Lo fai divinamente.

Io ti guardo, ma cerco di trattenere il respiro. Non voglio emettere suono.

Tu sorridi sfacciato. E continui a guardarmi e masturbarmi, lento, delicato. Ti fermi solo per leccarti le dita. Mi sto sciogliendo. I miei occhi mi stanno tradendo.

- Sì, così. Godi... godimi tra le dita. Dai...

Il mio corpo si contorce. È preda di spasmi incontrollati. Ma continuo a non emettere suono. A serrare la bocca.

Di colpo il piacere si fa così intenso da travolgermi. Gli spasmi partono dalla figa e mi sconquassano fino al cervello. Ansimo, urlo, godo, mi agito, contro il tuo corpo.

Mi tieni, mi sorreggi. Non smetti di sorridere ora più soddisfatto che puoi.

Il mio respiro torna regolare, piano piano, contro la tua spalla.

Mi baci piano. Lento. Mi mordi le labbra. Me le succhi. I miei occhi sono completamente dentro i tuoi.

- Portami in quella stanza, ti prego.

Ti sussurro all'orecchio.

Senza parlare, mi prendi per mano e usciamo dal parco.

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