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Una storia come tante - Capitolo 4 -

Scritto da , il 2018-03-13, genere dominazione

Capitolo 4
Al parco

«Posso offrirti un caffè?»
«D'accordo.»
Lucia non sembrava particolarmente entusiasta di quell'incontro ma, forse, pensò Damiano, era solo una sua impressione dovuta agli occhiali da sole che nascondevano lo sguardo e a quel tono così distaccato e impassibile. Fermo restando che la ragazza non accennò un sorriso, forse i suoi sospetti non erano poi così sbagliati.
«Ci vai spesso?»
«Dove?»
«A quel genere di feste.»
Lucia prese il cucchiaino con grazia e, dopo averci versato dentro una bustina di zucchero, mescolò lentamente il caffè.
«Dipende. Ma non credo che la cosa ti riguardi.»
Scese il silenzio. Damiano sapeva di toccare un tasto dolente e, in un primo momento, aveva pensato di non farlo, ma alla fine aveva deciso di provare ad andare diretto con la ragazza. Voleva farle sapere che lui sapeva che lei non era una santa innocente.
In seguito ad una risposta così secca, Damiano non si fece certo scoraggiare. In fondo se l'era aspettata e non se ne stupì. Ma c'era una domanda che gli turbinava in testa: Lucia si era presentata di sua volontà o perché qualcuno, per esempio Mauro, le aveva detto di farlo? Era questo il tarlo che gli martellava in testa sopra ogni altra cosa. Quella ragazza faceva quello che le veniva ordinato? Fino a che punto? Poteva mostrarsi scontrosa e sgarbata finché voleva, ma lui aveva deciso che non l'avrebbe lasciata andare fin quando non avesse avuto risposta. La guardò avvicinare la tazzina a quelle labbra morbide che aveva già assaggiato e accennò un sorriso. Voleva baciarle ancora.
«Vieni spesso in questo bar?»
«A dire il vero, non molto spesso.»
«Ti va di fare due passi?»
Lucia portò lo sguardo su di lui ma, con quegli occhiali, la sua espressione andò perduta.
«Dove vuoi portarmi?»
«Non lontano a dire il vero. Pensavo un giro al parco, tanto per fare due chiacchiere. L'altra volta ci siamo limitati a un albero, oggi potremmo osare di più.»
«Sei sempre così simpatico?»
Damiano sorrise, pagò il conto e le posò una mano sulla zona lombare, invitandola a uscire.
«Sempre. E a volte riesco anche a far di meglio.»
«Allora sono davvero fortunata!»
Fuori si era alzato un vento fastidioso tanto che, all'improvviso, Lucia dovette portarsi una mano sulla testa per evitare che il cappello volasse via.
«Tutta una questione di prospettiva. Che ne dici di un giro al parco?»
«Sono qui per te, andiamo dove vuoi.»
«Allora andiamo!»
A Damiano non sfuggirono le parole pronunciate dalla ragazza, il cui significato poteva suonare un poco ambiguo. Una frase che aprì un sacco di domande e curiosità nella mente del ragazzo.
Nonostante fosse pomeriggio non c'era molta gente al parco, forse complice il vento forte che stava radunando numerose nuvole grigie.
Per rompere il ghiaccio Damiano fece le solite domande di rito, sentite infinite volte da tutti. Apprese così che Lucia viveva con i suoi genitori in un appartamento in centro e, anche se non fu chiaro quale, Damiano intuì la via e, con molta probabilità, anche il palazzo. Studiava economia al secondo anno ed era quasi in pari con gli esami. Era stato per non pesare troppo sui genitori che aveva iniziato a lavorare come extra nei weekend. Fino a quando non aveva ricevuto l'invito per quelle feste. Il tono nella sua voce, mentre parlava, però, non convinse del tutto Damiano, come se Lucia non stesse dicendo la verità.
«E tu? Non ti ho mai visto alla Villa. Non mi sembri uno del giro. Cosa ci facevi?»
Il ragazzo sorrise e fece spallucce.
«In effetti hai ragione, non sono di questo fantomatico giro. Anzi, qui tutti sembrano sapere di questo giro tranne me.»
«Forse, il fatto che tu non ne faccia parte, che non ne sappia proprio nulla, potrebbe non essere una cosa così brutta.»
Per la prima volta Lucia accennò un sorriso.
«Ah no?»
«Forse no. Forse sì. Ho capito che non ne facevi parte da quando ci siamo visti. Questo incontro, poi, potrei dire che me l’ha confermato prima ancora di vederti.»
«Cosa vuoi dire?»
«Guarda, il cielo non promette nulla di buono.»
Il vento aveva radunato pesanti nuvole scure che minacciavano un'imminente acquazzone, con il risultato che il parco fosse diventato proprio deserto. Persino gli animali erano corsi a nascondersi.
«Temo dovremo concludere qui il nostro giro e tornare indietro.»
«Ti va male allora…»
«Perché?»
«Perché finisce il tuo tempo con me.»
L'espressione della ragazza aveva una sfumatura non solo compiaciuta, ma quasi anche di sfida, con un tocco di sensualità che Damiano trovò davvero intrigante e provocante. No, non l'avrebbe lasciata andar via così, non se prima non le avesse estorto un altro incontro.
«Forse sì o forse no.»
«Questa l'ho già sentita…»
«Ti rendo il favore.»
Caddero le prime gocce. Grosse e pesanti si schiantavano al suolo con un rumore sordo. Lucia mise una mano a tener fermo il cappello e prese a correre. Damiano perse un istante ad osservare quel fondoschiena stretto dai jeans e capì che, se non avesse agito subito, avrebbe perso ogni possibilità con quella ragazza.
