Erotici Racconti

Strada illimitata e sconfinata

Scritto da , il 2018-05-12, genere trio

Nel silenzio della notte lui era abbracciato e stretto all’altro. In realtà erano stati attimi pensierosi e raccolti nei suoi occhi, precisamente nondimeno quella sera, prima di lasciarsi andare in modo definitivo al torpore del sonno, tenuto conto che erano stati in effetti attimi di bacata e di scellerata fantasia, per il fatto che parecchie volte sarebbero voluti evadere e infine dileguarsi dalla prigione della ragione per sgusciare scappando via lontano, da quella stanza semibuia di quell’inespressiva, minuscola e smorta città di provincia. Per lui era la prima volta, giacché assimilava e captava che cosa volesse dire la sua donna quando divulgava testimoniando d’essere intenzionalmente la sua puttana. Attualmente, assorbiva e comparava nettamente che cosa volesse esprimere e in ultimo intendere con il termine godere, ovvero di spassarsela nel dolore, quando il cazzo abile, compatto ed esperto del tizio gli affondava prepotente e rabbioso nel sedere.

L’altro era un uomo poco più giovane di lui, per il fatto che aveva le guance d’un colorito roseo simile a un ragazzino e qualcosa negli occhi lo faceva apparire diverso, insolito e raro, perché quegli occhi nascondevano tanti espedienti e numerosi segreti che molte volte rimanevano tali, intrappolati e ben stretti tra i suoi denti. Addirittura lei era lì con loro, dato che coesisteva con la sua timidezza nel vivere la scena, visto che nel suo silenzio l’imbarazzo e l’eccitazione andavano di pari passo e s’insinuavano pigramente con un brivido sotto la gonna, tra quelle calze autoreggenti di pizzo che le cingevano le cosce piuttosto carezzevoli.

Lei aveva uno sguardo assente, carico e diretto allo stesso tempo su quel presente in cui faticava a distinguere, familiarizzare e a riconoscersi, ma nel quale lei voleva stare a ogni costo. Lei aveva fisso e stampato nella mente i momenti con il suo maschio, quello che tempo addietro le aveva fatto testualmente dissipare abilmente e superlativamente l’intelletto, precisamente l’individuo con il quale compiere e operare purchessia affare e faccenda, purché a condizione però, che ogni cosa esprimesse, esternasse e significasse capriccio, gioia e godimento. Lei si sentiva coltivata, cullata da quei gemiti che non provenivano dai suoi ricordi, ma erano lì, in quella stanza sotto i suoi occhi. Lei continuava a ispezionare e a studiare i due maschi attorcigliati tra di loro, l’altro adesso prendeva il volto di lui tra le mani e se lo portava verso il suo, poi lento, delicato e in modo sudicione afferrava la sua lingua e l’accompagnava nelle sua bocca. All’improvviso ci fu un inaspettato silenzio, lei con gli occhi ingordi e smaniosi li esaminava entrambi e sorrideva allusiva e maliziosa.

“Mala femmina che sei però, ma quanto sei impudica, svergognata e persino trafficona” - pensava tra sé e sé.

Dopo buttando uno sguardo sul suo uomo apriva le gambe e lasciava scivolare la mano, mentre la testa all’indietro s’accomodava meglio sulla poltrona. Lei chiudeva gli occhi, mentre continuava a cercare il suo ardente e impetuoso piacere, poi li riapriva, intanto che lui e l’altro rivolgevano lo sguardo verso la porta. Il silenzio e la quiete del loro bacio era interrotto soltanto dal gentil gemito che spingeva lei a toccarsi ancor di più a fondo, lei sennonché li guardava meticolosamente facendo scivolare la mano a fondo. Al momento c’erano ancora affanni dalla sua bocca rossa e uno sguardo capriccioso e libidinoso che passava dai suoi occhi ai loro. L’orologio appeso al muro batteva i secondi, lei ascoltava il tempo e i suoi gemiti sottili e tremanti, guardava squadrando ancora gli uomini, s’alzava e andava loro incontro, prendeva decisa il cazzo dello sconosciuto tra le mani e osservava il suo uomo e se lo infilava adagio nella sua bocca.

“Dai su, coraggio, mostrami se oggigiorno sei veramente più baldracca di me”.

Lui lo succhiava dapprima intimorito, poi con un modo di fare sempre più abile e convinto. Lei s’avvicinava a lui, si sfilava il perizoma da sotto la gonna lasciandolo cadere ai suoi piedi e mentre lui era la troia dell’altro, lei voleva essere la puttana del suo uomo, perciò s’avvicinava al suo corpo, sfregava la sua rosa bagnata al suo ginocchio e scivolava per terra tra i corpi dei due con il membro in bocca. Lui adesso succhiava il cazzo dello sconosciuto e chiudeva gli occhi, al momento lei imbambolata e pienamente trasognata faceva penetrare il suo dito sempre più dentro, mentre la sua lingua scorreva sull’asta con lui che occludeva le pupille e di riflesso s’abbandonava integralmente lasciandosi andare.

Nella stanza era diventato tutto più buio, dato che quei tre corpi si notavano senza contorni intrecciati tra di loro, gli odori si facevano più intensi, i respiri più affannosi e poi uno spasmo mentre lei terminava il suo giro di piacere. Lui la tirò verso di sé lasciando scivolare il suo candido nettare sopra il viso. Lui godeva ancora con il membro dell’altro ancora saldo nell’ano e a poco a poco i due piaceri si combinavano e si fondevano insieme. Lei adesso li squadrava e osservandoli per bene poteva in conclusione esaminarli e vederli con gli occhi d’un uomo, poiché adesso i suoi giochi erano compiuti e da ultimo conclusi, però con atteggiamenti e a ruoli totalmente invertiti e per di più stravolti.

Lo sconosciuto era nudo sul letto, in quanto aggiungeva un indizio, un netto segno in più al suo volto insolitamente roseo d’un ragazzino. Con un’occhiata partecipe i due si rivestirono e la salutarono portandosi via quella ben offuscata perversione. Si chiusero la porta alle spalle, siccome il mondo reale li aspettava nuovamente là di fuori: lui in tal modo apriva la portiera dell’auto, lei s’accomodava, lui accendeva il motore e lei lo guardava, in quanto la notte era lunga e una strada infinita si presentava davanti a loro. Lui agguantò la sua mano è scivolò sotto la sua gonna. La notte era alquanto durevole, la strada immane e sterminata, adesso lei più che mai era la sua battona, la sua bella di notte, nientedimeno che la sua puttana.

Lui adesso sapeva apertamente e lucidamente, che cosa volesse finalmente affermare, tollerare e sostenere, quello che lei gli aveva coscienziosamente e precisamente rivelato tempo addietro.

{Idraulico anno 1999}








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