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Occhi (Parte XIII) - Ultima puntata

Scritto da , il 2017-10-10, genere etero

Lucrezia gli sfiorò le labbra e gli poggiò la testa sulla spalla, carezzandogliela.


Poi l’odore acre di sudore nelle narici la risvegliò.


‘Guarda quanto sei bagnata…’- aprendola con le dita.

'Sei così erotico. Io ti…’

E sudore e occhi che si rimandavano desiderio gli uni gli altri, tra spasmi e urla.


Poi un silenzio surreale.

'Non è giusto.'- sussurrò lei, il respiro corto, accelerato.

'Inspira, lentamente.'- impose lui, rassicurante.


Lucrezia aspirò delicatamente la guancia di Cesare, intridendola di saliva, poi richiuse le labbra in un morbido bacio a occhi chiusi. Prese a lambirgli la guancia, a mordicchiarla, come fosse un altro paio di labbra, le dita a carezzargli il collo, il naso a inspirare a fondo tutta la sua essenza. Si mise in ginocchio e scese lungo i pettorali, fino all’ombelico, in una serpentina di morsi e baci. Poi gli afferrò la mano e prese a baciarne il palmo, come se stesse assaporando un frutto proibito e raro. Gli succhiò le dita, mimando una fellatio, con sguardo lussurioso. Infine guidò quella mano, inerte, fino al cuore. Nessuno dei due parlava, il silenzio rotto solo dai battiti.


'Devo andare.'- disse lui, già vestito.

'Ok.'- praticamente alla porta, ancora nuda.

'Come faremo al lavoro?'- chiese lui.

‘Oh, non preoccuparti: il lavoro nobilita l'uomo.'

Le strinse, o meglio stritolò, una mano, prima di varcare la soglia.

Lucrezia si chiuse la porta alle spalle, scivolandovi contro, come una bambola di pezza.


PROLOGO. GIUGNO.
Lucrezia arrivò al lavoro e guardò fuori dalla finestra. Perse contatto con la realtà per qualche secondo: i suoi occhi non mettevano a fuoco il suo riflesso al vetro della finestra, ma solo il mare infinito con le sue onde, oltre. Se l’era immaginato o poteva anche percepirne il mugghiare e l’odore di salsedine che da esso si sprigionava?
Avvertì un rumore di passi alle spalle, ma non si voltò.
Tornò presente nel suo nuovo ufficio, quello in cui il capo l’aveva trasferita per sua richiesta, dopo il superamento del tanto sofferto concorso.
Tornò presente a un odore familiare che, in quel momento, sovrastava quello immaginario di salsedine, tornò nel riflesso, che il vetro della finestra le rimandava.
Riflesso di un volto dalle guance paffute, avvolte da barba scura;
riflesso di un paio di braccia conserte;
riflesso di un altro paio di occhi, torbidi.

‘Buongiorno, capo.’
‘A lei, dottoressa.’

FINE.

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