Erotici Racconti

Cinque segreti. Massimo

Scritto da , il 2018-07-10, genere voyeur

Era chiuso nella sua stanza, come sempre. La musica di sottofondo dark, quella che più le piaceva ed ispirava. Si dilettava nella scrittura, poetica per lo più, stava appunto buttando giù qualcosa quando, ad un tratto, gli parve di udire dei gemiti, sarà la suggestione pensò il giovane, scuotendo il capo, cercando la concentrazione persa. Ma ecco, di nuovo. Uno, due, tre, una serie infinita! qualcuno sommesso altri acuti come se lei avesse voglia di farsi sentire. Massimo iniziò a leccarsi le labbra convulsamente, lasciò la sua penna girando tra le mani il braccialetto di cuoio nero, un vizio, si può dire. Si Alzò ed avvicinò alla porta della sua stanza, camminò in modo strano, passi lenti e svogliati come se il suo corpo fosse perennemente stanco. Posò l’orecchio sulla superficie legnosa, con timore e timidezza. Il cuore gli batteva forte e i suoi istinti di maschio si stavano svegliando a poco a poco. Ed ecco, com'era successo a Carol, anche in lui lo strano meccanismo dell'orologio si mise in moto.

Massimo aprì lentamente la porta, cauto e silenzioso varcò il corridoio in penombra, a passo pigro, misurato per non far rumore. Un’ ombra, ombra in mezzo a miliardi di persone.
Si avvicinò, la mano sempre a rigirare il braccialetto, come un tic fastidioso la lingua usciva per leccarsi le labbra secche. Man mano che avanzava i gemiti si facevano sempre più vicini, il cuore del ragazzo pompava forte in petto e il cazzo nei pantaloni iniziava a tirare. Arrivò alla curva dove la stanza di Carol si trovava, si fermò titubante pensando se continuare o no il suo cammino avendo paura di essere scoperto. Cosa poteva pensare di lui la dolce e sensuale Carol? Lui aveva una profonda cotta per lei, ma come poteva dichiararsi? Lui, ragazzo insipido. Iniziò a mordersi il labbro, in un gesto di nervosismo e i suoi occhi si dilatarono e diventarono di un blu profondo come il mare in tempesta. Voltò l'angolo e si nascose dietro la rientranza del muro, la porta fortunatamente non era del tutto spalancata e, dalla sua prospettiva, poteva vedere benissimo la ragazza. Il cuore di Massino mancò alcuni battiti, deglutì, e si leccò le labbra inaridite, ma la salivazione sembrava essersi del tutto azzerata.

Quel corpo perfetto di donna era davanti ai suoi occhi in tutta la sua magnificenza, sodo, rotondo, quella pelle aveva un aspetto così delicato e liscio, quei seni due pesche succose dove affondare il viso e aspirare il profumo, quel ventre dove far scivolare le mani e il sesso, rosso ed aperto, schiuso per lui. Un invito alla tentazione. Avrebbe voluto correre lì e possederla come un ossesso. Possederla e schiaffeggiarla per essere così puttana. Una meravigliosa puttana. Ma questi strani pensieri lasciarono subito la mente del ragazzo, non poteva pensarlo, ai suoi occhi Carol era una Dea, poteva solo contemplarla. E così fece.

La guardò mentre si riempiva con le sue dita, si inarcava e godeva. Lui affannato, non aveva mai visto una donna masturbarsi, se non su qualche video scadente preso da internet, ma dal vivo era tutt’altra storia. Le mani che poco prima torturavano il bracciale andarono a cadere sulla patta dei pantaloni, lo sentiva duro, e gli doleva. Lo liberò lentamente, il suo cazzo svettò massiccio e ricurvo. Lo prese saldamente nella mano ed iniziò a farla scivolare, la pelle faceva su e giù mettendo in mostra un glande gonfio e rosso, in procinto di scoppiare, era irrigidito i suoi muscoli tesi e sudati. Si masturbava convulsamente, sopprimendo dei grugniti. Quante volte aspettava questo momento, quante volte si era trovato a spiarla sia in casa che all'università, tra i corridoi, nei parchi, la seguiva da lontano, l’ammirava. La spiava. Era il suo passatempo preferito, il suo segreto. La sua mania. Così quei grugniti non potevano essere più sommessi, qualcuno gli era scappato, la sua asta era sempre più dura, rigida, i suoi movimenti sempre più veloci e profondi. La sua punta sputava liquido, e il suo odore virile gli arrivava alle narici, glielo avrebbe fatto assaggiare, annusare, gustare, glielo avrebbe sbattuto in faccia sussurrando” prendilo in bocca”. Stava godendo, sentiva il suo orgasmo salire centimetro per centimetro lungo il palo di carne mentre lei sul letto smaniava. Ed ecco che la guardò venire, contorcersi e bagnare e lui non si trattenne , schizzò a destra e a manca tutta la voglia di lei.

E, in quel momento la vide alzarsi, si irrigidì, il respiro diventò affannoso. Non voleva farsi scoprire, non poteva, si nascose. La guardò affacciarsi nuda alla porta, trattenne il respiro per non farsi sentire, un timore si fece spazio dentro di lui. Un sospiro di sollievo uscì dalle suei labbra quando lei sconcertata si ritirò chiudendo la porta.
Uscì fuori e come un'ombra, ritornò nella sua stanza con il suo passo scanzonato e le mani a girare e rigirare quel bracciale di cuoio nero. L'avrebbe rifatto, il giorno dopo l'avrebbe spiata.

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