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Una storia come tante - Capitolo 3 -

Scritto da , il 2018-02-12, genere dominazione

Capitolo 3
- Chiacchiere -


La festa non era ancora conclusa quando i primi raggi di sole iniziarono a far capolino all’orizzonte e Moreno, temendo di venir scoperto, decise fosse giunto il momento di togliere il disturbo. Forse, visto l’elevato tasso di alcol nel sangue di buona parte dei presenti (specialmente negli amici più stretti del festeggiato), nessuno si sarebbe accorto della presenza dei quattro imbucati e nulla sarebbe successo ma, davanti alla ritirata delle tenebre, il timore di essere scoperti assunse una dimensione concreta e preoccupante. In fondo si erano divertiti, bevendo e ballando ad una delle feste più esclusive della città. Perché rischiare di finire in malo modo quella notte? Non ci volle molto tempo per riunire il gruppo e allontanarsi soddisfatti.
Dopo quella notte Damiano e Moreno si incontrarono nuovamente qualche giorno dopo, di mercoledì, in perfetto orario d’aperitivo. Come spesso capitava, d’altronde. Così, tra un cocktail variopinto e un finger food sgranocchiato, i due amici si ritrovarono a chiacchierare in tranquillità seduti comodi comodi ad uno dei tavolini nel giardino del locale.
«Cosa sai Lucia?»
Non si può dire che Damiano introdusse l’argomento con delicatezza. Anzi, lo fece di colpo, mentre si scambiavano gli ultimi pettegolezzi sul gruppo di amici di cui facevano parte. Moreno posò il bicchiere e guardò l’amico con fare perplesso.
«Chi?»
«Lucia, la ragazza della festa. Quella mora, che hanno lanciato in piscina senza tanti complimenti.»
Moreno appoggiò la schiena alla poltroncina, tirò fuori il pacchetto di sigarette e diede due colpetti dal fondo per tirarne fuori una.
«Non molto. Anzi, potrei dirti che non ne so nulla. Lascia stare.»
Damiano lo guardò accennando un sorriso.
«Lo sai che non sei credibile, vero? E poi che vuol dire lascia stare?»
Osservò l’amico accendersi la sigaretta con calma.
«Vuol dire che il mondo è pieno di ragazze e che, consiglio da amico, dovresti guardare altrove.»
Ora non era più un gioco, l’espressione di Moreno era diventata seria.
«E con questo mi hai dimostrato che ho ragione. Cosa sai di lei?»
«Te l’ho detto, nulla.»
«Raccontane un’altra.»
«Ok», rispose Moreno soffiando in alto il fumo, «cerca qualcun’altra a cui dedicare le tue attenzioni. Il mondo è pieno di ragazze.»
«Perché?»
«Avanti… che ti frega di scoparti Lucia o Anna o chi lo sa come si chiamerà la prossima che ti porterai a letto? Semplicemente lascia perdere quella, no?»
«Dammi un buon motivo.»
Damiano si mise comodo e sorseggiò il drink. Moreno, invece, diede un tiro alla sigaretta. Qualcosa, nel suo modo di comportarsi e di muoversi, tradiva un certo nervosismo.
«Perché chi era a quella festa, invitati o lavoranti, c’era per un motivo preciso. Guarda altrove, non ne caverai nulla di buono da lì.»
«Quindi ho ragione, lei era lì per lavorare.»
Moreno annuì con un'espressione che a Damiano non piacque molto. Cosa gli nascondeva?
«Spiega.»
Osservò l'amico dare un tiro alla sigaretta e restare un momento in silenzio prima di riprendere parola.
«Non c’è nulla da spiegare, Dam. Era lì per lavorare.»
«Senza mutande?»
Damiano non si fece problemi a parlare schietto, tanto era chiaro che Moreno sapesse più di quanto volesse dire. E non era certo necessario essere un genio per sapere che, a quel genere di festa, ad alcune ragazze, magari non tutte, fosse richiesta una certa disponibilità. E allora? Lucia l'aveva colpito e c'era qualcosa, in lei, che l'affascinava. No, non avrebbe lasciato perdere. Moreno accennò un sorriso e alzò le spalle.
«Questo non lo so. Se hai presente nemmeno io ero invitato…»
«Non ero invitato nemmeno io, ma sono certo che tu sappia più di quanto non voglia dire. Come son certo che Lucia si sia appartata con me solo perché gliel'ha detto Mauro.»
Calò il silenzio. Damiano osservò Moreno guardarsi attorno senza dire nulla.
«Ti chiedo solo di mettermi in contatto con lei.»
«Non ho il suo numero di telefono.»
«Chiedilo a Mauro.»
Moreno sbuffò infastidito prima di volgere lo sguardo sull'amico.
