Erotici Racconti

Irruenza del tuo sguardo

Scritto da , il 2018-05-11, genere dominazione

“Amore mio, dimmi un po’, dove ti trovi, stai arrivando? Fa’ presto che t’aspetto a braccia aperte”.

“Sì, certamente, farò più in fretta che posso, perché ho avuto un lieve inconveniente, però nulla d’allarmante”.

Lei in quel frangente, visibilmente accalorata, aveva chiuso rudemente la conversazione troncando la comunicazione in modo delirante e a tratti illogico, infilando sbrigativamente il telefonino nella tasca del cardigan, dato che ogni volta che sentiva la voce di Patrizio tutto quello che aveva intorno diminuiva e perdeva di significato assottigliandosi. Patrizio frattanto spense alla svelta il computer, raccolse i suoi oggetti e via di corsa s’incamminò velocemente giù per quelle scale, perché in tutto rimaneva solamente un’ora e mezza da trascorrere insieme con lei in modo animoso, ardente e spensierato, per dimenticare ignorando momentaneamente gli affanni, le angustie e le tribolazioni del mondo intero.

L’aria di primavera investì in pieno il suo naso riempiendolo di profumi, il desiderio pigliò ancora più vigore nemmeno troppo improvviso. Lui doveva fare in fretta, un’ora e mezza precisa, nemmeno un minuto in più, perché quello era momentaneamente il limite di tempo stabilito da Ramona, giacché Patrizio doveva scrupolosamente rispettare fino a quando lei non gli avrebbe riferito informandolo di seguire altre linee di condotta più consone, perciò lui s’atteneva inflessibilmente a quella categorica disciplina, perché da quando si erano conosciuti era stato tutto così diverso, così inconsueto, quasi come se non lo avesse vissuto mai appieno prima d’ora. Ramona, una donna quarantasettenne dai modi signorili e raffinati qual era, proveniente da una famiglia d’alto lignaggio, non incantevole né pomposa nella sua totale avvenenza, eppure inaspettatamente e ghiottamente incontinente, assai libertina e perennemente scostumata e sfrenata all’interno della camera da letto, sapeva precisamente come asservire in modo acuto Patrizio, accalappiandolo, conquistandolo e infine plagiandolo nella sua magnetica rete nel migliore dei modi, in conclusione dominandolo e soggiogandolo all’occorrenza a suo totale piacimento.

Dopo aver conosciuto Ramona, persino il modo di camminare di Patrizio era al presente drasticamente mutato, perché attualmente s’accorgeva d’esser diventato più audace, risoluto e sciolto, considerato che si sentiva bene e sapeva perfettamente che quest’avvenimento si diffondeva riflettendosi in maniera benefica e vantaggiosa sul suo corpo, sul suo modo di porsi e quello di rivolgersi verso gli altri individui che lo circondavano. Alessandra la barista, sua amica prediletta d’infanzia, ogni tanto lo punzecchiava di proposito quando Patrizio si recava da lei per consumare la prima colazione mattutina, Patrizio giulivo e positivo faceva finta di niente, lei incuriosita incalzava con le domande strizzandogli l’occhio, Patrizio tagliava corto, la salutava e s’allontanava entrando alla svelta in macchina. A quell’ora in centro, infatti, in città il traffico è piuttosto caotico e disordinato, in tal modo lui calcolò velocemente dieci minuti in più del solito, visto che il sorriso s’affievolì soltanto per un momento.

Era trascorso unicamente appena un mese da quella sera, da quella cena di lavoro, la solita uggia e l’esigua voglia d’andare, in ultimo sarebbe bastata la presenza, farsi vedere per dire d’esserci, poi via a casa, invece tutto andò diversamente, tenuto conto che entrambi avevano instaurato un discorso escludendo di desistere, aspettando in tal modo che tutto il mormorio cagionato da tutta quella moltitudine in cerchio si condensasse riducendosi al definitivo silenzio. Loro due avevano riso di questo fatto salutandosi un po’ confusi e imbarazzati per quanto stava accadendo, rimandando ben volentieri la conversazione al pomeriggio successivo, perché un aperitivo in centro tanto per iniziare sarebbe andato più che bene.

