Erotici Racconti

L’amplesso psichico di una taressena

Scritto da , il 2018-05-16, genere incesti

*Una giovane ibrida preferisce il sesso alieno a quello umano… ed il padre ne fa le spese.*

Saranno state le tre di notte quando mi contattò. “Ma che fai? Dove sei? E’ tardissimo!”, percepii la sua voce nervosa vibrarmi nelle tempie. “Uhm ancora un po’ e torno”. Ballai, mi scatenai sul cubo, al cospetto di una platea di ragazzi allupati, poi si riconnesse con me: “Ma che stai combinando? Chi sono quelli?”. “Sto in una discoteca pà, tranquillo”. “Tranquillo cosa che stai mezza nuda circondata da ragazzi a danzare come una… come una… Quel completino è troppo sexy!”. “Ti piace?”. “Piantala e torna subito a casa”. “Se non ti piace lo tolgo”. Non rispose alla mia provocazione ed io continuai, i ragazzi mi desideravano, erano tutti per me. Fissavano il mio corpo con occhi abbagliati. Sbavavano per i capezzoli ben visibili a coronare appuntiti i mii seni nudi sotto la maglia a rete. Danzavo, agitavo i seni ed i capezzoli ruotavano turbinosi. Mi scuotevo coi fianchi, mi contorcevo, salivo e riscendevo ed il gonnellino di raso svolazzava sui miei glutei alti e sodi. Le mani mi scivolavano sulle tondità più appetibili poi si alzavano confondendo i capelli. “Insomma vuoi tornare o no?!”. Stetti zitta e continuai coi miei movimenti dall’evidente valenza erotica. “Guarda che vengo a prenderti, poi… non lamentarti della brutta figura!”. Sculettai e chiarii i miei propositi: “Senti… io ho voglia di sesso, me li faccio tutti questi qui, così impari!”. “Così imparo cosa? Ma ti rendi conto di quel che mi chiedi?”. “E tu ti rendi conto che me ne servono dieci per raggiungere una intensità paragonabile a quella di un amplesso psichico?”. “Te l’ho fatto provare una volta solo per renderti consapevole di ogni aspetto della tua personalità di ibrida. Volevo solo tu sapessi cosa fosse il sesso per noi del pianeta Tares”. “Ora lo so e lo rivoglio provare!”. “Non se ne parla”. “Allora me ne faccio dieci, o più…”. “Non fare stupidaggini, non essere avventata, ragiona… ti prego, chissà che possono farti quegli sconosciuti… ti rendiconto?”. Tutta zuccherosa lo provocai: “Salvami, fammi tua…”. Disparve dalla mia mente, ma tornò…

Lo sentii col mentale viaggiare su di me con le mani aperte, ingorde. “Solo per questa volta…”, spasimò, io non tacqui il mio: “Vedremo!”. Chiusi gli occhi e mi collegai a lui totalmente, fui sua, oltre il corpo. Non dissi nulla, lo lasciai fare. Mi tastò con dita frenetiche ed esperte, palpò avido ovunque e con vigore. Raccolse i seni nelle palme, li strinse, forte, più forte, li strizzò. Lo sentii sulla spalla, tra i miei capelli, col respiro concitato sul collo e la pressione del suo sesso contro il mio sedere. Sospirai, gemetti, ansimai muovendo il bacino e strofinandomi contro la sua proiezione. Una mano mi arrivò sulla figa e, senza ritegno alcuno, prese a deturparla con le dita. Me la razziò facendo su e giù e poi dentro fuori, penetrando nei filamenti dello striminzito perizoma, agitandosi in un lungo ed in largo… mentre coi fianchi mi speronava dietro, simulando una scopata. Tutti intorno guardavano entusiasti e non capivano ciò che stavo vivendo. “Sbattimi come fai con la mamma…”, dissi e fui baciata. Si spense poi tornò alla carica, sentii le labbra di sotto schiudersi ed il cazzo poggiarsi, spingere e sconfinare. Mi ritrovai con la figa piena e sbellicai, fottuta alla grande. Tutti assistevano ai miei movimenti osceni, furono eccitati, pensavano stessi simulando una scopata e ne furono ammaliati, dovetti apparire loro una brava attrice, che ne sapevano che stavo scopando sul serio ma sul superiore piano psichico? Il cazzo di mio padre mi si schiantava dentro, mi spintonava, mi sbatteva, ero fottuta alla grande in totale balia del piacere, perversa e lercia, tempestata di bordate rozze, folli... “Sono la tua troia pà…”. A sentire quelle parole si eccitò di più ed il ritmo si fece incalzante e convulso costringendomi a vociare stridula e pazza. Il cazzo mi si schiantò dentro sbrecciandomi l’utero come un ariete. Le gambe iniziarono a cedere, quasi caddi, barcollai, lui mi tenne e continuò a sbattermi forsennato, ubriaco, senza catene di sorta. Avevo i sensi sconvolti, spalancavo gli occhi davanti a quei ragazzi che ora si toccavano i pantaloni credendo stessi riproducendo un orgasmo. Papà continuò, mi portò su una vetta altissima di godimento. Mi rese un lago di piacere e squirtai. Eruppi una fontana di schizzi accasciandomi, completamente fuori di me, sporcando chi mi era più vicino, impataccando i loro abiti, inzaccherando i loro volti sconvolti. Dovetti apparire a chi mi circondava come spiritata, come posseduta. Avevo sicuramente gli occhi da invasata, le labbra corrose in una espressione di piacere disumano ed un rossore acceso che infiammava tutta la mia pelle. Papà mi tenne in piedi attendendo che riprendessi i sensi. Vissi una splendida inquietudine, una vera panacea! “Grazie pà”. “Ora torna però”. Lasciò la presa ed io immediatamente guizzai via, scivolando tra la folla scivolando, sfuggendo ad ogni tentativo di cattura.

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