Erotici Racconti

Quello sguardo malizioso

Scritto da , il 2018-05-13, genere etero

In verità io bramerei vederti sopraggiungere fiduciosa e ottimista qui nella mia succursale, captare che la mia personale collaboratrice è ben lieta d’annunciarti e infine squadrarti esultante nel tempo in cui varchi la porta del mio reparto. Tu hai in volto l’espressione d’una persona che si è appena ridestata, però appari alquanto soddisfatta, dal momento che indossi una gonnella di raso con un paio di sabot, in quanto sei concretamente uno splendore. Ti guardi in giro sorridendo, osservi il tavolo, il canapè e la grossa finestra rivolta sul cortile interno di questa vecchia casa del centro storico di Catanzaro, perché con calma t’avvicini e guardi tutte le finestre degli altri uffici che s’affacciano verso la mia, la gente dalle scrivanie ti vede apparire, si gira per guardarti piacevolmente stupita.

Facendo un giro largo ti giri fissandomi, poiché in mano ho un fazzoletto da collo blu, t’avvicini già sapendo notoriamente per che cosa serva, t’abbassi e in ultimo ti fai bendare. Quando ti sollevi io constato con piacere che il gioco ti piace, i tuoi capezzoli ti stanno tradendo e spingono fuori dal tessuto le loro piccole forme appuntite, con un alone che m’indica i contorni della tua areola, in seguito t’appoggi alle mie spalle e poi tiri la mia testa verso di te, io ti bacio l’addome, successivamente ti sfibbio la gonnella, per un attimo ti fermi e nell’orecchio un po’ angustiata e impensierita per la circostanza mi riferisci:

“No, aspetta un attimo, qui alla finestra ci vedono tutti”.

Forse la faccenda t’imbarazza turbandoti un poco, tuttavia anziché sprangare la finestra, io proseguo la mia incalzante opera ignorando del tutto la tua debole seppur motivata invocazione, giacché seguo con la lingua i tuoi slip, passo di nuovo verso l’addome, poi alzo la testa e ti vedo sfregare le dita sopra il tessuto all’altezza del capezzolo pigliandolo fra le dita e facendolo indurire ulteriormente. Dopo ti slaccio il vestito e rimango per un attimo contemplando le tue naturali meraviglie, le prendo in bocca e le lecco, poi ti faccio girare per darmi le spalle, tu mi senti mentre ti bacio la schiena, io seguo la spina dorsale e scendo con cautela sempre di più. In quell’occasione ti sfioro la fica dal fondoschiena, in seguito ti tocco delicatamente lì davanti, proprio nel centro assai delicato e nevralgico del tuo intimo piacere, tu incominci a muoverti spingendoti verso di me, io ti tiro giù le mutandine e tu vieni sennonché invasa da un potente fremito. Le mie mani corrono su di te, avverti che ti spingo avanti, poi qualcosa di molto freddo compare, sì ecco il vetro, adesso te ne rendi perfettamente conto, alla fine mi mormori nell’orecchio che siamo due squilibrati.

Io ti sussurro affabilmente che ci stanno guardando tutti, intanto queste parole ti fanno uscire di senno facendoti nel contempo delirare, incrementando ulteriormente la tua eccitazione per quel bizzarro capriccio. Tu digradi nel frattempo verso la cerniera dei jeans tastandomi appropriatamente il cazzo, rendendoti conto che è già diventato bello consistente, in tal modo lo acciuffi determinata, estraendolo dal quel momentaneo nascondiglio e rapidamente te lo introduci dentro la fica, governandotelo in conclusione a tuo completo e gradito piacimento. I capezzoli al presente sbattono sul vetro freddo, sentirai senz’altro un lieve indolenzimento, la lingua lecca la mia finestra, mentre tu fantastichi folleggiando su tutte quelle persone lì allibite e strabiliate, malgrado ciò allo stesso tempo entusiasmate e infervorate che stanno assistendo squadrando interamente e mettendo a fuoco tutta la scena. Tutto ciò ti fa esplodere in un orgasmo inaspettato, travolgente e velocissimo, facendoti tremolare le gambe e pure l’intelletto, dopo mi fai uscire dalla tua fica, ti sfili il fazzoletto da collo e sbirci alla svelta invasata più che mai le espressioni del volto disorientate e stupefatte degli individui là di fuori, successivamente con un’astuta bravura mi sospingi verso la sedia e mi fai accomodare, poiché la tua lingua s’impossessa di me. Il mio odore assieme al mio sapore è mescolato adesso con il tuo, questo ti piace ancora di più facendoti blaterare a vanvera, cosicché mi lecchi, facendomi urlare insensatamente, perché la tua abile, efficiente ed esperta lingua segue tutte le venature del mio cazzo soffermandosi in special modo sul frenulo, sì, proprio lì, insistendo e picchiettando nel modo adatto sulla punta, fino a farmi in conclusione sborrare facendomi emettere lunghi schizzi, mentre tu muovi indolente la mano fradicia su di me e con lo sguardo astuto e provocante mi comunichi:

“Buongiorno a te. E’ iniziata bene la tua giornata di lavoro?”.

