Erotici Racconti

Claudia l'amica di mia sorella

Scritto da , il 2018-01-11, genere incesti

Sono trascorsi quasi cinque anni da quando avevo scoperto che, con la protuberanza che mi ritrovo tra le cosce, mi ci potevo divertire e non poco.
Durante questi cinque anni avevo fatto tante di quelle esperienze che, un normale ragazzo di quell’età, poco meno di sedici anni, credo possa solo sognarsi.
La mia maestra assoluta era stata mia sorella -della quale qualcosa vi ho già raccontato, ma che tanto ho ancora da raccontarvi- ma non solo.
Grazie a lei avevo conosciuto un mondo fantastico, nel vero senso della parola, fatto di emozioni, percezioni e piacere sublime. Passione pura che prescinde dalla sola carne, che va oltre. Uno stato di eccitazione continua. Un mondo privo di inibizioni e tabù… ma non di ‘vincoli e regole’.
E per colpa di questi vincoli che, nonostante tutta l’esperienza sessuale cui vi dicevo, ero purtroppo ancora… vergine!
Sì perché una delle ‘regole’ che sussistevano con mia sorella era quella che, tutto era concesso fare –e tutto vale per TUTTO- tranne la penetrazione.
Non chiedetemi perché, io ricordo solo che lei mi diede questo ‘vincolo’ senza alcuna possibilità di scelta e quindi a me non rimase che rispettarlo.
Avrei potuto sopperire in altro modo a questa condizione, poiché con l’audacia, effetto di quell’esperienza, avevo anche un buon successo con le ragazze mie coetanee, che però non mi attraevano granché, in quanto le trovavo ‘mosce’, prive di stimoli, praticamente frigide paragonandole, inevitabilmente, all’ardire della mia maestra.
Così ero divenuto praticamente un ‘mostro’ che tutto sapeva e aveva provato del sesso, ma che mai aveva… scopato!
E quel mostro –sessualmente parlando ovviamente- che viveva in me, adesso soffriva fottutamente poiché mia sorella nel frattempo, per motivi di studio, si era trasferita in città per frequentare le lezioni all’università e io, rimasto a casa, mi ammazzavo di seghe pensandola.
Provavo molta più soddisfazione nel segarmi e pensarla che quando stavo con qualcuna delle ragazze, mie compagne di scuola, così impacciate, timorose e soprattutto assillanti e romantiche!
Quando la sentivo al telefono, le dicevo sempre che non vedevo l’ora lei tornasse, che mi mancava e che la ‘pensavo’ per come lei ben sapeva.
Lei mi rispondeva allo stesso modo, con lo stesso tono e con quella sua voce calda e suadente, così tanto eccitante che posata la cornetta, dovevo correre in bagno a segarmi, perché avevo il cazzo che mi scoppiava nelle mutande.
In una di quelle telefonate, mia sorella disse a mamma che quel fine-mese non sarebbe potuta tornare in casa come solitamente faceva, perché era stata invitata a una festa e che le servivano però dei vestiti che, invece, aveva in casa.
Chiese così a mamma se poteva portarli lei magari approfittandone, anche, per fare un giro in città e far shopping.
Mamma le rispose che proprio non poteva, giacché durante il week-end aveva un impegno importante al quale non poteva assolutamente mancare. Da qui l’idea, di entrambe, di mandare me, da solo, a fare quella ‘cortesia’ a mia sorella.
Inutile dire che accettai di buon grado, senza proferire alcuna obiezione, anche se durante quel week-end anch’io avevo un impegno importante; c’era difatti la partita clou di campionato e la mia squadra si giocava il primato in classifica. Non ci pensai più di tanto, anche se sapevo che così facendo, avrei fatto felice il mio sostituto in panchina, che non poco mi stava sulle balle. Ma l’occasione era troppo ghiotta e impossibile da rifiutare!
La mia accondiscendenza e il mio smisurato entusiasmo nell’accettare quell’incarico, provocò non pochi pensieri a mia mamma che mai, prima di allora, mi aveva visto così remissivo nel rinunciare anche solo a un allenamento in palestra.
Era giovedì ed ero già eccitato all’idea che il sabato dopo, finita scuola, avrei preso il treno per recarmi in città e trascorrere il week-end a casa di mia sorella.
Così giunto il fatidico giorno, presi il treno e mi recai in città. In stazione ad aspettarmi c’era mia sorella e la sua coinquilina che non conoscevo, sino ad allora.