«Perché devi ostinarti così? Trovatene una come tante altre, non infilarti in quel giro.»
«Che giro?»
«Quel giro.»
L'inflessione del tono fu più che mai eloquente. Damiano prese il bicchiere e sorseggiò il drink riflettendo su quella dichiarazione. A quanto pareva, i suoi sospetti eran dunque fondati. E ora?
«Non me ne frega nulla di quale possa essere il giro. Mi interessa conoscere quella ragazza. E tu sei senza dubbio la persona che più facilmente può aiutarmi a farlo. Per non dire l'unica.»
Moreno non parve affatto contento di quelle parole e non vi era alcun dubbio che fosse infastidito da quella conversazione. Spense la sigaretta schiacciandola nel posacenere.
«A una condizione.»
«Quale?»
I due amici si guardarono dritti negli occhi.
«Che riesca o che non riesca a farti avere un incontro con lei, io poi non ne voglio più sentire parlare. Facci quello che vuoi con quella ragazza, ma io non voglio più saperne.»
«Affare fatto.»
Di lì a poco i ragazzi finirono i cocktail e si salutarono come sempre. In realtà Damiano avrebbe voluto estorcere più informazioni a Moreno, era troppo chiaro che sapesse qualcosa, forse sulla ragazza stessa. Eppure era ben chiaro, allo stesso tempo, che non aveva la benché minima voglia di parlare. Non rimase altro da fare che affidarsi alle sue mani e aspettare di vedere cosa sarebbe successo.
Fu un paio di giorni dopo che, durante la pausa pranzo, Moreno gli scrisse su WhatsApp.
«Sei ancora interessato?»
Damiano sorrise. Era tipico di Moreno iniziare le conversazioni ponendo domande.
«Se ti riferisci a Lucia, non ho cambiato idea.»
«Non sono riuscito ad avere il suo numero…»
«Ma…?»
«Ma so che domani pomeriggio, intorno alle sedici, sarà all'Indie.»
«All'Indie? Bene, so dove andrò a farmi un caffè domani pomeriggio. Grazie.»
«Io non ne voglio saper nulla, intesi?»
«Intesi.»
«Sappi che sono ancora dell'idea che dovresti lasciar perdere quella ragazza e cercartene un'altra.»
«Ti devo un favore.»
«Ne riparleremo.»
L’Indie Bar era un bar molto carino e molto curato che si affacciava sul Parco Urbano, la più grande area verde della città, con tanto di laghetti artificiali, animali di ogni tipo, ampi spazi verdi disseminati di alberi di ogni specie e un’area attrezzata per i bambini. Era facile trovarlo pieno di gente nei pomeriggi d’estate e nei weekend di tutto l’anno. Il proprietario dell’Indie si faceva vanto di non dover niente a nessuno e di non aver alcun tipo di legame con i fornitori o con le banche. E, vista la posizione assai comoda e piacevole, era diventato ben presto un punto di ritrovo fisso per tutta la zona, se non quasi per tutta la città.
Il giorno seguente, nemmeno fosse stato un pericoloso serial killer, Damiano si appostò nei pressi del suddetto bar, cercando una posizione da cui potesse vederne le vetrine senza però essere notato a sua volta. E, con calma, con un leggero sorriso dipinto sul volto, attese. Non aveva fretta, ma senza dubbio si sentiva agitato. Cosa avrebbe fatto? Cosa avrebbe detto alla ragazza? Specie dopo che, alla festa, lei lo aveva praticamente mandato via in malo modo. Non partiva certo da una posizione di vantaggio…
Fu poco dopo le sedici, come gli aveva preannunciato il suo amico, che la fanciulla fece la sua comparsa. Indossava un paio di jeans stracciati qua e là, una maglietta bianca con un disegno strano e colorato e due grandi occhiali da sole le coprivano gli occhi. I capelli, neri e ricci, erano tenuti a bada da un capello di paglia a tesa larga. Non aveva dubbi che fosse lei. Aspettò che fosse entrata e decise di fare la sua mossa.
Lei era lì, pochi passi dopo l’ingresso, intenta a guardarsi attorno. Bisognava riconoscere che i jeans, com’erano poi di moda in quel momento, non valorizzavano molto le forme del fondoschiena della ragazza, un vero peccato! Aspettò un momento prima di farsi avanti e sfoderare il suo sorriso migliore.
«Ciao!»
La ragazza si girò di colpo, rimanendo seria, senza dimostrarsi particolarmente entusiasta di incontrarlo. Non per questo Damiano si fece scoraggiare. Come aveva detto Moreno, ora erano tutti fatti suoi.
«Ciao.»

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