Il giorno successivo avevano iniziato a conversare delle rispettive famiglie, dei figli, degli assilli quotidiani, delle bollette, dei conti da far quadrare e dei pensieri e inoltre non da poco, quel desiderio diminuito ormai da anni nella difficile e per di più gravosa gestione d’un rapporto a due: sì, perché quell’affinità, quell’attinenza e quel trasporto a ripensarci bene, adesso sembrava tutto avvenuto in un tempo così distante, alquanto inatteso e fuori mano, perché nessuno dei due avrebbe mai potuto immaginare, che dopo così poco tempo quei valori imprescindibili e intoccabili sarebbero stati annientati, azzerati e distrutti da quanto era accaduto. Era stato elementare e alquanto facile arrivare alla decisione finale: dovevano ravvedersi, rinforzarsi, riprendersi la vita, iniziare a esistere per davvero, pur considerando e vagliando l’assillo e il dolore che avrebbero causato da ultimo i giudizi, le opinioni, i sacrifici e la sofferenza che li avrebbe in seguito accompagnati.

Il semaforo di via Pisacane in quell’occasione, infatti, sembrava essersi inspiegabilmente e misteriosamente incantato, era quasi congelato come per poterlo agevolare facendo scorrere quel nastro riavvolto nella sua memoria, perché sembrava come se il suo insperato alleato fosse comparso lì per fargli rivivere i suoi ricordi, tra l’altro ben impressi e stampati nella mente. Patrizio rivedeva in realtà quella strada percorsa quasi tutti i giorni, il parcheggio sotterraneo, l’albergo, l’ascensore, il quinto piano, il corridoio silenzioso e fra le gambe tutta la voglia del corpo di Ramona. In seguito avrebbe aperto la porta socchiusa e avrebbe iniziato a spogliarsi lentamente, sapendo d’avere degli occhi pronti e vispi a osservare ogni suo gesto, infine nell’oscurità avrebbe cercato ancora una volta il suo corpo: quei piedi da sfiorare, ogni dito da leccare dolcemente, la lingua fra le fenditure, i suoi brividi per poi salire con i polpastrelli, il palmo delle mani, poi lambire le cosce, il pube, l’incavo dei seni, il collo, le sue labbra, il naso e la fronte. Poi ancora, accarezzare i suoi capelli stropicciando la pelle, stare al suo fianco, infine il desiderio si sarebbe intensificato dal profondo fino ad affogare i suoi occhi e poi il gusto dissoluto e inverecondo di domarla, di farla rientrare per prendere il gioco, per non sprecare nemmeno un attimo di quel tempo di quei respiri e di quei profumi che ormai avvertiva interamente familiari.

“Adesso voltati, che t’aggiusterò per bene io” - gli aveva sussurrato Ramona in maniera esuberante ed euforica, pregustandosi appieno quello che voleva compiere, esultando della schiena dritta e del sedere meraviglioso di Patrizio incastrato nella penombra, successivamente lei gli avrebbe legato inizialmente un polso e poi l’altro, dopo ambedue le caviglie strette e bloccate con maestria con dei nastri di raso di colore nero alla testiera di quell’enorme letto.

Tutti questi depravati, impudichi e lascivi pensieri di pura dominazione e di limpido dominio, affollavano contemporaneamente la mente di Patrizio scompigliandolo e facendolo eccitare a dismisura. In quel preciso istante, invero, Patrizio si osservò nello specchietto retrovisore all’interno della sua automobile scimmiottando la faccia che ricordava d’avere, quando loro due nascosti nell’atrio di quell’antico palazzo signorile presso la zia di Ramona avevano incollato tempo addietro ghiottamente le loro lingue. Le sue labbra morbide e nessun imbarazzo, giacché era un’intimità percepita e riconosciuta come atavica, familiare, la piena confidenza e la totale padronanza con ogni parte del suo corpo e quella nuova apertura e comprensione per quell’inaspettata coscienza di tutto quanto non aveva ancora capito di sé. Le sue mani dopo aver misurato ponderando ogni centimetro, erano abilmente scese impudenti e spudorate fra le gambe, rubandogli un orgasmo incontrollato e intenso, un’emozione mai colta né provata finora nella vita. E poi giù a ridere, cercando di correre via insieme come due bambini, per il fatto che avevano completamente ignorato sottovalutando che si potesse semplicemente ancora compiere quel gesto candido e genuino dell’amata e dell’ormai distante infanzia.