Oggi mi sono svegliata e mi sono chiesta perché no? Mi dirigo sennonché nella stanza da bagno e rivolgendo un’occhiata veloce alla confezione del bagnoschiuma scelgo quello che ti piace maggiormente, quello agli agrumi nello specifico, avvolgente, energizzante e rinfrescante, cosiffatto ne utilizzo un’efficace porzione e spensierata m’immergo dentro la vasca. Capto una sensazione diffusa di benessere generale che m’inebria, comincio a rilassarmi e in breve tempo il mio corpo diventa leggero, mentre con la spugna mi vizio moderatamente. In quel momento mi sfioro le cosce e penso quanto ti piaccia il mio profumo, quando t’accovacci tra le mie gambe, in quanto i pensieri in quei frangenti mi rapiscono stordendomi e in un attimo mi ritrovo sul margine estremo dell’orgasmo, ma decido opportunamente d’aspettare resistendo, perché in un attimo mi vestirò e ti raggiungerò.

La tua fidata e leale collaboratrice ha perennemente la stessa faccia afflitta, amareggiata e contrariata, povera e sventurata non maritata, avrebbe bisogno d’un maschio che la consoli penso dentro di me, chissà, forse potrei aiutarla in qualche maniera. Io entro, tu m’aspetti ansioso e apprensivo sulla sedia e m’apprezzi nel momento in cui m’avvicino, mi guardi e mi fai i complimenti per il vestito che indosso. Ti piace quando uso poca biancheria, mi guardo intorno e penso che siamo esposti agli occhi di tutti e ti vedo piuttosto accalorato e animato a dovere. Estraggo il tuo fazzoletto da collo preferito e ti vedo sorridere, io sono già irrorata, m’accovaccio e tu mi fasci. Il mio corpo è avvolto da una frenesia inconsueta e incontrollabile, te ne accorgi dall’eccitazione distinguibile dei miei capezzoli, cosicché inizi a denudarmi disattento e negligente delle occhiate dei forestieri, questo mi piace in particolar modo, perché un calore diffuso e molto forte m’attanaglia le gambe.

Io ti sento su di me, il tuo alito caldo sull’addome mi sonda, poi si dirige sul monte di Venere, sento le forze mancarmi mentre mi rimuovi gli slip, tu senti che io sono inzuppata, appresso m’agguanti il seno e me lo lecchi come piace a me. In quell’istante io mi sento effettivamente come in paradiso anche se non vedo il tuo volto, sono di certo rossa e accaldata, bruscamente colgo avvertendo un non so che di freddo, in un istante comprendo chiaramente che è il cristallo dell’infisso. Intuisco captando che tutti gli occhi sono su di me, come se mi stessero toccando, io sono quasi al limite, ti sbottono i pantaloni e noto che il tuo cazzo è sodo. Io ti sento ansimare dentro di me, stai perdendo il controllo, perché tu con un’irruenza solida e con una prepotenza poderosa mi riempi come mai prima d’ora del tuo bianco liquido seminale, cosiffatto l’orgasmo m’invade in pochi minuti allagandomi, tenuto conto che successivamente tutti quei fluidi colano abbondanti giù verso le mie gambe.

Lasciamo trascorrere una buona mezz’ora di tempo per ripigliarci, al momento sono ancora stravolta, decisamente stralunata per la stanchezza, tuttavia ho ancora ingordigia e smania di te, in quell’occasione particolare mi tolgo il fazzoletto da collo e vedo le facce chiaramente congestionate della gente assai divertita, sicché ti faccio adagiare sulla poltrona, piglio il tuo cazzo in bocca con netta decisione, al momento ti sento così teso e intuisco innegabilmente che sei completamente mio. Il fiotto libidinoso della tua appassionata e saporita sborrata mi disseta appagandomi, io me la cospargo con calma su ambedue le guance, annusando e sfregando quel succoso sperma come un definito cerimoniale, perché mi piace il risultato di quest’intimo effetto, lasciando in conclusione che il tuo cazzo comodamente s’afflosci, dopo quando ti vedo accasciato e sfibrato che mi guardi sognante, incuriosita e interessata io ti chiedo:

“E’ cominciata bene la tua giornata di lavoro?”. A presto, la tua beneamata e cara promessa sposa.

{Idraulico anno 1999}




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