Erotici Racconti

Facciamo pace

Scritto da , il 2018-04-13, genere etero

L’ordinaria discussione del venerdì con Rossella si era irrevocabilmente compromessa intrallazzandosi e sviluppandosi in buona parte per la sua innata e intrigata diffidenza, ma anche per il suo inesauribile timore, che io puntualmente ricacciavo respingendolo indietro, pur sapendo che, in effetti, qualche volta lei aveva avuto interamente ragionevolezza d’esserlo. Io giravo a vuoto, rimuginando per quell’ennesima discussione, alle norme e alle regole che avrei dovuto adottare utilizzandole al meglio per far cessare ben presto quella bufera trasformata in litigio. Dal momento che avevamo iniziato a frequentarci, giacché uscivamo ambedue da perenni discordie e da furibonde discussioni con i relativi conviventi, e al momento, essendo aderenti d’una considerevole società, era stato agevole ed elementare ritrovarsi al bar per effettuare la pausa del caffè, apprestandoci e squadrandoci infine con occhi diversi e per di più nuovi, non più soltanto da leali e semplici colleghi.

Rossella oggigiorno è ancora molto bella: ha i capelli color rame, gli occhi verdi, un naso caparbio e impertinente, un corpo in ottima forma alla soglia dei quarantacinque anni. Ciò che mi aveva colpito in modo particolare di lei però, erano state le sue mani, perché mentre prendeva la tazzina con due dita lo sguardo mi era caduto sulle dita lunghe e affusolate di quelle mani curatissime: non una pellicina fuori posto, lo smalto spalmato in modo omogeneo e il vedere come le muoveva in modo serpeggiante, m’avevano fatto ripensare a lei anche in orari non d’ufficio. Tutti e due ci eravamo in tal modo trasformati diventando collaboratori compatti e inseparabili, consumare insieme il caffè era diventato sennonché un genuino e un sincero rituale, e come si sa, negli uffici la gente borbotta e mugugna di continuo, finché un collega prima e una socia ficcanaso successivamente, mi chiesero quale tipo di donna fosse lei a letto. Il sangue mi salì alla testa, perché, in effetti, le cose erano rimaste ferme al contesto del caffè e rivolte unicamente a qualche confidenza sui rispettivi stati d’animo, dato che non eravamo andati mai oltre, così ripensando al perché me la fossi presa decisi volontariamente d’invitarla a cena, circostanza che lei peraltro accettò subito acconsentendo, in questo modo cominciò la nostra storia che dura ormai da cinque anni.

Io ho ben chiaro d’essere un tipo che sa rendersi piacevole, in quanto non sono come si dice un adone, dal momento che passo pure inosservato, ma per il fatto d’avere fin da giovane i capelli brizzolati e d’essere dotato di un’intonazione molto bassa e sensuale nella timbrica vocale, giacché mi ha procurato notevoli vantaggi che apertamente al presente non nego. Di frequente, alcune donne, amiche o colleghe, mi hanno spontaneamente confessato svelandomi d’avermi chiamato al telefono con una scusa qualsiasi, solamente per cogliere avvertendo in ultimo i tremiti sulla loro propria pelle nell’ascoltare la mia voce, io su questo aspetto onestamente in alcune occasioni ci ho pure speculato traendone giovamento. Questo fatto però, ogni tanto mi si è regolarmente ritorto contro, nel senso che io ho approfittato della situazione per divertirmi con qualcuna di loro e alla fine quei dialoghi sono giunti alle orecchie di Rossella, tenuto conto che lei dapprincipio m’affrontava assalendomi sennonché a muso duro mandandomi in seguito volentieri a quel paese, salvo poi richiamarmi e rimanere lei stessa incantata e sorpresa dalla veridicità del risultato per effetto del timbro della mia voce.

Quel venerdì però, sbattendo la porta del mio appartamento, lei mi urlò tutta la sua collera in maniera convulsa e indiavolata, annunciandomi che le malefatte me le avrebbe fatte pagare facendomele scontare tutte e che me ne sarei pentito amaramente, naturalmente pensai che m’avrebbe opportunamente ricompensato con la stessa moneta, anche se non riuscivo a immaginare con chi l’avrebbe fatto. Disposi dunque d’agire regolandomi d’anticipo, cosicché uscii e andai prima in un negozio vicino all’ufficio di biancheria intima, poiché pensavo di regalarle un bel completino, di questo andare mi feci saggiamente aiutare dalla titolare che ben conosceva la mia tendenza estetica, dato che ogni volta mi faceva i complimenti per il mio buon gusto.

