Erotici Racconti

Mi viene da ridere

Scritto da , il 2018-02-12, genere tradimenti

Mi riferisco al recente scandalo sulle molestie sessuali. Tutte le storie stanno venendo fuori adesso e, francamente, si, mi viene da ridere. Vero è che le molestie sono da condannare, ma diciamoci la verità: se una donna non la vuole dare non la da e se la da, nonostante le molestie, la da per avere dei vantaggi o dei favori. Ma voi lo sapete cosa succede negli uffici? A parte il fatto delle simpatie personali che possono nascere, a parte il fatto delle avances più o meno insistenti di qualche collega, non immaginate quante donne la danno via apontaneamente per avere dei vantaggi nell'ambito dell'ufficio. Dalle ragazze appena assunte, oggi molto spregiudicate, alle signore, rispettabilissime, di ogni età. Io sono Lorella, 52 anni, modestamente più che ben portati viste le avances che ho ancora, e sono sposata da 26 anni; sono dipendente pubblica e vivo a Messina. Ma sapete quante ne posso raccontare? Di colleghe, di conoscenti, di amiche e perfino di familiari. Un'amica un giorno mi disse che per stare tranquilla in ufficio teneva sulle spine il suo superiore per farsi trattare bene ma senza però congedersi. Io francemente sono convinta che congedeva e magari con una certa facilità. Tante storielle in vari uffici, anche nel mio, dove, sono certa di 6 colleghe che l'hanno data o che la danno per avere dei favori nell'ambito lavorativo. Perfino im famiglia, mia cognata, sorella di mio marito, una volta lamentandosi del direttore per il fatto che non le poteva spostare le ferie, mi disse che se fosse stata una di quelle puttanelle che gli girano intorno e gliela danno, non ci sarebberostati problemi.Non so se gliela diede, il fatto sta che è andata in ferie quando voleva lei. Ebbene l'ho fatto pure io, qualche mese fa. Come detto prima, sono una bella donna di 52 anni. Lo vedo da me e me lo dicono le numerose avances che mi hanno fatto e che mi fanno. Inutilmente però, perché le hosempre respinte e non ho, anzi, non avevo mai tradito mio marito. Era da quasi un anno che avevo la responsabilità del reparto. Da quando il collega, capo reparto, è andato in pensione.Uno di quelli che con me ci ha provato per 10 anni. Un anno di impegno assiduo, figuratevi che non avevo mai fatto lavoro straordinario ma da quel giorno, per coordinare il lavoro dei miei 5 collaboratori, tenere tutto aggiornato e raggiungere gli obiettivi, mi sono sentita in dovere di restare pure di pomeriggio in ufficio. Non avevo problemi in quanto i miei 2 figli sono grandetti ed autonomi e comunque mio marito ad ora di pranzo è quasi sempre a casa. Dunque, rientrata dalle ferie, a fine agosto, il direttore, mentre discutavamo su una pratica, nella sua stanza, cosa che succede quasi giornalmente, mi disse, in confidenza, che ad ottobre avrei avuto un nuovo capo reparto: un collega proveniente da un ufficio della provincia, di grado superiore ma più giovane e con meno esperienza equindi io avrei dovuto collaborarlo. Fu una tegola in testa e non riuscivo a darmi pace: ma come, dopo tanti sacrifici? Dopo che per un anno mi ero fatta un mazzo così? Lo consideravo come un affronto alla mia professionalità e alla mia dignità. Non dissi niente a nessuno, nè ai miei collaboratori nè, a maggior ragione, ne parlai in famiglia. Parlandone nei giorni seguenti era come se lui, quasi quasi, lo facesse per me, per togliermi questo grattacapo, come se per me fosse un peso. Non era affatto così e non c'era modo