Erotici Racconti

Il mio sverginamento

Scritto da , il 2017-10-11, genere prime esperienze

Durante le vacanze scolastiche c’era l’abitudine di riunirsi la sera in un prato che rimaneva dietro la via dove abitavo.
Solitamente si formavano gruppi diversi in funzione dell’eta’ ma quella sera nel mio gruppo c’era un ragazzo mio coetaneo con la chitarra, la suonava molto bene e cosi’ anche i giovanotti maturi decisero pian piano di avvicinarsi e cantare insieme a noi.
Conoscevo quasi tutti quei ragazzi più grandi, uno era Gino mio dirimpettaio col quale eravamo come fratelli,altri suoi amici o persone che abitavano comunque nel rione, perciò non avevo nessun disagio che si fossero uniti a noi.
La serata passava gradevole,tra una canzone e uno stornello,ma cominciando a far buio man mano tutti dovevano tornare a casa,compreso quello con la chitarra e cosi’ il gruppo si sgretolò . Io potevo restare proprio per la presenza di Gino col quale la sera aspettavamo che mia sorella uscisse da lavoro (faceva la commessa in una merceria in zona) per poterla scortare nel buio pesto della sera.
Seduti nel prato,ormai gia’ al buio rimanemmo io ,Gino e il suo amico e coetaneo Mario
Capitava spesso in quei tempi che i maschietti si facessero delle seghe in gruppo, lo facevamo anche io e i miei coetanei e cosi’ quando Gino e Mario proposero di farlo, non ebbi nessuna remora.
Tolsero fuori i loro piselli e cosi’ feci io. Cominciando a toccarci pero’ non potevo non notare la differenza tra il mio pisello ed il loro. Mario lo aveva grosso e lungo due volte il mio, e Gino solo un tantino piu’ corto di lui ma grosso uguale se non ancora di più: non potei fare a meno di dirlo e chiesi se potevo toccarli.
Notai una certa sorpresa in loro quando misi le mie mani una sul pisellone di Gino e l’altra su quello di Mario; dissi:che caldi, come mai sono cosi’ grandi?
Loro si guardarono un attimo, Gino mi chiese come mai li avessi voluti toccare, e vedendo la mia spontaneità (non avevo mai visto cazzi cosi’ grandi,ne toccato mai piselli di altri maschi) con un sorriso mi disse: dai spostiamoci nell’oliveto, cosi’ siamo più vicini quando tua sorella esce dal lavoro, e ci avviammo.
L’oliveto era li a poche decine di metri,c’erano alberi e la vegetazione era più folta,non c’erano case.
Gino mi propose di abbassarci i pantaloncini, che avremmo fatto un gioco e Mario stava a guardare col suo pisellone in mano.
Avevo grande fiducia e confidenza con Gino, perciò non ebbi problemi a seguire le sue indicazioni: mi aiuto’ ad abbassare i calzoncini corti tirando giu’ contemporaneamente anche le mutande e mi chiese di inchinarmi come per fare la cacca. Sentii le sue dita toccarmi in sedere e inumidirmi il buchetto, mi guidò con la mano sinistra sul fianco ad abbassarmi verso di lui e fu allora che sentii un calore gradevolissimo proprio sul forellino e la cosa mi piaceva,
continuo’ a spingermi verso di lui ma di colpo sentii un dolore che mi fece sobbalzare. Pur avendo capito le sue intenzioni, chiesi fingendo ingenuita’,che cosa stesse facendo e lui un po’ agitato rispose: niente niente e’ un gioco dai che hai capito,riproviamo.
Avevo capito e non so perche’, la cosa mi eccitava pur avendo molta paura, ma non volli deluderlo e ripartimmo da capo,caldo piacevole ma poi sempre dolore quando provava a spingere.
Intervenne Mario: aspetta, lui ha paura di farti male e cosi’ te ne fa veramente,vieni che lo fai con me. Gino guardava Mario come per dirgli qualcosa,io stavo li senza sapere se restare o andar via; guardai Gino per capire se potevo fidarmi di Mario e lui mi disse:tranquillo,ci sono qua io.
Mario inumidì nuovamente e con piu’ saliva il mio buchetto e mi disse a sua volta di piegarmi verso di lui,come prima con Gino.
Sentii nuovamente quel calore che tanto avevo gradito prima e sentii il braccio sinistro di Mario cingermi l’addome anzichè il fianco e tirarmi verso di lui.
