Erotici Racconti

La confessione di un’insegnante costretta una sex slave 4

Scritto da , il 2018-04-12, genere dominazione

Il mio racconto della volta scorsa finiva con questa parole: “Ora, restando in piedi, alla lavagna, piscia: voglio vedere del bagnato ai tuoi piedi”. Feci come mi chiedeva mentre la testa mi girava e vivevo un terribile stato di confusione, un vero e proprio incubo dai contorni indefinibili. Sentii il liquido scorrere prima piano, poi sempre più velocemente giù dalle gambe e sentii che parte entrava nelle scarpe rendendole immediatamente zuppe … “Sono finita” pensai. Ma, come spesso accade nella vita, non bisogna mai disperare: nello stesso istante in cui sentivo crearsi una pozza di piscia ai miei piedi, suonò la campanella delle ricreazione ed in un attimo, tutti i ragazzi schizzarono dai loro posti buttandosi letteralmente verso la porta … nessuno si accorse del dramma che stavo vivendo, nessuno eccetto Francesco naturalmente, che restato al suo posto mi fissava beffardo: i suoi occhi non promettevano niente di buono per il futuro. Mi rifugia immediatamente dietro la lavagna prendendo la borsa dalla cattedra per fare un primo intervento di camouflage e limitare così i danni.

Le notti successive sono state caratterizzate da una continuo stato tensione misto ad eccitazione, come se sottopelle scorresse una energia incontenibile e nel contempo scivolavo in uno stato onirico-depressivo. Erano le 15 di un giorno festivo quando, dopo vari giorni di silenzio, Francesco riapparve suonandomi alla porta. Al mio stato generale di prostrazione (dormivo a tratti e mi risvegliavo bagnata e non solo di sudore) si aggiungeva il ciclo nei giorni peggiori. Mi sentivo in qualche modo al sicuro perché sapevo che il mio alunno non amava troppo quando avevo le mestruazioni: aprii la porta tranquilla di questa convinzione ma fui travolta da un grosso rottweiler che immediatamente senti l’odore inusuale e spinse il muso sotto la gonna.
Impreparata a questa aggressione improvvisa indietreggiai verso il divano e subito mi trovai sdraiata con il muso del cane infilato protervamente tra le gambe. Non credevo a quello che stavo vivendo: un'altra volta questo diabolico ragazzo era riuscito a sorprendermi e a rendermi completamente impotente. Cacciai un urlo fortissimo quando sentii i denti del cane che laceravano gli slip e percepii una grossa lingua caldissima entrare nella mia vagina sempre più in fondo, sempre più in fondo … ero sul punto di svenire sia per l’orrore sia per l’eccitazione inconsulta che mi prese le membra facendomi tremare come una foglia. Ma anche questa volta qualcosa mi venne in soccorso: un forte rumore di clacson proveniva dalla strada e mise in allarme immediatamente Francesco che, dopo aver guardato fuori dalla finestra, si precipitò verso la porta e, correndo, richiamò il rottweiler scomparendo in un attimo.

Rimasi completamente stravolta, rossa in viso, ed un liquido caldo che mi scorreva dalle gambe: capii che non poteva continuare così. Sapevo già cosa sarebbe successo la volta dopo con Francesco ed il rottweiler, sapevo per filo e per segno che mi avrebbe fatta coprire da quell’orrendo cane. Ebbi un attimo di consapevolezza e vide scorrere le immagini di quei mesi appena passati e all’improvviso, capii.

Dentro di me qualcosa svoltò, si fece strada una strana sensazione, quasi un’euforia … sarebbe tutto finito e presto: era come se il mio cervello si fosse illuminato improvvisamente.
Che strana che è la mente umana: mi venne in mente un libro che lessi 5 o 6 anni prima e che trovai peraltro bizzarro: si trattava di un piccolo volume di uno psicologo italiano che parlava di stratagemmi. Era un caso? Oppure il mio inconscio mi voleva comunicare qualcosa? La parola stratagemma si fece strada nei miei pensieri.

Iniziò da subito quasi in modo spontaneo ed automatico a formarsi nella mia mente un ‘piano’ (se così posso definirlo) e mi accorgevo che più lo ripassavo e più mi sembrava di vedere un film perfetto tanto era l’entusiasmo che provavo.
Nel frattempo Francesco mi era stato lontano per circa 5 giorni e mi fu facile scrivergli questo messaggio sicura che l’astinenza lo avrebbe attirato nella trappola: “Grazie a te ho compreso tante cose oscure di me stessa” scrivevo in chat “non voglio più resisterti, fai quello che vuoi di me: sarò la tua cagna in calore giorno e notte, usami per pisciarmi adosso, fammi chiavare e mettere incinta dal tuo cane, fai tutto quello che vuoi… non posso più di aspettare, mi arrendo su tutto”. E premetti “invia”.

La risposta non si fece attendere ed era molto semplice: “sabato”.

Il giorno, un sabato pomeriggio (il suo momento preferito) era giunto e appena arrivato rimase subito sorpreso dal nuovo piercing sul clitoride messo da me bene in …. Strisciando a quattro zampe sorreggevo un vassoi con un bicchiere pieno della sua bevanda preferita (cuba libre al doppio lime) ma da me corretta con qualcosa di molto particolare. Il mio abbigliamento unitamente al mio stato di completo asservimento fu la goccia con fece traboccare il vaso: vidi i suoi occhi quasi fuoruscire dalle orbite e la vena sopra la tempia gonfiarsi improvvisamente. Mi trascinò in camera e freneticamente, dopo essersi spogliato alla bella e meglio, dopo aver fatto letteralmente a pezzi la mia lingerie, tirò fuori l’uccello e me lo infilò il in bocca: era molle ma feci finta di darmi da fare - senza per altro buoni risultati. Il suo pene rimaneva, malgrado tutte le sollecitazioni, completamente molle, senza segni di vita alcuno pur continuando a dimostrare uno zelo straordinario. Iniziò ad agitarsi e a farneticare che non gli era mai capitato, ecc… Questa pantomima andò avanti circa per 20 minuti e alla fine, completamente demoralizzato, Francesco rinfoderò il suo membro senza vita. Non stette ancora molto in casa mia e appena varcò la porta d’uscita e chiuse la porta mi proiettai a fermare le 4 videocamere posizionate agli angoli della stanza per controllare il girato.

Ero eccitata e felicissima: sarebbe cambiato tutto. Wow, mi sentivo perfettamente a mio agio, finalmente.

Il lunedi successivo in classe appena iniziata l’ora Francesco non fece in tempo a scrivermi il suo primo messaggio che lo chiamai alla cattedra in modo molto brusco: appena accostato gli feci vedere una ventina di foto del suo membro senza vita, primi piani compresi, ma non del mio viso accuratamente nell’ombra della mia folta capigliatura: in quelle immagini c’era tutto il dramma (suo) e la sua disastrosa performance del sabato appena trascorso appariva nei suoi toni peggiori. Dissi solo: “cosa direbbero i tuoi compagni di classe se gli facessi pervenire queste foto ed il video, che è ancora più gustoso?”.
(Fine)

Questo racconto di è stato letto 4 6 1 9 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.