di fargli cambiare idea. Ci pensai a casa durante tutto un fine settimana. Perché no! Se volevo potevo essere provocante e, pur essendo stata sempre una donna onesta, con la testa sulle spalle e non avevo mai tradito mio marito, conoscevo l'arte della seduzione. Riflettendo dissi a me stessa: alla fin fine, nelle peggiori delle ipotesi, che ci può andare di mezzo un pompino? Benedetto pompino se necessario. Nella sua stanza, sempre per motivi di lavoro, cosce leggermente più in vista, camicette involontariamente più sbottonate e, soprattutto sguardi e ammiccamenti. Così un lunedì pomeriggio, oltre una certa ora, quando in ufficio, su due piani, si è in pochi, mi decisi. Il direttore. Sergio, non è per niente male: un bell'uomo di 45 anni, con la barba e molto attraente. E' di un'altra città alquanto distante e, non potendo viaggiare giornalmente, vive in hotel. Tanto paga l'amministrazione. Lo chiamai al citifono e gli chiesi, con tono e con cadenza come se gli convenisse, se fosse libero per discutere una pratica. Ne parlammo e poi, alzandosi, mi chiese se gradissi un caffè. Girò dalla mia parte ed io, alzandomi, quasilo bloccai. "Fra qualche settimana non ci vedremo più così spesso visto che non avrò più la responsabilità del reparto" "E va bene, ma ci vedremo lo stesso" "Lo sa cosa ho capito di tutta questa storia? Che il mio impegno e il mio lavoro sono poco apprezzati" "Non è così signora e lei lo sa bene" "Oppure.....Oppure devo fare qualche lavoretto particolare per......." "Cioè?" "Cioè?"- Ormai, a questo punto, non volevo tornare indietro. Abbassai lo sguardo là e la mia mano destra fu sulla sua patta. Ebbe come un sussulto e restò completamente sorpreso. Rialzai lo sguardo fissandolo. "Signora!" Glielo tastai con decisione e lo sentii crescere. Il mio sguardo, forse, diceva tutto. Si, lo ero imbarazzata e mi sentivo avvampare il viso di vergogna, ma vi posso garantire che lui non erameno imbarazzato di me. Mi sedetti, giocai ancora sulla sua patta con entrambe le mani e, francamente, fui assalita dalla curiosità e dalla voglia del suo cazzo. Lentamente abbassai la cerniera mentre ci fissavamo, entrambi rossi, senza dire una parola. Che c'era da dire? Misi la mano dentro sui boxer e gemette quando lo strinsi. Spostai in giù i boxer e lo tirai fuori non completamente duro. Lui non aveva parole, io nemmeno. Lo scappellai, due colpetti di sega, mi avvicinai, leccai la punta con la punta della lingua e poi presi a giocarci su tutta la cappella sperando che gli piacesse come piace a mio marito. Infatti lo sentii gemere. Quindi lo imboccai e me lo sentii indurire completamente in bocca. Mio marito dice che sono brava. A quanto pare lo pensò pure lui. "Signora Lorellaa l'ho sempre pensato che lei doveva essere una bella pompinara" disse piano, non so perché lusingandomi. VI ricordo che siamo in ufficio e, nonostante a lui piacesse ed io me lo volevo ciucciare gustandomelo a pieno, dovevami sbrigarci. Accellerai il ritmo e subito lo sentii irrigidirsi, sentii la cappella ingrossarsi, sussurrò qualcosa che non compresi e il suo primo schizzo fu direttamente in gola. Lo mandai giù per non affogare e subito mi ritrovai con la bocca piena. Inghiottii piùvolte e mandai tutto giù. Lui si risistemò, io mi ripulii le labbra con un fazzolettino e gli dissi che avevobisogno proprio del caffé. "E' stato di suo gradimento il mio lavoretto particolare?" Gli chiesi sorseggiando. "Molto. Ma adesso il lavoretto lo deve portare a termine perché i lavori