Lei era una donna che ci aveva visto parecchie volte assieme e a rilento eravamo diventati nel tempo sufficientemente amici intrinsechi. Anna dal canto suo, distingueva spiccatamente le nostre personali preferenze riguardanti in special modo gl’indumenti intimi femminili e lei più che gioiosa ci suggeriva accortamente nondimeno per quello che potesse spiccare meglio addosso, pertanto reputavo disinvolto chiederle il suo sostegno e nella specifica circostanza addirittura mi spinsi oltre, cercando in ultimo la sua spontanea complicità attendendomi perciò un suo ferrato parere. Io arrivai al negozio poco prima dell’ora di chiusura e le esposi raccontandole l’accaduto, lei m’ascoltò con attenzione, mentre io notavo sulla sua faccia un sorriso anomalo e inusuale. In breve si diresse determinata verso il portone d’ingresso e sprangò il negozio dall’interno, in seguito mi disse di seguirla nel retrobottega, perché proprio là di dietro m’avrebbe fatto vedere qualche completino che a lei sembrava adatto alla situazione. Io m’adagiai su d’una comoda ottomana e lei prendendo alcune scatole dagli scaffali andò dentro una cabina, in una di quelle dove di solito si misurano gli abiti o la biancheria. Dopo qualche minuto uscì vestita solamente con un completino bianco: Anna indossava un reggiseno a balconcino che nascondeva a malapena il suo seno e un perizoma che davanti copriva sì abbastanza, ma dietro era praticamente inesistente, ovverosia nullo.

“Ti va a genio? Di’ un po’, come me lo vedi addosso?” - m’interrogò innocentemente Anna.

“E’ molto grazioso e pure benfatto, malgrado ciò presumo che Rossella gradisca maggiormente quelli colorati” - riferii come risposta, anche se lealmente ero imbarazzato dalla bizzarra e inconsueta circostanza.

Lei mi sorrise nuovamente e sculettando con quel modo di fare ammiccante, inespresso e più che sottinteso, rientrò alla svelta nello spogliatoio. Diverse domande s’affacciavano alla mia mente mescolandosi e mandandomi in subbuglio, eppure la situazione abbastanza frizzante e sregolata al tempo stesso, mi poneva in stato d’allerta rispetto a quello che stava realmente accadendo. Dopo alcuni minuti Anna uscì dal camerino con indosso uno completino color melanzana, questa volta persino più ridotto del precedente, perché dal reggipetto a balconcino s’intuivano che fuoriuscivano due capezzoli eretti, mentre dalle piccole mutandine spuntavano di lato anche i peli del pube. Lei, di proposito, rimaneva lì di fronte a me con le cosce spalancate, esibendosi e facendosi ispezionare in modo disinvolto e naturale senza alcun problema. Io in quel preciso istante cominciai a sentirmi infervorato, ero esaltato, dentro i pantaloni captavo i movimenti scatenati ben noti del mio guerriero, infatti, il mio cazzo apertamente s’agitava e spingeva imprecando, cercando di fuoriuscire per farsi esaminare nella sua completa dimensione. Anna chiaramente se ne accorse, perché s’avvicinò ancora di più stuzzicandomi apertamente:

“Questo ti piace? Che cosa ne dici della forma?” - mi manifestò lei interessata, cercando di coinvolgermi nell’intento punzecchiandomi oltremisura.

Io osservavo attentamente quel completo di pizzo, eppure onestamente non potevo staccare gli occhi da lei, intanto che il mio sguardo le faceva accuratamente la radiografia, analizzandola dal seno fino alle cosce e a ciò che a malapena era nascosto a stento dallo slip.

“Mi piace molto, però francamente ti confesso che mi vai parecchio a genio pure tu. Ho però la netta impressione che oggi tu voglia provocarmi” - espressi io sondando la faccenda, non considerando in nessuna maniera gli esiti finali dell’impresa.

“E’ solamente un’impressione?” - rispose Anna.

“Roberto, su svegliati. Non ti sei mai accorto di niente? Tu non immagini neppure. Sai che cosa ti dico? In questa strada noi tutte ti mangiamo con gli occhi quando passi di qui, poiché pensiamo alla grande fortuna che Rossella ha avuto di stare con te. Noi ne parliamo spesso con le altre negozianti e le commesse, per il fatto che non ce n’è una, ti dico una, che non si toglierebbe le mutandine per te, tu però sembra che hai gli occhi solamente per Rossella. E’ così?”.

