Erotici Racconti

E il rincasar m'è dolce

Scritto da , il 2018-02-02, genere etero

Torno da una giornata stressante al lavoro. Sono del tutto sovrappensiero. Non aspetto altro che rincasare, fare una doccia e poi... mettermi a letto.

Entro a casa, carica come sempre come un mulo. Le scarpe in una mano, la borsa sul polso, la tracolla sulla spalla, il pesante cappotto ancora addosso.

Lancio le chiavi della macchina da qualche parte, scarico la borsa e la tracolla e... la porta ancora aperta, come mia abitudine, vado a depositare le scarpe sulla scarpiera.

Torno all'ingresso per chiudere la porta e... faccio un salto per aria- a momenti lancio anche un urlo. Con uno sguardo da sfinge impenetrabile, ci sei tu. Sulla soglia. Di casa mia.

Con un gesto deciso, senza distogliere lo sguardo dai miei occhi, chiudi la porta con un sonoro tonfo. Come fosse casa tua. Sei pretenzioso. Sei tu.

- Siedi.

Mi dici. Non una parola di più.

'Ehi... ma perché io devo sedermi e tu no? E perché sei così fottutamente sensuale? La tua barba così scura che mi ci perdo e il tuo odore... cazzo! E come mi guardi. Mi fai sentire... una bambinetta da rimproverare!'- penso io, senza riuscire a obiettare.

Seduta, davanti a te, al tuo cospetto, non posso... non riesco a fare a meno di fottermi il cervello.

'E ora... cosa succede?'- penso.

- Nulla.

Rispondi tu.

- Ma io... ma io... non avevo detto nulla.
- Certo che sì.

Sei tremendo tu. Punto.

- Non succede nulla...

Ripeto io, nascondendo i polsi dietro la schiena e guardandoti, ora quasi spavalda e presuntuosa.

- Vorrei sapere come stai.

Mi chiedi, avanzando verso di me.

Ti fermi davanti a me e mi guardi. Mi sprofondi dentro gli occhi, a dirla tutta. Sei qui, davanti a me. So solo di volerti, ma che per rispettare quello che tu mi hai imposto, cioè il platonismo (esiste sto termine? Va be', passamelo, concedimelo e... non incazzarti con me... la cosa mi terrorizza ed eccita al tempo stesso), non ho altra via che quella di 'legarmi' le mani dietro la schiena.

Non posso toccarti. Me lo hai detto tu e si sa che quando tu ordini... io devo fare quello che vuoi. Devo. Voglio. La pura veritá.

Mi limito dunque a guardarti. Mi hai imposto di non fare nulla e io rispetteró il tuo volere. È così. Ma non puoi impedirmi di volerti. Me lo hai anche detto...

'Ma guarda quanto è magnanimo...'- interviene V.

Ti guardo e sospiro. Inizio a sudare. Le guance si arrossano. Sento un cazzo di fottuto caldo. In faccia, sul corpo e... anche lì. Dai che lo sai dove. Nella figa. Mi sento in imbarazzo. So che sai che effetto mi fai.

Mi fai uscire di testa. Mi fai... morire. Mi fai morire, ma non posso fare nulla. Solo desiderarti. Lo accetto. Il mio sguardo ti prega. Di prendermi. Di avermi. Ma...

Mi sollevi il mento tra le dita e mi pianti gli occhi ancor più dentro. Oh cazzo! Li sento camminarmi dentro. Tu... mi tocchi dentro. Sei un'onda.

- Bbe.. bene... a meraviglia. Sto bene.

Sto sudando, sto colando. Mi scopro eccitata. È colpa della mia testa. Della tua.

Ti guardo e te lo chiedo, fino allo spasimo. Non posso. Non posso fare nulla. Solo volere che tu metta in atto quello che...

- Ti prego.

Mi sfugge.

Ti prego, prendimi e basta. Voglio mordere le tue labbra. Voglio la tua bocca. Essere tua. Voglio che tu mi sbatta a terra. Che tu mi strappi i vestiti e li lanci per aria. Che tu mi fotta senza riguardi, che tu mi distrugga, che tu mi 'faccia male'. Voglio. Voglio te. Lo so che lo sai. Te lo leggo in quel sorriso da stronzetto che ti scolpisce la barba.

- Devo andare, Medea.

Mi dici, sfiorandomi la guancia con un bacio.

E sei giá fuori. Fuori casa. Sei fuori, ma porti con te quello che sai io vorrei...

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