incompleti non mi piacciono" rispose. Questa volta restai sorpresa e senza parole io, in quanto non avevo messo in preventivo questa eventualità.Mi ritrovai in un mare di guai quando mi chiese di andarlo a trovare in hotel mercoledì pomeriggio. Rientrai a casa stordita e indecisa ma, stranamente, non mi sentivo incolpa nei confronti di mio marito. Il problema era l'hotel. E se c'è qualcuno che mi conosce come giustifico la mia presenza là, pensai. Quanti pensieri! Fortunatamente l'hotel è uno dei migliori ed è ubicato in estrema periferia, quasi fuori città, circondato da un parco nel quale si accede con l'auto. Nonostante ciò presi quelle che a mio avviso potevano essere delle precauzioni: L'orario lo stabilii io, verso le 15, uscendo dall'ufficio quando, ancora con gli orari estivi e il caldo che a settembre da noi si fa ancora sentire, in giro c'è poca gente; inoltre un grande paio di occhiali da sole che solitamente uso solo per il mare. uando entrai lui era, come d'accordo, ad aspettarmi nella hall. Mi accolse con un sorriso e mi diede il benvenuto. Io ero impacciata e timorosa e non tolsi nemmeno gli occhiali. Non c'era quasi nessuno, ci accomodammo in uno dei salottini. "chi me l'ha fatto fare! Che incosciente che sono! Almeno lei si è deciso?" Non rispose perché proprio in quel momento non c'era più nessuno, nemmeno l'addetto alla reception. Entrammo velocemente in ascensore e ripetei la domanda. "Deciso? Dipende da lei; dipende come finisce quel lavoretto che ha iniziato in ufficio". Tolsi gli occhiali e lo fissai con sguardo di rimprovero. "Ci vuole pure che dopo.....". Non mi fece finire che mi baciò ficcandomi la lingua in bocca. Fu solo un attimo perch l'ascensore arrivò al piano e si bloccò. Nel corridoio, per errivare in camera, mi sentii come una squillo che va a trovare il cliente. Non appena entrammo mi palpò le tette, ci fissammo e questa volta ci baciammo intrecciando le nostre lingue. Lo trovai eccitante baciare un altro. Mi sentii ancora più squillo quando andò dall'altra parte del letto e cominciò a spogliarsi. Io, dall'altro lato, vedendo lui, feci altrettanto e, per la verità, mi pare anche ovvio, non senza vergognarmi. Fui nuda e mi disse di salere sul letto in ginocchio. Lui venne supino con la testa fra le mie cosce e prese a leccarmi la fica. Sentendo la sua lingua non ebbi nemmeno il tempo di sentirmi più puttana. Infatti gemetti subito di piacere mentre ammiravo il suo cazzo mezzo moscio che si agitava lentamente. Diciamoci la verità, a chi non piace sentire una lingua vogliosa che fruga in ogni angolo della propria fica tenuta aperta da una mano mentre con l'altra mano esplorava il solco fra le chiappe? Gemendo mi chinai in avanti a prendere il cazzo. Lo presi. A vederlo e spompinarlo come due giorni prima, uscito fuori dai pantaloni, era un conto, vederlo ora, tutto per intero compreso le palle, tutto a mia disposizione, era tutta un'altra cosa. Mi piaceva e me lo strofinai sul viso mentre sentivo, facendomi impazzire, la sua lingua che si agitava dentro la vagina. Squillo o non squillo, puttana o non puttana, di una cosa ero certa: dovevo essere troia per raggiungere il mio obiettivo e, nello stesso tempo, considerata la mia eccitazione, di gustarmi in pieno e nel migliore dei modi, la mia prima scopata extraconiugale. Dovevo pure lusingarlo: "Direttore, mi fa impazzire cosìììì!" sussurrai ansimando in modo che lui potesse sentire. Strofinai, muovendomi, la fica e sentivo il clitoride stuzzicato dal naso. A