“Forse, con tutta franchezza però ti dirò, che non ho mai pensato d’avere tali attenzioni”.

“Allora, guarda il mio seno. Ti piace?”.

Così dicendo s’abbassò verso di me facendomi vedere i seni e i capezzoli sempre più gonfi e pungenti, m’afferrò saldamente per una mano e se l’infilò dentro il reggiseno, sfregandola prima su un capezzolo e poi sull’altro, infine la guidò più in basso, prima lungo il corpo e poi sulle mutandine A quel punto, mentre ormai mi sembrava che dentro i pantaloni il mio cazzo scoppiasse, infilai una mano lateralmente sotto gli slip e toccai i suoi folti peli, mentre la mano si spingeva oltre lei m’appoggiò una mano sulla patta e cominciò con perizia a sbottonarmi un bottone dopo l’altro con un’anomala e insolita rapidità.

Ormai la mia mano era dentro di lei, dato che le dita si muovevano come fuori di senno: io le tastavo le labbra della fica per saggiare quanto fossero grosse, poi mi spostai sopra il clitoride per sondare com’era, dopodiché lo agguantai tra due dita e lo sentii allungarsi ingrossandosi: le dita andavano su e giù con delicatezza ma anche con fermezza, in quanto il clitoride s’estendeva sempre più. Lei aveva estratto il mio cazzo che ormai non stava più dentro, in seguito mi sollevai e l’aiutai per sbottonarmi i pantaloni, in un baleno quel divanetto divenne un fedele e veritiero podere di battaglia. Lei non volle che la spogliassi, eppure il semplice fatto di frugarla ispezionandola sotto il completino mi faceva sragionare infervorandomi maggiormente, dal momento che vedevo e non vedevo, fintanto che la mia mano continuava il peregrinare dal seno alla nicchia e sotto le mutandine, così mentre leccavo e succhiavo i capezzoli osservavo il suo seno, poiché aveva una taglia corrispondente alla quarta misura, ma a dispetto della grandezza era opportunamente sodo e sembrava stare su senza alcuno sforzo. Io lo agguantai nelle mani e poi lo avvicinai la bocca, alternativamente ai capezzoli: io leccavo, succhiavo e sentivo che s’allungavano nella mia bocca, dato che la lingua era ormai schiava di quelle due piccole protuberanze e andava sempre più veloce, mentre continuavo ad apprezzarne la loro durezza.

Anna nel frattempo mugolava dimenandosi per il piacere che provava, ma non stava certamente in posizione passiva, perché la sua mano si era impadronita del mio cazzo e aveva cominciato con l’abbassarmi tutta la pelle fin dov’era stato possibile scoprendo in tal modo la punta. Avvertivo che il glande era diventato molto grosso e di sicuro era lucido e rosso per la congestione che dà il piacere. Lei iniziava a stendere la pelle su e giù, con vigore, tuttavia senza sollecitudine, quasi per far aumentare ancora di più la lunghezza, io ogni tanto guardavo quello che lei mi faceva, eppure la mia attenzione era tutta concentrata sul suo corpo. In seguito si sedette di fianco e abbassandosi afferrò in bocca il cazzo ingoiandolo per intero: lei con un’insolita e con una straordinaria maestria lo ispezionava a dovere posando di frequente la lingua e picchiettando con una marcata pressione sul frenulo facendomi delirare per il godimento. Nel frattempo io le avevo spostato di lato il bordo delle mutandine e squadravo con focosa lussuria le sue forme: lei aveva le labbra della fica molto sviluppate e pensai che in costume da bagno sarebbe stato un problema nasconderle, in tal modo gliele afferrai con le dita e gliele tirai verso l’esterno facendole allungare, poi agguantai il clitoride e lo sentii compatto: lo afferrai per bene e cominciai a suggerlo così come lei faceva al mio pene.

