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Cronache di una ventiduenne disadattata. La montagna. Vol. 6

Scritto da , il 2018-01-13, genere dominazione

-Giorno 06- Sospensione mentale

Le lenzuola odorano di sesso consumato, la penombra mi ha accompagnato perennemente in questi sei giorni. Mi stiracchio allungando il corpo, non ho voglia di aprire gli occhi. Cos'è successo ieri ho vaghi ricordi, è stato strano, intenso, perpretante, ho quasi timore di guardare il suo viso e leggere qualcosa di illeggibile. Oggi ritorno alla mia vita da disadattata, è iniziato come un gioco ma non sono sicura di volerlo chiamare così, anzi, non lo voglio chiamare così. Non è stato un gioco, non lo è.
Mi metto a sedere sul letto, come in tutti questi giorni, sono nuda, ma ho ancora lo strano campanellino al collo, trilla al minimo movimento, quel suono acuto e gradevole si cristallizza nell'aria, l'energia sembra galleggiare nella stanza.
Mi guardo intorno, voglio ricordare ogni particolare di questo posto, ogni minima cosa successa, imprimerlo nella memoria, con persistenza.
Porto dei segni distintivi sul corpo, i suoi morsi, la legatura. Sorrido debolmente ripensando alle sue parole “non si torna indietro” no, non posso farlo, ci sono dentro fino al collo e mi piace, non mi sono mai sentita tanto viva fin ora e mai mi sentirò così senza lui. È una droga. La mia droga. Ho una forte dipendenza da lui, ma non perché è un Padrone ma perché è lui. Il marionettista. La sua intensità ed energia mi travolgono come una forte tempesta, è il mio tormento, il mio abisso. Il mio Demone. Non ne ho paura, non voglio scappare è troppo bello per farlo. Forse mi sto autodistruggendo ma questo non mi importa, non ho mai voluto la mia vita.

Sono immersa in questi pensieri e lo vedo affacciarsi sulla porta. Ha un viso sereno e malinconico, penso di guardarlo con la stessa espressione perché le sue labbra si increspano in un sorriso dolce. Un barlume di sensibilità, forse anche a lui dispiace andarsene o sarà altro, ognuno porta dietro il suo bagaglio di malinconia.
Non so se sia arrabbiato o lusingato per la scoperta di ieri, ho timore di incrociare i suoi occhi, tengo lo sguardo volutamente basso e, due dita mi prendono il mento, sento la sua forza anche se calibrata.

Quegli occhi… cosa c'è Padrone? Ci stiamo perdendo vero? Siamo drogati di noi stessi, la nostra intensità ci divora le carni…

… Passo dopo passo… sono al suo fianco, a quattro zampe, mi regge per il guinzaglio, mi strattona una volta arrivati in salotto.
Mi da da mangiare, mi imbocca come se fossi una bambina. Lo guardo mentre le mie labbra si schiudono, vorrei dire qualcosa prima che lui mi faccia assaporare un pezzetto di carne, dalle sue mani poi dalla sua bocca. Le parole mi muoiono in gola, ho paura di confessare i miei pensieri. Ora mangia anche lui con me, dividiamo un pasto. Io seduta a terra, lui sul divano. Lo specchio ci riflette, non ho il coraggio di guardare oggi. Non voglio guardare. Succede l'inevitabile. Afferra il guinzaglio e strattonando mi trascina davanti lo specchio.
Io sono a quattro zampe, lui è dietro di me, una parte del suo corpo preme contro il mio, con una mano tiene teso il guinzaglio con l'altra afferra il mio mento esercitando una leggera pressione, mi blocca.

-Guarda e dimmi cosa vedi.-

Ho le guance rosse, gli occhi lucidi accesi di una passione indescrivibile.

-La. Tua. Porca.-

- Si. La Mia. Porca. sottomessa-aggiunge.

La punta della lingua sfiora il lobo del mio orecchio. Conosce ogni mia terminazione nervosa, ogni mio punto debole. La sua lingua scende sul collo, lo guardo. Mi guarda. Sono sua.
Scivola sotto di me e in un attimo mi ritrovo stesa sul suo corpo, la sua erezione nella mia bocca. La lussuria ha i miei stessi occhi, lo spingo fino in gola voglio sentirlo tutto, stringo le labbra intorno alla sua carne pulsante. Lo succhio forte e risalgo fino alla punta, voglio inebriarmi del suo sapore, voglio che si imprima nel cervello, lui fa lo stesso con me, fa danzare la sua lingua sul mio sesso aperto. Mi sta divorando e come se volesse portare con se il mio odore per sempre. Sto godendo, di un piacere mentale, inebriandomi della vista di me mentre faccio danzare la lingua sul suo cazzo, sto godendo di lui che mi bacia con una tale passione da farmi tremare.
Ricorriamo il nostro piacere per donarlo all’ altro, ed esplodiamo in un orgasmo trascinante che ha il gusto dell'amaro.

Il cielo è terso, la neve accumulata ai lati della strada, dei raggi di sole riflettono nel vetro della macchina, illuminano parte del viso donandomi quel calore che ho perso. Siamo silenziosi, entrambi chiusi nelle nostre bolle. Man mano che ci allontaniamo da quella casa, perdo una parte di me stessa, come se la vedessi camminare a ritroso fino a scomparire dalla vista.

In stazione lo saluto, non ci servono parole, ci abbracciamo, poso la testa sul suo petto, chiudo gli occhi e inspiro il suo profumo. Il tempo si ferma e ci perdiamo l'uno nell’altro. Non voglio andare via, ma devo.
Mi allontano senza voltarmi, sarebbe troppo per me.

Mi sento vuota. Quella casa, quella dannata casa ha rubato tutta me stessa.

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