Ci avviammo verso casa a piedi, vista la vicinanza con la stazione e io ero estasiato da quella città che, per la prima volta, vivevo ‘libero’, da solo, senza i miei a contorno.
Giunti in casa, appena salutato momentaneamente Claudia che si rintanò nella sua camera e chiusa la porta della stanza di mia sorella alle nostre spalle, l’abbracciai stringendola con più veemenza e la baciai per come eravamo abituati, non col bacio ‘familiare’ che ci eravamo scambiati in stazione. Lei ricambiò e immediatamente dopo ci ritrovammo sul letto, liberi da tutto e da tutti a toccarci.
Lei iniziò a toccarmi, sfiorando il mio pene e strusciandolo da sopra i pantaloni, mentre mi mordeva il lobo. Io le toccavo le cosce sollevandole il vestitino che aveva addosso e cercando, immediatamente, il calore della figa calda tra le sue cosce. Quando vi giunsi con le dita, era già bagnata e bastò che le infilassi dentro indice e medio, muovendoli un po’, per farla venire. Pochi secondi per uno spasmo che mi faceva presagire una notte di sesso sfrenato.
Lei dal canto suo, appena ripresasi da quell’orgasmo immediato, si abbassò su di me, mi tirò fuori il cazzo oramai durissimo dai pantaloni e lo fece sparire tra le sue labbra.
Anche per me, pochi minuti a contatto con quell’abile lingua e quelle vellutate labbra, furono fatali. Così venni copiosamente nella sua bocca, tanto da farla tossire e lacrimare, per questo.
Poi ci ricomponemmo e mi disse che quella stessa sera sarebbe stata a quella famosa festa e che sarebbe tornata tardi, probabilmente a mattino inoltrato e ovviamente io non avrei dovuto dire nulla di tutto ciò ai miei, per come era il nostro patto. Annuì!
Mi spiaceva che non ci sarebbe stata, ma vivevo già nell’eccitazione di quello che sarebbe accaduto al suo ritorno.
Così, dopo essersi sistemata e truccata da paura, “Quanto figa sei”, le dissi sorridendo, mentre anche Claudia sorrideva e annuiva al mio commento, ci salutò e ci disse di fare i bravi e comportarci per benino, ricordando a Claudia, sorridendo, che il suo fratellino –io- era ancora minorenne.
Scoppiamo tutti in una fragorosa risata e così ci salutammo.
La sera rimanemmo in casa io e Claudia. Lei carinissima preparò da mangiare e mi fece mille domande durante la cena; era la prima volta che ci vedevamo e lei era come se volesse sapere tutto di mia sorella, di me!
Claudia d’aspetto non era come mia sorella. Non era una di quelle ragazze, a dirla tutta, che se incontri per strada ti giri a guardarle. Alta poco più di 1,65 –io al tempo ero già oltre i 170 cm- capelli a caschetto castano chiari, occhialoni da secchiona e non proprio magrissima, una taglia 42/44 a occhio che, al confronto con i 175 cm di mia sorella e la sua adorata taglia 38, la ponevano decisamente su un altro livello. Ma era simpatica, cordiale, disponibile e allegrissima.
Dopo la cena e pulito tutto in cucina, ci sistemammo a guardare la tv nella stanza di mia sorella.
Ero l’unico luogo in casa dove c’era un televisore e per riuscire a guardarlo o ci si sedeva sulla scomoda sedia alla scrivania o si si metteva, comodamente, seduti sul lettino Noi optammo per questa modalità.
Mentre scorrevano le immagini alla tv Claudia continuava a parlare, scherzare, farmi domande, anche quelle che un po’ possono mettere in imbarazzo, tipo se avevo una morosa, come mi piacevano le ragazze… e altre cose di questo tipo e più.
Io rispondevo in modo impacciato, vuoi perché comunque lei era più grande di me; vuoi perché la conoscevo appena e non potevo certo raccontarle che me la facessi con mia sorella, ma soprattutto in quanto, a parte l’esperienza, un po’ timido lo ero davvero.
A un certo punto mentre continuava a parlarmi mi tirò a sé e mi fece accoccolare al suo petto, mi disse che mi vedeva rosso in viso e non voleva farmi intimidire e si scusò stringendomi a lei.