All’inizio sentii quel caldo ancora più’ forte ma poi il dolore di prima come con Gino,solo che questa volta non riuscii a divincolarmi e il dolore si fece ancora più forte perche’ Mario continuava a spingere verso di me, sentivo il mio buchetto allargarsi sotto quelle spinte e provavo molto dolore. Gino mi copriva la bocca perchè non urlassi e diceva a Mario di lasciar perdere: quello senza dare ascolto mi sollevo’ in piedi con una spinta, mi disse di mantenermi all’albero e riprese a spingere quell’enorme cosa calda verso il mio sedere. Comincio’ a muoversi avanti e indietro entrando sempre più dentro di me facendomi un male boia. Mi sentivo come se mi stessero spaccando in due, sinche’ non si fermo’ di colpo, il suo ventre attacatissimo al mio culo: sentii delle scosse e degli schizzi caldissimi invadere il mio intestino, non avevo mai preso cazzo ed ero terrorizzato. Non vedevo l’ora che quel gioco terminasse, era troppo doloroso.
Gino cercava di capire come stessi,mi diceva dai,adesso il peggio e’ passato,ti fa male?
Io rispondevo di si e quando finalmente Mario si allontano’ dal mio culo Gino me lo accarezzò e toccando il buchetto dolorante mi disse di aspettare che avrebbe cercato di farmi passare il dolore.
Mi massaggio’ per bene tutto il culo, passando le dita con dolcezza nel buchetto che sentivo bagnatissimo,e poi vi poggio’ il suo pisellone durissimo e piano piano lo entrò tutto dentro dicendomi che mi stava scopando anche lui,che mi amava e che io stavo provando una cosa bellissima e che non lo avrebbe saputo nessuno che io ero diventato froscio. mi faceva male ma non volevo far restare male Gino e cosi’ lasciai che continuasse.
Cominciò anche lui a muoversi avanti e indietro,ad entrare e uscire sempre piu’ forte e sempre piu’ dentro nel mio culo indolenzito, cominciavo a gradire il mio ruolo di sottomissione ed ero nuovamente eccitato...ma la cosa duro’ poco: sentii nuovamente quelle scosse e quell’ondata di caldo dentro il mio culo.
Gino mi strinse forte a se e mi disse che mi aveva sborrato dentro il culo,come si fa alle donne troie e che da quel momento sarei stata la sua puttana.
Tolse il pisellone, mi aiuto’ a pulirmi con un fazzoletto e poi rimasti soli (Mario se n’era andato) mi disse che mi avevano scopato perche’ pensavano che io fossi abituato,visto che avevo toccato loro il pisello. Accarezzandomi e coccolandomi aggiunse che ,comunque, passato il dolore avrei gradito, aggiungendo sempre che la cosa doveva rimanere tra noi, diversamente io sarei stato considerato da tutti un froscio e una puttana,invece cosi’ sarei stato il suo amante,la sua donna e mi avrebbe protetto da tutti.
Quando arrivai a casa,entrai subito in bagno perché avevo lo stimolo di fare la caca e cosi’ fu,non so cosa mi scese dal culo, ma mi faceva veramente male,e finalmente avevo realizzato cosa fosse successo: l’avevo presa nel culo come il famoso sofia (un ragazzo sui 28 anni, conosciuto da tutti nel rione perchè si faceva scopare da tutti e veniva poi deriso finita la festa). Ora ero froscio anch’io e dovevo seguire i consigli di Gino: tacere per non diventare una seconda sofia ed essere deriso da tutti.
Passavano i giorni,il dolore pian piano stava passando. Con Gino ci si vedeva qualche volta di sfugita,saluti come sempre,come se niente fosse mai accaduto.
Mi capitava di ripensare a quella sera e cominciando a dimenticare il dolore provato, mi piaceva concentrare i miei pensieri alla parte gradevole di quell’esperienza: il piacevolissimo calore quando il cazzo puntava il buco inumidito; al caldo di quegli schizzi di sperma caldo dentro il mio culo posseduto. Insomma quei pensieri mi eccitavano e si faceva largo in me la voglia di riprovare, di essere nuovamente inculato riempito di cazzo e sborra da Gino.

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