Con un po’ di difficoltà, infatti, tenuto conto per le ridotte dimensioni del divano, ognuno si tuffò tra le cosce dell’altro e mentre lei continuava a lavorarmelo con la lingua e con la mano, io cercai di fare altrettanto: la mia lingua andava dal clitoride alle labbra e infine dentro, sempre più in fondo, dal momento che sentivo che con grande velocità si bagnava e colava oltremodo. In questo modo continuammo per un bel po’ di tempo, finché lei mi riferì che non reggeva più e che se avessi continuato avrebbe goduto rapidamente, sennonché senz’interruzione, con le mutandine spostate di lato si sedette sopra di me e guidandoselo con una mano collocò in mio cazzo dentro e spingendo verso il basso cercò d’infilarselo più in fondo possibile, poi cominciò ad andare su e giù con sempre maggiore veemenza e vigore. Io captavo che il mio glande urtava sul fondo della sua vagina e a ogni colpo seguiva un suo lamento, sempre più forte, accompagnato da mugolii vari da quel sommo piacere provato. Mentre continuavamo il movimento, io avevo preso possesso dei suoi capezzoli, dato che essendo a portata di bocca crescevano a dismisura: averli in bocca mi donava un piacere incredibile e inimmaginabile. Ogni tanto con una mano prendevo il suo seno e cercavo d’infilarlo nella mia bocca, anche se la loro dimensione non consentiva di farlo in modo ottimale, questi tentativi sennonché le fecero perdere omogeneità e continuando il movimento su e giù sentivo colarmi sulle cosce tutto il suo liquido. Resistemmo in questo modo per almeno quindici minuti, appresso con un urlo che aveva poco di femminile lei venne in modo animalesco e istintivo urtando sulle mie cosce.

Il suo corpo era fortemente e palesemente scosso da un movimento ormai incontrollato e i nostri corpi non facevano altro che cercare di prolungare quell’istintivo e naturale piacere, mentre lei continuava ad agitarsi su di me, anch’io non resistetti più e spingendo ancora di più sentii un brulicame netto, quel formicolio ben noto: lo sperma cominciava gradualmente a risalire il suo cammino e come un fiume in piena s’avviava incanalandosi verso l’alto pronto per erompere: ormai io ero al culmine, dopo pochi secondi non resistetti più e con un urlo di sollievo cominciai a sborrarle dentro il mio candido e speziato nettare. Gli schizzi erano abbondanti, persistenti tremolii d’inconcepibile e d’inaudito piacere correvano dal mio corpo al suo: annaffiate, gemiti, graffi, strepiti e sussulti, i suoi capezzoli nella mia bocca: tutto concorreva a un godimento che sembrava non avere fine, fino a che sommessamente la calma prese placidamente possesso dei nostri sensi che sembravano ormai di gran lunga appagati.

Dopo tanto godere, pensavo di non poter più sollevarmi, ma lei si voltò, si chinò in avanti e nel vederla in tale posizione, offerta in modo insperato alla mia vista, un’altra ondata di desiderio mi colpì di netto. Io m’alzai dal divanetto, la feci appoggiare e ancora bagnato di sperma e dei suoi fluidi accostai la punta del cazzo al suo didietro: in realtà non feci alcuna fatica a entrare, per il fatto che lei m’aiutava in maniera agevole con i suoi naturali movimenti tenendo le natiche aperte con le mani e spingendole contemporaneamente verso di me. In pochi secondi io ero nuovamente dentro di lei e percepire lo stretto tragitto che percorrevo nel suo corpo, mi fece eccitare un’altra volta, elettrizzandomi e infervorandomi ulteriormente.

La passione scattò improvvisa inondandomi, perché il mio movimento non le diede tregua: quei violenti colpi le strappavano urla d’incitamento nel continuare senza alcuna pietà e questa volta, dopo pochi minuti di va e vieni non resistemmo granché oltre, dal momento che un altro piacere forse più breve, però maggiormente energico del primo ebbe sennonché il sopravvento. Le mie mani tastavano il suo seno stuzzicando i capezzoli duri come non mai, poi scendevano tra le sue gambe mentre io avvertivo spiccatamente i fluidi che le colavano tra le cosce. Con un’azione decisamente agguerrita e gagliarda, non riuscii più a dominare né a padroneggiare il vertice del piacere ormai prossimo, però anche per lei era arrivato il momento appropriato del culmine, e lì, in quell’alcova, si udì chiaramente un unico urlo di piacere che ci invase propagandosi in modo fervido e possente, mentre l’orgasmo catturò e contagiò entrambi lasciandoci infine esausti, soddisfatti e sudati per quell’accattivante, esuberante e prorompente prestazione.

Un dubbio però mi colse per tutto il resto della serata arrovellandomi la mente, intanto che rientravo a casa rimuginando sulla faccenda: adesso che ci penso, avrò scelto il completino giusto per fare pace?

{Idraulico anno 1999}




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