Al contatto con i suoi seni attaccati alle guance, ebbi un sussulto, mi appoggiai e feci quello che sempre facevo con mia sorella, con la guancia mi accoccolai al seno e con la mano mi poggiai sul secondo…
Claudia non appena sentii quel tocco si mise a ridere e mi disse: “Quindi è vero ciò che mi racconta tua sorella, che sei un bel diavoletto e che devo stare attenta a te…”
Io mi misi a ridere e le dissi: “Ma cosa mai ti racconta mia sorella?” poi la rassicurai dicendole anche che non era vero fossi un diavolo e così chiusi gli occhi, fingendo di aver sonno e utilizzando, praticamente, la stessa tattica e tecnica utilizzata in passato, con mia sorella.
Lei spense la luce e io, appena fummo al buio quasi, iniziai a muovere la mano sul suo seno; a sentirlo sotto il palmo era proprio sodo, pieno e anche un po’ più grosso di quello di mia sorella. Ero lì che lo accarezzavo, quando ho sentito la sua mano sulla mia, pensai che mi stesse fermando e mi bloccai.
Lei invece, prese la mia mano sotto la sua e mi guidò verso l’apice del seno, sul capezzolo che, sotto la maglietta fina, potevo adesso sentire irto, turgido, duro.
Iniziai ad accarezzarlo roteandoci con le dita, stringendolo e giocandoci tra indice e pollice e così, poggiato al suo petto, sentivo il suo respiro farsi più intenso ogni qualvolta schiacciavo un po’ più forte del solito quel capezzolo che sentivo, quasi, esplodermi tra le dita.
Mossi un po’ il capo, tanto da ritrovarmi il capezzolo che un attimo prima mi spingeva in guancia a portata di labbra, di denti. Lo presi e attraverso la maglietta iniziai a stringerlo tra le labbra. Claudia mi aveva poggiato la mano sul viso e mi teneva stretto, mentre la sentivo ansimare e contorcersi.
Non ricordo come ma un istante dopo, mi accorsi che la sua mano era tra le mie cosce a rovistare, cercando di afferrare il mio cazzo, già duro, ma ancora trattenuto dal pantaloncino e dagli slip.
Così oramai convinto che ‘ci stava’, scostandomi le tolsi la maglietta e mi fiondai a succhiarle i capezzoli e stringerle i seni, che adesso sentivo a pelle, caldi, sodi… pieni. Molto più di quelli di mia sorella.
Lei con un guizzo riuscì a intrufolarsi a sua volta tra i pantaloncini e scostati gli slip mi afferrò il cazzo e iniziò a menarmelo, ero così eccitato che rischiavo di venire immediatamente.
Mi feci forza e ripassai, in un istante, gli insegnamenti ricevuti, -una delle regole imposte da mia sorella infatti, era quella che prima doveva godere la donna, quindi lei- così mi spostai tanto la toglierle dalle mani il cazzo e le scivolai addosso sino a raggiungere, col viso, l’incrocio delle sue cosce. Le tolsi il pantalone del pigiama e gli slip e iniziai a leccarle la figa, voracemente.
Era già bagnata, un vero lago di umori e la figa era completamente depilata, cosa alla quale non ero proprio abituato. La leccavo e la toccavo, spingevo la lingua in fondo, le mordevo con le labbra le grandi labbra, le succhiavo il clito tenendolo stretto tra le labbra, sino a quando la sentii irrigidirsi, fremere, sobbalzare e… venire.
Venne come mai avevo visto venire una donna, mi spruzzò addosso un po’ dei suoi umori, tanto da bagnarmi il viso e pensai, allora, fosse pipì quel liquido li, ma non ne fui sconvolto. Anzi. Ero anche abituato ai… liquidi.
Lei mi strinse il viso tra le cosce, carnose e abbondanti tanto che quasi soffocavo, mentre io continuavo a leccarla sino a quando non mi lasciò andare e così potetti risalire sino al suo viso per baciarla e farle sentire, dalle mie labbra, il suo dolcissimo sapore.
Senza dire una parola, fu lei a quel punto, girandosi e catapultandomi sotto, a iniziare a scivolare su di me. Percorse tutto il mio corpo, dal viso al cazzo, senza mai staccare le sue labbra, la sua lingua, dalla mia pelle.
Quando giunse tra le mie cosce, il mio cazzo stava già quasi per scoppiare. Lo prese abilmente tra labbra e lingua e iniziò uno stupendo su e giù, leccandolo in ogni dove. Di lato, dal basso in alto, a lingua piena, risucchiandolo tutto, sino in gola… e nel frattempo teneva le mie palle nel palmo della mano e con l’altra mano pressava il mio ventre. Non ci misi moltissimo e così, poco dopo questo trattamento, le schizzai in gola una quantità industriale di caldo e bianco sperma, tanto che non riuscì a ingoiare tutto e rimase così, col mio cazzo in bocca, sino a quando non tornò rilassato. Quando lo tirò fuori dalla bocca, era perfettamente pulito, come nuovo.
