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Una storia come tante - capitolo 8 -

Scritto da , il 2018-07-12, genere etero

In discoteca parte 3


Non fu difficile ritrovare Lidia.
Fu sufficiente, infatti, tornare al tavolo delle sue amiche e aspettarla lì. Dopo poco Damiano la vide emergere dalla gente in tutto il suo splendore, quasi fosse stata una ninfa che usciva dai flutti. Le luci della discoteca si riflettevano sulla sua pelle, resa lucida da un velo di sudore, donandole un aspetto quasi surreale. Quel vestito così corto, poi, era un chiaro invito (per altro a cui era difficile resistere) a guardarla e ammirarla. Tutta la sua figura era slanciata da quelle scarpe con il tacco vertiginoso. Le cosce erano scoperte per più di metà e i seni… quelli bene che erano quanto mai scoperti! Il tubino nero era senza spalle e fu in quel momento che Damiano si rese conto che, se fosse sceso ancor un poco, si sarebbero visti le areole dei capezzoli.
A quella visione (e quel pensiero) sentì un brivido scendergli lungo la schiena e arrivare dritto al basso ventre scatenandogli mille pensieri peccaminosi. Immaginò quel corpo nudo sotto le proprie mani, i gemiti di piacere della ragazza, quelle labbra sul proprio sesso… si passò una mano tra i capelli per distrarsi e, proprio in quell’istante, Lidia passò davanti a lui per andare a sedersi sul divanetto. I loro sguardi si incrociarono per un istante e lei gli rivolse un sorriso freddo di circostanza. Vista la reazione che aveva avuto nell’altra sala non si era certo aspettato che l'accogliesse con mille feste davanti alle sue amiche, ma nemmeno che lo trattasse con un tale distacco.
Per un attimo mandò a quel paese Moreno per avergli rovinato il momento e, con un ultimo sorso, vuotò il bicchiere. E ora? Lidia chiacchierava con le sue amiche e non sembrava per nulla intenzionata a rivolgergli uno sguardo, figurarsi la parola! Tirò fuori dalla tasca il telefono, rispose distrattamente a due messaggi e ne scrisse uno a Moreno.
“Hai fatto un bel guaio. Sei in debito.”
“Vediamoci a bar.”
Damiano sospirò. Moreno aveva già dato modo di dimostrare di essere (non solo) ubriaco e, ora che aveva rotto il ghiaccio con Lidia, non aveva voglia di perdere tempo con lui. Non quella sera. Non finché fosse stato sbronzo. Doveva recuperare con la ragazza, ma sapeva che star lì al tavolo non era la via giusta.
Restò lì ancora un paio di minuti a meditar sul da farsi durante i quali Lidia quasi non gli rivolse uno sguardo, tutta presa com'era a chiacchierare con le sue amiche. Quasi, perché ogni tanto l’aveva colta a guardarlo, di soppiatto, come temendo di farsi notare dalle altre. Perché si comportava così? Si era forse pentita di averlo baciato? Eppure Moreno gli aveva detto che lei era interessata… Proprio non riusciva a capire il comportamento della ragazza.
Basta giocare al cane ferito. Si alzò.
“Vado a prendermi da bere.”
Lo disse alla ragazza castana dal fisico abbondante che gli aveva rivolto un’occhiata con fare interrogativa. Come si chiamava? Sara? Gli rispose che aveva già bevuto abbastanza per quella sera. Damiano sorrise. Se l'aveva detto a lei non era per invitarla, ma nella speranza che lo dicesse a Lidia e che, magari, questa lo raggiungesse. Non era forse di lei che Moreno aveva detto “non è proprio sveglia, ma fa dei pompini galattici"? Damiano sorrise e si allontanò.
La discoteca era ancora piena di gente e così il bar. Trovare Moreno non sarebbe stato facile. Iniziò a farsi largo tra la folla guardandosi intorno, ma dell'amico nessuna traccia. Sospirò, infastidito dal comportamento di Moreno. Si conoscevano da una vita, ma non aveva mai apprezzato l’atteggiamento che metteva insieme quando scollegava il cervello tra alcol e droga…
Damiano si riscosse da quei pensieri quando qualcuno gli posò una mano sulla spalla.
“Mi offri da bere?”
Damiano rimase alquanto sorpreso e perplesso nel trovarsi di fronte Lidia in persona, con le labbra leggermente incurvate in un sorriso delicato. Come se nulla fosse successo poco prima tra loro. Fu contento di vederla lì e le sorrise a sua volta.
“Certo… ma perché sei scappata?”
La ragazza accentuò il sorriso e, per un attimo, piegò il capo da un lato. Un attimo dopo accostò le labbra all’orecchio di Damiano.
“Prendiamo da bere!”
