Erotici Racconti

Controllo di routine

Scritto da , il 2018-05-10, genere saffico

Rosa e Margherita sono diventate amiche inscindibili da qualche anno, eppure non è sufficientemente chiaro né comprensibile su quale base né su quale caposaldo. Rosa è una trentanovenne impiegata di banca, Margherita invece si è da poco laureata in Lettere, ha ventisette anni ed è un’esile ragazzina. Rosa in compenso è piuttosto in carne e anche se di reggiseno indossa solamente la seconda misura, ha dei fianchi e delle cosce molto aggraziate. Margherita, viceversa, è l’intellettuale delle due, giacché frequenta sovente le librerie, i teatri e i cinema dove proiettano svariati film d’autore, contrariamente all’opposto nei gusti Rosa che adora indiscutibilmente i negozi delle strade dalle etichette e dai nomi più famosi e più rinomati.

Delle due donne però, l’elemento trainante è senz’altro Rosa, sia per l’età tanto per quella sua sembianza da donna esperta e piena di vita, mentre l’altra, l’intellettuale con quelle esili gambe da trampoliere e quegli occhi sgranati e talvolta mortificati, tra l’altro evidenziati dalle lenti leggere e sbarazzine, dimostra ancora meno dei suoi anni e spesso si propone ed è di fatto gregaria. E’ Rosa, tuttavia, che segnala suggerendo oculatamente che cosa eseguire agli occhi di Margherita, per esempio nella sera in cui usciranno insieme o quando Margherita avrà un nuovo appuntamento con qualcuno che le piace. La più ricca sarebbe Margherita, tenuto conto che alloggia ancora con la famiglia con entrambi i genitori avvocati, considerato che non le mettono fretta sulla sua autonomia, malgrado ciò è Rosa che sfoggia in conclusione capi di vestiario d’alto livello e soprattutto accessori firmati, così come dalle borse alle scarpe, dalle camicette ai pullover, fino alla biancheria intima da notte tutta meticolosamente di seta, lenzuola comprese. Rosa, al contrario, che cambia compagnia maschile a ritmi da consumo veloce non può contare su fidanzati né generosi né ricchi e a una domanda di Margherita, una sera visto che erano ambedue su di giri per mezzo dei consumi alcolici incontrollati, l’amica si fatta innocentemente sfuggire una frase storica quanto cruciale e per di più decisiva:

“Tanto c’è la vecchia che ci pensa, per pagarmi i capricci e i conti in boutique”.

In tal modo, dopo insistenze neanche troppo serrate, ma certamente piene di morbosa e d’assillante curiosità Rosa ammise d’intrattenere una relazione con la vecchia, in altre parole un’anziana ricca signora che le voleva bene e che, pur di vederla seducente sia in tenuta da giorno quanto da notte, le elargiva l’abbigliamento e svariati buoni per gli acquisti che le consentivano i noti e i risaputi lussi. La vecchia spingeva il proprio vizio, fino a pretendere di trovare Rosa sempre con lenzuola di seta nel letto, stirate e fresche di bucato con conseguenti elevati consumi, rispettabili e degni d’una cortigiana d’altri tempi. Dopo quest’uscita, forse involontaria, Rosa però si era cucita la bocca e l’amica curiosa e ficcanaso dei dettagli che non le erano stati raccontati non era poi stata capace di cavarne di più. Margherita che mancava alquanto di senso pratico, tutta presa dalle sue ricerche di storia contemporanea, seguiva i consigli di Rosa anche per quanto riguardava gli aspetti inerenti la vita quotidiana e particolarmente la salute che Rosa curava mediante la medicina alternativa, incentrata su rimedi naturali e diete tra l’altro scrupolosamente vegetariane, finché un giorno parlando di questi temi emerse che Margherita aveva compiuto in vita propria soltanto un paio di visite ginecologiche, l’altra si era velocemente inasprita indignandosi, affermando che lasciandosi andare al caso in maniera approssimativa, non si era in definitiva certi di un’integra e sana prevenzione dei possibili malanni femminili.

Margherita spiegò che quelle rare volte che si era sottoposta al controllo, era stato per qualche disturbo che l’aveva consigliata in quella direzione ma poi risolte le piccole grane del momento non aveva provveduto a ulteriori controlli, ossia a quei patimenti e a quelle torture sia fisiche sia psicologiche così come lei le aveva vissute. Rosa allora incoraggiò rassicurando di buon grado l’amica, dal momento che ci sono vari ginecologi e che non sono tutti identici, che la sua dottoressa possedeva un adeguato tatto psicologico oltre che fisico, da indurre invogliando la visita iniziale e i frequenti controlli cui lei stessa si sottoponeva almeno ogni sei mesi.