parte gli interessi mi stava piacendo tantissimo e presi a spompinarlo proprio mentre sentivo che stavo esplodendo. Proprio così: esplosi in un orgasmo intenso, tumultuoso ma soprattutto nuovo. Ci sistemammo nel verso giusto sul letto. Venne sopra fra le mie cosce dicendomi: "Signora Lorella se lo ficchi dentro e goda ancora. Che goduta! Le è piaciuta la mia leccata?" "Siiii" risposi prendendoglielo e indirizzandolo nella mia vagina. "Siii, siii, direttoreee. Che belloooo! Il suo cazzo mi fa impazzire. Ahaaaaaa!" dissi quando fu tutto dentro di me e prese a scoparmi muovendosi lentamente e piacevolmentecercando la mia bocca. Le nostre lingue non finivano di intrecciarsi e accavallai le mie gambe dietro la sua schiena tenendolo stretto. Ci muovevamo, uniti e insieme, di quel tanto che consentiva il molleggiare del materasso. Mi diceva che l'avevo tutto dentro e chiedeva se sentivo le sue palle sbattermi sul culo. Ansimando rispondevo continuamente di si e che lo volevo ancora pregandolo di non smettere. Certo che il mio caro direttore, anche se in apparenza non sembrava, era un bel porcello. Ma era io che dovevo convincere lui e, fra l'altro, per evitare che venisse subito e in questa posizione era molto probabile, lo liberai dalla mia morsa e, con tono da vera troia, gli dissi di sdraiarsi perché volevo stare sopra. Il modo migliore per farmi scopare e nello stesso tempo mostrargli il culo era quello, me lo dice mio marito e a lui piace tanto, di cavalcarlo dandogli le spalle. Quindi lo cavalcai, qualche colpetto su e giù e poi mi chinai in avanti. Infatti: "Ohoooo! Signora Lorella che culoo! Questo si che è culo" esclamòallargandomi le chiappe. Non pensavo che potessi comportarmi così spacciatamente troia con un estraneo considerato che in vita mia ho scopato solocon mio marito. "Ahaaaaa, siiii" sibillai, facendoglielo sentire, quando prese a stuzzicarmi l'ano con un dito. "Signora Lorella il suo culo merita" "Siii! Direttore, mi piaceeee" ansiamai sentendo il suo dito farsi strada nel mio culo. Il fatto che ci davamo del lei rendeva tutto più eccitante. Non penso che sia mai successo. Sentivo l'orgasmo vicino; contraevo i muscoli stringendogli il cazzo; mi agitai fortev su e giù e lui più velocemente il dito nel mio culo. Pur ansimando fortemente sentii: "Aha! Così mi fa......Signoraaaaa". Evidentemente col mio su e giù con foga, non resisteva più. Ero ancora in pieno orgasmo, ma era lui che doveva godere nel migliore dei modi. Quindi smontai da cavallo, mi girai, mi chinai, lo presi in bocca e glielo segai velocemente finché non mi venne in bocca agitando il bacino. Si alzò sui gomiti per guardarmi inghiottire e leccare il suo cazzo pulendoglielo. A mio marito piace, chissà! Forse sua moglie non lo fa. Glielo chiesi: "Direttore vuole gustare la sua sborra? L'ha mai assaggiata? A mio marito piace, dice che la sua ha un buon sapore. Anche quella sua. Se lo sapesse mio marito....." Miguardava sbalordito ma io, prima che lui dicesse qualcosa, lo cavalcai sulle cosce e gli diedi la mia lingua ancora fatta della sua sborra. Non so cosa pensò, il fatto sta che la prese in bocca e la succhiò avidamente. Mi sdraiai supina al suo fianco. "Che scopata! Complimenti signora!" "Sii! Ci voleva vero?" Un attimo di silenzio e poi ripresi cercando di lusingarlo: "Ma lei direttore è un bel porcellino! Le sono piaciuta?" "Caspita! Io a solo guardarla l'ho sempre immaginata una gran bella femmina da letto" "Ah si? Proprio una bella opinione. Allora ci