Con pochi passi la raggiunse, le afferrò un braccio costringendola a voltarsi verso di lui e la baciò. Non un bacio delicato e leggero, ma uno quasi violento, senza aspettare una sua risposta, infilando la lingua tra quelle labbra morbide senza esitazione. Lucia non si oppose, non cercò di respingerlo né di limitare quel contatto così… prorompente. Anzi, parve assecondarlo e unirsi a quel momento di passione.
Almeno fino a quando l'acquazzone si riversò su di loro con tutta la prepotenza di cui fu capace.
Lucia urlò e fece per correre via verso l’ingresso del parco, ma ancora una volta Damiano la trattenne e la tirò con sé, correndo sotto un grosso albero poco distante. Lì, la pioggia, non fu capace di raggiungerli.
«Perché l'hai fatto?»
«Non saresti arrivata nemmeno al cancello senza ritrovarti fradicia fino al midollo. Una pioggia del genere non può durare a lungo.»
La ragazza sbuffò, togliendosi il cappello e liberando i capelli scuri.
«L'hai fatto apposta.»
«Prego?»
«A trattenermi con quel bacio.»
Damiano rise.
«Sono fortunato, per un attimo ho pensato mi incolpassi della pioggia.»
Lei lo guardò torva.
«Cosa non da escludere, tra l'altro.»
«Se avessi quel potere continuerei a far piovere per molto, molto tempo.»
Lucia non rispose, fece solo qualche passo nello spazio che i rami creavano tutt'attorno a loro. Da fuori sarebbe stato difficile vederli.
Damiano si sedette a terra, appoggiando la schiena al grosso tronco.
«Io e te finiamo sempre sotto gli alberi. L'ultima volta è stata interessante.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che ho avuto un assaggio del tuo sapore.»
«Sei un idiota. Fai così con tutte?»
«No, affatto, solo con quelle che fanno le sante ma è chiaro che nascondono qualcosa.»
Lucia si avvicinò al ragazzo e si inginocchiò tra le sue gambe facendo una smorfia infastidita a quelle parole. Negli occhi le brillava una luce strana.
«Forse è il caso di pareggiare i conti.»
Prima che Damiano potesse rispondere, la ragazza allungò le mani e prese a slacciargli i pantaloni. Quale uomo sano di mente, in simili circostanze, l'avrebbe fermata? Di certo non lui. In un attimo Lucia gli tirò fuori il membro, iniziando ad accarezzarlo lentamente e dolcemente. Ci volle ancor meno perché l'effetto di quelle attenzioni si palesasse.
«C’è qualcuno felice di vedermi…»
«Avevi dubbi?»
«Forse… ma vista l'accoglienza, credo sia giusto ricambiare con un bacio.»
Se avessero detto a Damiano che l’incontro con quella strana ragazza sarebbe finito con un pompino nascosti sotto un albero nel mezzo del parco cittadino avrebbe riso e se ne sarebbe andato. In quel momento, invece, con il membro nella bocca di lei, avvolto da quelle calde e morbide labbra, non poteva fare altro che abbandonarsi al piacere.
Un gemito gli sfuggì dalle labbra nel momento in cui Lucia tirò appena fuori la lingua e scese sulla carne, ingoiandola fino alla base. Restò ferma un istante e tornò su, pronta a scendere un'altra volta. Stringendo le labbra attorno al membro scivolò verso il basso, fermandosi a metà del percorso. E qui, con sommo piacere per Damiano, iniziò a giocare con la lingua. Le appoggiò una mano sui capelli non per darle il ritmo, ma quasi in un gesto di riconoscenza per il piacere che gli stava dando.
Lucia prese a muovere la testa su e giù, avendo cura di far sentire il movimento della lingua su ogni centimetro di quella carne viva e pulsante.
«Sei fantastica.»
«Grazie, adoro i pompini.»
Per il breve momento in cui parlò Lucia accarezzò il membro, spingendo la pelle verso il basso e scoprendo il glande. E di nuovo lo accolse nella bocca.
«Ti dispiace?»
La ragazza scosse il capo, intuendo cosa significassero quelle due parole. Non smise di muoversi se non quando il primo gettò le colpì il palato. Poi un secondo e un terzo. Rimasero immobili entrambi. Lucia deglutì lo sperma e sollevò la testa succhiando il membro, così che nemmeno una goccia andasse perduta.
«Cazzo.»
Disse Damiano guardandola negli occhi.
«Un pompino non è un pompino senza ingoio.»
Con un dito si pulì le labbra e si guardò attorno.
«Hai visto? Ha smesso di piovere.»
«Giusto in tempo…»
Insieme uscirono da sotto l'albero dopo essersi ricomposti.
«Posso accompagnarti a casa?»
Lucia si aggiustò il cappello.
«Ti ringrazio, non serve.»
«Posso avere il tuo numero?»
L'espressione della ragazza non fu per nulla piacevole.
«Mi spiace, devo dirti no. Però puoi darmi il tuo.»
«Nella vana speranza che tu ti faccia sentire? Non credo di aver altra scelta.»
«Eh no, non ne hai. Puoi solo sperare.»
«Dimmi almeno una cosa.»
«Che cosa?»
«So che sapevi mi avresti incontrato. Sei venuta di tua scelta o perché te l’hanno ordinato?»
La ragazza accennò un sorriso, si alzò in punta di piedi e baciò un'ultima volta Damiano.
Sulle labbra aveva ancora il sapore salaticcio dello sperma.
«Te lo dico la prossima volta.»

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