Quella strada era familiare, l’abituale parcheggio, il fiato che diveniva man mano più gravoso, lui aveva utilizzato l’ascensore, perché d’improvviso aveva iniziato già a spogliarsi nel corridoio dell’albergo, aveva richiuso la porta a chiave, tutti fuori, soltanto loro due all’interno. Ramona affondava frattanto i suoi denti nella pelle della schiena di Patrizio, quei piccoli morsi di piacere contro la tensione dei polsi legati stretti, dato che in pratica era entusiasmante e inebriante quella sensazione di dominio, mentre le dita di Ramona penetravano attraversando la fenditura dei suoi glutei e precipitando dentro il suo calore. Ramona lo tastava saggiando e frugando, Patrizio s’apriva a ogni suo gesto e l’implorava ancor di più manifestandole di continuare a masturbarlo giacché quel gesto lo faceva delirare, in seguito Ramona con la mano gli afferrò saldamente il cazzo appoggiandolo in quel precipizio dove lui voleva affondare, chiuso e scuro, pronto a farsi convenientemente dilatare.

In maniera appassionata, per di più slegato, adesso Patrizio infilava il suo cazzo a fondo dentro la pelosissima e profumatissima fica di Ramona, schiantandosi contro le pareti rigide ma bagnate di voglia, poi appoggiando le mani sulla sua schiena continuava a premere spingendo come se non volesse più uscire, come se desiderasse morire lì dentro, aumentando ancora fino a perdere il fiato non avendo più coscienza né tempo né spazio, fino a svuotarsi completamente colmandola con il suo incalcolabile e infinito amore. Il loro amplesso fu un ondeggiare appassionato, frenetico e vibrante, abbellito e condito dai morsi che Patrizio prese sulla mano mentre tentava di metterle le dita in bocca, cercando di placare Ramona in quanto emetteva chiassosi e continui strepitanti gemiti. Trascorsero pochi attimi, poiché esigui e intensissimi furono i minuti di passione e di trasporto, che esplosero manifestamente marchiando Ramona a dovere, a seguito del flusso abbondante della sborrata finale di Patrizio sopra la pelosissima e deliziosa fica della donna. Ramona si trovava in quell’istante inginocchiata nella posizione della smorza candela con la schiena rivolta verso la faccia di Patrizio, mentre la grande specchiera di cristallo della stanza da letto rimandava indietro nitidamente l’immagine del viso della donna alterato per il piacere sperimentato, avendo assistito compiaciuta per tutta quella scena appena vissuta. Adesso per Patrizio era giunta l’ora d’andare via, questo lo sapevano benissimo entrambi, eppure restavano in silenzio a gioire e a gongolarsi ancora di quegli scarsi istanti a loro disposizione.

“Patrizio, io ti amo. Tu questo lo sai bene, vero? Adesso però affrettati ad andare, perché mia figlia piccola ritornerà a casa con le sue amiche dal doposcuola. Un giorno, le parlerò di certo raccontandole di te, adesso non è il momento adatto”.

“Ramona mia adorata, perché non t’ho conosciuto prima? La vita alcune volte è disumana, crudele e persino beffarda, la fortuna ha voluto che t’incontrassi quando neppure lo speravo più” - ribadiva in quel delizioso momento Patrizio, pienamente estasiato e impressionato.

L’amorevolezza, la cura e la dolcezza che scopriva svelando accuratamente il suo amabile sguardo gli sembrò un genuino portento, un veritiero miracolo, poiché Ramona s’avvicinò stringendolo forte, dal momento che sembrava bramasse fermamente di soffocarlo con tutto l’ardore che aveva in serbo per lui.

“Anch’io t’amo Patrizio, con tutte le mie forze, per davvero. Vorresti sapere francamente e chiaro e tondo il motivo? Perché in verità non potrei più esistere né vivere senza di te”.

{Idraulico anno 1999}










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