voleva proprio questa vicenda del collega vice direttore che deve venire? A proposito, ha deciso dove sistemarlo? Le ho fatto cambiare idea? Dice che sonostata brava!" "Mezzo convinto. Anzi, forse tre quarti" disse ridendo. "Ah si! Allora devo convincerlo del tutto? Mi guardi allora Direttore". Al che mi capovolsi e, mettendomi di fianco, andai a prendergli il cazzo manipolandoglielo. Lo guardai maliziosamente e gli dissi di guardarmi. Presi a leccarglielo tutto mezzo moscio com'era; me lo sbattei più volte sulle guance fissandolo negli occhi e me lo sentii indurire lentamente. "Lorella, lei è una fortuna" sussurrò. Ripresi a leccarlo e andai giù sulle palle. Gliele leccai e lui attonito; presi a mordicchiargliele con le labbra prima e con i denti, dolcemente, dopo. "Uhuum! Signora. Siii! Che bravaaa!" Ne presi in bocca una e la succhiai; poi l'altra. Ansimando disse: "Lorella, glielo devo dire, questo si che vuol dire essere troia. Non si offenda perché è un complimento che le voglio fare". Non mi offesi. Anzi, mentalmente ringraziai mio marito che, esigente com'è sempre stato, mi ha insegnato, nel tempo, ad esibirmi in queste performance. Era come se lui sapesse che un giorno, per un motivo o per un'altro, tutto questo mi sarebbe servito. Il suo cazzo era di nuovo pronto a sfondarmi. Lo cavalcai e prendemmo ancora a giocare con le lingue. Poi mi tirai su e con le mani gli mostrai le tette. Venne su e prese a leccarmele, a giocarci e a mordermi i capezzoli. Presto andò di nuovo fuori giri. Che so che mi prese? Più facevo la troia, più mi prendeva per troia e più mi eccitavo. Mi buttai all'indietro; eravamo supini in senso opposto e il suo cazzo sempre dentro di me. Non mi rendevo nemmeno conto come ci muovessimo, ma sentivo il cazzo agitarsi nervosamente dentro di me finché non ebbi ancora un orgasmo che mi fece impazzire. Mi gettai supina, mi cavalcò lui e mi piantò il cazzo fra le tette. Io le tenevo strette serrandoil cazzo e lui si muoveva lentamente. Fissandoci parlavamo. Mi rinnovò il suo troia ed io, fissandolo maliziosamente, gli facevo capire che quasi quasi mi lusingava. "Allora come dovevo convincerlo caro signor direttore? Perché adessocredo proprio che si sarà convinto no!" "Ci vuole poco" "Ah si! Cosa devo fare per convincerlo definitivamente?" Gli chiesi stizzicandolo. "Signora, il suo culo mi ha fatto sempre impazzire. Che ci posso fare!" "Oh quante cose sto scoprendo oggi! Porcello del mio direttore. Lo sa che certe cose si fanno col marito? E poi come lo sa lei che mi piace pure lì?" "Non me ne frega niente se lo fa o non lo fa con suo marito. Mi deve convincere o no?" "Certo". Allo ra mi sistemai alla pecorina sul bordo del letto e lui in piedi a terra. Mi penetrò senza alcuna fatica dicendomi che ce l'avevo ben collaudato. Lo sapevo già da me: a mio marito piace incularmi, a me piace prenderlo nel culo ed ora mi stavo gustando, tutto dentro, questo nuovo cazzo. Lui mi diceva che ero troia ed io gli rispondevo che con mio marito mi piace fare la puttana. Che eccitazione per entrambi! Andò su col ritmo e sentivo le carni dei fianchi e delle natiche traballare all'impazzata. Disse che stava per venire e mi scaricò la sborra dentro l'intestino. Godemmo insieme e poi ci sdraiammo spossati. Ebbene lo convinsi con la promessa da parte mia, però, che l'avremmo rifatto almeno un'altra volta. Mi disse: "Quindi avanzo una scopata. OK?"

Questo racconto di è stato letto 2 4 1 3 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.