Lui si riempì i polmoni del suo profumo e sentì chiaramente il corpo della ragazza contro il proprio. Fu quasi certo che quel movimento fu fatto consapevolmente, con malizia, e non certo per caso. In ogni caso quel suo comportamento fu sufficiente per porre fine a quel momento di imbarazzo e spostarsi, insieme, verso il bancone. Questa volta, però, Damiano le era davanti e lui fu ben felice nel notare che lei non faceva nulla per tenersi lontana. Anzi, sembrava quasi cercare un contatto ogni volta che, a causa di una spinta casuale, erano costretti ad allontanarsi di un passo o due. Per quale motivo Lidia non voleva farsi vedere insieme a lui da Moreno? Il sospetto che tra lei e Moreno ci fosse un segreto non tardò molto a farsi largo nella mente di Damiano. Mentre erano in fila per aver da bere provò a ragionarci sopra ma, a parte quello che Moreno gli aveva già detto, non riusciva a immaginare altro. Forse….
Finalmente riuscirono ad aver da bere e, insieme, si allontanarono dalla bolgia del bar. Non era quello il momento di pensare ai segreti e decise di accantonare quei pensieri. Per ora.
“C’è davvero troppa gente stasera…”
Damiano si fermò a guardarla. I suoi occhi brillavano riflettendo le luci stroboscopiche della discoteca e il loro taglio, allungato, era accentuato da un trucco leggero che s'intonava perfettamente con il loro colore chiaro. Ma non erano solo gli occhi a renderla bella: tutto il viso era perfetto in ogni dettaglio, in ogni curva, in ogni proporzione. Non c'era la più piccola sfumatura fuori posto. Damiano sorrise, non sapendo se lo stesse facendo per le parole della ragazza o per la sua semplice bellezza.
“È sabato sera, che ti aspettavi?”
Tenendo il bicchiere di plastica con una mano prese con l’altra quella di Lidia e la guidò nella sala più piccola, dove c’era meno gente ed era possibile riuscire a stare un po’ più tranquilli. Ma questa volta Damiano non andò nel mezzo della pista, ma rimase sul bordo, dalla parte opposta al passaggio della gente, in posizione un po' appartata. Come se nulla fosse successo i due ragazzi si misero a ballare nuovamente. La bionda sorrideva e sembrava a suo agio, anzi, dava tutta l'idea d'esser su di giri. Ancora rimaneva un mistero il suo comportamento di poco prima, ma Damiano deciso di non pensarci.
Quanti drink avevano bevuto? Due? No… questo era almeno il terzo… l'alcol iniziava a farsi sentire, il mondo stava perdendo i suoi confini netti e tutto stava diventando più facile, meno impegnativo. Come ballare con Lidia, posarle una mano sul fianco e accompagnarla nei movimenti, venendosi a trovare sempre più vicini.
Ballavano uno stretto all'altra, a tratti guardandosi negli occhi, a tratti girandosi attorno, in sintonia. Venne naturale che la distanza tra loro si accorciasse sempre più. Fu naturale che le loro labbra iniziassero a cercarsi, a sfiorarsi, a toccarsi e, da lì a poco, i due ragazzi si baciarono ancora. Erano così morbide e sensuali le labbra di Lidia che gli risultò presto difficile, quasi impossibile, separarsene. Tanto che le mise la mano dietro la schiena e la strinse ancor più a sé.
Fu con piacevole sorpresa che Damiano scoprì quanto la ragazza non si tirasse minimamente indietro e, anzi, paresse gradire quelle attenzioni, cercandone ancor di più. Un istante dopo averla stretta a sé, infatti, Lidia si strinse a lui incrociando le proprie gambe con la sua coscia. No… non era solo un'impressione… la ragazza si stava strusciando contro di lui. Damiano, senza interrompere il bacio, restò un attimo perplesso e pensò dii essere frainteso. L’indecisione durò solo il tempo di pensiero. Damiano fece scendere la mano che le teneva sulla schiena più in basso, molto più in basso, proprio sopra le natiche e, senza esitare, iniziò ad accompagnare il movimento del bacino della ragazza.
L’eccitazione era notevole in entrambi. Lidia si stava lasciando andare molto più di prima e Damiano faceva fatica a resistere al fascino della ragazza, accentuato ancora di più dalle circostanze. E i presenti? Che guardassero pure, anzi, erano i benvenuti! Lidia era innegabilmente bella e averla così disinibita e vogliosa aumentava il suo fascino. E con quella mano Damiano riusciva a percepire ogni singola vibrazione del suo corpo. Voleva di più.
Senza spezzare il bacio, Damiano spinse Lidia fuori dalla pista, contro un muro lontano dal passaggio e dalle attenzioni di tutti. Che guardassero, certo, ma almeno senza invito esplicito. Qui spinse la ragazza spalle al muro e, certo ormai che qui nessuno avrebbe avuto il coraggio o l’ardire di disturbarli, decise di farsi avanti. Con la mano destra le sollevò la coscia per poi spingere la propria gamba contro il suo sesso quasi con forza, voleva essere lui a farla godere. Nel frattempo l’altra mano non era rimasta ferma, stringendole un senso e strappandole così gemiti di piacere tra un bacio e l’altro. Lidia alzò la testa, porgendo la resa.