Mi venne accanto e sussurrando mi disse che, per essere un ragazzino, ci sapevo proprio fare e che secondo lei dovevo avere avuto un’ottima maestra e mi chiese, sorridendo, chi fosse questa fortunata ragazza. Io non le risposi, ero timido e impacciato, anche se la sua mano continuava a rimestare tra le mie palle e il mio cazzo tanto che qualche minuto dopo, tornò duro e svettante.
Lei felicissima ridendo mi disse “Ma allora ti piaccio e ti piace questa vecchietta, eh! Mi sa che tu con le vecchiette, ci sei già abituato...”
Con queste sue mezze frasi era come se volesse tirarmi fuori qualcosa che… sapeva già! Questo fu il pensiero che, ricordo, mi venne in quel momento. Ma continuai nel mio mutismo, adesso avevo un solo obiettivo: scopare e perdere la mia verginità!
Col cazzo duro mi misi su di lei e feci per puntarglielo in figa; lei lo fece roteare tra le sue grandi labbra e… mi fermò.
Scese dal letto, si diresse verso la sua camera e poco dopo tornò con in mano qualcosa.
“Se dobbiamo scopare, dobbiamo prendere qualche precauzione” disse, “Sei troppo giovane, tu e anche io, per fare un figlio”.
Così dicendo con i denti strappò l’involucro che aveva in mano e srotolò un preservativo: non ne avevo mai visto uno, prima di allora!
In un secondo lo indossò al mio cazzo e un attimo dopo la vidi, imponente, che a cavalcioni si sedette sulle mie cosce, tenendo il mio cazzo a contatto di figa. Si abbassò così su di me, mi morse le labbra e mi disse: “Non hai mai scopato tu, vero? Lo so… me lo ha detto tua sorella, sei vergine. E io non ho mai scopato un uomo vergine. Siamo pari…”
Ero eccitato, frastornato. Il cazzo mi stava esplodendo e il fatto che mia sorella le avesse detto questo –e probabilmente anche altro- mi eccitava ancora più. Non feci in tempo a rendermi conto di quanto stesse per accadere che Claudia, preso il mio cazzo se lo puntò alla figa e… se lo fece scivolare dentro, in un attimo, tanto era bagnata e fremente.
Stavo scopando. Finalmente il mio cazzo era avvolto in una calda e zuppa figa. Era una sensazione meravigliosa, indescrivibile... Ero immobile.
Claudia no! Lei si muoveva ritmicamente col mio cazzo dentro e le mani poggiate al mio petto, andava su e giù, mugugnava, ansimava, contraeva le labbra della figa così tanto, che sentivo come se mi risucchiasse il cazzo, sino a quando con un piccolo urlo non venne. Dopo pochissimi istanti iniziai a mugugnare anch’io, stavo per venire ma non volevo; volevo durasse ancora più quella sensazione sublime, mi piaceva da impazzire, ma non resistetti e così sborrai nella sua figa e se non avessi avuto quel benedetto profilattico, temo non sarei stato capace di uscire in tempo…
Un orgasmo forte, violento, tanto abbondante da riempire il preservativo per quasi un terzo della sua capacità. Un orgasmo come mai prima: sublime .
Fu lei a togliermi il preservativo dal cazzo, me lo sventolò davanti e mi disse: “Qui c’è l’ultimo sperma di un ex vergine, merce rara” e sorrise, poggiandolo sul comodino.
Così, esausti, ci addormentammo.
Al mattino ci svegliò la voce sorridente e allegra di mia sorella che era, nel frattempo, rientrata dalla sua ‘festa’:
- “Te lo dicevo io che era pericoloso il mio fratellino, Claudiè!”
mentre con la mano le sventolavo davanti al viso il preservativo che avevamo usato –e riempito- la sera prima.
- “Lo hai proprio preparato egregiamente, il tuo fratellino”
le rispose Claudia
- “E’ proprio come mi hai raccontato…”
- “No! Non è più come ti ho raccontato io…”
Le rispose mia sorella
- “A giudicare da quello che ho in mano, non è più vergine… adesso”
e scoppiò a ridere, prima di baciarci sulle labbra, me per primo e subito dopo la sua “amica” Claudia…

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