“Vedrai, che dopo aver conosciuto Mirella, cambierai certamente idea sulla faccenda, fidati di me”.

Detto e fatto. Rosa informò prontamente Margherita d’averle fissato un appuntamento con la professoressa Mirella, celebre e famosa ginecologa del ceto medio milanese appena tre giorni dopo e che la stessa, occupata come non mai, le chiedeva di recarsi in studio alle venti preparata anche a possibili e a prolungate attese. Per rincuorare per tranquillizzare al meglio l’amica Rosa arrivò ad annunciarle che aveva organizzato l’evento con la professoressa sia per fare coraggio alla nuova paziente sia anche per eseguire il proprio controllo programmato per il mese successivo. L’anticamera dello studio, posto in una palazzina importante a pochi passi da Piazzale Loreto era già vuota, con l’inserviente che salutò calorosamente Rosa, dato che subito dopo si tolse il camice dicendo:

“La professoressa vi chiede d’aspettare con pazienza, perché non ci vorrà molto. Lei m’ha autorizzato d’andare via, poiché qui siamo sempre fuori orario”. Pochi attimi dopo la voce della professoressa indicò che si stava congedando dall’ultima paziente e comparvero infatti due donne, madre e figlia probabilmente, di cui un’anziana e l’altra di mezza età che dopo qualche altro scambio di battute uscirono definitivamente. La professoressa infine rivolgendosi alle due amiche con un tono amichevole e lieto esclamò:

“Eccovi qua finalmente, non vedevo l’ora di terminare. Oggi pomeriggio ho fatto ben sette visite e sono stanca morta, con voi però è diverso, mi rilasserò un po’ se non avete troppa fretta”.

La dottoressa si dispose di fronte alla scrivania e attaccò subito a stilare la nuova cartella di Margherita per compilare la storia clinica completa. La professoressa era una donna molto alta e magra con scarse protuberanze, dai capelli a caschetto piuttosto brizzolati, il viso franco, dagli occhi intensi e chiari e dalle labbra importanti e molto mobili, piene di vitalità. I quesiti che poneva alla nuova paziente non erano imposti con la distaccata, fredda e impersonale meccanica d’un rito e vuoti di significato, anzi, al contrario con attenzione, meticolosità e partecipazione. Risolta questa prima fase invitò Margherita a spogliarsi, circostanza che la ragazza fece mentre con l’altra amica la ginecologa conversava familiarmente, facendo riferimenti a persone che Margherita non conosceva. Il lettino ginecologico accolse la ragazza che trepidante si collocò con le gambe divaricate, in quanto il primo commento della ginecologa dopo aver illuminato la zona e calzato il guanto sanitario fu:

“Ecco, questa è una che si lava poco” - considerazione e osservazione quest'ultima che fece rapidamente avvampare Margherita spingendola come una molla, riflettendo tra sé e sé che lei si lavava una volta il mattino e una alla sera, certa e convinta che fosse più che sufficiente.

La ginecologa, nel confermare la corretta cadenza dei lavaggi segnalò d’avere rilevato numerosi casi, invece, d’ambienti poco sani in donne che per eccesso di lavaggi e di protezioni, magari da salva slip, s’affliggono e soffrono di disturbi della vagina per eccesso di pulizia, senza lasciare la sua naturale protezione, giacché la flora batterica necessaria viene radicalmente compromessa a causa dei frequenti lavaggi.

“Tu invece, disse, sei tutta da leccare, una vera prelibatezza” - battuta questa che lasciò Margherita senza fiato per lo stupore, dato che provocò celermente la risata sonora di Rosa, chiaramente già abituata e impratichita a simili spiritosaggini.

Le esplorazioni furono poi effettivamente così delicate e discrete, che Margherita si rilassò sentendo come in sottofondo il leggero conversare delle altre due, fino a rendersi conto che stava comodamente eccitandosi. Il fatto è che l’esplorazione vaginale compiuta con insistenza utilizzando un’alternanza di dita medie era integrata dal pollice, che diabolico e perverso sollecitava leggero ma sapiente il clitoride, in tal modo la ragazza sentì la voce della dottoressa che rivolta verso Rosa esprimeva:

“E’ una tipica ragazza fisicamente ancora immatura, con le tette piccole, i fianchi stretti, la coscia lunga e poche curve, però a me piace tantissimo, dato che mi rievocano com’ero io stessa tanti anni fa”.