Era fatta!
Damiano chiuse la bocca sulla pelle tenere e morbida del collo della ragazza, senza timore di farle sentire i denti. Le piaceva, eccome se le stava piacendo, tanto che sentì le sue mani stringergli la schiena. Lidia era aggrappata a lui, ansimava, gemeva e muoveva il bacino senza nessun ritegno.
Con questo atteggiamento non c’erano più limitazioni, non c’erano più confini, non c’erano più esitazioni. Preso dall’eccitazione Damiano sarebbe stato capace di farla sua lì, in quel posto, in quel preciso momento, ma non poteva farlo. Quello che poteva fare, però, era aumentare il piacere della ragazza, spingere sul pedale dell’acceleratore e vedere fin dove sarebbe lasciata condurre prima di arrendersi. Con quel pensiero in testa le allargò le gambe e scivolò con una mano sotto quel vestitino corto e leggero, puntando dritto al suo sesso.
«Aspetta…», sussurrò Lidia, «che fai…?»
Cercò di ribellarsi, di sottrarsi a quel gesto invadente, ma la sua resistenza era troppo debole per essere seriamente presa in considerazione. Damiano le strinse un seno con più decisione strappandole un gemito.
«Niente che tu non voglia.»
Lidia gli posò una mano sul petto, ma senza esercitare forza. Doveva dimostrarsi contrariata, doveva fingere di non voler le mani di Damiano sotto la gonna.
«Fermati… che fai…»
«Questo.»
Aggirare il sottilissimo, quasi impalpabile, tessuto delle mutandine fu questo di un istante. Due dita scivolarono dentro la sua carne con estrema facilità tanto era bagnata e Lidia sgranò gli occhi attraversata da una fitta di piacere.
«No…»
In tutta risposta Damiano spinse a fondo, senza trovare la minima resistenza. La ragazza aprì le cosce e si lasciò andare contro quel gesto. Non vi era alcun dubbio che non avesse la minima intenzione di fermarsi.
«Sei un lago.»
A quelle parole Lidia appoggiò entrambe le mani sul petto di Damiano, ma non fu chiaro se era per allontanarlo o portarlo più vicino a sé. Teneva gli occhi chiusi, la bocca appena aperta e il suo corpo vibrava di piacere. Quelle dita dentro di lei, poi, le stavano dando piacere senza tregua. E quella situazione, sotto gli occhi di tutti, in discoteca, le stava trasmettendo una carica che non era capace di controllare.
Aprì le cosce ancora di più, il vestito risalì ancora e ormai il suo sesso poteva essere visto da chiunque fosse passato loro accanto. E i muscoli delle cosce che lavoravano per accompagnare il movimento delle dita la rendeva ancora più sensuale e desiderabile.
«Ti prego…»
Damiano ormai la masturbava senza posa. Quelle dita stavano scavando dentro di lei sempre più veloci e non riusciva a trovare la forza per fermare quella pazzia.
«Cosa?»
Era ubriaca, stravolta dal piacere, incapace di mettere insieme un pensiero intero. Non rispose.
«Cosa?»
Ripeté Damiano spingendo, se possibile, le dita ancora più dentro di lei. Lidia sgranò gli occhi e, incapace di trattenere un urletto, sentì le ginocchia cedere. Lo sapeva bene, l’orgasmo non era lontano. Tutta la situazione era assurda, troppo assurda per resistere.
«Ti prego… no…»
«No cosa?»
Quelle dita accentuarono il movimento sempre più veloci. Invece di restare dentro di lei, ora avevano preso a uscire quasi del tutto, per poi tornare dentro di colpo. Era troppo. Lidia appoggiò la testa al muro e si abbandonò alle cure che stava ricevendo.
Il tempo aveva perso significato.
E poi l’orgasmo esplose, togliendole il fiato.
Damiano non le aveva tolto gli occhi di dosso un solo istante. Era meravigliosa. E quel viso, nel momento dell’orgasmo, era diventato semplicemente celestiale. Dopo l’orgasmo le aveva tolto le dita da dentro il sesso e l’aveva abbracciata, come a volerla proteggere da tutto il resto del mondo.
Aveva aspettato, in silenzio, che lei si riprendesse.
L’aveva sentita abbassarsi il vestito prima di abbracciarlo a sua volta.
Poi erano rimasti lì un tempo indefinito finché lei alzò lentamente la testa.
«Credo di aver bisogno d’aria fresca.»
Damiano accennò un sorriso.
«Certo, ti accompagno. Vieni.»
La prese per mano e, insieme, andarono all’uscita dove i buttafuori, prima di farli passare, misero un timbro sulla loro mano. Lidia aveva fatto tutto il cammino a testa bassa, come vergognandosi di quanto accaduto. Possibile, pensò Damiano, che una ragazza così bella, così sexy, fosse anche così tanto timida?

E proprio lì, sui gradini della discoteca, mentre stava uscendo tenendo per mano Lidia, lo sguardo di Damiano incontrò quello sorpreso e perplesso di Lucia.

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