Al tentativo, per la verità poco convinto, che la ragazza tentò per sottrarsi alle attenzioni della ginecologa, l’amica più anziana s’interpose e spinta sul fondo della sedia iniziò ad abbracciarla e a baciarla suggerendole con voce smorzata di rilassarsi e di godersela, che in conclusione sarebbe stato tutto più bello se avesse lasciato fare alle due donne, giacché più esperte e più qualificate per farla godere. Rosa sbottonò la camicetta ancora indossata da Margherita, mentre la professoressa improvvisamente liberandosi dai guanti sanitari iniziò a carezzarle le cosce e il folto pube, avvicinando le labbra al monte di Venere che strofinò col viso per poi allungare le labbra e la lingua a quelle rosee, e al clitoride già eccitato e umido dalle precedenti carezze. Rosa nello stesso momento succhiava le labbra dell’amica e immergeva la lingua nella sua bocca.

Il primo orgasmo fu un’esplosione e uno sfogo che Margherita sentì partire dalla base del coccige per estendersi senza fine in tutto la zona del bacino, dal momento che in qualche modo tutto il corpo pareva accaldato come in seguito a uno sforzo fisico improvviso per lungo tempo trattenuto. La lingua della donna più anziana insisteva nelle labbra della vagina per leccare, più leggermente e dolcemente di prima, leccando, penetrando, saggiando e stimolando il clitoride come non mai, come se questo leccare fosse un’azione senza fine, che appunto senza fine procurasse piacere anche a chi leccava, forse più per chi subiva, perché infatti, dopo quella che le apparve un’eternità e dopo una serie di piccoli orgasmi Margherita sentì la propria voce invocare:

“Basta, per favore, non ce la faccio più”.

Subito la scena però mutò, dato che era il turno di Rosa, dal momento che una volta spogliata e seduta al posto dell’amica venne penetrata da un divaricatore con cui la professoressa la frugava quasi con crudeltà, mentre Rosa mugolava con toni mozzati e invocava l’amica:

“Adesso tocca a me. Dai, succhiami i capezzoli e stringili fra le labbra, ancora, sì così, continua”.

La voce in quell’istante diventa debole, insicura e a tratti sognante, Margherita sente i capezzoli induriti sotto la propria lingua e le labbra, però la voce risoluta di Mirella incita a morderli e le invocazioni di piacere sembrano trasformarsi in gemiti di dolore, dato che incerta e titubante Margherita si ferma, però la ginecologa le comunica incalzando:

“Non fermarti Rosa, lei ha bisogno di questo trattamento, perché è una vacca in calore cui non basta nulla. Adesso io entrerò e uscirò con l’attrezzo, tu dovrai farle sentire i tuoi denti sui capezzoli, anche se lei t’implorerà di smettere tu però non farlo, siccome è quello che le piace e che mi piace”.

L’urlo finale affrancato e liberatorio di Rosa sembra senza fine, come il suo orgasmo che la scuote con movimenti del bacino sconquassandole le viscere, giacché imitano la scopata, che assieme al ventre ne assecondano accortamente il movimento e l’onda. Nel frattempo tutte e tre le donne si concedono una breve pausa dentro quello studio medico fumante di lussuria, attualmente impregnato dalle secrezioni e dalle fragranze che aleggiano là dentro, tuttavia la professoressa si spoglia in modo definitivo del camice sotto il quale non indossa nulla. Al presente la seggiola ginecologica viene abbandonata per il classico lettino orizzontale su cui la donna si stende e fa stendere nella posizione del “sessantanove” la propria amante Rosa. Attualmente è ben visibile, infatti, dal comportamento delle due, poiché per loro non c’è nessuna novità, per il fatto che si soddisfano vicendevolmente in pieno accordo dimenticando per un po’ Margherita peraltro già di nuovo in calore alla vista dei baci, che si trasferiscono l’una all’altra sulle rispettive vagine e delle penetrazioni delle dita e delle mani in tutti i buchi accessibili e disponibili.

Margherita si è trasferita frattanto sulla sedia intanto che osserva lo spettacolo e quasi inconsapevole carezza le labbra e l’interno della vagina, ormai quasi svogliatamente esausta. Due ore dopo, le tre donne hanno finito la cena nel ristorante alla moda sul tetto del palazzo e la professoressa accompagna le amiche a casa con la sua automobile, mentre Rosa chiamerà poco dopo Margherita al telefono e le riferirà:

“Sei stata brava, perché stasera mi sono guadagnata un gioiello e tu sei in lista per entrare nei favori della vecchia. Sai, lei cominciava già a sentire un leggero calo nei miei confronti, io ho pensato di coinvolgerti trascinando pure te: sai lei è una miniera d’oro, io sono il suo vizietto deforme, inconfessabile e sconcio. A me onestamente piace, a te invece?”.

{Idraulico anno 1999}







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